martedì 25 gennaio 2011

Della grafica simbolica

Negli anni Sessanta, Warja Lavater, un'artista, grafica e illustratrice svizzera di nascita, ma cosmopolita per scelta, cominciò a pensare a una rilettura dei classici della narrativa per ragazzi restituendone la trama attraverso segni grafici simbolici, in luogo di testi e illustrazioni realistiche.
Folded Story n. 14: Hans im Glück. Basilea: Basilius Presse, 1965
La legenda e l'inizio della storia.
Si noti l'anello in corda per appendere la sequenza delle immagini
 Il primo di questi libri, William Tell, fu pubblicato nel 1962 dal MoMA di New York.
Poi, a partire dal 1963, Adrien Maeght, il celeberrimo editore d'arte parigino, ne pubblicò una collana, dedicata alle fiabe di Perrault: Il brutto anatroccolo, Biancaneve, Cappuccetto rosso, La bella addormentata nel bosco, Cenerentola.
Imageries, vol. 4: Le petit chaperon rouge. Parigi: Maeght, 1965
 Il sodalizio con Maeght si è poi protratto negli anni, fino almeno al 1994. Altri esperimenti nello stesso stile sono stati pubblicati da Basilius Presse (Basilea) e da Editions Schlegl (Zurigo).

La legenda
L'inizio della storia
Si tratta di leporelli, cioè libri realizzati in un unico foglio, piegati a fisarmonica e protetti da copertine più rigide (e nel caso dei quelli pubblicati da Maeght, da un elegantissimo cofanetto in plexigas), che si aprono con una legenda di personaggi e interpreti, ciascuno dei quali è un segno grafico colorato, che permette, almeno in teoria, di decifrare la storia.


Per il resto, non sono che una lunga, affascinante, sequenza di segni e colori che rappresentano ciò che accade nella storia, fino al suo epilogo.
Melodie Tur di di. Parigi: Maeght, 1971
Noi non siamo sicuri che Warja Lavater sia riuscita nel suo intento di creare un linguaggio grafico universale semplice: il significato di molti segni e la loro corrispondenza alle vicende di protagonisti e comprimari a volte è un po' sfuggente. Ma l'efficacia dello strumento è indubitabile: la BNF propone un  percorso pedagogico a partire dal Cappuccetto rosso, e Monika Platt, dell'Università di Erfurt, propone la Biancaneve come base per la pedagogia della creatività.

Maeght propone oggi delle ristampe a prezzi quasi abbordabili. Nel mercato antiquario, con un po' di pazienza, si trovano alcuni pezzi originali, a cifre non molto più elevate.


Ci risulta che negli anni Novanta, le sei fiabe di Perrault sono diventate altrettanti film d'animazione digitale, con musiche del compositore Pierre Charvet, realizzate dall'IRCAM di Parigi. Ma non siamo riusciti a trovarne traccia nel web. Qualcuno ne sa qualcosa?

4 commenti:

giupasserini ha detto...

Affascinante!

Anna ha detto...

Che interessante! (Paolo, perché non scrivi a Sophie a proposito di questa artista? il prossimo numero di Hors Cadres è sui testi classici).

(La parola di oggi è: Nemen: prima donna nella genesi del popolo Namuk. Fatta di creta e vento, creatura vendicativa e facile all'ira).

Topipittori ha detto...

Buona sera Anna, credo che Sophie abbia già visto il post. Ma non sono certamente io quello che può scrivere qualcosa di definitivo su Warja Lavater. Io mi limito a guardare le figure.
Mi sembra che da questa Nemen sia meglio stare alla larga.

chiara ha detto...

http://www.cahiers-pedagogiques.com/L-atelier-des-images-deja-toute-une-histoire

les trois ourses lo sanno!