Visualizzazione post con etichetta Harlin Quist. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Harlin Quist. Mostra tutti i post

mercoledì 25 maggio 2011

I mondi convergenti paralleli

[di Valentina Colombo]
 
È un paradosso, direte voi. O sono convergenti o sono paralleli ma non possono essere entrambe le cose. Eppure mi è capitato, scartabellando nella biblioteca dell'ufficio, di trovare un libro in cui ci sono due mondi convergenti e paralleli.


Il libro in questione è Bus 24, illustrato da Guy Billout e pubblicato nel 1974 da Harlin Quist (editore di cui abbiamo già parlato qui). È un album senza parole di trentadue pagine in brossura, un libretto leggero con in copertina due autobus che si scontrano a un incrocio, mentre un passeggero assiste, diremmo sbigottito, alla scena.


La storia inizia con la fermata dell’autobus 24, vuota e silenziosa. Appare un omino, con la valigia, sembra un impiegato, probabilmente va in ufficio. Si piazza alla fermata e aspetta il suo autobus.


Dal fondo della strada compare qualcosa: una macchina, una fiammante macchina rosa che sta oltrepassando l’incrocio, quando viene travolta e distrutta da una fumante locomotiva nera sbucata da dietro l’angolo.


L’omino non sembra scomporsi più di tanto, ma io sì. Giro pagina.
Ecco un carro armato (che ci fa un carro armato in strada, la mattina?). Stessa scena: appena giunge all’incrocio viene travolto da una compatta massa di cavalieri in armatura medievale, che sollevano un gran polverone.  Comincio a sorridere e a intuire dove l’autore vuole arrivare, e continuo la mia attesa del 24.


Un aeroplano arriva leggero e inizia la manovra di atterraggio. Ma ecco che viene travolto da un altro gigantesco aereo che lo sbatte fuori dalla pagina. E in tutto questo, il nostro omino ha sempre la stessa faccia. Anzi, mi sembra quasi più tranquillo di prima.
Ecco poi una barchetta che solca le onde della strada... per essere travolta dall’equivalente del Titanic. Cominciamo, io e l’omino, a chiederci se arriverà mai, il 24, e se arriva, da cosa verrà trascinato via?
Ecco poi una funicolare che scende dall’alto. Distrutta da un enorme Tir rosso. Mi ricordo improvvisamente dei giochi di mio fratello da bambino: draghi che mangiano macchine, elicotteri che distruggono castelli, tirannosauri con superpoteri che fanno a pezzi navi spaziali. Stiamo giocando? Sono dentro a un gioco?





Ecco finalmente il 24. Arriva da lontano, giallo e veloce, così almeno mi sembra. Riesco anche a vedere il conducente. Si ferma, l'omino sale (non prima di un’ultima furtiva occhiata all'incrocio, non sia mai che arrivi qualcosa) e alla pagina seguente... puff, il bus 24 non c'è più.


Ecco i mondi convergenti paralleli: che quando finalmente si scontrano fanno un gran fracasso. Da una parte ciò che vediamo arrivare di fronte a noi, dall’altro ciò che, senza che ne siamo coscienti, sta arrivando, si sta muovendo parallelamente in un altro mondo. E basta un secondo, un incrocio, un attimo, un’apertura di pagina perché si travolgano a vicenda. Un gioco divertente, semplice, quasi banale. Alla fine, l'importante è non perdere il 24, non perdere di vista il motivo per cui siamo qui.


Perché allora sulla copertina i due autobus si scontrano? È quello che ci aspettiamo che succeda. Ma può andare diversamente.

lunedì 2 maggio 2011

Signor Ionesco, benvenuto nella terra dei picture book

Josette ha trentatre mesi, meno di tre anni, ma è già grande. Una mattina si affaccia alla camera dei suoi genitori che stanno smaltendo la sbornia della sera precedente, insieme alla governante, con un grande vassoio pieno di cose da mangiare per la colazione. Viene, ovviamente cacciata via. Con dolcezza, ma cacciata.
Torna in cucina, mangia tutta la colazione dei genitori in compagnia della governante, tale Jaqueline, poi torna all’assalto. Si butta sul letto, fra i due malcapitati reduci dalla gozzoviglia e insiste: vuole che suo padre le racconti una storia. In tutto questo, la mamma continua a russare come un orso in letargo.
Comincia così Story Number 1 for children under three years of age, scritto da Eugéne Ionesco, illustrato da Etienne Delessert e pubblicato da Harlin Quist, a New York,  nel 1968.


Non c’è da stupirsi che uno dei mostri sacri del “teatro dell'assurdo” – uno convinto che la ricerca di un senso e un ordine nella vita fosse futile –, con la complicità di un editore rivoluzionario e sfuggente – e che proprio dal teatro proveniva –,  in un anno che segna nell’immaginario collettivo una svolta storica, abbia proposto a bambini “di meno di tre anni” un libro che: comincia con una sbronza e le sue conseguenze; continua con una storia dove tutto – il padre, la madre, gli zii, i cugini e perfino il cavallo a dondolo e il vasino – si chiama Jaqueline, inventata sul momento da un padre ancora stordito dall’eccesso per far star buona una figlia credulona; e finisce in un negozio (la cui insegna recita E. Ionesco I) con una bambina che si chiama davvero Jaqueline, spaventata all'idea che il suo nome comporti necessariamente un universo dove tutto si chiama Jaqueline, con le conseguenti confusioni pratiche e identitarie.


Sul testo di questo libro, e dei suoi tre fratelli, pubblicati sempre da Harlin Quist fra il 1968 e il 1973, si dicono molte cose, ma non so quale sia quella esatta. Quel che è certo è che sono comparsi nelle tetre memorie personali di Ionesco Present Past Past Present nel 1968 (Passato e presente, Rizzoli, 1970) e sono allegramente precipitati nel mondo dei picture book. Si dice che Ionesco li abbia scritti per sua figlia, ma la cosa è resa improbabile dalla data di nascita della figlia (1944), così lontana dalla data di pubblicazione. Qualcuno ipotizza una nipote, ma la cosa resta nel vago.

Visto da oggi, con tutto il conservatorismo, a volte anche becero, che tende a prevalere nel mondo della cultura per ragazzi, stupisce e rallegra che nel risvolto della sovraccoperta si dica (traduciamo): «Da quando Ionesco ha scritto opere come Le sedie, La cantatrice calva, Il rinoceronte e La morte del Re, il teatro non è stato più lo stesso. Ionesco piega e trasforma la realtà, tuffandosi nell'assurdo, nel grottesco, nel tragico, nell'irreale: e la realtà acquisisce così altre dimensioni. Questo è il primo libro per bambini di Ionesco. Da oggi, fortunatamente, anche i più piccoli possono confrontarsi con il suo caratteristico sguardo.»

«Le assurdità impassibili di Ionesco e le surreali illustrazioni di Delessert riflettono il mondo interiore del bambino con immensa originalità. I loro Story Number 1 e Story Number 2 devono essere considerati fra i picture book più fantasiosi dell'ultimo decennio.» Questo diceva Maurice Sendak nel 1971, nel catalogo di Harlin Quist.
Ma esiste un altro interessante legame fra questo libro e Maurice Sendak: la presenza di uno dei suoi mostri selvaggi, trasformato in palloncino, tenuto da un’elegante signora, in una delle illustrazioni del libro.


Le illustrazioni di Delessert sono peraltro dense di dettagli simbolici e di rimandi “alti”: un rinoceronte che fa riferimento diretto a una delle opere più celebri di Ionesco; un anello con l’effigie di Cartesio al dito della governante che zittisce tutti alla fine della storia; un manipolo di guerrieri greci che escono da un cavallo a dondolo.


Per quanto Delessert non sia il nostro illustratore preferito, fa parte del pantheon dei Grandi e gli va riconosciuta la capacità stratificare nelle sue illustrazioni un universo di riferimenti simbolici e culturali che permettono livelli di lettura molti diversi da parte del bambino, solo o accompagnato da un adulto.


Di Ionesco e Delessert probabilmente continueremo a parlare. Di Harlin Quist riparleremo sicuramente. Non va dimenticato che Story number 1 è stato coraggiosamente pubblicato in Italia da Rosellina Archinto (Emme edizioni), alla quale noi editori di libri per ragazzi dobbiamo ancora oggi molto più di quanto potremo mai immaginare e riconoscerle.