mercoledì 30 maggio 2012

Quel che non sappiamo

Qual è il principo di una collezione? Mettere insieme cose molto simili che però hanno anche qualcosa di diverso: una collezione di pere, per esempio, o di mele. Ne avevo vista una bellissima di pomi di cera provenienti, mi sembra, dal Museo Pomologico Garnier Valletti di Torino, esposti a Milano, anni fa, a Palazzo Reale, a una mostra sulla natura morta. Ci sono cose che sembrano fatte apposta per essere collezionate. Come le scatole dei fiammiferi. Come quelle che vedete qui sotto.


Serie di fiammiferi ceoslovacca dedicata a pere e mele.
Le scatole dei fiammiferi a loro volta sono collezioni di immagini. Come i francobolli e le carte delle arance. La qual cose le rende particolamente seducenti. Io e mia sorella da piccole collezionavamo carte di arance, scatole di fiammiferi, bustine di zucchero e francobolli, appunto, oltre ad altre mille cose. Naturalmente senza criterio e senza sistema. Come capitava, per accumulo. Per puro diletto. Tutti i bambini sono collezionisti.


Scatole di fiammiferi ceoslovacche.
Il principio è quello della gazza: portare a casa qualsiasi cosa porti in sé un po' di luccicore: tappi di bottiglia, vetri colorati, conchiglie, stagnola colorata. Dove finiscono le collezioni dei bambini? Nelle spire delle madri che ogni tanto, approfittando di un attimo di distrazione dei figli, prendono tutto e lo buttano.
Qualche anno fa è tornato un amico dalla Cina e ci ha portato queste:


Poi Anna, un giorno, ha messo in una busta questo e ce l'ha mandato:


Le scatole di fiammiferi, infatti, oltre a servire a costruire un sacco di cose (ma questo è un altro capitolo), hanno milioni di estimatori, in tutto il mondo. Che le amano perché sono belle. Belle? No, di più: bellissime. Molti di loro sono blogger appassionati di immagini, o collezionisti, che per la nostra gioia le catalogano, le fotografano e le mettono, gratuitamente, a disposizione di tutti. Per esempio di illustratori perennemente a caccia di idee e di ispirazione.

Scatoline dalla Russia, anni Cinquanta.
Nell'era del web, chi ama le immagini ha a disposizione archivi stupefacenti per dimensioni, profondità, ricchezza, stravaganza, fantasia.
I popoli che hanno brillato nell'arte della scatola di fiammiferi sembrano esser stati i cecoslovacchi, i russi, i giapponesi, i cinesi e anche gli americani.
Ottimi grafici vi si sono cimentati, come Saul Bass:

La serie di Saul Bass.
e, recentemente, il praghese Pavel Fuksa, che ne ha prodotta una serie di 178 pezzi, ognuno dei quali riporta una frase o una parola del testo di una canzone dei Navigators, My place. Con questi è stato poi girato il video del pezzo: idea molto accattivante.

I 178 pezzi di Pavel Fuksa.



Sulle scatole di fiammiferi, nel mondo, sono stati anche pubblicati alcuni libri:

Czech and Japanese matchbox labels.

Chinese matchbox covers.
Striking Image Vintage Match-book Cover Art.

Che un oggetto effimero come una bustina o una scatola di fiammiferi abbia ricevuto tante cure e tanta intelligenza visiva nel corso della storia, e abbia espresso una così alta qualità di valore estetico ha qualcosa di stupefacente. Allude a questo il nome della decennale rubrica di Umberto Eco sull'Espresso, "La bustina di Minerva"? E vorrà pur dire qualcosa che nella nostra lingua ai fiammiferi presieda la dea della materia grigia, chissà. In fondo le scatole di fiammiferi sono oggetti che vivono gran parte della loro vita nelle tasche di giacche e cappotti, sul fondo delle borse, sul ripiano di un fornello o strette alla schiena di un pacchetto di sigarette (un tempo, prima che sigarette e cucine instaurassero col fuoco altre relazioni).

Scatoline dalla Cina, anni Cinquanta.
Scatoline dalla Cina, anni Ottanta.
Nei vecchi gialli (prima che orde di medichesse legali firmate Prada rendessero il mistero una pratica da fighetti, fra un aperitivo e l'altro), vittime o assassini, a seconda, non mancavano di scriverci sopra numeri di telefono o indirizzi risolutivi, che poi investigatori male in arnese e con due divorzi alle spalle, trovavano col loro occhio di falco, sciogliendo tetre vicende che di solito avevano come teatro qualche nightclub o un motel fatiscente.

Scatoline vintage dall'India.
Guardando queste miniere di fiammiferi, si pensa anche a un'altra cosa: che sono scintillanti micronarrazioni. Di solito, infatti, si sviluppano in serie, come una storia a fumetti (da qui, appunto, l'idea di Fuksa): mettendo insieme tutte le immagini di una serie, l'idea è che ne venga fuori un racconto. Il fatto che francobolli, carte di arance e scatole di fiammiferi piacciano tanto ai bambini, forse ha a che fare con questa capacità di raccontare, a filo di voce, storie minime, ma piene di seduzione.


Altre bellissime scatoline vintage cecolovacche.
A mio avviso, questo potere di attrazione ha anche a che vedere anche col fatto che sotto queste splendide, raffinatissime figurine vi sia una scatolina. Non per nulla qualcuno ha ben visto che lì dentro vi sono microstanzette dove microconigli conducono una loro vita misteriosa (a sipario chiuso), e piuttosto indaffarata e molto ben organizzata.

Scatoline cecoslovacche con disegni tradizionali per uova, e fiocchi di neve.
Le scatole di fiammiferi si avvalgono della scrittura per raccontare poche cose: brevi istruzioni, luoghi di fabbricazione, esclamazioni, nomi di cose o di prodotti. Lo fanno in modo semplice, quasi naïve, come accade con certa pubblicità ingenuotta che sembra nutrire una fiducia inaudita nei risultati del semplice dichiarare il proprio nome, un po' come si fa durante un appello.

Scatoline americane vintage.

Scatoline tedesche.


A volte, queste semplici diciture si valgono di alfabeti esotici e sconosciuti che, per un attimo, ci svincolano dalla topografia e dalla onomastica consueta, e ci fanno sognare. E anche questo esotismo è un modo di raccontarci che quel che non sappiamo comincia su una scatolina di fiammiferi per espandersi a macchia d'olio fino ai misteri profondissimi del cosmo.

I giapponesi fanno paura, sono imbattibili.


Qui qualche altre informazione.

8 commenti:

Michela ha detto...

quant'è bello l'istrice ...

michele petrucci ha detto...

un mondo a parte…:)
ma non ne vedo di italiane.

Eleonora Bellini ha detto...

meravigliosa scoperta

joanna (asia) concejo ha detto...

ciao Topipittori, très beau poste !
juste une petite précision ,l'emballages des allumettes avec un hérisson n'st pas tchèque, il est polonais (le prix y est indiqué en "groszy" qui est la monnaie de chez moi, et la ville Czechowice est aussi en Pologne...
ciao ;-)

Topipittori ha detto...

Grazie a tutti
e grazie, @Joanna, per la precisazione!
@michele: qui un link alle scatoline italiane, molto monumentali!
http://www.cartepovere.com/prodotticateg2.asp?shop=1546&intCatalogo=6943&strCategory=Carte%20Povere&marca=Fiammiferi

illustrAutori ha detto...

Post fantastico, Gio... e anche la frase sulle amanti fighette del giallo ;-)

Topipittori ha detto...

Grazie, o generoso illustrAutori: con questo clima un complimento rinfresca.

Elia ZARDO ha detto...

Molto bello. Piccoli oggetti che tieni in mano, che passano nelle mani di tanti... e quello che sta nelle mani, poi, va nella mente.