lunedì 13 dicembre 2010

Fidiamoci di loro

Alle nove del mattino,
il mondo è ancora in ordine. 
Una fiera commerciale, come la romana "Più libri più liberi" da cui siamo appena tornati, è un osservatorio ideale per l'editore che abbia voglia di prestare occhio, orecchio e pensiero ai suoi lettori e ai criteri, agli impulsi a cui questi si affidano nell'addentrarsi nella foresta dei suoi titoli. L'editore, infatti, si è costruito nel tempo un'idea molto precisa del proprio catalogo. Lavorare per anni sui singoli libri, la lunga consuetudine con le loro specifiche problematiche autoriali, produttive, editoriali, gli permette di instaurare con ognuno di essi un rapporto unico, intenso, approfondito. È stupefacente, dunque, per lui rendersi conto di come il contatto casuale, fra libro e lettore, l'incontro fra le loro diverse identità, sia in grado di far scoccare una sorta di scintilla magica, creatrice, in grado di spazzare via ogni pregressa esperienza, conoscenza, azzerandole completamente, per porlo, indifeso, davanti a una creatura del tutto irriconoscibile e sconosciuta, nuova, su cui poter posare uno sguardo carico di inquietudine, e perciò acceso, attento. E con ciò di poter vedere di essa cose mai viste, sapute, intese. Se poi il lettore di cui sopra, è un bambino, l'esperienza è tanto più interessante, destabilizzante. 
Un editore considerabile nel novero di coloro che editano i famigerati libri per i “figli degli architetti”, per esempio, può scoprire improvvisamente di fare libri per bambini normalissimi, chissà poi figli di chi. Libri che i bambini leggono, guardano, toccano, capiscono, desiderano e, infine, vogliono che siano acquistati, così come fanno con una normalissima cosa che gli piace, come il gelato, la pizza, la macchinina, l'orso. Libri che in seguito si faranno leggere per mesi, tutte le sere, da nonne, zie, mamme, papà. E scoprire che un sacco di gente normale, senza laurea in architettura, ma delle più disparate esperienze, culture e provenienze, quel libro, il più delle volte, è disposta a comprarlo se il suo bambino dice che sarà bello, che gli piacerà, anche se magari ha un testo che si potrebbe giudicare troppo “lungo” o “complicato”, o troppo "corto" e sintetico, o dominanti cromatiche inusuali, o tematiche “difficili”, improprie in quanto non specifiche alla fascia d'età, o è manchevole di una fine chiara o addirittura di un lieto fine, o non è scritto in caratteri ritenuti adatti, o ha illustrazioni eccessivamente complesse, “da adulti”, o è dotato di una copertina non sufficientemente sgargiante, magari troppo nera, troppo bianca... 
Dopo un'esperienza così, un editore può tornare fiduciosamente al proprio lavoro, con nuove energie e nuove speranze. E riflettere sul fatto che oggi molti equivoci a proposito di quel che nei libri piace o non piace ai bambini, quel che si deve o non si deve dar loro sotto forma di libro, non si fonda sulle reali capacità e potenzialità dei bambini lettori, ma su un prodotto medio basso che nel pensiero degli adulti ha preso il posto dei bambini, e su codici visivi e linguistici che una lunga, perversa consuetudine commerciale, editoriale e non, ha imposto al nostro immaginario di adulti come adatti o adeguati ai bambini. 
Poco, in verità, questi hanno a che vedere con loro e con la loro acuta intelligenza, sensibilità, capacità di vedere e riconoscere la bellezza, con la loro voglia di crescere, cioè di sentire tutta la gioia avventurosa di affrontare cose nuove e difficili. 
Piuttosto questi codici hanno a che vedere con noi, con le nostre scelte, il nostro gusto degradato e conformista, la nostra incompetenza, faciloneria, superficialità, ottusità, ridotta spinta vitale, pigrizia, mancanza di coraggio e incultura.
Torniamo ai lettori. Torniamo ai bambini. 

Viva i bambini! Fidiamoci di loro.

4 commenti:

rose ha detto...

Un bell'articolo, che è anche messaggio di fiducia. Grazie. :-)

Topipittori ha detto...

Grazie!

Andrea Calisi ha detto...

devo dire che la didascalia alla foto è a dir poco bella. sarà un prossimo titolo dei topi. con simpatia

Topipittori ha detto...

A dire la verità, caro Andrea, la didascalia è una parafrasi del titolo di un libro che avevo letto da bambino (in quinta elementare, credo): "Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine", di Eric Malpass. Sono passati quarant'anni, ed è ancora in catalogo, sempre da Bompiani (ma la copertina è cambiata)