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martedì 28 maggio 2013

Tutte le parole a tutti quanti

Ammettiamo la nostra ignoranza: in questi giorni si festeggiavano i 40 anni di Grammatica della Fantasia, introduzione all’arte di inventare storie, e noi non lo sapevamo... Chi l'ha scritto, questo libro, lo sapete tutti: Gianni Rodari (e se non lo sapete è meglio che corriate seduta stante a colmare le vostre vistose lacune in merito ai libri per ragazzi). La Grammatica della Fantasia è stato pubblicato da Einaudi nel 1973, e a oggi ne sono uscite sei edizioni. L’ultima, nella collana La biblioteca di Gianni Rodari di Einaudi Ragazzi. Noi siamo stati richiamati all'ordine e alla notizia, da un articolo uscito su L'Unità, il 13 maggio scorso, firmato da Giovanni Nucci (dei cui articoli ci siamo già bellamente approfittati su questo blog) che la nostra Valentina Colombo ci ha passato, entusiasta. Un articolo che oltre a ricordare questo libro la cui conoscenza è fondamentale, e non solo per chi si occupa di bambini, afferma cose importanti sulle parole. Anzi, molto più che importanti: da scolpire nella pietra, o anche solo da scrivere in bella calligrafia su un post-it da appiccicare al frigo, ma in bella vista, così tutte le mattine, quando si accende la luce, lo si trova, e invece che a comprare uova o banane, prima si pensa alle parole. Giovanni ci ha permesso di pubblicarlo e noi lo ringraziamo molto, per questo.


Scriveva Tullio De Mauro, nel 1974, riguardo alla Grammatica della Fantasia: «Come Cimarosa col suo Maestro di Cappella, come Rilke nelle Lettere ad un giovane poeta, come Goethe e Leopardi in certe loro pagine, un’artista ha messo in tavola le carte del suo gioco. E ne è nato, elegante e geniale, un classico».
 Quello che sembra suggerirci è che questo libretto vada oltre il suo oggetto, la contingenza del suo tempo, del suo scopo dichiarato, dei suoi primi ed immediati lettori.
 Su queste pagine potremo, in effetti, scrivere di Rodari una volta al mese, quindi praticamente una su due, il che è abbastanza imbarazzante: Rodari ha pubblicato circa cinquanta libri, si andrebbe avanti per quasi quattro anni, dopo di che si potrebbe ricominciare da capo trovando ogni volta una nuova meraviglia in quei libri, un motivo di incalzante attualità per poterne parlarne. Diventerebbe, così, la rubrica di un solo autore, condotta da un critico che legge e rilegge sempre gli stessi cinquanta libri. Sarebbe, in effetti, meraviglioso: tanto da assomigliare ad un racconto di Borges o (peggio, molto peggio!) di Gianni Rodari.


Ora, per quanto possiamo tranquillamente considerare i racconti e le poesie, e le filastrocche di Rodari universali, impermeabili al tempo e alla geografia, non dovrebbe essere altrettanto facile farlo per la Grammatica della fantasia che però (com’è, come non è), uscita giusto quarant’anni fa, sta lì imperterrita e ancora oggi ispira e aiuta gli scrittori e i poeti per ragazzi, così come gli accademici, i critici, i giornalisti, gli insegnanti, i librai, i promotori della lettura, i bibliotecari, gli editori, gli animatori, i maestri e i genitori. Già loro (si potrebbe dire) fanno una buona fetta della popolazione utile e intellettualmente attiva, ma (si potrebbe obiettare) cosa dovrebbe interessare questo libro a un sottosegretario, al capitano di un bastimento, a un vigile urbano (a parte l’evidente motivo d’essere essi stessi molto probabilmente protagonisti d’una buona cifra di altri libri di Rodari)?

Per rispondere, prendiamo volentieri in prestito delle righe a riguardo di Marzia Corraini: «Mi limito, ed è assolutamente sufficiente, a osservare l’importanza di questo titolo […] C’è una grammatica della fantasia. Ci sono regole o semplici modalità e stimoli per indicare una via. C’è la fantasia e la grande capacità di inventare partendo dal noto. E proprio qui sta la grandezza di Rodari, nel fa vedere come “usare la testa” liberamente per procedere verso la conoscenza attraverso piccoli progressi, prima sulla strada tracciata, poi tresgredendo, mettendo assieme opposti e lontani, immaginando sintesi e soluzioni non previste. Rodari certo, e con lui Munari e anche Alighiero Boetti, Toti Scialoja. Geniali autori e pensatori che ci hanno insegnato […] che esiste anche una modalità da proporre, da segnalare, da indicare perché ognuno di noi possa utilizzare con originalità la propria fantasia o meglio il proprio “pensiero”».


C’è, per tornare a De Mauro, un valore assoluto dell’arte, che non è detto siamo capaci di cogliere, e che va al di là del valore che presupponiamo di poterle attribuire. A volte quel valore si trasferisce alle opere che ne parlano, dell’arte. Volendolo cercare di esplicitarlo relativamente alla Grammatica della Fantasia di Rodari, citiamo ciò che ne dice lui stesso: «Io spero che il libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possano avere la parole. “Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo». Ed ecco che l’attualità del suo pensiero, del Rodari filosofo che in questo libro si esprime al meglio, viene subito fuori: non dobbiamo scordarci, oggi più che mai, il valore di liberazione che può avere la parola: proprio quando la libertà sulle parole sembrerebbe essere assoluta, e le sta invece sempre di più impoverendo di potere e di importanza. Perché se le parole sono strumento di liberazione, occorre salvaguardarle con la massima attenzione. «Tutte le parole a tutti quanti». Quindi.


lunedì 30 aprile 2012

Primo maggio con formica



Illustrazione di Grandville, da Fables di Jean La Fontaine, 1855.
The Ant and the Grasshopper, illustrazione di Thomas Bewick, da Fables of Aesop and others, 1818.



Illustrazione di Charles H. Bennett, 1857.
Rivoluzione

Ho visto una formica

in un giorno freddo e triste

donare alla cicala

metà delle sue provviste.
Tutto cambia: le nuvole,


le favole, le persone.

La formica si fa generosa:
è una rivoluzione!


Gianni Rodari

Pagina dal libro di Maria e Olga Visentini, Vita nuova: piccole letture per la prima classe elementare, 1946.
The Ant and the Grasshopper, illustrazione di Wenceslas Hollar (1607-1677), da Aesop's Fables.

 Alla Formica

Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.


Gianni Rodari

(da Filastrocche in cielo e in terra, 1962)

Illustrazione di Sarah Chamberlain, da Fables. The Ant & the Grasshopper di Jean de la Fontaine, 1979.

E gnacche alla formica 

Io t'amo o pia cicala e un trillargento


ci spàffera nel cuor la tua canzona.


Canta cicala frìnfera nel vento:


E gnacche alla formica ammucchiarona!

Che vuole la formica con quell'umbe
da 


mòghera burbiosa? È vero, arzìa


per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe


col capo chino in mogna micrargìa.



Verrà l'inverno sì, verrà il mordese


verranno tante gosce aggramerine,


ma intanto il sole schìcchera giglese


e sgnèllida tra cròndale velvine.

Canta cicala, càntera in manfrore,



il mezzogiorno zàmpiga e leona.


Canta cicala in zìlleri d'amore:


E gnacche alla formica ammucchiarona!


Fosco Maraini 

(da La Gnosi delle Fanfole, 1994)


The Ant and the Grasshopper, illustrazione di Agnes Miller Parker, 1932.
The Ant and the Grasshopper, illustrazione di Milo Winter (1886-1956), da Aesop's Fables.

giovedì 22 dicembre 2011

Un abete speciale

Milano, foto di Alessio Mesiano, 2009
[di Valentina Colombo]
 
Secondo la tradizione meneghina, l'albero di Natale s'ha da fare il giorno di Sant'Ambrogio. Si prende un abete, vero o finto che sia, e durante alcune ore, o minuti, lo si rimpinza di lucine, palline, fili argentati e cascate di perline, finte candele, pigne, fette di arancia seccate e fiocchetti di vario tipo.
L'albero di Natale, con il suo sbarlugginio luccicheggiante (definizione coniata da una mia professoressa del liceo e mai dimenticata) è simbolo di molte cose. Potremmo dilungarci sulla sua storia da un punto di vista religioso e antropologico, collegandoci ai riti propiziatori dei popoli pagani o a quelli religiosi medievali. Ma non è mia intenzione parlare di questo, e sul significato dell'albero vi rimando al post di qualche giorno fa della brava Antonella Abbatiello.
Anche quest'anno siamo stati invasi dalle immagini degli alberi più strani: quelli fatti di tappi di sughero, quelli di bottiglie di vetro, quelli a piramide di libri e chi più ne ha più ne metta. Non è mancato il servizio al Tg (uno qualunque) sull'accensione dell'albero al Rockefeller Center a New York, con famiglia presidenziale abbracciata inclusa, il report sul Natale all'altro emisfero, dove l'abete stona un po' con i 35 gradi dell'estate, per non parlare delle polemiche sull'albero di Natale troppo poco o troppo lussuoso in Piazza del Duomo, qui a Milano. A Roma l'albero scelto dal Comune è risultato così brutto da spingere la Giunta a rimuovere quello che era già stato ribattezzato "rotolone".

Curiosamente, su una testata nazionale, non ricordo quale fosse, un articolo sulla crisi della Grecia era corredato dall'immagine di uno sparuto abetino spelacchiato, decorato con due o tre palline rosse. Insomma, l'abete in crisi. Come a dire: stiamo messi così male che nemmeno facciamo l'albero. E in effetti, il nostro caro vegetale abbellito è diventato col passare degli anni simbolo di come stiamo, come staremo, che cosa abbiamo fatto, quanto stiamo bene o male. Un oggetto simbolo, se vogliamo, del consumismo e dello spreco, "più luci metti, più sei ricco". Ma per i bambini l'albero è solo un albero: magico, fatato, li accompagna verso la sorpresa del Natale, fa parte del rito dei regali, dell'attesa e dei desideri. Ecco, Rodari, aiutami tu a dirlo, cos'è Un abete speciale:

Quest'anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno all'altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.

Riflettendo su questo, mi sono messa a scartabellare tra gli albi alla ricerca di alberi di Natale illustrati che avessero questa forza atavica e infantile, questa purezza di significato. In generale, trovo i libri sul Natale piuttosto leziosi e trash. È diventata una sfida quindi trovare dei begli alberi dentro dei bei libri, ma ce l'ho fatta. Buon Natale a tutti.

Jean de Brunhoff, Il secondo libro di Babar, Mondadori

Arturo e Zefiro, Pom, Flora, e Alessandro non hanno mai visto niente di più bello dell'abete tutto splendente di luci.











Yvan Pommaux, Avant la telé, l'école de loisirs, 2002
J.C. Touzeil ed Eric Battutt, L'épicéa, Milan Jeunesse
J. otto Seibold e Vivian Walsh, Olive, una renna molto speciale, Fabbri editori.




S. Turner, Stille Nacht, Carlsen Verlag
R. S. Berner, Apel, Nuss und schneeballschlacht, pag. 75, Gerstenberg Verlag

L'idea che esista un albero di Natale di carote e mele mi fa sorridere. E l'ossicino di cane, è un tocco di assoluta dolcezza.

C. Van Allsburg, The polar express, Andersen Press

L. Snicket e Lisa Brown, The latke who couldn't stop screaming, McSweeney
Dr. Seuss, Il Grinch, Mondadori Junior

- Perfetto- disse il Grinch. -La mia ultima tappa sarà la più simbolica, e adesso lo vedrete: prima di dirvi addio ruberò pure l'abete!-

Diabolico.








E. Chichester Clark, Melrose e Croc, Aer
Questo libro è pieno di palline, lustrini, alberi e decorazioni natalizie. Ma la sensazione di vero Natale traspare da questa pagina, verso la fine del libro, quando Melrose e Croc sono finalmente amici, e non più soli.















H. C. Andersen e M. Boutavant, L'albero di Natale, Rizzoli

M. Boutavant, Il Giro del mondo di Mouk, Fabbri editori

R. Briggs, Father Christmas, Penguin



Cartolina di Natale di Nicoletta Costa