Visualizzazione post con etichetta Miguel Tanco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Miguel Tanco. Mostra tutti i post

martedì 19 marzo 2013

Io ci ho messo lo studio e il caffè

[di Miguel Tanco]

Sabato e domenica scorsi, non mi sono dovuto svegliare presto per andare a insegnare al corso Un progetto per Bologna. Invece, ho fatto tardi, poi sono andato in piscina, a un mercatino e a una mostra insieme a mio figlio Pablo e a Federica. Molto più rilassante! Eppure mi è mancato moltissimo non andare in studio a verificare i progressi dei progetti dei miei illustratori, come è accaduto nei sei mesi precedenti, quasi ogni fine settimana.

Li chiamo “i miei illustratori” perché non riesco a chiamarli allievi. Sarà perché sono molto bravi e con loro ho un intenso scambio d’informazioni. È vero: io ho proposto il programma, ci ho messo lo studio e il caffè, ma le idee appartengono a loro. Le regole sono le mie, e sono rigide, ma loro hanno deciso di mettersi in gioco.

Ma andiamo con ordine: a settembre ho pianificato un percorso che portasse un gruppo di illustratori fino a marzo 2013, cioè alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, con un progetto pronto da mostrare a un ipotetico editore. Per tutta la durata del corso ho chiesto di darmi fiducia, proponendo loro di imboccare un binario diverso da quello elaborato da ciascuno di loro fino a oggi per lavorare creativamente: binario che avrebbero poi potuto riprendere a fine corso, quando avrebbero potuto decidere cosa, di quanto appreso, incorporare nel proprio modo di lavorare. 


Per esperienza so che saranno i più istintivi ad avere le difficoltà maggiori: il loro istinto non deve essere represso, ma piuttosto disciplinato in funzione del progetto libro. Una volta metabolizzato il processo di lavoro e ragionate attentamente le scelte, avranno libertà assoluta.

Un giorno, chiesero a Billy Wilder se per fare il regista fosse necessario saper scrivere. La sua risposta fu: “No, bisogna saper leggere”. Proprio questo è l'elemento decisivo per tutti noi: saper leggere le storie, costruire un discorso coerente senza l'aiuto di immagini, solamente con le parole. E leggere le storie, soprattutto se non si è abituati a farlo con rigore e professionalità, è difficile. D'altra parte, lo stile non è solo una componente legata alla tecnica, ma anche il frutto di una capacità di interpretazione.


Così, una volta letto e interpretato il testo, abbiamo cominciato a focalizzare il progetto libro, sacrificando le idee meno adatte alla storia e concentrandoci su quelle più interessanti. “Trovare nella storia qualcosa che c'è, ma che neanche lo scrittore sa”,  diceva Maurice Sendak e da questo elemento, piano piano, farne la guida precisa del progetto. È in questa fase che si manifestano le personalità e le preferenze di ognuno. E qui si separano definitivamente le strade.


Ed è a questo punto che gli illustratori cercano disperatamente la matita per cominciare a dare forma alle idee emerse durante la lettura del testo e dal lavoro di interpretazione. In questo momento si comincia a lottare seriamente contro l'istinto, a favore di un approccio più strutturato.
Infatti, senza avere ancora tracciato una sola linea o forma o personaggio, cominciamo a lavorare sul colore. Il colore ci aiuta a introdurre il pensiero astratto e le sue conseguenze, ci aiuta a dare significato agli elementi fondamentali della narrazione, senza disperdere l'attenzione sui dettagli, a definire un dizionario di simboli e una tabella cromatica armonica e coerente.

Mappa concettuale elaborata da Luna Boselli.

Individuata questa narrazione per così dire “cromatica”, è il momento di mettere a fuoco i personaggi: il ruolo che svolgono e le relazioni che hanno fra loro, ma sempre secondo uno schema astratto, usando forme geometriche che aiutino a concentrare l'attenzione sulla struttura della narrazione che viene prima prima della realizzazione vera e propria, che sarà solo l'ultimo passaggio, quello che coincide con la ricerca del proprio tratto personale.

Vessela Nikolova: dalla mappa...

Fino a ora abbiamo lavorato più sui concetti: adesso, prima di attaccare con lo storyboard  decido di liberare un po’ la mente, facendo delle prove tecniche: per alcune settimane, ci esercitiamo in sfondi e personaggi con monotipia, acrilico, olio e acquarello, saziando la voglia di estendere il colore e avere un primo risultato visivo.
Prima che i miei illustratori siano presi da una irresistibile voglia di disegnare ogni singolo pelo della barba di Barbablù, però, li riporto all’astratto. È il momento di creare quella che io chiamo “mappa”, ovvero la sequenza, che precede lo storyboard. Si tratta di individuare per ogni doppia pagina, l'azione-sentimento che caratterizza ogni fase della storia. Vale a dire la traduzione visiva non scontata e non letterale di ciò che accade nella storia, ovvero di ciò che c'è nel testo.

... allo storyboard...

Non è un lavoro semplice, perché anche qui le idee devono essere affrontate e risolte astrattamente, in via teorica, senza l’aiuto della matita. È un momento delicato e difficile, ma questo sforzo è fondamentale e necessario, perché, una volta che si è appreso il metodo, questo aiuta a organizzare il processo creativo.
Una volta creata la mappa, arriva il momento dello storyboard che è la parte più importante di tutto il programma. Quella in cui si comprende se davvero si sono risolti e messi a fuoco i concetti di composizione, colore, ritmo e astrazione. Fare in modo che funzionino tutti insieme contemporaneamente è un po' come far stare quattro oggetti in equilibrio perfetto e in movimento fra le mani e l'aria, in modo che siano sempre bilanciati.

... all'illustrazione definitiva.

Realizzato lo story board, passiamo alla realizzazione degli originali. Qui abbiamo la libertà di interpretare ogni scena attraverso il nostro stile e la nostra sensibilità. Dopo le fasi teoriche, è il momento di goderci l'azione. Aver interposto tante regole fra l'inizio del lavoro e la sua realizzazione non penalizza la creatività: infatti, il risultato sono dei lavori splendidi.


Una delle decisioni di cui sono orgoglioso per la riuscita del corso è di aver chiesto l’intervento di alcuni grandi professionisti del settore. Tiziana Romanin per un percorso sulla storia e l’uso dell’acquerello nell'illustrazione per l'infanzia. L’editore Paolo Canton  per revisionare i progetti. E Paolo Romano di Narvalo Fine Art per l'uso dell scanner e la preparazione dei file per la stampa.

L’ultimo appuntamento del corso, è stato dedicato alla Fiera di Bologna. Tema: come e a chi presentare i progetti realizzati. E per Bologna, in bocca al lupo a tutti!


Messaggio promozionale: dal 24 al 29 giugno Miguel Tanco ripeterà questo interessantissimo corso, in forma compatta, a Sàrmede: tutte le informazioni le trovate qui. E se volete parlarne con lui personalmente, lo potrete incontrare allo stand della Mostra Internazionale di Illustrazione per l'Infanzia Stepan Zavrel alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, il 27 marzo, dalle 10.00 alle 11.00