lunedì 25 ottobre 2010

Un ragazzo al cinema

È appena uscito, ma se ne parla già molto. È Senza TV, di Guillaume Guéraud. L'edizione francese è stata pubblicata da Editions du Rouergue, nella collana doAdo, già da qualche settimana e ha incontrato un'accoglienza straordinaria.



Ne parlano con trasporto Ricochet, che lo inserisce nella selezione dei libri raccomandati, e Citrouille (il blog dell'associazione dei librai specializzati) qui e qui. Ci sono recensioni entusiastiche nei blog di alcune librerie (per esempio, qui e qui) e nei blog indipendenti (qui e poi qui e qui e ancora qui).

Guillaume Guéraud non è conosciuto in Italia: i suoi noir per adolescenti non sono stati tradotti. Per conoscerlo meglio potete leggere questa plaquette che gli ha dedicato Rouergue. È stato a causa di questa intervista su Citrouille che gli abbiamo chiesto di scrivere un “Anni in tasca”. Ecco un assaggio di quel che ne è sortito:

Non me ne frega niente, mi dico, però tendo l’orecchio più del solito. E sento che dicono «il cartone animato...», oppure «lo fanno il sabato pomeriggio...», ma soprattutto la parola d’ordine, che è «… alla tv!».
E la vorrei subito anch’io, la tv. Mia madre ha detto una bugia. La tv non è solo per i vecchi. Ce l’hanno tutti i miei compagni. Tutti quelli della scuola, anche quelli che non sono miei compagni, come i fratelli Labesse.
Scopro una cosa: non solo io sono l’unico a non avere fratelli e sorelle, ma anche l’unico che non ha la televisione.
Così comincia la lotta con mia madre.
«Voglio la tv!» le faccio, «tutti quelli della mia età la guardano, tutti tranne me!».
«Vai immediatamente a giocare in camera tua!» ordina lei.
«Neanche morto. Voglio la tv. Mi annoio in camera mia».
Allora fa la faccia seria e mi spiega, molto scientifica:
«La televisione fa venire gli occhi storti».
«Non è vero niente. I miei compagni la guardano tutti i giorni e hanno gli occhi molto normalissimi!».
«Non si dice molto normalissimi, si dice normalissimi e basta».
Chiedo aiuto a mio zio Michel.
Lo zio Michel abita da noi, in una camera piccola vicino al soggiorno, quindi fa parte della famiglia e anche lui può dire la sua.
Cerco di invogliarlo: «A te non ti piacerebbe avere la televisione?».
Ma lui scuote la testa e dice una cosa anche peggiore di quel che ha detto la mamma: «Se guardi la televisione diventi un coglione!».
Wow, lo zio sì che è figo, dice sempre le parolacce. Merda, casino, puttanate, fa cagare. Di mestiere fa l’operaio.
Ma fa anche politica. Non so cosa vuol dire, far politica. «Come fa il presidente della Repubblica?», chiedo. «Ma no, per niente, soprattutto non come la fa lui, semmai contro di lui!».
Infatti lo zio passa il tempo a fare assemblee, a stampare volantini e ad attaccare manifesti, vende i giornali comunisti, organizza gli scioperi e le manifestazioni.
«Lotto con i compagni per preparare la rivoluzione», spiega.
«E i tuoi compagni, non ce l’hanno la televisione?».
Fa una faccia schifata.
«Sì... la guardano troppo e gli fa male».
Mi arrendo.

1 commento:

io | about me: ha detto...

Senza tv... dal titolo già mi incuriosisce!