martedì 2 aprile 2013

Ero analfabeta, ma piena di favole

Maria Lai, Le parole imprigionate, 2008.
Fino al 27 aprile, a Milano, alla Nuova Galleria Morone sarà aperta la mostra di Maria Lai Tracce di un dio distratto, curata da Manuela Gandini. Fra le opere esposte, alcuni dei suoi celebri e bellissimi libri: pagine di tela ricamate, cucite, filate. Siccome, giustamente, questi libri non si possono sfogliare, il gentilissimo gallerista presente sul posto lo ha fatto per me, raccontandomeli. In particolare quello dal titolo La leggenda del Sardus Pater, ispirato alla favola che lo scrittore Giuseppe Dessì dedicò a Maria Lai negli anni Settanta, intimamente legata al patrimonio culturale e fiabesco della Sardegna, ai suoi dei e miti. Un libro che, mi è stato detto, come altri è stato realizzato da Maria Lai per raccontare favole a dei bambini, poiché, come è scritto nel bel catalogo della mostra, questa artista proprio ai bambini ha dedicato, per gran parte della sua vita, un progetto educativo basato interamente sull'arte.

Maria Lai, La leggenda del Sardus Pater, 1990.

Il modo che ha questa artista di raccontare, partendo dalla forma canonica del libro per approdare a una sua completa reinvenzione, passa attraverso tutte le sue componenti: materiali e immateriali, visibili e invisibili. Direi anzi che, soprattutto, sono queste ultime a essere evocate. Perché la storia narrata esce dal bordo della pagina, estendendosi e alludendo allo spazio spirituale, simbolico, naturale, cosmico in cui gli esseri umani sono immersi, e a cui sono chiamati e intimamente legati.

Maria Lai, La leggenda del Sardus Pater, 1990.

Nei libri di Maria Lai il lettore è invitato a compiere il passaggio a una dimensione altra, spiazzante, che è quella dell'assoluto, a cui dà accesso l'opera d'arte, intesa come espressione più alta dell'essere umano. Maria Lai assembla, congiunge, cuce e ricama pagine, parole, immagini, intrecciando le trame delle storie e i fili del discorso, invitando il lettore ad abbandonare i tracciati consueti, l'ordine canonico della pagina per scoprire forme di lettura nuove e significati a un tempo antichissimi e nuovi, universali e individuali.

Maria Lai, La leggenda del Sardus Pater, 1990.
L'infanzia è una dimensione fortemente presente nel lavoro di questa artista, e per questo la sua figura mi ha particolarmente interessato. Uno dei suoi lavori più noti, Legarsi alla montagna, che ha coinvolto nella sua realizzazione l'intero paese di Ulassai e la sua popolazione, in Sardegna, è ispirato a una leggenda fondata su una storia vera, riscoperta dalla Lai: quella di una bambina che si salvò da una frana uscendo dalla grotta in cui aveva cercato rifugio, insieme ad altre persone, durante una tempesta per seguire un nastro celeste apparso in cielo.

Al sindaco di Ulassai che aveva invitato la Lai a realizzare un monumento ai caduti, l'artista rispose con la proposta di un'opera dedicata ai vivi, e ispirata alla figura arcana e salvifica di questa bambina.
Che nella storia dell'artista l'infanzia sia stata determinante per le scelte sia umane sia artistiche, e fondante per l'intero corso della sua esistenza, lo ha scritto la stessa Maria Lai in un un brano autobiografico, bellissimo, dal titolo L'isola dei miei naufragi che potete leggere integralmente qui, nel sito di Stazione dell'Arte, il museo di Ulassai che custodisce gran parte delle opere di Maria Lai. Vi riporto alcune righe, che riguardano la sua infanzia e sono, a mio avviso, di straordinaria intensità. (gz)

Maria Lai ritratta da Daniela Zedda.

Ero convalescente e il clima del mio paese, in alto sulla montagna, minacciava la mia fragilità. Fui affidata agli zii che non avevano figli, ma se dall’età di due anni non tornai in famiglia che al tempo della prima adolescenza, non fu per un progetto di adozione. Quel primo distacco fu una specie di profezia. La mia salute tardava a ristabilirsi, tenendo tutti in allarme per un tempo più lungo del previsto. Più di una volta, le malattie sono state complici delle mie scelte. Della famiglia vedevo spesso solo mio padre, che per i suoi impegni di veterinario nella zona veniva spesso a trovarmi e anche perché le sue visite erano una festa per me. Madre e fratelli erano quasi estranei. Avevo quattro anni quando gli zii diedero ospitalità a due carrozzoni di zingari. Avevano cercato rifugio in Sardegna durante la prima guerra e disperavano di ripartire. I loro carrozzoni, difficili da imbarcare, restarono quindi posteggiati per più di un anno a pochi passi dalla casa degli zii. Gli zingari lavoravano nei campi, ma praticavano anche la loro attività di acrobati e giocolieri, a cui venivano allenati anche i loro tanti bambini. Fui accolta e frequentai i loro giochi. Imparavo un po’ delle loro abilità e facevo spettacolo per gli zii che mi applaudivano. Quando gli zingari dovettero partire, con la complicità dei loro bambini mi nascosi in un carrozzone. Solo in viaggio fu scoperta la mia fuga. Gli zingari mi trovarono addormentata e tornarono indietro durante la notte per riportarmi in braccio agli zii. Ma io continuai a viaggiare per anni, con la fantasia, su quei carrozzoni. La mia vita con gli zii fu un grande viaggio nella fantasia, nella vastità della grande casa, della campagna, dei giochi. Ero analfabeta, ma piena di favole. Ciò che ho fatto dopo, da adulta, è iniziato a quell’età. Mani, occhi, parole, diventavano collegamenti tra realtà e sogno. 

Maria Lai, Tenendo per mano il sole, 1983.

10 commenti:

Valeria Zaccheddu ha detto...

Bellissimo post, Maria lai è una grande donna e una meravigliosa artista, se vi va di dare uno sguardo qui c'è una video intervista davvero interessante, ci racconta il suo mondo :-) http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=188859

simone rea ha detto...

Questo post mi ha fatto venire voglia di dipingere.
Anche stando qui nel letto malaticcio e spossato.
Buona giornata.

alessandro riccioni ha detto...

questo è il nostro più vero made in Italy, ma ce lo dimentichiamo spesso! Bellissimo omaggio a una bellissima persona. Grazie, alecaspolo 8085

Topipittori ha detto...

@Valeria: grazie dell'indicazione, questa sera abbiamo una bella cosa da guardare.

@Simone: Non c'abbiamo più il fisico, Simo'... anche io a letto, malaticcia e spossata.

@Ale: grazie a te.Straordinaria è anche la riservatezza e l'integrità della Lai, a fronte di un successo enorme, anche internazionale. Una di quelle persone che riesce davvero a diventare esempio: una funzione fondamentale e preziosissima.

Anna ha detto...

Commovente il video. Il coraggio di fissare lo scompiglio. La generosità con cui lei permette al pastorello di suonare la campana e riconquistare tutto... Non la conoscevo, grazie. Bellissima. Non so cosa darei per accedere a un mondo così ricco di fantasia.

Arianna Favaro ha detto...

Andrò prestissimo a vedere i suoi lavori. Grazie!

Arianna Favaro ha detto...

@Valeria: grazie della segnalazione, sono estasiata. Maria Lai è la mia folgorazione sulla via di Damasco di oggi.

Topipittori ha detto...

@Valeria: di nuovo grazie per la segnalazione del filmato, imperdibile.

Valeria Zaccheddu ha detto...

Sono contenta che vi sia piaciuto, ora vi aspettiamo in Sardegna...facciamo un giro insieme a Ulassai, il paese di Maria Lai :-)

bianka blog ha detto...

Siamo appena tornati da una bellissima vacanza a Muravera. Qui abbiamo visitato il museo Sanna Sulis. In questo piccolo ma curato museo, tra le altre 10 donne dell'imprenditoria femminile sarda, abbiamo scoperto Maria Lai. E' stata mia figlia Alice, 10 anni, a notarla: è nata nel 1919 come la mia cara nonnina, e come lei è mancata pochi mesi fa. Da questa piccola coincidenza è nata la curiosità. Siamo stati a Ulassai e abbiamo visto le sue opere straordinarie. sono rimasta enormemente affascinata da questa donna e artista, sembrerà banale ma in lei ho ritrovato tanti miei pensieri, mi sono riconosciuta. Le mia figlie (10 e 5 anni) la adorano ed ora, giocano a fare le opere di Maria Lai. E' riduttivo andare in Sardegna "solo" per il suo meraviglioso mare: è una terra ricca e stupenda che ogni volta ci rende felici.