mercoledì 29 febbraio 2012

Disegnavamo senza risparmiarci

Nel 2009, Mara Cerri pubblica con Orecchio Acerbo Via Curiel 8, racconto per immagini di un incontro che si muove fra la dimensione interiore di due personaggi, un ragazzo e una ragazza, e fra i loro pensieri, ricordi, fra il presente e il passato, la realtà e il simbolo. Via Curiel, però, nasce anche, insieme, come progetto filmico: nel 2008 vince il Premio della Giuria e il Premio Arte France al Festival Internazionale di Annecy. Due anni fa, Mara si muove dal libro per tornare all'idea dell'animazione, e decide di realizzarlo, quel progetto. Per farlo, coinvolge un'amica e compagna di studi, Magda Guidi, – entrambe sono diplomate all’Istituto Statale d’Arte, Scuola del Libro di Urbino, sezione Cinema d’animazione, di cui frequentano anche il Biennio di Perfezionamento. In due anni, Mara e Magda realizzano più di 4000 disegni dipinti a mano, in acrilico su carta. Il film che esce, della durata di 10 minuti, è una co-produzione franco-italiana di Sacrebleu Productions, Les Fims du Cygne, Mara Cerri e Magda Guidi, con la partecipazione di Arte France, la regione francese Rhône Alpes e il Centre National de la Cinématographie et de l’Image Animée. Nel 2011, Via Curiel, 8 vince il primo premio sezione Corto Italia al Torino Film Festival.

Quest'anno, Bilbobul, il bellissimo festival dedicato al fumetto organizzato da Hamelin Associazione, che inaugura domani l'apertura, dedica a questa animazione una mostra, che a una selezione di disegni originali, alterna riprese inedite e materiali non utilizzati nel montaggio definitivo del film, oltre a grandi dipinti su legno realizzati per l'occasione, ennesimo sviluppo di questa storia, il cui destino sembra quello di evolvere attraverso le tecniche e i medium in cui di volta in volta prende forma. Oltre all'intera vicenda, di Via Curiel ci è parso interessante questo passare da una dimensione espressiva all'altra, con l'ingresso di nuove figure a concorrere a un progetto tanto complesso. Abbiamo chiesto a Mara e a Magda di rispondere a qualche domanda. Lo hanno fatto, con grande disponibilità, nonostante il poco tempo a disposizione... Grazie!

Mara, il passaggio di Via Curiel da libro a film ha comportato notevoli cambiamenti: anzitutto, la condivisione. Rispetto alla dimensione solitaria del lavoro di illustratrice, cosa ha significato l'ingresso di Magda nella tua dimensione creativa?

Io e Magda siamo diventate, a momenti, la stessa persona. Troppo intima era la storia che stavamo raccontando. E così ci siamo confrontate moltissimo sul nostro modo di intendere i rapporti umani, le relazioni, il senso di quello che stavamo facendo. Proprio come per Emma e Dario, il nostro incontro avveniva in uno strato immaginario, e intanto prendeva forma nelle trame dei segni tracciati sulla carta. Ognuna di noi ha lasciato all'altra la possibilità di cancellare, sottolineare, ricalcare i propri disegni. Ci sono scene in cui questo percorso, ancora all'inizio, è più visibile nella sua umanità ed esitazione. Sono momenti che hanno mantenuto in sé, a nostro parere, qualcosa di acerbo e commovente.

Via Curiel, 8. Mara Cerri e Magda Guidi, 2011.

Ogni volta che c'era l'urgenza di un confronto, uno squarcio si apriva tra me e lei proprio come tra Emma e Dario. Da lì passavano cose che venivano rielaborate dall'altra al buio della propria coscienza e infine riemergevano sulla carta. Oserei dire di aver vissuto il rapporto creativo con Magda in questo modo.
E poi naturalmente c'è dell'altro: vivere a stretto contatto ha dato peso e consistenza alla nostra amicizia e al sodalizio artistico. Di partenza erano fortissime le nostre motivazioni ideali, che poi hanno dovuto fare i conti con le tante difficoltà pratiche insite nel realizzare un film d'animazione. Così, realizzare questo film è stato allo stesso tempo dare materialità al nostro rapporto,  spessore e maturità. Un confronto serrato che ha fatto emergere pregi e limiti di entrambe. Questo percorso, molto faticoso e a volte sofferto, non è concesso nel lavoro solitario o assume comunque dinamiche molto diverse.
Ecco, io non so dire dove fosse il lavoro e dove l'amicizia. Di sicuro era tutto rimescolato nel pentolone della vita e delle cose che intanto ci stavano accadendo!

Mara, sempre parlando di cambiamenti, in cosa pensi consista la differenza fra libro e animazione, e cosa invece è rimasto inalterato?

La trama, nei suoi passaggi fondamentali è rimasta inalterata, ma al suo interno abbiamo scavato veri e propri cunicoli. Aggirarsi come una camera da presa nella stanza di Emma ha aperto nuove possibilità di sguardi e ha concentrato un'inedita attenzione sui mobili, sulla natura del legno. Il suo animarsi, stirarsi e scricchiolare nella dimensione precaria del ricordo. Una sostanziale differenza tra il libro e il film sta nel modo in cui Emma arriva alla scoperta dell'altro.

Nel film esiste un abbandono che precede l'incontro tra i due, una sorta di naufragio della bambina nel pavimento della sua camera che, a un tratto, non offre più nessun tipo di appiglio. Uno sprofondare, uno smarrimento, infine un approdo.
È stato naturalmente così, c'era bisogno di aprirsi, fare spazio. Serviva un momento di vuoto dove il suono potesse allargarsi e prepararsi a toccare la sua massima tensione nel momento dello strappo sulla carta da parati. Così Emma sprofonda, si smarrisce, approda. Nel film, a differenza del libro, i due personaggi non valicano mai fisicamente quella parete, ma restano immobili uno di fronte all'altro.

Questa scelta è stata una conseguenza del nostro procedere. Abbiamo lavorato prima ai due mondi, abbiamo costruito le due membrane, parentesi della storia che andavano crescendo e nel frattempo magicamente si avvicinavano l'una all'altra all'interno di quello che era comunque (da contratto con la produzione francese) il vincolo  del tempo concesso a questa storia: 10 minuti.

Via Curiel, 8. Mara Cerri e Magda Guidi, 2011.
Fino a quando la parte centrale è andata assottigliandosi sempre più. Non avevamo paura di questa riduzione, sapevamo che bisognava preparare quel momento costruendo e dando sostegno alle due storie individuali, sentivamo che questo contatto aveva poco tempo per manifestarsi, ma intanto si caricava di emotività.

Magda, cosa ti ha spinto ad accettare la proposta di collaborazione di Mara e cosa ti ha interessato di più in Via Curiel all'inizio, e nel lavoro che ha comportato?

Mara e io desideravamo da tempo lavorare, prima o poi, a un unico progetto. Quando Mara mi ha proposto di realizzare l'animazione di Via Curiel 8 insieme a lei, ho accettato subito, senza aver bisogno di rifletterci su. Conoscevo già la storia, i disegni, le atmosfere del libro. Tutto era già molto vicino a me. Ho pensato che il nostro desiderio di lavorare insieme a un progetto poteva concretizzarsi in quel momento, non necessariamente partendo da zero. Un territorio comune c'era già. Io credevo nelle idee di Mara, e soprattutto, lei mi ha chiesto di entrare, di fare questo percorso con lei. Da quel momento Via Curiel 8 è diventato il nostro progetto insieme.
Abbiamo iniziato a disegnare i primi storyboard cercando di non allontanarci troppo dalla struttura del libro. Ci siamo accorte ben presto che questa maniera meccanica di procedere non funzionava. Dovevamo per il momento mettere da parte il libro, e iniziare a ripensare tutto in un altro modo, in chiave cinematografica. Questa è stata sicuramente la parte più interessante, coinvolgente, e anche divertente, di tutto il lavoro.

Via Curiel, 8. Mara Cerri e Magda Guidi, 2011.
Mara era disposta a smontare i pezzi di una storia che prima era stata solo sua, e a rimontarli insieme a me. Dovevamo raccontare la stessa cosa, utilizzando però un linguaggio diverso. Durante le prime settimane di lavoro, guardavamo insieme molti film, leggevamo sceneggiature, e disegnavamo senza risparmiarci scene su scene, senza paura poi di doverle buttare, sperimentando. Il nostro è stato un continuo confrontarsi, mettere tutto e mettersi sempre in discussione, credere nelle idee dell'altra, farle proprie e poi rilanciare. Fidarsi e affidarsi. Arrivare insieme alle stesse intuizioni, appassionarsi, entusiasmarsi. Questo scambio continuo è proseguito durante tutti i due anni. La condivisione di questi due anni con Mara, nella loro totalità, in cui era compresa anche tutta la nostra vita, è stata la parte più incredibile del lavoro.

Magda, come è stato lavorare alle prese con un progetto altrui, con un'identità già così definita? In che modo sei riuscita a entrare nella dimensione di Mara e a integrarti a essa al punto di dotare questa storia, mi viene da dire così privata, della tua anima?

Quando Mara stava lavorando al progetto filmico di Via Curiel, io avevo già iniziato a disegnare un nuovo film d'animazione, un progetto che avevo in mente da tempo e che pensavo di realizzare in maniera del tutto indipendente. Io e Mara siamo abituate, fin dai tempi della scuola, a sentirci dire che i nostri disegni si assomigliano.
Via Curiel, 8. Mara Cerri e Magda Guidi, 2011.
Confrontandoci e parlando insieme di questi nuovi progetti che avevamo in mente, io e Mara ci siamo accorte di come le nostre storie, le tematiche che volevamo affrontare e le atmosfere che ricercavamo finivano con l'assomigliarsi, ancora una volta.
Per me, quindi, calarmi all'interno dell'immaginario di Mara è stato molto facile.
Ci assomigliamo, è vero. Avere vissuto insieme gli ultimi 16 anni di vita condividendo quasi tutto deve averci influenzato, in qualche modo…
Nel lavoro di Via Curiel questo assomigliarsi, e questa vicinanza tra di noi è diventata una forza. Ha reso tutto più facile, naturale e immediato. Ci ha permesso anche di lavorare insieme sullo stesso foglio, nei dettagli di un solo disegno, gomito a gomito sullo stesso tavolino.

M. Cerri, M. Guidi, dipinto su legno (1,25x0,90), realizzato per le mostre.

M. Cerri, M. Guidi, dipinto su legno (1,25x0,90), realizzato per le mostre.
Magda e Mara, la collaborazione fra voi, a un certo punto della lavorazione, ha comportato altri passaggi fondamentali nella realizzazione del film - fotografia, montaggio, colonna sonora – e quindi l'ingresso di nuovi attori. Ci parlate dei vostri collaboratori e del rapporto che avete avuto con loro?

Il primo a entrare in scena è stato Marco Smacchia. Man mano che le scene del film diventavano definitive, abbiamo iniziato la scansione dei disegni. Visto che sarebbero state più di 4000 immagini era un lavoro che era bene prendere per tempo. Marco Smacchia e Virginia Mori ci hanno aiutato in questo senso. Purtroppo, a un certo punto ci siamo accorti che alcuni disegni, quelli in cui il colore era stato dato in maniera più diluita, erano molto imbarcati. Nelle scansioni si vedevano delle ombre, e il pensiero di mettersi a ritoccare tutte quelle immagini ci scoraggiava. L'unica soluzione, a quel punto, era fotografare tutti i disegni. Allora ci siamo rivolte a un altro amico, un fotografo, Federico Tamburini. Il suo contributo è stato decisivo.

Via Curiel, 8. Centroartivisivepescheria, Pesaro. 2011.

Per quel che riguarda i suoni, ci siamo rivolte a Stefano Sasso. Conoscevamo e apprezzavamo già il lavoro di Stefano, perché ha lavorato come sound designer ad alcuni film di Simone Massi, un autore di film d'animazione che noi amiamo molto. Il risultato della loro collaborazione ci convinceva, e a noi serviva una persona che avesse già quel tipo di esperienza alle spalle, perché per noi, al contrario, era tutto nuovo. Capivamo quanto la parte sonora di un film fosse importante, e ci tenevamo a curarla bene, in ogni dettaglio, con attenzione, ma la nostra inesperienza poteva farci fare degli errori, e farci perdere un sacco di tempo. All'inizio, ci siamo affidate molto a Stefano, alle sue intuizioni, alle sue suggestioni. Andando avanti, e imparando a conoscerci, anche il lavoro con Stefano diventava sempre più uno scambio, e spesso eravamo noi stesse a registrare i suoni che ci interessavano, che Stefano poi rielaborava, secondo una sua sensibilità.

Via Curiel, 8. Centroartivisivepescheria, Pesaro. 2011.
Ci serviva poi un'altra persona a cui affidare la parte più musicale, o  melodica, della sfera sonora o, se vogliamo, l 'elemento"femminile". E ancora una volta abbiamo chiamato un'amica, Mara Cassiani.
Il suo è stato un lavoro minimale e incisivo. Anche in questo caso, il legame affettivo che avevamo già con lei, e il conoscere già ognuna il lavoro dell'altra, ha influito in maniera positiva sul risultato finale. Si partiva già da una sensibilità e un immaginario comuni. Insieme a lei abbiamo fatto le ultime registrazioni e in un tempo relativamente breve abbiamo sciolto gli ultimi nodi e risolto passaggi molto delicati.

Via Curiel, 8. Centroartivisivepescheria, Pesaro. 2011.
Magda e Mara, cosa ha significato essere impegnate per due anni in un lavoro di questa portata? Da che scelta ha avuto origine questa decisione e che scelte ha comportato?

Lavorare due anni a un progetto come questo ha significato molte cose. Innanzitutto, bisogna credere fortemente a quello che si sta facendo. Per iniziare un film d'animazione bisogna esserne follemente convinti.
Non rimane molto tempo per pensare ad altro, ogni nuova idea, ogni nuovo progetto deve mettersi in fila e aspettare. Per noi, in questi due anni, è stato così. La lavorazione di questo film ci ha assorbite completamente, oltre il tempo non c'era neanche spazio mentale per dedicarsi ad altro. Ora, a conti fatti, ci rendiamo conto che anche la nostra vita affettiva, le relazioni con gli altri, ne hanno risentito.
Ha comportato molte rinunce, sicuramente, e abbiamo attraversato anche dei momenti difficili e faticosi, ma l'importante era non perdere mai di vista il senso di quello che si stava facendo, tirare dritto e continuare a crederci. Credere anche nella dignità di questo lavoro, credere che la fatica che comportava prima o poi sarebbe stata riscattata, che a farle da contraltare ci sarebbe stato, prima o poi, un film finito. Il film che volevamo fare.

Via Curiel, 8. Centroartivisivepescheria, Pesaro. 2011.
Magda e Mara, Via Curiel 8 termina qui o sta proseguendo? Le mostre che in cui siete impegnate le cosiderate parte della vita del progetto o un punto d'arrivo conclusivo?

Il cinema d'animazione, oltre il circuito dei festival, ha una visibilità molto ristretta, purtroppo. Per noi, far circolare e far conoscere il nostro lavoro attraverso le mostre che abbiamo in programma è molto importante. Non solo per il film in sé, ma anche, o soprattutto, per tutto il lavoro che c'è stato dietro, per tutti quei 4000 disegni che lo compongono, e per quelle centinaia di disegni che sono rimasti fuori dal montaggio definitivo. Sicuramente questo ciclo di mostre è da considerarsi parte del progetto. Via Curiel, 8 è stato terminato nel Settembre del 2011, ma sentiamo che c'è ancora molto lavoro da fare. Guardando solamente il film, che dura solo 10 minuti, è difficile farsi un'idea di cosa comporti veramente realizzare, nel 2011, in Italia, un'animazione con tecnica tradizionale.

Via Curiel, 8, Mara Cerri. Orecchio Acerbo, 2009.
Mara, nel libro chiudeva il racconto una riflessione di Anna Maria Ortese: “Non sempre ciò che vediamo è reale, e non sempre ciò che ci appare irreale ha meno potere del vero sul destino dell’uomo”. Nell'animazione è assente. Perché?

Non c'è una motivazione, quella frase si è distaccata naturalmente. O forse è semplicemente stata assorbita.

[Per Bilbolbul, sabato, 3 marzo, alle 16 e 30, al Cinema Lumière, a Bologna, le due autrici parleranno del loro lavoro con la regista Alice Rohrwacher. Nell'occasione, sarà proiettata l'animazione. Libro e dvd sono disponibili, insieme, nella nuova edizione di Via Curiel, 8 edita da Orecchio acerbo. Qui sotto, la sigla realizzata dalle due autrici per NodoDocFest, international documentary film festival, Trieste.]

3 commenti:

Alicia Baladan ha detto...

Complimenti a Mara e Magda!. E' un lavoro complesso, faticoso ma affascinante
....che voglia di riprendere le animazioni!

lapiccolaprincipessa ha detto...

Bellissimo e affascinate!

C**xi ha detto...

Mara Cerri & Alicia Baladan, sono un vostro fan!