giovedì 22 dicembre 2011

Un abete speciale

Milano, foto di Alessio Mesiano, 2009
[di Valentina Colombo]
 
Secondo la tradizione meneghina, l'albero di Natale s'ha da fare il giorno di Sant'Ambrogio. Si prende un abete, vero o finto che sia, e durante alcune ore, o minuti, lo si rimpinza di lucine, palline, fili argentati e cascate di perline, finte candele, pigne, fette di arancia seccate e fiocchetti di vario tipo.
L'albero di Natale, con il suo sbarlugginio luccicheggiante (definizione coniata da una mia professoressa del liceo e mai dimenticata) è simbolo di molte cose. Potremmo dilungarci sulla sua storia da un punto di vista religioso e antropologico, collegandoci ai riti propiziatori dei popoli pagani o a quelli religiosi medievali. Ma non è mia intenzione parlare di questo, e sul significato dell'albero vi rimando al post di qualche giorno fa della brava Antonella Abbatiello.
Anche quest'anno siamo stati invasi dalle immagini degli alberi più strani: quelli fatti di tappi di sughero, quelli di bottiglie di vetro, quelli a piramide di libri e chi più ne ha più ne metta. Non è mancato il servizio al Tg (uno qualunque) sull'accensione dell'albero al Rockefeller Center a New York, con famiglia presidenziale abbracciata inclusa, il report sul Natale all'altro emisfero, dove l'abete stona un po' con i 35 gradi dell'estate, per non parlare delle polemiche sull'albero di Natale troppo poco o troppo lussuoso in Piazza del Duomo, qui a Milano. A Roma l'albero scelto dal Comune è risultato così brutto da spingere la Giunta a rimuovere quello che era già stato ribattezzato "rotolone".

Curiosamente, su una testata nazionale, non ricordo quale fosse, un articolo sulla crisi della Grecia era corredato dall'immagine di uno sparuto abetino spelacchiato, decorato con due o tre palline rosse. Insomma, l'abete in crisi. Come a dire: stiamo messi così male che nemmeno facciamo l'albero. E in effetti, il nostro caro vegetale abbellito è diventato col passare degli anni simbolo di come stiamo, come staremo, che cosa abbiamo fatto, quanto stiamo bene o male. Un oggetto simbolo, se vogliamo, del consumismo e dello spreco, "più luci metti, più sei ricco". Ma per i bambini l'albero è solo un albero: magico, fatato, li accompagna verso la sorpresa del Natale, fa parte del rito dei regali, dell'attesa e dei desideri. Ecco, Rodari, aiutami tu a dirlo, cos'è Un abete speciale:

Quest'anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno all'altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.

Riflettendo su questo, mi sono messa a scartabellare tra gli albi alla ricerca di alberi di Natale illustrati che avessero questa forza atavica e infantile, questa purezza di significato. In generale, trovo i libri sul Natale piuttosto leziosi e trash. È diventata una sfida quindi trovare dei begli alberi dentro dei bei libri, ma ce l'ho fatta. Buon Natale a tutti.

Jean de Brunhoff, Il secondo libro di Babar, Mondadori

Arturo e Zefiro, Pom, Flora, e Alessandro non hanno mai visto niente di più bello dell'abete tutto splendente di luci.











Yvan Pommaux, Avant la telé, l'école de loisirs, 2002
J.C. Touzeil ed Eric Battutt, L'épicéa, Milan Jeunesse
J. otto Seibold e Vivian Walsh, Olive, una renna molto speciale, Fabbri editori.




S. Turner, Stille Nacht, Carlsen Verlag
R. S. Berner, Apel, Nuss und schneeballschlacht, pag. 75, Gerstenberg Verlag

L'idea che esista un albero di Natale di carote e mele mi fa sorridere. E l'ossicino di cane, è un tocco di assoluta dolcezza.

C. Van Allsburg, The polar express, Andersen Press

L. Snicket e Lisa Brown, The latke who couldn't stop screaming, McSweeney
Dr. Seuss, Il Grinch, Mondadori Junior

- Perfetto- disse il Grinch. -La mia ultima tappa sarà la più simbolica, e adesso lo vedrete: prima di dirvi addio ruberò pure l'abete!-

Diabolico.








E. Chichester Clark, Melrose e Croc, Aer
Questo libro è pieno di palline, lustrini, alberi e decorazioni natalizie. Ma la sensazione di vero Natale traspare da questa pagina, verso la fine del libro, quando Melrose e Croc sono finalmente amici, e non più soli.















H. C. Andersen e M. Boutavant, L'albero di Natale, Rizzoli

M. Boutavant, Il Giro del mondo di Mouk, Fabbri editori

R. Briggs, Father Christmas, Penguin



Cartolina di Natale di Nicoletta Costa



3 commenti:

carla ghisalberti ha detto...

Ah, vale, questo è un colpo basso. Non puoi iniziare così trionfalmente la carrellata con il vecchio Charlie (mio professore inconsapevole di filosofia) e finire con "l'urticante" abete dagli stivaletti a punta blu...
ti perdono perché si avvicina il gran giorno della bontà universale, ma non lo fare mai più. Promettilo.
c

Topipittori ha detto...

Povero alberino! Pensa che gli stivaletti a punta blu non mi dispiacevano. E poi, è una specie di cartolina di Natale finale. Dai dai Carla, non farmi sentir male!

MammaMoglieDonna ha detto...

Bellissimi Vale!!!
Bella selezione!