venerdì 25 novembre 2011

I bambini leggono/ 3. Quei segnetti lì


I bambini molto piccoli non leggono le parole. Leggono le emozioni di chi hanno di fronte, leggono la situazione in cui si trovano, io sospetto che leggano anche il loro futuro.
Le storie e i libri possono dare ai bambini la forza di mettere insieme tutte le letture che fanno, ma che non sempre capiscono, anzi: il più delle volte ne vengono sovrastati, sopraffatti. E spaventati.
Un esempio.
2008. Mia figlia ha due anni e nove mesi. Io, invece, ho un nuovo cliente che mi porta via da casa per due giorni interi ogni settimana, e che per il primo mese mi assorbe totalmente. È primavera: mia moglie la soffre parecchio, anche lei è meno presente. E nostra figlia di colpo non fa più la cacca.

Sta anche cinque giorni senza farla ma, quando la fa, è molle. Quindi, di concerto con il pediatra si decide (genitori, brutta razza) che la causa è schiettamente psicologica.
Contromisure: io opto per una frenata. Da quel cliente comincio ad andare di meno. Mia moglie si tira un po’ su. Ma di cacca niente, neanche l’odore.
Destino vuole che, proprio in quei giorni agitati, trovi in libreria Nel paese dei mostri selvaggi, di Maurice Sendak.


Lo porto a casa, attendo un momento propizio e lo leggo a mia figlia.
Di solito, il primo paio di letture di un libro procede in un silenzio attento, che poi esplode in mille domande da parte della mia ascoltatrice.
Ma questa volta il silenzio prosegue, e a me viene di continuare a leggere.
Quindi lo faccio ancora, e quando, dopo l’ottava lettura, smetto, lei è ancora silente.
Il giorno dopo, richiede ancora la lettura del libro.
Silenzio.
Poi dice: "Max si sentiva solo, dai mostri."
Dopo dieci minuti di strano broncio, mi prende per mano e mi porta in bagno, dove fa la cacca.
Il giorno dopo vuole farla nella vasca. Ne fa un bel po’ e poi, con una strana aria tra l’allegro e il pensieroso che non le ho più visto, con la cacca disegna Max e la sua barchetta su tutta la bianca superficie.


Ora: è stato merito del libro? La bambina ha capito i nostri sforzi e il libro l'ha aiutata a dare forma al suo sentirsi trascurata? Non me lo sono chiesto per molto: la cosa importante era che avesse trovato un modo per venire a capo del suo disagio.
Mi chiedo mille cose, però, da quella volta, quando voglio portare un libro in regalo a qualche amica/o di mia figlia, per il compleanno o per altre occasioni. È diventato per me un bell'impegno e mi ci dedico volentieri, perché ci sono bambini aperti al mondo dei libri, bambini che è bello sorprendere con un libro particolare, altri invece che in casa, di libri, vedono solo quelli che porto io.

Ho spesso qualche imbarazzo, in libreria. Allora cerco di ricordarmi che i buoni libri sono soprattutto libri. Storie, cose che in qualche universo succedono, non che dettino una morale. I buoni libri non sono dei riassunti di storie stranote o sceneggiature adattate, non uniscono nello stesso pacco storie, puzzle, parti da colorare, cartoline del concorso, foto del film e via andare. Non sono i sempreverdi albi da colorare, che pure hanno salvato legioni di parenti a ogni festa comandata e non.


Quando mi concentro, mi riesce facile ricordare che tra le pagine di un libro illustrato ci si deve sentire a proprio agio, non aggrediti da immagini affastellate senza ordine e logica. Per un bambino che non sa leggere, poi, ho ben presente che anche le parole sono figure interessanti: "Ehi, papà tira fuori le mie storie preferite, da quei segnetti lì." E con un po' di attenzione (mia) a quegli stessi segnetti, posso accorgermi di quando le frasi non finiscono, girano a vuoto oppure che se Cenerentola in quella storia compila la sua lista di cose da fare per il matrimonio, beh, è meglio lasciare quell'oggetto lì dov'è.

I buoni libri per bambini e ragazzi li conoscono bene nelle librerie specializzate in libri per bambini e ragazzi, dove è possibile chiedere consiglio, magari studiarsi più libri di uno stesso editore per capire perché molto spesso sono costosi e nudi: senza le figurine, senza uno straccio di bambola e neanche mezzo robottino in regalo. Io penso che qualche buon libro, soprattutto in età prescolare, aiuti i bambini a leggere la vita, oltre che a sentire l’amore di chi glielo legge.
 Poi, quando impareranno a decifrare anche i segnetti, sembrerà loro di aver sempre letto. Son soddisfazioni per una persona che si sta costruendo, no?

E, prima di chiudere, una precisazione. Nel corso della sua storia, Nel paese dei mostri selvaggi ha avuto riscontri incredibili a livello terapeutico, ben più seri di una timida cacca, come racconta anche Selma G. Lanes, nel primo dei due volumi The art of Maurice Sendak, nel capitolo dedicato ai mostri selvaggi, A controversial triumph. Ha aiutato bambini autistici a parlare e ad esprimere emozioni, oltre a sciogliere gravi e disparati grovigli in bambini di tutto il mondo. Da loro, spesso Sendak ha ricevuto lettere che chiedevano notizie su questo strano paese. Come quella di un ragazzino di otto anni che scrisse: "Quanto costa andare nel paese dei mostri selvaggi? Se non è troppo caro, io e mia sorella vorremo andarci, la prossima estate."
Qui potete gustarvi una particolare lettura del libro, diventata ormai tradizione negli Stati Uniti d’America:



10 commenti:

Mauro Mongarli ha detto...

Grazie a Giovanna Zoboli per le note di approfondimento sulle qualità "terapeutiche" di "Nel paese dei mostri selvaggi"!

Anna ha detto...

libro meraviglioso, quando l'ho letto con mio figlio che allora non aveva ancora 3 anni, si è impersonificato in MAx e mi metteva in castigo quando era arrabbiato. Libro peraltro citato nel Livre de l'été di rotraut susanne bernard (libri che consiglio perchè eccezionali) e anche nel libro a letto piccolo mostro di Ramos. Grazie del post.

lionello ha detto...

Post emozionante, bravo Mauro. Una bella finestra aperta.

Mauro Mongarli ha detto...

@Anna: ho avuto la fortuna di incappare nel libro di Ramos che ricordi, e mia figlia (ormai seienne) ridacchiava dopo la lettura dicendo: "Questa storia mi ricorda qualcuno..."
@Lionello: eh, l'aria deve pur circolare!

benedetta ha detto...

a proposito di decifrare i segni mi viene in mente mia figlia valeria che ancora non sa scrivere ma riempie i fogli di riccioli e mi dice: ho scritto una storia, me la leggi? al che io imbarazzata dico: leggimela tu.
Cerco così di non doverle dire che non ha scritto in realtà nulla, perchè è bello che per lei la parola scritta abbia anche un valore decorativo puro: la bellezza non può nella sua testa non avere significato.
Lei di solito poi mi risponde: io non posso, non so leggere...
seguono narrazioni di storie estemporanee che di solito incontrano l'approvazione dell'uditore

Silvana ᐄvila ha detto...

I always get surprised for all the things in your blog! Thanks for sharing!

Mauro Mongarli ha detto...

@benedetta: la prossima volta, prova a leggere la sua storia di riccioli. Magari ascolterà paziente e alla fine ti dirà: no, ora te la leggo io...

Claudia Souza ha detto...

Caro Mauro, veramente bellissimo l'articolo. Se mi permettete, vorrei soltanto aprire una parentesi: i bambini piccoli "leggono" ANCHE le parole, perché le parole fanno parte del universo emotivo del libro, della situazione di lettura. Da quando nascono, i bambini, membri della nostra società letterata, cercano di capire che cosa sono quei "segnetti lì", a cosa servono. Loro ascoltano la "voce scritta" e vedono i segni con attenzione. Al di là della loro bellezza in quanto elementi grafici, sanno che quei segni hanno un certo valore, che occupano un posto da oggetto di conoscenza e quindi da svelare, dato che da loro i grandi estraggono qualcosa. Col tempo, avanzeranno delle ipotesi, una dopo l'altra e le verificheranno, scientificamente, finché un bel giorno scopriranno il segreto di "come gli adulti scrivono". Il processo è personale, lungo e molto intelligente. Al contrario di quel che si possa credere, prescinde dalla scuola! Vale la pena seguirlo da vicino, osservando quel che dicono i piccoli sui segni, sui testi scritti. Sono sorprese spettacolari, belle come la situazione che ci racconta Benedetta nel commento sopra. Un abbraccio e grazie.

MAMMAMARTY ha detto...

Bellissimo post, carico d amore e di attenzione per i nostri sempre amati cuccioli! Anche noi adoriamo Qst libro... I buoni libri sanno essere ottimi compagni di vita a possono aiutarci a dare spazio e forma ai nostri stati d animo ...❤

mongarli ha detto...

@Claudia Souza: verissimo! In età prescolare "i segnetti" formano al mistero-da-scoprire, sono fra le fondamenta della curiosità. Grazie!

@MAMMAMARTY: questo libro, in particolare, è di quelli che ritornano nella vita a scaldarci il cuore. Grazie!