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mercoledì 29 aprile 2015

Pippo non lo sa, ma è arrivato anche a Forlì

[di Maya Beretta di Libreria Momini]

Quando abbiamo sfogliato per la prima volta i libri della collana Pippo abbiamo pensato: Geniale!
Quando abbiamo letto per la prima volta del progetto Pippo non lo sa abbiamo pensato: Genialissimo, vogliamo farlo anche noi!
Poi questo desiderio è stato messo nel cassetto per un po', ce l'eravamo quasi dimenticato quando la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha indetto un bando per eventi collaterali alla mostra Boldini. Lo spettacolo della modernità che sarà ospitata ai Musei San Domenico di Forlì, la nostra città, fino al 14 giugno 2015. Era il nostro momento.


Così ci siamo mobilitate, abbiamo chiesto autorizzazioni, coinvolto scuole, insegnanti, associazioni, amici e artisti locali ed è nata la Pinacoteca dei ri-tratti, un gioco di osservazione, riproduzione, alterazione, manipolazione di ritratti ispirato da Boldini, noto per i suoi ritratti di dame dell'alta società della Belle Epoque. Il fine ultimo è ovviamente quello di vendere quanti più ritratti possibile per arricchire le biblioteche scolastiche di quattro scuole della città.


Che il progetto era bello lo sapevamo già, ma è stata davvero una sorpresa vedere con quale entusiasmo insegnanti, bambini e genitori hanno aderito al gioco!
La nostra associazione, Momini, ha organizzato tre visite alla mostra, guidate dalla nostra cara Nadia Conficoni – insegnante, atelierista, autrice insieme alle colleghe del libro L'esperienza dell'arte - che hanno portato al museo più di trenta famiglie. Dopo le visite abbiamo invitato bambini e genitori a riprodurre le opere che più li avevano colpiti, con risultati davvero interessanti, anche se per noi che da diversi anni facciamo laboratori con bambini e adulti l'aspetto più piacevole è stato senza dubbio vederli lavorare fianco a fianco, con grande concentrazione e impegno, senza interferenze o interruzioni.


Alle famiglie si sono aggiunti più di 300 alunni e insegnanti delle scuole primarie e dell'infanzia che si stanno dedicando al progetto con lezioni e visite alla mostra.
L'associazione Arte e Vita, che si occupa di introdurre alla pittura persone con disabilità psichiche fornendo loro un nuovo mezzo espressivo, ha partecipato con i ragazzi che segue, presentando elaborati sorprendenti.


Grazie a una vulcanica insegnante, un'intera classe di grafici di un istituto professionale si cimenterà con rielaborazioni grafiche di  ritratti di artisti più o meno noti.
E queste sono solo le adesioni più consistenti in termini di numeri perché sono davvero tante le persone che stanno lavorando da casa, chiamano per fare mille domande o ci portano le opere in formati strampalati, tornano a chiedere un po' di fogli in più perché li hanno finiti tutti...

Insomma, siamo davvero entusiaste di questa prima fase e non vediamo l'ora di avere in mano tutte le opere per preparare finalmente la grande mostra all'aperto del 16 maggio. Anche se, dobbiamo ammetterlo, iniziamo a essere un po' preoccupate per l'allestimento perché forse lo spazio che avevamo previsto di usare non è abbastanza grande... ci toccherà invadere tutta la via!

Adesso aspettiamo solo di scoprire quante opere riusciremo a vendere, intanto, comunque vada, grazie ai Topipittori e a Spazio B**K per averci autorizzato a trapiantare il progetto, auguriamo un Pippo ad ogni città!

PS: Se qualche amico dei Topi vuole unirsi a noi accettiamo anche disegni via posta ordinaria entro l'8 maggio!

[ANTEPRIMA]
Il Centro Documentazione Handicap - Cooperativa Accaparlante di Bologna e ZOO organizzano una nuova edizione de Le scarpe di PiPPo per finanziare l'acquisto di albi per la Biblioteca Ragazzi del Centro. L'iniziativa si articola in quattro date, a partire dal 25 maggio, con laboratori per i bambini delle scuole primarie del quartiere Pilastro tenuti, fra gli altri, da Arianna Papini. Sabato 6 giugno la mostra, a Villa Lipparini, nell'ambito di Be' _Bologna Estate, con la vendita delle opere realizzate da autori notti e meno noti. Tenetevi pronti. Vi aggiorneremo appena i dettagli dell'iniziativa saranno disponibili.

mercoledì 14 maggio 2014

Le straordinarie peregrinazioni di PiPPo non lo sa


[di Libri fatti a mano]

Ma cosa c’entra una mostra/concorso per libri manufatti con i Topipittori? E cosa unisce due brave e gentilissime libraie di Milano con due piccole Scuole primarie della Valtiberina?
Tutta colpa di PiPPo che, come tutti ben sanno, 'non lo sa'.
E ora vi raccontiamo come sono andate le cose.

Antefatto
Nell’edizione 2013 di Libri fatti a mano abbiamo deciso di ampliare l'offerta, affiancando all’esposizione di libri autoprodotti un evento parallelo: una mostra d'illustrazione dal titolo Muro come un pesce a cura di Alice Lotti e Laura Fanelli, con allestimento realizzato da Libri fatti a mano. Il successo tra i più di 400 bambini e ragazzi, visitatori della mostra, è stato sorprendente.
Ovviamente, nell'edizione 2014 non potevamo essere da meno.

Eravamo convinte che anche quest'anno il contenitore "eventi paralleli" si sarebbe riempito con una bella mostra d'illustrazione, fino a quando non ci siamo imbattute in PiPPo non lo sa, che ci ha stregate.
Così, ne abbiamo parlato con le libraie del Frattempo a cui l'idea è piaciuta moltissimo.

A chi destinare il buono libri che avremmo realizzato con la vendita dei PiPPo? Le Scuole primarie di Pieve Santo Stefano e Caprese Michelangelo (che fanno parte dello stesso plesso) ci sono sembrate le ovvie destinatarie, per quattro buoni motivi:
- perché sono grandi realizzatrici di libri autoprodotti;
- perché sono scuole di montagna, distanti 30 minuti dalla prima libreria;
- perché nelle biblioteche dei comuni di Pieve Santo Stefano e Caprese Michelangelo non c'è un settore bambini;
- perché nelle loro biblioteche scolastiche c'è davvero bisogno di nuova bellezza.
Non ci restava che chiedere l'autorizzazione agli ideatori dell'iniziativa. Abbiamo quindi scritto a Topipittori e alle libraie di Spazio b**k che hanno accolto con gioia e disponibilità la nostra richiesta.

Organizzazione
Prendiamo fedelmente il regolamento/manifesto di PiPPo non lo sa e lo adattiamo nelle parti che ci riguardano.
Realizziamo subito un‘immagine che rappresenti il nostro PiPPo: quella che vedete qui sotto.


Iniziamo la diffusione del regolamento/manifesto sui social network, tra gli artisti della vallata, nei vari ordini di scuole, e portiamo avanti un’opera di diffusione dell’iniziativa sul territorio, attraverso una rete fatta di relazioni e di amicizie di vecchia data.
Abbiamo da subito la sensazione che l’iniziativa piaccia davvero molto. Alcune persone si innamorano talmente di PiPPo non lo sa che trasformano i loro luoghi di lavoro in nodi di diffusione del gioco (come la cartoleria e l’enoteca del paese)


Le maestre delle scuole primarie coinvolte, intanto, iniziano a lavorare con entusiasmo e passione insieme ai bambini, appropriandosi dell'idea e intraprendendo ognuna un proprio percorso con la classe.
Intanto lo sguardo è sempre rivolto a Milano, a come hanno gestito loro la comunicazione, al loro allestimento, alla cura dei particolari e soprattutto al fatto che noi non siamo loro (argh)!

Emozioni
Paura a tratti - NOI riusciremo mai ad arrivare almeno a 200 PiPPO? Abbiamo fatto abbastanza?
Entusiasmo – Quando arrivano le prime adesioni importanti, come quella delle Scuole secondarie di primo grado di Pieve e Caprese o del Liceo Artistico e Scientifico di Sansepolcro. Per noi è già un grande successo.
Incredulità – All’arrivo dei primi PiPPo che giungono dalla Sicilia, dal Veneto e dalla Lombardia. Donare il proprio tempo e talento a degli sconosciuti non è cosa che lascia indifferenti.


Commozione – Quando ci viene recapitato quello che noi abbiamo soprannominato Cinque anni e un Mirò.


Felicità – Scoprire, attraverso le maestre, che PiPPo non lo sa affascina e incuriosisce i bambini che ormai parlano con disinvoltura di artisti più o meno famosi e si cimentano anche a casa nella riproduzione di opere.


Soddisfazione – Constatare che in paese si parla con entusiasmo di PiPPo, le adesioni sono le più inaspettate e quasi tutti si scoprono un po‘ disegnatori.

Fasi finali
Sta per scadere il termine di presentazione e i PiPPo sono ancora un centinaio. L’opera di scansione per la galleria online è ormai iniziata e già è evidente che sarà molto impegnativa. Angela si è presa questo impegno ed è quantomai determinata a portarlo avanti da sola!
Ultimi giorni. I PiPPo sono un fiume in piena. Si arriva presto a 200. Sulla soglia dei 300 siamo già al settimo cielo. Ma il flusso sembra inarrestabile. Ogni giorno, all’uscita della scuola, facciamo il punto assieme alle maestre. Esultiamo con loro quando arriviamo a 400.
Anche la risposta degli artisti di tutta la vallata è sorprendente, in termini di qualità e numero.


Ormai ci sentiamo sommerse e felici. L’unica che comincia a preoccuparsi seriamente è Angela. Occorrono infatti cinque minuti per la scansione di ogni PiPPo!
L’ultimo arriva un giorno dopo l’allestimento. È un bellissimo autoritratto di Frida Kahlo, realizzato da una pittrice veneziana trasferitasi a Pieve da qualche anno. La sua bambina fra tre anni frequenterà la scuola primaria. È il quattrocentosettantaduesimo PiPPo! (e Angela è alla sua quarantesima ora di scansione).


Iniziamo a preoccuparci per come gestire la fase di vendita e Chiara e Diletta di Spazio b**k ci vengono in soccorso con suggerimenti preziosi.
Anche noi vorremmo dare un abito ai nostri PiPPo venduti, come la loro deliziosa carta a pallini. Ma stremati dalla mole di lavoro qualcuno tuona: «Ma qui non siamo mica a Milano! Dove diavolo la troviamo una carta del genere?»
La notte porta consiglio. Riflettiamo. Qui non siamo a Milano, siamo in mezzo all’Appennino tosco-romagnolo. Qualcosa di meno delizioso e più ACCESSIBILE. Accessibile come dovrebbe essere l’arte per i bambini, per noi, per tutti. L’Arte, accessibile e quotidiana come il pane. Ecco quale sarà il vestito per i nostri PiPPo venduti!


Allestimento
Per l’allestimento anche noi riproponiamo fili di spago che pendono dal soffitto. Ci pare la soluzione più funzionale, economica ed esteticamente convincente. L’operazione è davvero ardua. Siamo impegnate su tre fronti: mostra dei libri realizzati dalle scuole, mostra del concorso e PiPPo non lo sa. Occorrono due ore per tendere i fili e sei ore per appendere i PiPPo. A lavorare sono Silvia e Maddalena.



L’impatto finale è sorprendente. 472 PiPPo distribuiti su due pareti. Un tripudio di colori e di stili. L’effetto ci entusiasma.


Mostra
PiPPo non lo sa ha avuto un successo inaspettato. Un flusso continuo di persone per vedere le opere esposte, oltre ai più di 500 bambini e ragazzi che hanno visitato la mostra. Sono stati cinque giorni di festa. I PiPPo hanno fatto da scenario alle letture animate. 
Abbiamo incassato 980 euro. 

Adesso i PiPPo non venduti, ugualmente appesi a fili di spago, stanno già abitando la Scuola primaria di Pieve Santo Stefano.


Controindicazioni (per chi volesse, come noi, riproporre l’iniziativa)

La postina diventerà parte della vostra famiglia.
Nei giorni in cui la postina non suonerà alla vostra porta, il senso di delusione sarà difficilmente gestibile e il malumore vi accompagnerà fino alla sera.
Quando vi renderete conto che i PiPPo verso i quali provate un attaccamento smodato supera le venti unità, sappiate che ormai è troppo tardi, il giorno della vendita sarà un calvario.
Pippo non lo sa crea dipendenza. (Questa la frase di una maestra che ha creduto molto all'iniziativa «So già che quando PiPPo finirà, mi mancherà molto.»)


Potremmo raccontarvi di intrecci sorprendenti e storie affascinanti sui PiPPo venduti, ma il tempo della vostra attenzione è ormai, giustamente, terminato.
Non ci resta che ringraziare Topipittori e le libraie di Spazio b**k per aver condiviso così generosamente la loro idea. 
La forza di PiPPo non lo sa sta proprio qui: nella condivisione, nella generosità e nella bellezza, motori essenziali per innescare relazioni. 
Noi l'abbiamo sperimentato.
PiPPo è stato in grado di mettere insieme un numero di persone inaspettato con l'obiettivo comune di portare un mare di libri nelle scuole di montagna.




Provateci anche voi, nel vostro paese, nel vostro quartiere, nella vostra città. Per farlo, basta mandare una mail a Topipittori e a Spazio b**k e presentare il progetto.

Per tutta l'informazione dedicata a PiPPo da questo blog, cliccate qui.

giovedì 17 gennaio 2013

Riflessioni a margine di una crisi /2: Far funzionare la propria idea, giorno dopo giorno

La libreria di Thomas, a Livigno (SO)

Fra le tante, piacevoli conseguenze del nostro post di venerdì scorso, quella che più ci ha rallegrato e anche un po' inorgoglito è questo lungo messaggio di un libraio periferico e isolato, ma per nulla fuori dal mondo. Con un sentito ringraziamento e l'invito a continuare la nostra conversazione.

[di Thomas Ruberto]

Sono un libraio (non ho nessun attestato, solo una piccola libreria da gestire) e spero di dare un contributo a una discussione davvero intelligente che credo abbia toccato tutti i temi che riguardano il mondo dei libri. E per dare un contributo, vorrei parlare della nostra esperienza e di come intendiamo evolverci (magari anche per dare una spintarella a chi vuole aprire una nuova libreria), e naturalmente dire la mia su quello che ho letto nei vari commenti.

Cinque anni fa abbiamo deciso (io e mia madre) di provare a destinare ai libri uno spazio di 20 mq nel negozio di famiglia (con mille dubbi di mia madre, commerciante da trent'anni).
Passo indietro: vivo in un piccolo paese di montagna a fortissima vocazione turistica, estremo nord Italia, 6mila abitanti. Prima della nostra non esistevano librerie in paese, tanto che quando si è sparsa la voce della (minuscola) imminente apertura, la sorpresa sui volti dei compaesani è durata almeno un anno, più o meno il periodo di vita che ci davano. Non esistevano librerie prima della nostra, dicevo, così a chi ancora oggi mi chiede come vanno gli affari (sempre con annessa sorpresa sul volto), io rispondo che la sorpresa non deve stare nel fatto che la nostra libreria funzioni, ma che prima non ce ne fossero in paese. Io stesso, dopo aver finito l'università ed essere tornato all'ovile, potevo acquistare libri solo sul web (in formato cartaceo, parlo di 6 anni fa).
Avevamo deciso di provare a dare un'opportunità ai libri, vista la nostra passione per la lettura e la scrittura, ma per farlo non potevamo buttare tutto il lavoro precedente e stravolgere un negozio per quello che in fondo poteva rivelarsi un azzardo: così 20 mq e un investimento iniziale minimo ci erano sembrati ideali per la nostra prova. Io ero convinto delle potenzialità dei libri nel mio paese, dovevo solo toccare con mano le risposte dei lettori-clienti.



Tre anni dopo, nell'estate 2011, abbiamo ristrutturato l'intero negozio: la libreria è triplicata fino a occupare 60 mq al piano terra, gli altri articoli (borse e accessori) li abbiamo trasferiti al piano interrato in circa 30 mq. La libreria ha continuato ad avere successo, a conquistare lettori e credibilità, a incrementare le vendite. L'opportunità che avevamo dato ai libri si è rivelata un'opportunità per noi, e oggi possiamo dire di esserci consolidati. Per questo abbiamo deciso che, entro fine anno, la libreria si estenderà al piano interrato. Elimineremo il reparto borse e accessori (qui sì che la crisi di vendite è forte) e punteremo ancora sui libri (dove la crisi c'è ma è meno marcata).



Siamo però convinti che i libri da soli non bastino. Noi proporremo ancora di più una scelta di non-book di qualità (non scopriamo nulla di nuovo, e qui forse Diletta non sarà d'accordo con noi) e, vicino alla scelta di libri di cucina che vogliamo incrementare introdurremo i migliori prodotti del territorio (anche qui non scopriamo nulla di nuovo, e qui forse Diletta ci darà dei banalotti). Un'offerta che, crediamo, possa rendere ancora più piacevole la scelta di un libro, in un ambiente accogliente e originale (per ciò che riguarda la nostra provincia). Credo sia lo stesso concetto seguito da Spazio B**K, solo che ogni persona mette se stessa nel proprio progetto, la propria sensibilità, le proprie intuizioni, sempre con la consapevolezza che il tutto deve essere funzionale al luogo in cui si vive, al tipo di lettore che frequenta la libreria e all'evoluzione del mercato (prima locale, poi nazionale, poi mondiale).



Sono rimasto affascinato dalla libreria ideale di Anna, descritta nel suo primo commento : potrebbe essere anche la mia libreria ideale e di molti altri, sono convinto. Ma non sono convinto possa funzionare davvero, almeno in Italia (con l'eccezione di poche grosse città). Perché se è vero che l'Italia è fatta di province e cittadine (ed è vero), anche le librerie devono essere fatte a loro misura. Oggi i tempi per una libreria del genere in provincia (almeno nella mia) non sono maturi. Spero lo saranno in un futuro non troppo lontano.
Però la differenza tra libreria “da sogno” e libreria “da realtà” sta soprattutto nel fatto che la seconda è un'attività commerciale, e come per qualsiasi attività anche la libreria è prima di tutto un negozio con un bilancio da far quadrare e con, oltre al lavoro giornaliero di libraio, spese di corrieri e di resi, bollette luce, riscaldamento, telefono e adsl, costi della gestione finanziaria e del conto corrente, pulizie e ordine dell'ambiente eccetera. Tutte cose ovvie, ma a volte è meglio ricordarle, sennò pare che il libraio debba solo pensare ai libri sugli scaffali (o un negoziante alla merce da esporre). Inoltre, la libreria “da sogno” credo non possa essere una piccola libreria, perché a uno o due librai non basterebbero 24 ore per gestire tutto quello di cui parla Anna. E se in Italia si assumono uno o due dipendenti, si aggiungono altri costi (sostenibili?).

Per farla breve (e non ce l'ho con Anna, sia chiaro, perché la sua libreria “da sogno” potrebbe essere un modello da seguire a Milano, Roma, Torino o Parigi), sono convinto che le belle idee, intriganti, stupefacenti e rivoluzionarie siano piuttosto facili da avere. La difficoltà più grande sta nel metterle in pratica e soprattutto nel farle funzionare nel tempo. E, oggi, un libraio, con tutto quello che succede là fuori, deve prima di tutto essere concentrato nel far funzionare la propria idea, giorno dopo giorno, e poter ribaltare piano piano ciò che di sbagliato c'è nel mondo dei libri.

Poi, sulla qualità della produzione che ogni giorno troviamo tra le novità, credo sia già stato detto tutto. Non faccio però parte di quei librai schizzinosi che decidono di non vendere la D'Urso, oppure Brosio, oppure Vespa (una volta ho visto un cartello nella vetrina di una libreria con scritto “Noi non vendiamo i libri di Bruno Vespa”). Come credo sia giusto fare, cerco di dare equilibrio alle proposte, esponendo libri di qualità per i lettori forti e per chi vorrebbe diventarlo, e libri ad alta “vendibilità” per chi non cerca altro. Per fare un esempio, è anche grazie alle centinaia di copie vendute in estate della trilogia delle Sfumature, che dall'autunno all'Epifania abbiamo potuto proporre un bancone al centro della libreria con circa 30/40 romanzi di piccoli editori di qualità.

E poi avete ragione: il pessimismo regna sovrano, ovunque, anche se è chiaro che è difficile stare allegri nella situazione economica attuale e, direi, in quella istituzionale (italiana) degli ultimi decenni. Ma proprio l'aprire e gestire una piccola libreria mi ha insegnato a puntare l'attenzione sugli aspetti positivi e sui punti di forza di un progetto, sul tentare nuove strade calcolando bene i rischi, senza mai restare fermi nella posizione di partenza. Come dice Diletta, provare “a crescere investendo nelle idee, nei progetti di qualità, nelle tecnologie, in un'immagine attraente-seria”. Evolversi, appunto, anche solo nei limiti della piccola libreria, di un budget limitato e delle possibilità dell'intelletto della singola persona che gestisce il tutto.



La mia conclusione potrebbe farmi passare per individualista, ma in realtà non è così: credo nel confronto fra librai ed editori come sta succedendo in questo blog, non credo nell'iscrizione fine a se stessa in qualche associazione di categoria; credo che per evolversi ogni libraio debba prendere spunto da realtà diverse da quelle in cui ha la libreria, non credo nell'omologazione delle librerie e del loro catalogo; credo che il conflitto di interessi nel mondo italiano dei libri sia palese, dove i maggiori editori, distributori, librai lavorano per un'unica società, non credo che la situazione cambierà a breve finché le persone come voi, noi, resteranno in minoranza (ma si lavora per diventare maggioranza); credo nella carta e negli ebook e nella loro convivenza pacifica in libreria, non credo che Amazon e compagnia siano la sola risposta; credo che sia bello uscire di casa ed entrare in una libreria, dove ci sono cose chiamate “scaffali” e sopra ci sono cose chiamate “libri” che si possono addirittura toccare, non credo sia bello se il futuro ci vedrà accendere un computer e fare tutto restando in poltrona; credo a una politica dei prezzi più razionale e a un miglioramento della legge Levi, non credo agli sconti selvaggi di librerie di catena e librerie on-line; credo che un indirizzo web e un social network non saranno mai accoglienti e piacevoli quanto una piccola libreria ben tenuta; credo nei Topipittori e nei piccoli editori seri e capaci (fin dalla nostra apertura abbiamo avuto qualche vostro titolo tra gli scaffali), ma non credo che il settore ragazzi e illustrati sia il punto forte della nostra libreria; credo che il confronto con persone come voi sia fondamentale per un piccolo e ancora poco esperto libraio come me.

La puntata precedente di Riflessioni a margine di una crisi potete leggerla qui. E non mancate di leggere i molti, interessantissimi commenti.

lunedì 29 ottobre 2012

Avventure/ 5: Voglio diventare una libraia indipendente

[di Antonella Giuliano]

Qualche settimana fa ci ha telefonato Antonella Giuliano. Non la conoscevamo. Ci ha chiesto di ricevere i nostri cataloghi perché stava per aprire una libreria per ragazzi a Lecce. A noi piace la gente avventurosa, e ci siamo messi a chiacchierare, facendole un sacco di domande. Poi, ci è sembrato che dicesse cose davvero interessanti sulle origini del suo progetto e sulla sua formazione. Così le abbiamo chiesto di scrivere un post per il blog. Eccolo qui.

Oggi
È arrivato il postino: tra le buste di bollette da pagare, un bel po' di buste gialle e bianche. Apro uno a uno i plichi. Sono i cataloghi che ho richiesto alle case editrici. Devo studiare l’assortimento. Mi sto preparando. Voglio diventare una libraia indipendente.

Ieri
Ho cominciato ad avvicinarmi alla letteratura per l’infanzia lavorando come educatrice negli asili nido comunali di Firenze. Un amore nato così, quasi per caso. Poi, un giorno, sono capitata nel sito della libreria Centostorie di Roma e ho scoperto il Corso per aspiranti librai. Sembrava interessante, economicamente non troppo impegnativo e facilmente accessibile! In Italia, ci sono anche altre opportunità formative per librai: la Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, la Scuola Librai Italiani di Orvieto e l’Accademia Drosselmeier di Bologna, legata alle poliedriche e infaticabili Giannine. Ma offrono una preparazione specialistica a fronte di un investimento notevole di tempo e di denaro. Il corso della libreria Centostorie, invece, è breve, pragmatico e low cost. E io puntavo solo a chiarirmi le idee.

Dicembre 2011. Freddo. Roma. Quartiere Centocelle. Via delle Rose. La prima reazione è la perplessità: una libreria per bambini in una via senza passaggio di un quartiere così periferico? Ma l’ottimismo è la mia arma vincente e, incuriosita, entro nella libreria Centostorie. C’è un bel tepore. Saranno i termosifoni o gli sguardi confortanti degli altri aspiranti librai? 
Prima di entrare, pensavo che il desiderio di aprire una libreria mia fosse poco realistico: come competere con Internet, megastore, librerie di catena? E con la televisione, i videogiochi, le app? Sono bastate due giornate di corso per scoprire che si può fare. Alla faccia della recessione.  Bisogna solo liberarsi dell’idea, romantica e ammuffita, del libraio-custode del Tempio della Cultura, in attesa che i discepoli si affaccino sulla soglia.
Bisogna darsi da fare affinché quella soglia sia varcata da lettori e aspiranti tali e, soprattutto, per fare in modo che tornino. 

Se poi la specialità è libri per bambini e ragazzi, l'impegno raddoppia, perché deve coinvolgere intere famiglie. La libreria indipendente specializzata per bambini  è da sempre, e oggi sempre più, un progetto culturale ampio, che propone ai bambini e alle loro famiglie laboratori creativi e attività di gruppo per avvicinarli al mondo della letteratura di qualità e al piacere della lettura.


I miei compagni di corso sono un catalogo di varia umanità. Ci sono i determinati e  i velleitari; quelli che rischiano l’osso del collo e quelli che partono con le spalle coperte; quelli che hanno un negozio sfitto e gli sembra una buona idea stimolare la vita culturale del natio borgo selvaggio e quelli che pensano che una libreria conceda più spazio per la famiglia di un lavoro d’ufficio. C’è chi è stanco del solito tran tran e non vede l'ora di mollare i codici penali per gli albi illustrati; e chi pensa che sarebbe bello aprire una libreria per bambini in Puglia, perché per far crescere la sua terra servono uomini che sappiano pensare, ed è meglio che comincino da piccoli. Quella sono io.


Non mancano i dubbi e le perplessità, ma prevale la voglia di crederci, di pensare che l’idea possa trovare la strada per realizzarsi. La storia di Centostorie ci conforta. Ci conforta, ma non ci illude: Arianna e Antonella hanno tenacia e passione, capacità di attirare l’attenzione e interessare il pubblico, suscitare curiosità, farsi conoscere da bambini, famiglie, scuole e istituzioni del territorio, lavorando dentro e fuori dalla libreria. A volte, loro stesse sono incredule del successo della loro impresa.  
Poi si parla di mercato, giro d'affari e attività collaterali; di rapporti con distributori e case editrici, di comunicazione e nuove tecnologie, di organizzazione dello spazio e di assortimento dei libri. Esco da Centostorie e mi sento pronta anche a scalare montagne.

Oggi
Ho aperto la mia libreria? Non ancora. Ma ci sto lavorando seriamente. E mi sembra di essere a buon punto.
Tanti problemi. Soprattutto per l’investimento. Non sono cifre ingenti, ma comunque difficili da ottenere: le banche chiedono garanzie; e il pubblico ha tempi lunghi ed esiti incerti! Dubbi e incertezze, ogni giorno. Ma ho deciso di provarci: è forse il primo progetto della mia vita che mi appassiona veramente.
E il corso per librai? Mi ha fornito l’abc delle competenze del libraio, gli strumenti minimi per elaborare il mio progetto di libreria. Adesso, tutte le mie decisioni hanno un senso più preciso. Sono uscita da Centostorie con una tabella di marcia e con le idee un po’ più chiare.

Domani (forse)
Sono le nove. Alzo la saracinesca. Eccola la mia libreria! Odora ancora di nuovo, di libri, di legno, di emozioni forti, di speranze coltivate e di timori.
Comincio a sistemare quello che ieri sera, dopo l’incontro con Bruno Tognolini su “Poesia nei, dei, con e per i bambini” non avevo messo in ordine. Ho fretta: nel pomeriggio per i bambini ci sarà il laboratorio di origami. 
Devo fare un ordine; passare dal tipografo per ritirare le locandine del festival del libro; chiamare una preside e la bibliotecaria per fissare l’appuntamento. Altro che vita sedentaria! Primo cliente: una mamma che vuole un libro con una bambola di pezza! Poi due nonne, un po’ timorose; poi prendono confidenza e sembrano non volersene andare più.


Ma, per prima cosa, come ogni mattina, ho acceso il computer e sono andata a leggermi il blog dei Topipittori. Oggi c'era un mio pezzo: “La mia vita da libraia. La forza delle storie al tempo della crisi”. Ricordo quando Paolo, prima che aprissi la libreria, mi chiese di raccontare come il corso per librai avesse inciso nella mia decisione di mettermi nell’impresa. Adesso posso dire che quel corso mi ha cambiato la vita, anzi che ha contribuito a chiarire a me stessa la strada da seguire per sentirmi felice. Allora cosa aspettate? Venite a trovarmi in libreria.


Naturalmente, vi terremo tutti aggiornati - qui o su Facebook - su quello che succede in quel di Lecce. Ad Antonella, il più grosso, caloroso e rinfrancante: «In bocca al lupo!» 

Le altre “Avventure” sono:
1) Uno studio con dieci illustratori
2) Una stamperia tutta la femminile
3) Un’etichetta di autoproduzioni
4) Un collettivo di illustratrici
4 bis) Un posto per disegnare insieme (e scusate l’errore di numerazione)

venerdì 5 ottobre 2012

Inventare un libro d'artista

Durante un laboratorio alla Libreria Sempreliberi di Lodi.

Abbiamo conosciuto Barbara al nostro gruppo di lettura Alle nove da Babar, vera e propria miniera di incontri e idee. Barbara gestisce la libreria per ragazzi Sempreliberi nel centro di Lodi, e, come molti librai indipendenti, è attivissima nel fare cultura, organizzando letture, laboratori, dibattiti, mostre sui temi più diversi. Qualche giorno fa, ci ha comunicato la notizia di un evento davvero molto interessante da lei ideato e realizzato con la collaborazione di persone e istituzioni della sua città. Per questo le abbiamo chiesto di raccontarcelo. Grazie Barbara!

Spazio letture alla Libreria Sempreliberi.
[di Barbara Scotti]

Al termine della “stagione” 2011-2012, facendo un bilancio delle attività realizzate e del pubblico coinvolto, mi viene in mente che forse bisognerebbe trovare il modo per coinvolgere una fascia di età, quella degli adolescenti, che frequenta poco la libreria (almeno la mia, anche se l'offerta non è limitata ai soli libri per l'infanzia).

Così propongo a Elena De Prezzo, la persona che progetta e conduce i laboratori per noi, di ideare un concorso per la creazione di un libro illustrato. Il concorso dovrebbe avere come destinatari gli studenti del liceo artistico. Detto fatto, ci mettiamo a scrivere il regolamento e iniziamo a proporlo a enti e istituzioni [lo trovate qui e una lettura la merita, ndr].



L'idea va in porto grazie al contributo della provincia di Lodi e del Sistema Bibliotecario Lodigiano che, nella persona del suo responsabile, Emanuele Maffi, accoglie positivamente la proposta.

Durante un laboratorio alla Libreria Sempreliberi di Lodi.

Illustrazione di Alicia Baladan.
Altra persona fondamentale è un'insegnante del liceo artistico Callisto Piazza di Lodi, la signora Riboni, che si presta a fare da tramite fra noi e la scuola, promuovendo l'iniziativa fra insegnanti e studenti.

Mentre il progetto prende corpo, si fanno incontri, si scambiano e si condividono idee e così Daniela Crespiatico, bibliotecaria di Lodi, lancia la proposta di far incontrare gli studenti con un illustratore professionista.
Io invece mi fisso sull'idea che sarebbe una grande opportunità per i ragazzi, ma anche per la città di Lodi: ospitare l'archivio del libro d’artista per bambini Ópla.






S. Delaunay, Alfabeto,
Emme Edizioni, 1970.
Il Sistema approva entrambe le proposte e supera alcuni ostacoli tecnici legati all'esposizione dei libri dell'archivio Ópla, coinvolgendo il Museo della Stampa di Lodi, struttura gestita da volontari, che si presta a ospitare la mostra.
L'illustratrice scelta è Alicia Baladan. Il suo compito sarà quello di raccontare agli studenti il mestiere dell'illustratore e cosa significhi pensare e fare un libro illustrato. I due eventi, mostra e incontro con l'illustratrice, sono aperti al pubblico.




E. Baj, The biggest art-book in the world,
Mazzotta, 1968
Il 5 e l'8 ottobre, io e Elena incontreremo gli studenti per spiegare il regolamento del concorso e alcuni aspetti tecnici che forse potrebbero intimorirli: per esempio, la rilegatura, la copertina, lo storyboard, cosa si intende per non fiction eccetera. A questo proposito, abbiamo pensato di fare un libro senza parole proprio per facilitare i ragazzi nella realizzazione: ci sembrava che dover scrivere anche un racconto avrebbe richiesto abilità diverse e complicato il progetto.





M. Glaser, The Alphazeds,
Hyperion, 2003.
Dalle notizie che ci arrivano dall'insegnante con cui siamo in contatto, sembra che ci sia molto interesse da parte degli studenti e che ci siano già tante adesioni. Questo ci dà una grande soddisfazione.

Domani, 6 ottobre, alle ore 17, ci sarà l'inaugurazione della mostra dell'archivio Ópla presso il Museo della Stampa, a Lodi, via della Costa 4: una mostra interessante e ricca di spunti di riflessione, non solo per i giovani visitatori.





K. Haring, Ten,
Hyperion Books for Children, 1998.
In esposizione ci saranno una selezione di libri d’artista provenienti dall’archivio, pertanto i visitatori avranno la possibilità di esaminare da vicino opere uniche di artisti del calibro di Bruno Munari, Enrico Baj, Andy Warhol, Enzo Mari e molti altri ancora. Un inventario itinerante di oltre cinquanta volumi e tavole incorniciate che fanno della grafica il filo conduttore per raccontare storie per immagini con un linguaggio rivolto ai bambini.






I. Andreadis, Ville,
Les Troi Ourses, 2003.
La mostra sarà visibile fino al 21 ottobre. Orari di apertura: sabato e domenica, dalle ore 16.00 alle 18.00; dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 12.00).
 Nelle due settimane di apertura, il museo offrirà l’opportunità a otto classi di scuole elementari e medie del territorio di partecipare gratuitamente a stimolanti laboratori didattici per fabbricare la carta con le proprie mani e per imparare a trasformarla in piccoli block notes (prenotazione obbligatoria al numero 0371/56011).





K. Komagata, Pacu Pacu,
One Stroke, 2000
Venerdì, 12 ottobre, alle ore 10.00, presso il Museo della Stampa si terrà l'incontro con Alicia Baladan. Un modo unico di far conoscere ai ragazzi, ma non solo, dato che l'incontro è aperto al pubblico, dalla viva voce di un illustratore professionista cosa comporti lavorare con la creatività quotidianamente, cosa significhi progettare e realizzare un'idea, che tipo di competenze e di esperienze siano necessarie svolgere questo lavoro, e molto altro ancora.

Per quel che riguarda il concorso: il 15 ottobre è il termine ultimo per la consegna delle adesioni; il 31 marzo, quello per la consegna dei lavori. I materiali pervenuti saranno valutati nell'aprile 2013 e in maggio si terranno la mostra e la premiazione dei vincitori.




A. Warhol, A Coloring Book,
Simon & Schuster, 1990.
Quello che ci proponiamo, attraverso questa iniziativa (soprattutto attraverso la mostra di Ópla, se riscuotesse successo) è di far conoscere e apprezzare l'illustrazione a un pubblico il più possibile ampio e variegato, e naturalmente far capire il valore di un libro illustrato per non dover più ascoltare quel luogo comune secondo cui si tratta di un prodotto minore, destinato a un pubblico a cui servono le figure perché non sa leggere.

Le copertine utilizzate per illustrare questo articolo si riferiscono a libri appartenenti all'archivio Ópla. Non si riferiscono invece necessariamente alla selezione dei libri dell'archivio in mostra a Lodi.

lunedì 3 settembre 2012

I bambini di queste parti

I bambini sono come le formiche. Ce ne sono dappertutto e in grande quantità. Quest'estate, mi sono ritrovata formiche anche nel letto, nei panini imbottiti, nelle scarpe e in valigia. E molti bambini sono entrati e usciti dalle immagini che la mia macchina fotografica, che poi è un ammaccato telefono, mi ha restituito una volta a casa. Qui, la loro prima apparizione l'hanno fatta in una foto presa al Parc del Turó del Putget, a Barcellona. Ma chi è il genio che ha pensato a una barchetta sospesa a mezz'aria su cui sorvolare le stagioni in città?
Il che mi ricorda che fra le mie letture estive c'è stata anche Capitani coraggiosi, acquistato su una bancarella di libri usati. A tutti, sottintende Kipling, che di selvaticume se ne intendeva, piacerebbe cadere dal transatlantico della vita civile sull'agile goletta di una vita nomade e avventurosa. La navicella del parco però mi ha fatto venire in mente più Peter Pan.


Poco lontano dal parco, ecco di nuovo il daimon infantile affacciarsi da una vetrina: il rosso è l'unico colore accettabile per un'automobile, come ben sapeva Babar. E se al volante c'è un orso, si può star certi che il viaggio sarà interessante. Nelle pause, sulla piazzola dell'autostrada, poi, ci si potrà rinfrancare con una tonificante strimpellata al pianoforte. Il che mi dà l'occasione per consigliare a tutti il sublime Gli autonauti della cosmostrada di Julio Cortazar e Carol Dunlop, che parla, appunto, di piazzole di sosta, autostrade, bruchi, draghi viaggianti, dolci di fichi e altre cose meravigliose che non potete perdervi per niente al mondo.


In una vetrina di giocattoli comme il faut, deve regnare un caos ordinato, condizione ideale perché la vita riservi sorprese e un accettabile interesse. Come vedete, pattuglie di ciclisti, robot e lenti da Scherlock Holmes di varia misura possono convivere, godendo degli incommensurabili benefici di una contiguità priva di nessi. Questo perché una vetrina di giochi deve prefigurare il regno dei possibili: un mondo in cui si allineano cose disparate e la contraddizione non ha bisogno di essere risolta. E qui mi viene in mente un'altra lettura estiva: La lingua salvata di Elias Canetti, magnifica autobiografia di infanzia che molto ha a che vedere con questo tema.



I libri invece amano l'ordine, anche se quello complicato che consente a chi li pratica di destreggiarsi con costrutto nella sterminata foresta di titoli che, per esempio, è una biblioteca. La biblioteca B. Jaume Fuster in Plaça de Lesseps, ha un bel reparto ragazzi: tanto spazio, bella luce e un accogliente nitore.
Per chi poi desiderasse una pausa, è sufficiente uscire nel minigiardino-giochi sul fronte dell'edificio, e farsi un giro sul cavallino o sulla tartaruga: un tuffo nella realtà dopo le fatiche dell'immaginazione. Del resto, non è questa la città dove un architetto ha fatto di un sottotetto un meraviglioso ventre di balena e dei camini, prodigiosi personaggi di fiaba?



A me, le cose che hanno a che vedere coi neonati o fanno orrore, per il cinico cattivo gusto che nessun essere appena venuto il mondo si merita, o sembrano incantevoli, per come esprimono la misura del piccolo, l'ingenuità, e la grande semplicità della sua forma, che immancabilmente mi richiama agli archetipi: che la potenza simbolica ed espressiva del puer si debba anche a questo? Un effetto simile me lo fanno le tute per i neonati: come queste, esposte in un piccolo negozio di Gràcia.


E non avevo mai visto, perché credo non usi in Italia, cicogne di zucchero a festeggiare bambini appena nati. Siccome è sufficiente che due cose siano vicine per immaginarle far parte della medesima storia, mi fa molto ridere il pensiero che il risultato dei due ballerini a destra sia, irrimediabilmente, il fagotto a sinistra nel becco del trampoliere. Ecco cosa significa determinismo.


Restando in tema di misure, che come è noto attraversa tutta la letteratura per ragazzi, non è raro osservare come piccolo e grande si vadano incontro e preludano a grandi amicizie, fatti come sembrano l'uno per l'altro. I piccoli adorano avere amici grandissimi, alti come torri. E i grandiglioni, avere amici minuscoli. Gli artigiani che ogni anno a Gràcia preparano i carri e i personaggi allegorici della festa del quartiere lo sanno bene. Una certezza, per i bambini che abitano da queste parti.




















Poteva mancare un giro in libreria? No, ovviamente. A Barcellona, abbiamo fatto visita alla deliziosa Abracadabra, tutta dedicata ai ragazzi, vicino al Mercat di Santa Catalina. Purtroppo era chiusa. Così non abbiamo foto da mostrarvi (ma la trovate qui).  A sorpresa ne abbiamo trovata una, davvero irresistibile e non solo per bambini, a Ciutadella, nell'isola di Minorca: La Torre de Papel, in Camì de Maò. Intanto, all'entrata ad accogliervi c'è una parata di begli albi illustrati e libri per ragazzi. Mi ha conquistato vedere in prima fila La mia famiglia e altri animali, uno dei capisaldi della mia infanzia, del grande etologo inglese (e bravissimo scrittore) Gerald Durrell. Se avete figli che amano gli animali non fategli mancare questa storia di una infanzia trascorsa nell'eden della selvaticissima isola di Corfù, fra bestie di ogni genere. La foto in copertina, che ritrae l'autore da piccolo, trovo sia strepitosa (avete mai visto un barbagianni? Noi a Minorca ne abbiamo incontrato uno, una notte, nei pressi del parco naturale di Es Grau).






















Più che una semplice libreria a me questa è parsa un accogliente e fresco salotto (fuori impazzava un caldo a dir poco rovente) dove stare seduti in santa pace a sfogliare libri interessanti. Del resto, spesso le librerie sono state e sono luoghi personali e misteriosi come case private. In proposito, se l'argomento vi interessa, non potete mancare Rue de l’Odéon di Adrienne Monnier, fondatrice della libreria parigina Shakespeare and Company.




















Avanti e indietro per chiese e chiostri, a Ciutadella ci siamo imbattuti anche in bambini visionari. Del resto qui siamo in Spagna. E va fatta la riflessione che il bambino più famoso del mondo è un dio in erba e sta in braccio, per l'appunto, a sua madre. Siamo nella cattedrale gotica di Santa Maria. L'altare di Nostra Signora del Rosario, però, è stato dipinto nel 1948, da Nina Camps. Mi hanno incuriosito questi minuscoli oranti, i tre bambini di Fatima, che galleggiano sul fondo d'oro.


Nel museo diocesano, invece, una mini galleria delle scienze espone questi irresistibili strumenti didattici finalizzati all'insegnamento dell'anatomia. Esiste qualcosa di più schifosamente attraente? Anche quella per scheletri, mummie, cadaveri e mostri anatomici vari è una delle grandi passioni infantili. I cultori della materia non possono mancare Danse macabre dell'ultraesperto di terrore Stephen King.

Durante uno dei vagabondaggi per l'isola, lungo la strada per Capo Favaritx, dove in mezzo a un paesaggio lunare svetta un magnifico faro che fa l'impressione di un gigantesco punto esclamativo sulla riga dell'orizzonte, ci siamo imbattuti in questa minuscola scuola elementare nel mezzo del nulla. Che vita faranno i bambini che la frequentano? A me dà l'idea che possa essere meravigliosa. Poi mi piacerebbe sapere a cosa si gioca e come, con quei misteriosi segni colorati dipinti nel cortile.

Ed eccoci arrivati alla fine. Infatti, di nuovo a Barcellona, stiamo per salire sull'aereo che ci riporterà in Italia. Mentre gli adulti in attesa di salire sui rispettivi aerei che li riportano a casa dalle vacanze non trovano niente di meglio da fare che annoiarsi, in una realistica prefigurazione di ciò che li aspetta, i bambini giocano con tutta l'intensità di cui sono capaci. Lo fanno su un curioso attrezzo allestito alla bisogna. È rosso, blu, giallo e nero. Del resto siamo nella città di Mirò e questo oggetto che simula una creatura fra l'aereo e l'uccello, dotata di becco-bandiera ed elica, me lo fa venire in mente subito.


Bene. Viene il momento di imbarcarsi. Ognuno ha il bagaglio che gli compete. Una valigia molto colorata e un minuscolo campagno di volo con la coda favoriranno un ritorno degno di questo nome.


Bentornati a tutti!