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lunedì 25 novembre 2013

I bambini leggono/5. Teresa, Caterina e il Piccolo Principe

[di Marta Sironi]

Lo scorso mercoledì, Giovanna Zoboli ha deciso di farci un regalo: presa da raptus consumistico ha risposto, senza troppo pensare, a una proposta di sconto giunta per newsletter per lo spettacolo Il piccolo principe, alla sua seconda stagione al teatro Franco Parenti, a Milano. Per fortuna, la nostra Giovanna, sempre molto impegnata a diffondere la buona letteratura illustrata per ragazzi, a causa di un impegno (preso da mesi!) ha dovuto rinunciare ad assistere alla lettura scenica di Sonia Bergamasco (il piccolo principe) e Fabrizio Gifuni (voce narrante e tutte le altre ‘comparse’), accompagnati dalle musiche di Rodolfo Rossi (qui un'intervista sullo spettacolo ai suoi interpreti).
Al suo posto ci siamo andate noi, e ce la siamo proprio goduta. In verità i biglietti erano due e da buona ‘asina razionale’ ho pensato di andarci con mia figlia Caterina: otto anni, instancabile ascoltatrice (e lettrice) di racconti. Al momento di uscire, però, l'altra mia figlia, Teresa (cinque anni e mezzo), si è messa scarpe e giacca e non ha voluto sentire ragioni.
Sul palco, niente scene, niente costumi: si tratta di una raffinata lettura scenica risolta con i soli movimenti del corpo, l’espressività della recitazione e il virtuosismo degli attori (imperdibile la volpe!), l’uso delle luci e la presenza tattile della musica.
Caterina e Teresa sono state rapite dal racconto – un’ora e mezza senza pausa – tanto che alla fine avrebbero voluto una replica successiva (in effetti, Sonia Bergamasco riprendeva subito dopo con la sua Karénina. Prove aperte di infelicità, ma l’ho saputo solo il giorno successivo e forse avrebbe messo a dura prova il loro entusiasmo da neofite…).


Il ritorno a casa è stato tutto una finzione teatrale, alternata a insistiti inviti a tornare a teatro il giorno dopo, a rivedere Il piccolo principe. La recita era alle 19.30 e in sala c’erano altri bambini delle elementari. Un gruppetto lo conoscevamo, perché compagni di piscina - e per coincidenza a nuotare si va proprio il mercoledì, tanto che la micidiale somma “tempo pieno + piscina” lasciava immaginare un immediato sonno profondo sulle poltrone del teatro: alcuni bambini non hanno smentito le previsioni e all’uscita lamentavano la noia soporifera ‘del film’ (sì, l'hanno chiamato proprio così…).


C’erano però tanti altri bambini di cui non ho sentito i commenti, ma il silenzio in sala, per tutta la durata dello spettacolo, credo sia garanzia di un diffuso apprezzamento. Insisto nel dire che non si tratta di uno spettacolo per bambini, pensato per divertire a tutti i costi, ma di teatro vero, quello d’antica tradizione e che continuerà a sperimentare le possibilità espressive del corpo e della voce senza bisogno di effetti speciali, facendosi accompagnare dall’altrettanto magico potere della musica e della luce. L’esperienza mi ha confermato che la separazione di opere per bambini e adulti è in parte fittizia: ci sono cose universalmente belle che i bambini sono felicissimi di incontrare sul loro cammino. Ho anche pensato che, al di là dei futuri raptus consumistici di amici distratti, dovremmo andare più spesso a teatro, un’occasione non solo di conoscere grandi testi e le loro infinite possibilità interpretative, ma anche e soprattutto di vedere da vicino la magica metamorfosi espressiva del corpo umano.


martedì 16 luglio 2013

I bambini leggono/4. L'incredibile caso degli 8 ippopotami

"Dove sono gli altri otto ippopotami?" (e le 6 poltrone e le 3 ottomane?)

Una mattina, qualche tempo fa, ho ricevuto questo messaggio. Oggetto: Nonno in crisi!

Cari topi pittori
Stiamo leggendo al nipote il vostro libro dei pisolini illustrato da Simona Mulazzani. Chiedo aiuto nell’interpretazione della pagina 11 (circa), quella con le giraffe nel sacco a pelo. Fino a qui i conti tornano tutti. In questa pagina invece il testo non ha un riscontro nelle figure (TRE FOCHE SU SEI POLTRONE ECC.).
La creatura, perfida e attenta al fatto che tutto torni, ha turbe serali proprio perché tutto non torna! Dove sono le sei poltrone? E gli altri quattro colombacci ? (per non parlare del resto della ghenga degli ippopotami).
Attendo lumi! Aiuto!!
Grazie

Maurizio & Elisabetta

P.S. Gran libro !!


E questa è stata la mia risposta:

Cari Maurizio ed Elisabetta,

grazie per il vostro messaggio: mi sto ancora asciugando gli occhi dal ridere.

Il vostro nipotino ha l'occhio lungo e diabolico, infatti ha azzeccato la magagna del libro.
Sì, si tratta di un errore. Vi spiego: originariamente la filastrocca da me scritta aveva i regolamentari:


nove ippopotami sopra al divano.
Tre foche monache su sei poltrone.
Sei colombacci su tre ottomane.

 "Posso portarmi anch'io una banana a letto, domani sera?"
"Quante pecore conta il coccodrillo?"

Un giorno, mentre il libro era in corso di realizzazione, mi chiama Simona Mulazzani e mi dice: "Senti, in una sola pagina tutta 'sta roba non ci sta: troppa mobilia e troppi animali. Non si può economizzare?"
Impietosita, mi misi al lavoro, e questa fu la soluzione (che non avrebbe turbato i sonni del vostro nipotino...):


un ippopotamo sopra al divano.
Tre foche monache su tre poltrone.
Due colombacci su un'ottomana.

"Ma le vendono queste ciabatte?"

Tutto sembrava risolto: Simona fece la sua bella illustrazione con la mobilia e lo zoo dimezzati. Il lieto fine sembrava garantito, quando ci si mise di mezzo un genietto dispettoso.
Di solito chi fa il controllo finale dei testi, prima della stampa, sono io. 

"Ma le vendono queste ciabatte?"
Ma quella volta non so dove fossi, e toccò a mio marito, Paolo, che non era al corrente del cambiamento e che quindi non si è accorto che nell'impaginato era finita la prima versione di testo, che a quel punto non funzionava più con l'immagine.
Che le due cose fossero incongruenti, ce ne siamo accorti solo quando il libro ormai era stampato.

Dramma. E adesso? "I bambini se ne accorgeranno sicuramente, pignoli come sono!" mi disperavo io, immaginando la delusione dei mancati nove ippopotami. Paolo cercò di rassicurarmi, ripetendomi: "Ma senti, mica un illustratore per forza deve mettere nell'illustrazione TUTTO quello che dice il testo, altrimenti staremmo freschi." Da un certo punto di vista, aveva ragione, dall'altra, pensando alla implacabile logica infantile, mi resi conto che si trattava di un cerottino su una bella magagna.

"Possiamo aggiungere anche noi un piano
con le dune al nostro letto a castello?"
Ecco, ora sapete tutta la verità. Cosa potete dire al vostro perfido tesoro? Che anche i Topi sbagliano! Oppure che un illustratore non deve mica illustrare proprio TUTTO quello che dice il testo. E quindi i nove ippopotami e le sei poltrone non è che non ci sono: l'illustratrice li ha lasciati oltre il margine della pagina, perché tutti in una sola non ci stavano. Magari potete proporgli di disegnarli lui: così tutti vedranno che non è che non ci sono, è solo che non si vedono. Oppure, se il pargoletto ancora non legge, potete leggergli la versione corretta di testo, e lasciare che scopra l'inganno una volta che sarà in grado di leggere da solo...

Un saluto e fatemi sapere come è andata a finire!

Giovanna



"Come mai i pulcini non dormono?"
Poi qualche giorno fa, la nostra impagabile Geena Forest (che se non ci fosse, la dovrebbero inventare), ci ha lasciato questo commento sulla nostra pagina facebook:

Le domande più frequenti a cui devo rispondere ogni sera alla lettura di questo libro:
"Ma le vendono queste ciabatte?"
"Come mai i pulcini non dormono?"
"Quante pecore conta il coccodrillo?"
"Possiamo aggiungere anche noi un piano con le dune al nostro letto a castello?"


"Dove sono gli altri otto ippopotami? (teoria più probabile dopo infinite discussioni: un po' più a destra e Simona Mulazzani non aveva più spazio nel foglio per disegnarli)"
 "Posso portarmi anch'io una banana a letto, domani sera?"

"Ma sotto l'elefante ci sarà un po' di soffice
polvere o è tutta dal lato della gazzella?"
"Ma sotto l'elefante ci sarà un po' di soffice polvere o è tutta dal lato della gazzella?"

Ci credete che alla fine mi addormento anch'io?
 Che libro. Che pisolini.

Comunque, nel caso vogliate veramente fare una ricerca approfondita, su dove siano finiti gli ippopotami, queste sono le teorie scartate a casa nostra:
1. sono sui rami superiori, più in alto di poltrone e ottomane (no, troppo pesanti, cadrebbero ancor prima di voltare pagina)
2. Sono die
tro l'ippopotamo raffigurato che, essendo il più grosso di tutti, ne copre la visuale (impossibile: ad almeno uno degli otto verrebbe in mente di fare cucù e farsi vedere dal lettore)
3. Sono spiaccicati sotto l'ippopotamo illustrato (no, troppo truculento, poveri ippopotami... E poi qualche budella si vedrebbe o_O)
4. L'ippopotamo sta sognando gli altri otto ippopotami (non mi ricordo perché è stata scartata questa).


Anche questa volta, dopo protratte risate, ho risposto:

Prima o poi scriverò un post, su questi otto ippopotami che stanno togliendo il sonno a intere famiglie!

Che poi è quello che avete appena finito di leggere. (gz)

lunedì 23 aprile 2012

I bambini leggono/ 4. Nero pantera

Come si diventa poeti? E perché?

Ecco una domanda che sarebbe piaciuta a Wisława Szymborska, che reputava caratteristica principe del poeta quella di non credere all'ovvio e di non praticarlo, ponendosi continuamente interrogativi nati da uno stato di sistematica stupefazione.

E quando Dean E. Murphy, inviato del Los Angeles Times a Varsavia, le chiese: «Perché ha iniziato a scrivere poesie?»
Lei rispose, serafica: «Semplicemente è successo. Forse è stata l'atmosfera in casa. Eravamo una famiglia piuttosto intellettuale, parlavamo di libri. E leggevamo tanto, soprattutto mio padre. Ho cominciato a scrivere poesie a cinque anni.
Se scrivevo una poesia – cose da bambini – che a mio padre piaceva , allora si metteva una mano in tasca e mi dava qualche soldino. Non  ricordo esattamente quanto, ma per me era molto» (trovate tutto questo in La prima frase è sempre la più difficile, imperdibile librino pubblicato da Terre di mezzo).
Sì, era moltissimo. E, per quanto il gesto non vada preso come una ricetta, certi padri, certe madri si leggono in controluce nei talenti dei figli.

Qualche giorno fa, ci è arrivata questa mail:
Ciao, Topipittori,
sono Francesco, ho otto anni e frequento la seconda elementare. La maestra di italiano ci ha assegnato il compito di inventare una poesia usando delle similitudini per definire il nero e io mi sono ricordato di una poesia che avevo letto in
Cielo Bambino e che mi era piaciuta moltisssssimo. Così ho scritto questo testo:



Nero di notte
senza le stelle
nero di buio
senza sorelle
nero di pece
nel mio letto
nero paura
dentro il cassetto
nero pantera
che esce dall'ombra
mi balza addosso
dall'alto piomba.
Accendo la luce
mi guardo intorno:
era solo nero di sogno.



La mamma ha detto che forse vi avrebbe fatto piacere leggerla così ho deciso di mandarvela. Spero vi piaccia!
Ciao, Topipittori!
Francesco Sartori


Esatto: leggerla ci ha fatto molto piacere. E per questo abbiamo risposto a Francesco:

Caro Francesco,
hai scritto una poesia bellissima.
E te ne siamo davvero grati.
Se c’è una cosa che rende bello il nostro lavoro è proprio che i bambini come te lo usino per fare cose nuove e sublimi, divertendosi.
Ci piacerebbe molto pubblicare la tua poesia sul nostro blog.
Non è proprio come pubblicarla in un libro, ma quasi.
La leggeranno in molti e siamo sicuri che piacerà moltissimo.
E tu potrai dirlo a tutti: alla mamma e al papà, ai nonni, agli zii e ai cugini, alla maestra e ai compagni.
Sarà come una festa!
Ci permetti di pubblicarla?
Insieme alla tua poesia, pubblicheremo anche quella di Alessandro , e il disegno di Alicia.
Sono sicuro che loro saranno felicissimi di stare in tua compagnia.
Anzi, adesso li metto “per conoscenza”, così la leggono in anteprima.
E magari gli viene voglia di scriverti una lettera.
Sei proprio un bravo poeta.
Magari cambierai idea e vorrai fare un altro mestiere.
Ma sarai comunque un bravo ingegnere, un bravo insegnante, un bravo alpinista, o un bravo postino.
Decidi tu.
Ciao
Giovanna e Paolo (alias, i Topipittori)


Ed ecco qui, la poesia di Alessandro Riccioni:

Nero di fumo
senza l’arrosto
nero di seppia
senza aragosta
nero lavagna
senza gessetto
nero di sporco
dentro il cassetto
nero di oggi
senza domani.
Nero di pianto
senza allegria.
Nero di tutto
vattene via!



Il giorno dopo Francesco ci ha scritto:
Sììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì che bello! Pubblicatela pure. Grazie!
A me
Cielo bambino piace tanto perché le parole sono come canzoni e le poesie le imparo a memoria senza fare fatica. Sono loro che si incollano da sole nella mente dopo che la mamma me le ha lette. Il disegno del libro che più mi piace è quello della bambina con lo zaino a forma di casetta che guarda ed è guardata da una stella. Forse la stella sogna di essere visitata dalla bambina e lei di andare su quella stella. In tasca ha anche una scala.
Ciao Paolo, Giovanna e Alicia.

Francesco


Ecco, e questo è quanto. Ha ragione Wisława Szymborska: non c'è niente di ovvio. Proprio niente.
I bambini ce lo ricordano a ogni istante.

lunedì 23 gennaio 2012

I bambini leggono/3. C'è però un problemino...

Qualche giorno fa, nella nostra casella della posta, abbiamo trovato questa:


In mezzo alle altre buste, devo dire che si faceva notare. Aveva quel che si suol dire una certa personalità. Quando l'abbiamo aperta, e abbiamo letto l'inizio della lettera che conteneva, questa idea si è confermata.


E quando siamo passati alla seconda pagina, per continuare a leggere, beh, ne siamo stati completamente conquistati.


Qui sotto vedete la tavola incriminata, realizzata da Simona Mulazzani, che non più tardi di qualche  pomeriggio fa era da noi per mostrarci gli schizzi preparatori del nostro quinto libro insieme. Simona e io ci scusiamo con Giona, ammirate dall'attenzione con cui legge parole e figure, con tutta l'intensità dei suoi tre anni. Però siamo anche contente di quei coleotteri al posto dei lepidotteri di ordinanza. Se tutto fosse andato per il verso giusto, lui e la sua mamma non ci avrebbero scritto questa deliziosa lettera, dalla busta all'ultima pagina formicolante di vita.

Simona Mulazzani, illustrazione per Al supermercato degli animali.

Al supermercato degli animali suscita grandi passioni fra i piccolissimi. Tempo fa, quando il libro era in ristampa, ci scrisse una mamma: aveva preso in prestito il libro in biblioteca e, venuto il momento di restituirlo, suo figlio, anche lui treenne, si rifiutava di renderlo, preso da irresistibile amore. Solo che in libreria il titolo non si trovava più, dato che era esaurito. Così, per evitare una delusione cocente, le inviammo in fretta e in furia una delle poche copie rimaste in archivio, con dedica in rima personalizzata. Poco dopo ricevemmo una lettera: la mamma ci raccontò che il suo bambino, ricevuto il pacchetto, aveva osservato la copia spedita con grande attenzione, confrontando ogni pagina con quella del libro preso in biblioteca. E, alla fine, dopo essersi assicurato che tutto fosse al proprio posto e le due copie fossero davvero identiche, aveva annuito: «Va bene. Possiamo tenerlo.»
Certo, fa molto ridere a noi adulti l'idea che si possa essere tanto ingenui da non sapere che un libro è stampato in migliaia di esemplari, tutti identici. Ma al di là dell'aneddoto, questo episodio dovrebbe farci riflettere: è proprio vero che tutte le cose sono uguali? E, ammesso e non concesso che siano davvero uguali, non è comunque il nostro rapporto con loro a farle diverse? Le cose sono davvero intercambiabili? E in che misura, lo sono?
I bambini sono lettori esigentissimi, dotati di un'attenzione minuziosa e sopraffina, e di idee molto originali nell'approccio alla vita e nell'interpretazione dell'esperienza
I "topi pittori" ringraziano.

venerdì 25 novembre 2011

I bambini leggono/ 3. Quei segnetti lì


I bambini molto piccoli non leggono le parole. Leggono le emozioni di chi hanno di fronte, leggono la situazione in cui si trovano, io sospetto che leggano anche il loro futuro.
Le storie e i libri possono dare ai bambini la forza di mettere insieme tutte le letture che fanno, ma che non sempre capiscono, anzi: il più delle volte ne vengono sovrastati, sopraffatti. E spaventati.
Un esempio.
2008. Mia figlia ha due anni e nove mesi. Io, invece, ho un nuovo cliente che mi porta via da casa per due giorni interi ogni settimana, e che per il primo mese mi assorbe totalmente. È primavera: mia moglie la soffre parecchio, anche lei è meno presente. E nostra figlia di colpo non fa più la cacca.

Sta anche cinque giorni senza farla ma, quando la fa, è molle. Quindi, di concerto con il pediatra si decide (genitori, brutta razza) che la causa è schiettamente psicologica.
Contromisure: io opto per una frenata. Da quel cliente comincio ad andare di meno. Mia moglie si tira un po’ su. Ma di cacca niente, neanche l’odore.
Destino vuole che, proprio in quei giorni agitati, trovi in libreria Nel paese dei mostri selvaggi, di Maurice Sendak.


Lo porto a casa, attendo un momento propizio e lo leggo a mia figlia.
Di solito, il primo paio di letture di un libro procede in un silenzio attento, che poi esplode in mille domande da parte della mia ascoltatrice.
Ma questa volta il silenzio prosegue, e a me viene di continuare a leggere.
Quindi lo faccio ancora, e quando, dopo l’ottava lettura, smetto, lei è ancora silente.
Il giorno dopo, richiede ancora la lettura del libro.
Silenzio.
Poi dice: "Max si sentiva solo, dai mostri."
Dopo dieci minuti di strano broncio, mi prende per mano e mi porta in bagno, dove fa la cacca.
Il giorno dopo vuole farla nella vasca. Ne fa un bel po’ e poi, con una strana aria tra l’allegro e il pensieroso che non le ho più visto, con la cacca disegna Max e la sua barchetta su tutta la bianca superficie.


Ora: è stato merito del libro? La bambina ha capito i nostri sforzi e il libro l'ha aiutata a dare forma al suo sentirsi trascurata? Non me lo sono chiesto per molto: la cosa importante era che avesse trovato un modo per venire a capo del suo disagio.
Mi chiedo mille cose, però, da quella volta, quando voglio portare un libro in regalo a qualche amica/o di mia figlia, per il compleanno o per altre occasioni. È diventato per me un bell'impegno e mi ci dedico volentieri, perché ci sono bambini aperti al mondo dei libri, bambini che è bello sorprendere con un libro particolare, altri invece che in casa, di libri, vedono solo quelli che porto io.

Ho spesso qualche imbarazzo, in libreria. Allora cerco di ricordarmi che i buoni libri sono soprattutto libri. Storie, cose che in qualche universo succedono, non che dettino una morale. I buoni libri non sono dei riassunti di storie stranote o sceneggiature adattate, non uniscono nello stesso pacco storie, puzzle, parti da colorare, cartoline del concorso, foto del film e via andare. Non sono i sempreverdi albi da colorare, che pure hanno salvato legioni di parenti a ogni festa comandata e non.


Quando mi concentro, mi riesce facile ricordare che tra le pagine di un libro illustrato ci si deve sentire a proprio agio, non aggrediti da immagini affastellate senza ordine e logica. Per un bambino che non sa leggere, poi, ho ben presente che anche le parole sono figure interessanti: "Ehi, papà tira fuori le mie storie preferite, da quei segnetti lì." E con un po' di attenzione (mia) a quegli stessi segnetti, posso accorgermi di quando le frasi non finiscono, girano a vuoto oppure che se Cenerentola in quella storia compila la sua lista di cose da fare per il matrimonio, beh, è meglio lasciare quell'oggetto lì dov'è.

I buoni libri per bambini e ragazzi li conoscono bene nelle librerie specializzate in libri per bambini e ragazzi, dove è possibile chiedere consiglio, magari studiarsi più libri di uno stesso editore per capire perché molto spesso sono costosi e nudi: senza le figurine, senza uno straccio di bambola e neanche mezzo robottino in regalo. Io penso che qualche buon libro, soprattutto in età prescolare, aiuti i bambini a leggere la vita, oltre che a sentire l’amore di chi glielo legge.
 Poi, quando impareranno a decifrare anche i segnetti, sembrerà loro di aver sempre letto. Son soddisfazioni per una persona che si sta costruendo, no?

E, prima di chiudere, una precisazione. Nel corso della sua storia, Nel paese dei mostri selvaggi ha avuto riscontri incredibili a livello terapeutico, ben più seri di una timida cacca, come racconta anche Selma G. Lanes, nel primo dei due volumi The art of Maurice Sendak, nel capitolo dedicato ai mostri selvaggi, A controversial triumph. Ha aiutato bambini autistici a parlare e ad esprimere emozioni, oltre a sciogliere gravi e disparati grovigli in bambini di tutto il mondo. Da loro, spesso Sendak ha ricevuto lettere che chiedevano notizie su questo strano paese. Come quella di un ragazzino di otto anni che scrisse: "Quanto costa andare nel paese dei mostri selvaggi? Se non è troppo caro, io e mia sorella vorremo andarci, la prossima estate."
Qui potete gustarvi una particolare lettura del libro, diventata ormai tradizione negli Stati Uniti d’America:



giovedì 17 novembre 2011

I bambini leggono/2. Ferie per chiuso.


D’istinto, Nico apre i libri dal fondo, legge i numeri a due cifre da destra a sinistra e qualche volta ricorda le frasi al contrario: forse a quattro anni, da ambidestro, sta godendo di tutte possibilità dell’ordine bambino.

Ferie per chiuso, dunque, lo straordinario libro senza testo di Maja Celija, ci accompagna da circa due mesi, ogni sera prima di coricarci.
Da subito, i protagonisti del libro sono stati battezzati da Nico con nomi propri, che poi non sono più stati cambiati, com’è giusto che sia.

Così, noi adulti abbiamo dovuto memorizzarli per non essere corretti ogni volta. Avendo preso una simile confidenza con i protagonisti del libro, la narrazione si è dilatata nel tempo e nello spazio, ben oltre la porta aperta e le profondità dei bagagli chiusi della famiglia in procinto di andarsene, che si vedono nella prima immagine. Tutto ciò fa sì che la nanna tardi ogni sera di più ad arrivare, ma il fatto è che questo gioco è diventato entusiasmante per tutti.

Quando ho raccontato loro come mio figlio Nico legge Chiuso per ferie, i Topipittori, mi hanno chiesto di scrivere un post per la rubrica del loro blog I bambini leggono, da poco inaugurata, dedicata al modo in cui i bambini guardano e usano i libri. Il mio resoconto è una sintesi di quel che accade nella realtà: alcune immagini, alcuni passaggi narrativi che nel libro sono presenti, qui non li troverete.


Vi presento quello che per noi è Raul, il figlio minore di questa famiglia. Raul ha molte macchinine, il suo zaino ne è pieno e altre ne ha nel sacchetto di plastica (insieme a due mandarini: “Beeeh, che schifo, è sua mamma che vuole che li mangi”). La mamma, Elena, insiste perché si sbrighi, ma Raul pensa di aver dimenticato qualcosa. La famiglia è in partenza per andare qualche giorno dai nonni che vivono vicino al mare. La sorella di Raul porta una scatola piena di provviste: soprattutto latte, miele, formaggio duro, pistacchi e ovetti di cioccolato. Suo fratello vuole diventare maestro, così porta pochi vestiti e il computer perché dovrà studiare tutto il tempo. Il papà è molto indaffarato a trovare spazio per i bagagli: alcuni dovranno stare sotto il sedere dei passeggeri, dato che la loro auto non ha “la coda”.


Finalmente sono partiti! Il primo a uscire dalla fotografia è nonno Raimondo: vuole riabbracciare nonna Rita, che erroneamente è stata messa in un’altra foto. Pietro è un marinaio che non vede l’ora di tuffarsi in acqua: un tipo atletico. Riesce a saltare da sopra il mobile senza farsi male alle caviglie. Giovanni, che è più piccolo, lo ammira, però da grande vuole essere un pilota di auto da corsa. La sorella piccola di Giovanni si chiama Elisabetta, mentre quella grande Alessandra, fidanzata di Pietro. Toby è il cane di nonno Raimondo.


Dato che i nostri amici sono stati fermi per molto tempo, per sgranchirsi le ossa si dilettano in vari sport e, di tutti, il più competitivo è nonno Raimondo che però non vince mai perché la lunga barba gli s’impiglia sempre da qualche parte, impacciandolo.
Arrivati all’illustrazione che ritrae la partita di pallavolo, Nico puntualmente esclama: “Non è una palla, è una ciliegia, mangiamola!” Ogni giocatore, questa è la regola, darà un morso ogni volta che tocca la palla, dunque la partita finisce quando si arriva al nocciolo. Nonna Rita, però, previdente, ha diverse di ciliegie nascoste sotto la camicia (che fa anche da rete), perché le ciliegie sono talmente buone che finiscono subito.
Qui il racconto è accompagnato da alcuni ”Gnam!” di fondamentale importanza.


Nonno Raimondo ha una formidabile idea: rilassarsi al caldo è quel che ci vuole per prendere un po’ di colore. Non si vede, ma lo sportello del forno è aperto: “Non sono matti!” è il commento. In ogni caso, qui accade qualcosa di straordinario: i bambini diventano grandi, lievitano come la pizza, Giovanni tanto quanto Pietro, Elisabetta tanto quanto Alessandra. Elisabetta non ha voluto togliersi le scarpe per paura di non riuscire più a rimettersele, infatti, un pochino le fanno male, “si vede dagli occhi”.


I nostri amici perlustrano ogni angolo della casa. Elisabetta e Giovanni, nel frattempo tornati piccoli, scoprono insieme a Toby la cameretta di Raul. E vado a elencare “nell’ordine esatto” i bellissimi giochi: c’è il supereroe verde; la bambola gigante; un robot gigante; un orsetto gigante; un orsetto mezzano e un’altro piccolo vestito da femmina; un pinocchio enorme e un draghetto davvero strano, non tanto bello, ma che piace a Elisabetta e a Giovanni.


Forse piace loro perché ha le ruote: trainato dal cane Toby, che corre velocissimo, fa scorrazzare i bambini per tutta la casa.


È il momento di andare a nanna: dato che il gomitolo blu è il più bello, tutti lo vorrebbero, così nonna Rita per evitare litigi decide che nessuno lo userà. La notte, così, trascorre tranquilla, ognuno sistemato nel suo gomitolo di lana colorata.


Infine, arriva l’ora di tornare nelle fotografie. Toby ha sentito dei rumori, pare che qualcuno si stia avvicinando alla porta.
“Corri Giovanni, corri” grida Elisabetta a Giovanni che non vuole separarsi dal draghetto. Nonna Rita spiega che quell'animale è troppo grosso per stare nella fotografia: Giovanni deve lasciarlo lì.
Quando la famiglia entra in casa, nota il draghetto in mezzo alla stanza: è quello che Giovanni voleva portare nella foto dei nonni.
Durante le vacanze, la sorella di Raul è diventata piccola perché non ha mai voluto mangiare.
Ah, ecco: nell'ultima immagine si vede il papà di Raul. Si chiama Nicola, come l’amico del cuore che Nico ha a scuola.