giovedì 19 maggio 2011

Un surreale metodo di lettura

Abbiamo trovato questo libro a Barcellona, al mercatino di Sant Antoni, che si tiene tutte le domeniche mattina nel quartiere Sants, intorno a un vecchio mercato abbandonato. Ce n'era una bella piletta, e ne abbiamo anche regalata una copia ad Anna Castagnoli, per poi litigare su chi avrebbe fatto il post.
Abbiamo vinto noi.

In copertina dl Amanacer, che vuol dire “alba”, ci accoglie una scenetta oleografica: il fratello grande tiene il libro alto sopra la testa e lo indica con il dito alla sorellina, che tende la pargoletta mano verso il sapere. Dovrà faticare per elevarsi all'alfabetizzazione.

Infatti, di fatica ne dovrà fare parecchia perché, secondo il maestro Ricardo Molner, autore del testo e delle illustrazioni, a leggere si impara con dei faticosissimi scioglilingua. Faticosi al punto da rendere necessario appellarsi all'aiuto niente meno che della Vergine Maria in persona e, in subordine, dell'Angelo Custode.


Il libro si apre e si chiude su risguardi illustrati, che descrivono scene abbastanza surreali: qualcuno lavora, qualcuno fa sport, dei bambini giocano con un pallone aerostatico autocostruito e un tizio con i capelli ritti, alla guida di una convertibile, va a sbattere contro un palo e ammacca la carrozzeria. Una nota piacevolmente sovversiva, che non si perderà più.


Nelle pagine, una calligrafia nitida, senza grazie, è un alternarsi, ancora, di illustrazioni che descrivono scene di vita quotidiana. Semplici e surreali. Un atleta si fa la doccia vestito; una filiforme signora cammina sul filo con l'ombrello aperto in una mano e uno straccio per la polvere nell'altro; il buon lavoratore spilla il vino dalla botte, ma chi lo beve è uno scioperato male in arnese; navi affondano mentre soli sorgono e galli cantano; babbi in pigiama leggono il giornale incuranti della moglie ferita, che viene medicata da una bambina; donne danzano al suono della fisarmonica mentre proprio lì accanto, un tizio afferra per un piede un altro tizio, precipitato in un tombino aperto.




Il libro è piccolo, evidentemente povero. D'altra parte, era il 1941 e la guerra si faceva sentire, anche nella Spagna non belligerante ma oppressa. Ma per quanto povero, è studiato per dare al bambino l'idea di essere prezioso: il dorso in tela, le pagine delicate, le molte illustrazioni a colori. E in fondo, per noi abituati alle carte da 170 grammi, ai colori speciali, alle fustellature e ai pop up, alle cartonature plastificate, arricchite da paillettes, elementi a rilievo e ologrammi, una grande lezione di come un libro, per essere bello, non debba necessariamente essere un libro costoso, nei fatti o nelle apparenze.




2 commenti:

Astera ha detto...

Che spasso! La fatica degli scioglilingua si alterna all'ilarita' suscitata dalle figurine impazzite. Bellissimo.

Luciana ha detto...

Qualche giorno fa, ho trovato alcuni libri vostri alla "città del sole", un bellissimo negozio a Napoli; prima, avevo cercato in giro senza mai trovarvi e finivo per rivolgermi al negozio on line. Vorrei sapere dove trovarvi a Napoli e a Avellino(?). Grazie.