lunedì 9 luglio 2012

Il gatto dei Topi


Catone: [?] luglio 1995 - 8 luglio 2012

Questa notte il nostro gatto se n'è andato: in punta di piedi, proprio come era arrivato, diciassette anni fa in una sera milanese di luglio, chiamandoci dal giardino condominiale, mentre cenavamo a casa di mia madre. Mi affacciai e vidi un piccolo gatto bianco su un pino, che guardava in su, fiduciosamente in cerca di uno sguardo amico. Scesi. Andai sotto l'albero, gli tesi le braccia e lui, in una tempesta di fusa, ci si buttò, senza un'esitazione, un ripensamento. Cominciò così la nostra lunga amicizia. Due notti prima avevo sognato che trovavo un gatto minuscolo e che gli davo un nome più grande di lui: Catone. Che bel nome, pensai al risveglio, per un gatto. Per questo, quando Catone arrivò davvero, così fu battezzato. Era arrivato prima il nome, poi lui. Di questo nome fu all'altezza con quella speciale inimitabile dignità che hanno i gatti. Tutti, dal primo all'ultimo.
È stato un bravo gatto, un po' scontroso, un po' affettuoso. Avventuroso, ma anche un po' prudente. Da piccolo, era così affamato che ci rubava i fagiolini dal piatto. Gli piacevano anche da matti i fagioli. Durante la sua prima estate in campagna si rivelò un formidabile cacciatore di lumache. Nel nostro giardino in campagna, c'era un amareno. Era lì da prima della mia nascita, chissà da quanto tempo: un alberello un po' stortignaccolo che, arrivato a un certo punto della crescita, si è fermato per rimanere immutato per un sacco di anni. Ogni primavera si copriva di fiori immacolati, poi faceva delle amarene buonissime che noi un po'  sbocconcellavamo un po' snobbavamo come si fa con le cose che si danno per scontate e si finisce per non vederle più, tanto sembrano ovvie. Ebbe il suo momento di gloria con Catone, appunto, che un giorno lo elesse a suo oggetto del desiderio. Ci passava su le giornate, come se stesse assolvendo a un ordine superiore, passando da un ramo all'altro, intento a scovare con concentrazione felina e metodica precisione le chiocciole della fiorente colonia che lo abitava, che poi, a una a una, con un colpetto secco della zampina bianca, buttava a terra con immensa e visibile soddisfazione, fino a che non le aveva fatte cadere tutte. Per poi riprendere, con immutato godimento, il mattino successivo.
Stamattina, all'alba abbiamo salutato Catone in un posto bellissimo sulla riva erbosa del naviglio ai piedi di una grande robinia.

Alcuni anni fa, ho scritto una poesia su un piccolo gatto triestino, incontrato in un vicolo di quella bellissima città. Era malato, magrissimo, sofferente e mi colpì moltissimo come appariva sereno, disteso al sole, quieto, paziente. Oggi dedico questa poesia al nostro magnifico gatto.

O Signore delle cose celesti
scendi a questo vicolo di luce, al tuo terrestre
messaggero, appena venti grammi d'ossa - ossa splendenti di piccione
senza il dono del volo, ossa che tacciono, fatate, dal fondo dei millenni,
per umana virtù - un esercito invisibile di topi -
le bestie musicali, selvagge, amano sangue e agguati,
ai fratelli serafici dei muri, ebbri di sole, che la fame consuma,
la luce dona l'estasi e il torpore,
la pazienza e la gioia dei beati afflitti da uno sciame di mali.
Vieni, o Signore,
allo spettacolo disteso della zampa, al gesto prodigioso
dal rosa di conchiglia che gli dei chiama a raccolta
e indica l'orrore confuso del selciato ove trapassa
il bene in male: liquami, sputi, spazzatura, merda.
Venti leggerissimi grammi d'uccello, per una vicinanza
con il cielo, perché la mancanza di peso non affatichi il gesto,
quando da sopra stenderai la mano
a riprendertelo, perché paia di meno l'istante della grazia
che scompare, ma un lieve, segreto, misero andarsene di gatto,
questo prodigio danzante d'eleganza, deposto
sul fragore del mondo.


9 commenti:

alessandro riccioni ha detto...

ciao, Catone, da tempo non ho più gatti miei, ma la Micia (non avevamo trovato altro nome per lei) ha fatto il suo dovere di gatto dignitoso e coccolone per anni. Ciao, Topi e viva il paradiso dei gatti! ale riccio

mongarli ha detto...

Se i gatti hanno un paradiso, questo è fatto di tutte le coccole che non abbiamo fatto loro quando non c'eravamo. Viene da dire: una volta messi in pari, dove vanno? Riflessioni adeguate alla nostra limitata mentalità umana. D'altronde i paradisi che inventiamo per noi mostrano quanto poco ci conosciamo. I gatti sono avanti rispetto a noi, e forse non è solo una questione di sapersi inventare il paradiso. Un pensiero ai Topi e una smusata per Catone anche da Lillo, gatto goloso di pane azzimo.

isabel archer ha detto...

anche il mio gatto era bianco e se n'è andato come il tuo a 17 anni e io pure l'ho sepolto nel giardino della mia casa di campagna sotto un abetino di natale che piantai e visse.
non riesco ancora dopo quasi due anni a pensare di prendere un altro micetto abbandonato.
si chiamava poccio e era una femmina. spero stia giocando col tuo nel paradiso dei gatti. mi spiace...

Topipittori ha detto...

Grazie a tutti.
Ad Alessandro che cita il paradiso dei gatti, luogo caro a tutti i proprietari di felini domestici.
A Mauro che sembra sapere alla perfezione, con saggezza quasi felina,in cosa consista la bellezza di questo Eden.
A Isabel per l'affettuosa solidarietà. Il consiglio dei topi è di abbandonarsi alla generosità con cui la specie felina elargisce suoi membri: uno stuolo di trovatelli pronti a gettarsi fra le braccia di soggetti adatti alla loro amicizia. Nessuna anima di gatto ha mai avuto qualcosa da ridire quando il suo padrone si è consacrato a un nuovo gatto. I gatti sanno bene che ognuno di loro è unico. Voler bene a un altro gatto non significa sostituirlo: il bene che si prova non è mai sbagliato. Ed è, fortunanatmente, una fonte di energia rinnovabile.

Roberta ha detto...

c'è un po' di 'Catone' in ogni micio che ha fatto parte della nostra vita e che si è preso un bel pezzo di cuore...e così...
i fagiolini di Catone diventano le patatine fritte di Emma, le lumache si trasformano nei vermini neri del mio giardino per Fibi, i rametti di prezzemolo, che Bobi adorava, il cavolo bollito, per Pitti, il pesto genovese (rigorosamente quello rimasto sul fondo del piatto...)per l'anziano Andy...una vita di gatti, e di tenerezze e coccole. un abbraccio affettuoso ai topi e grazie per aver condiviso la grande tenera lunga storia di Catone, Roberta

Christiana S ha detto...

Quello che ho letto mi ha commosso. Saluto con affetto anche io Catone. Non ho più un mio gatto in casa da tanti anni ormai. La sofferenza per aver perso il mio fu così grande che fin'ora non sono più riuscita a prenderne un altro, ma conservo la foto del mio sul comodino e nel portafoglio.

Topipittori ha detto...

Grazie anche a Roberta e Christiana.
Se nel paradiso dei gatti ci sono tutti quelli di cui mi avete scritto, ho l'impressione che Catone non soffrirà di solitudine e avrà molti impegni.

Cris ha detto...

E' un grande dolore quando un amico così grande ci lascia. Ciao, Catone!
Lo scorso agosto è morto avvelenato il mio gatto, a nove anni, sotto i miei occhi. Non mi vergogno a dire che non ho mai sofferto così tanto nella mia vita, perché la relazione che avevo costruito con Benjie era stata frutto di pazienza, rispetto reciproco e incondizionato amore. Dopo aver letto la bella poesia dedicato al gattino triestino, segnalo il libro "Gatti in cielo" di Paolo de Benedetti.

talpa_surreale ha detto...

ciao a Catone anche da parte mia e dal mio Biko che predilige cavallette e gechi e appena mi sdraio sul letto si sdraia anche lui accanto