giovedì 23 dicembre 2010

Confessioni di un Elfo Fotografo

Conoscete David Sedaris? Se non lo conoscete, questo post sarà il nostro regalo di Natale.
David Sedaris, americano di origine greca, nato nel 1956, è un genio dell'umorismo contemporaneo. Non va letto in treno, autobus o sale d'aspetto, perché le crisi di irrefrenabile riso che provocano i suoi racconti potrebbero compromettere seriamente la vostra algida immagine di severi, impegnati e intellettuali lettori. David è divertentissimo, ma attenzione: impietoso, e con tutti. Anche malati, bambini, gay, spostati, donne, vecchi, depressi e animali. Il fatto poi che lo sia anzitutto con se stesso, è la ragione per cui lo si perdona.
Ha esordito negli anni Novanta con la lettura, alla National Public Radio, del racconto I diari del paese di Babbo Natale, descrizione della sua esperienza come elfo natalizio in un grande magazzino di New York (diventato, appena pubblicato, un best sellers). Di questo racconto è praticamente impossibile selezionare un brano. Ne abbiamo scelto uno in cui compaiono i protagonisti per eccellenza del Natale: i bambini, come suggerisce la quarta di copertina, “vittime inconsapevoli dell'insensatezza della festa”.  Il consiglio è il solito: mettete le scarpe e correte in libreria. Sta nel volume Ciclopi, Mondadori 2003 (anche in ebook). Dopo averlo letto, non potrete più fare a meno di questo spiritoso e acutissimo giovanotto, e ne pretenderete l'intera produzione: Holidays on Ice, Me parlare bello un giorno, Diario di un fumatore, Mi raccomando: tutti vestiti bene, Quando siete inghiottiti dalle fiamme.
Divertitevi!

The Enchanted Village of St. Nicholas (Boston)
Foto di Chris Devers
Questa sera mi hanno spedito a far l'Elfo Fotografo, un compito che le prime volte mi era piaciuto un sacco. La macchina fotografica è nascosta nel caminetto e io scatto una foto premendo il bottone che sta in fondo a un filo elettrico. La foto ti arriva per posta alcune settimane più tardi e non c'è modo di identificare l'elfo che l'ha scattata e considerarlo responsabile, ma tutti quanti ci teniamo lo stesso a fare un buon lavoro.
Durante il training ci hanno fatto vedere delle foto venute male, con i movimenti scomposti e sfocati del braccio di un elfo in primo piano o impallate da un animale di stoffa o con Babbo Natale che sbadiglia. Dopo aver scattato la foto, l'elfo deve staccare il tagliandino numerato in fondo. Se l'elfo è incapace e un po' scemo può rovinare un intero rullino, costringendo famiglie orgogliose a pagare e ricevere fotografie di perfetti estranei con sorrisi a trentasei denti.
A fare fotografie alla gente si scopre una quantità spaventosa di cose, e l'aggettivo
spaventosa è tutt'altro che casuale. Se poi i genitori sono presenti, i casini raddoppiano. Nel Paese di Babbo Natale si scatta una foto a ogni bambino, che i genitori possono accettare o rifiutare. Tutti possono portare telecamere, videoregistratori e quant'altro. Quelli che davvero mi sfiancano sono quelli che io chiamo i gruppi multimediali. Trattasi di genitori curvi sotto il peso dell'equipaggiamento elettronico, instancabili nella loro brama insaziabile di documentazione.


The Enchanted Village of St. Nicholas (Boston)
Foto di Chris Devers
Li vedo nel labirinto, con le loro videocamere, mentre dicono ai loro figli di fingersi sorpresi. «Monica, tesoro, guarda il trenino e poi girati verso di me. No, verso di me. Adesso fai ciao con la manina. Ecco, così. Muovila, quella mano.»
I genitori bloccano la fila e tocca all'Elfo Labirinto farli accelerare.

«Mi scusi, signora, ma oggi siamo davvero pieni e le sarei molto grato se accelerasse. C'è un sacco di gente in coda.»
Allora i genitori ti chiedono di metterti dietro il bambino e fare ciao con la mano. Io lo faccio. Mi metto in piedi dietro un bambino, chiedendomi dov'è destinata a finire la mia immagine. Già mi vedo nel televisore di una stanza pannellata in posti assurdi come Wapahanset o Easternmost Meadow. Vedo la famiglia che litiga per il possesso del telecomando e schiaccia il bottone dell'avanzamento veloce. L'ampio saluto del bambino diventa un cenno frettoloso. Quando faccio la mia comparsa tutti nella stanza pensano la stessa cosa: «Cosa ci fa quello stronzo nel Nostro Filmino di Natale?»
Il momento che tutta questa massa di gente aspetta con stoica resistenza è l'incontro con Babbo Natale. In qualità di Elfo Fotografo io devo farli entrare nella stanza e controllare che tutto vada bene.

«Allora, Ellen: voglio che tu e Marcus vi mettiate davanti a Babbo Natale e quando io dico “adesso” dovete saltargli in braccio. Guardate di qua. Ecco, adesso guardate papà fin quando non vi dico di guardare Babbo Natale.»
The Enchanted Village of St. Nicholas (Boston)
Foto di Chris Devers
Poi si rivolge a sua moglie che sta alla macchina fotografica e si accuccia sul pavimento col suo esposimetro e una Nikon con tutti gli accessori in commercio più due inventati da lui. L'armamentario è tremendamente pesante e le vene delle braccia gli si gonfiano da far paura.
Poi ci sono le famiglie mutlimediali in branco, che dicono: «Ok, adesso facciamo una bella foto a Anthony, Damascus, Theresa, Doug, Amy, Paul e Vanity. Ci stanno tutti quanti? Babbo Natale, cosa ne dici se Doug ti sale sulle spalle, si può?»
Durante questi incontri i bambini raramente riescono a esprimere i propri desideri a Babbo Natale. Sono troppo impegnati a farsi dirigere dai loro genitori.
« Vantity e  Damascus, guardate qui. No, ho detto
qui
«Babbo Natale, potresti abbracciare Amy e al tempo stesso dare la mano a Paul?»
«Ecco, così. Benissimo.»

Ho visto genitori sistemare i figli sulle gambe di Babbo Natale e immediatamente cominciare a strigliarli: pettinarli, sistemargli un orlo, raddrizzargli il cravattino con l'elastico. Li ho visti spruzzare la lacca sui capelli dei figli, trattando Babbo Natale come un manichino di cemento, girandogli la testa e spruzzandogli lo spray negli occhi.
The Enchanted Village of St. Nicholas (Boston)
Foto di Chris Devers
I più piccini, quelli dai due ai quattro anni, tendono ad avere paura di Babbo Natale. A loro non gliene frega niente di farsi fare la foto, perché non sanno che cos'è. Non sono vanitosi, sono bambini e si comportano di conseguenza... ovvero scoppiano a piangere. Un buon Elfo Fotografo sa che, una volta che un bambino si mette a piangere, è finita. Cominciano a piangere nel Paese di Babbo Natale e non la piantano fino a quando non si trovano a dieci isolati di distanza.
Appena il bambino comincia a piangere Babbo Natale per un po' cerca di consolarlo, poi dice: «Magari ci riproviamo l'anno prossimo.»
I genitori, però, si sono già organizzati per spedire le foto ai parenti e metterle negli album di famiglia. Sono rimasti in fila più di un'ora e non hanno nessuna intenzione di arrendersi tanto facilmente. Ho visto una donna dare uno schiaffo alla sua bambina che piangeva e sbattacchiarla gridando: «Cristo santo, Rachel, adesso tu salti in braccio a Babbo Natale e fai un bel sorriso, altrimenti te lo do io un buon motivo per piangere.»
Scatto spesso foto a bambini che piangono. Ancora più grottesco è scattare foto a un bambino in lacrime con un falso ghigno stampato in faccia. Non si tratta di sorrisi, quanto piuttosto di smorfie esasperate, vagamente simili a un sorriso. Eppure ai genitori piacciono lo stesso.
«Oh, finalmente! Brava, Rachel. Adesso usciamo da qui. Tua madre ha un mal di testa che le passerà quando sarai maggiorenne.»


(trad. Francesco Salvi)

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