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lunedì 17 gennaio 2011

Quando a vincere sono le storie, al cinema e nei libri

Si intitola La vita è bella anche se non hai la tv. Basta il cinema, la bella recensione dedicata a Senza Tv da Paolo Mereghetti, uscita sul “Corriere della sera” del 4 gennaio, di cui riportiamo un brano:

Chi ama il cinema dovrebbe tenersi stretto un «piccolo» libro, pubblicato da una «piccola» casa editrice per bambini, Topipittori: si intitola Senza Tv (traduzione di Massimo Scotti) e racconta l'infanzia autobiografica di Guillaume Guéraud. È un libro da leggere non solo perché è divertente, ha un ritmo prodigioso, è intelligente, ma perché è una delle più belle dichiarazioni d'amore per il cinema (e per la vita) che ho letto.

Qui trovate anche la lunga intervista dedicata a Guillaume da wat.tv.


Una bella sorpresa anche da “il manifesto”, che il 12 gennaio pubblica l'articolo Postcoloniali tra fiaba e magia a firma di Silvia Albertazzi.

Oggi molte delle storie in cui crediamo con più entusiasmo, desiderando che non finiscano, ci vengono da autori non occidentali, postcoloniali, migranti, ancora capaci di tradurre la loro realtà sotto specie magica, consci del fatto che, come puntualizza il nigeriano Ben Okri, “abbiamo bisogno del mistero e di un rinato senso di meraviglia per ritrovare la nostra integrità”, scrive in un passo la giornalista, che propone un'attenta disamina di tre racconti, alla luce degli archetipi della fiaba: Luka e il fuoco della vita, di Salman Rushdie, Il libro selvaggio di Juan Villoro e il nostro Il fazzoletto bianco di Viorel Boldis e Antonella Toffolo.
Bello che i quotidiani stiano dalla parte delle storie, nei libri e nei film. Anche quando sono per ragazzi e per bambini.

Qui trovate anche l'intervista a Viorel Boldis realizzata da Leon Blues.


Viorel BOLDIS from Leon Blues on Vimeo.

lunedì 25 ottobre 2010

Un ragazzo al cinema

È appena uscito, ma se ne parla già molto. È Senza TV, di Guillaume Guéraud. L'edizione francese è stata pubblicata da Editions du Rouergue, nella collana doAdo, già da qualche settimana e ha incontrato un'accoglienza straordinaria.



Ne parlano con trasporto Ricochet, che lo inserisce nella selezione dei libri raccomandati, e Citrouille (il blog dell'associazione dei librai specializzati) qui e qui. Ci sono recensioni entusiastiche nei blog di alcune librerie (per esempio, qui e qui) e nei blog indipendenti (qui e poi qui e qui e ancora qui).

Guillaume Guéraud non è conosciuto in Italia: i suoi noir per adolescenti non sono stati tradotti. Per conoscerlo meglio potete leggere questa plaquette che gli ha dedicato Rouergue. È stato a causa di questa intervista su Citrouille che gli abbiamo chiesto di scrivere un “Anni in tasca”. Ecco un assaggio di quel che ne è sortito:

Non me ne frega niente, mi dico, però tendo l’orecchio più del solito. E sento che dicono «il cartone animato...», oppure «lo fanno il sabato pomeriggio...», ma soprattutto la parola d’ordine, che è «… alla tv!».
E la vorrei subito anch’io, la tv. Mia madre ha detto una bugia. La tv non è solo per i vecchi. Ce l’hanno tutti i miei compagni. Tutti quelli della scuola, anche quelli che non sono miei compagni, come i fratelli Labesse.
Scopro una cosa: non solo io sono l’unico a non avere fratelli e sorelle, ma anche l’unico che non ha la televisione.
Così comincia la lotta con mia madre.
«Voglio la tv!» le faccio, «tutti quelli della mia età la guardano, tutti tranne me!».
«Vai immediatamente a giocare in camera tua!» ordina lei.
«Neanche morto. Voglio la tv. Mi annoio in camera mia».
Allora fa la faccia seria e mi spiega, molto scientifica:
«La televisione fa venire gli occhi storti».
«Non è vero niente. I miei compagni la guardano tutti i giorni e hanno gli occhi molto normalissimi!».
«Non si dice molto normalissimi, si dice normalissimi e basta».
Chiedo aiuto a mio zio Michel.
Lo zio Michel abita da noi, in una camera piccola vicino al soggiorno, quindi fa parte della famiglia e anche lui può dire la sua.
Cerco di invogliarlo: «A te non ti piacerebbe avere la televisione?».
Ma lui scuote la testa e dice una cosa anche peggiore di quel che ha detto la mamma: «Se guardi la televisione diventi un coglione!».
Wow, lo zio sì che è figo, dice sempre le parolacce. Merda, casino, puttanate, fa cagare. Di mestiere fa l’operaio.
Ma fa anche politica. Non so cosa vuol dire, far politica. «Come fa il presidente della Repubblica?», chiedo. «Ma no, per niente, soprattutto non come la fa lui, semmai contro di lui!».
Infatti lo zio passa il tempo a fare assemblee, a stampare volantini e ad attaccare manifesti, vende i giornali comunisti, organizza gli scioperi e le manifestazioni.
«Lotto con i compagni per preparare la rivoluzione», spiega.
«E i tuoi compagni, non ce l’hanno la televisione?».
Fa una faccia schifata.
«Sì... la guardano troppo e gli fa male».
Mi arrendo.

martedì 21 settembre 2010

Novità de Gli anni in tasca in arrivo

Venerdì scorso abbiamo vistato le cianografiche dei prossimi tre titoli de Gli anni in tasca: Ugo Cornia, Autobiografia della mia infanzia, Bernard Friot con Un altro me (pubblicato in Francia da Editions La Martinière con il titolo Un autre que moi), e Guillaume Guéraud con Senza tv (i cui diritti francesi sono stati acquistati da Les éditions du Rouergue).

E per tutti i fan di Giusi Quarenghi, confermiamo la ristampa del suo Io sono il cielo che nevica azzurro. A chi ancora non lo conoscesse, suggeriamo la lettura di un paio di articoli, tra i tanti che sono stati dedicati a questo racconto di infanzia montanara, da Mondoeditoriale e Leggere Leggerci.