venerdì 14 settembre 2012

La fatica che c'è dietro un'immagine


[di Marina Marcolin]

Il mio mestiere, quello di illustratrice, è uno strano mestiere. Passo giorni e giorni, se non settimane e mesi, alla ricerca di un tono, di un segno, di una sfumatura; dell'equilibrio di una composizione e della coerenza di una sequenza narrativa di tavole. Poi faccio un pacchetto, lo mando a un editore e aspetto, nervosa e paziente, che mi arrivi il libro finito. Che cosa succede nel mezzo, non l'avevo mai visto.

Libri, carta e polvere.
Per vederlo, sono entrata in un labirinto. Il labirinto si trova a San Martino Buon Albergo, e vi si accede da un cancello azzurro affacciato su uno stradone. Grafiche AZ sta scritto, accanto all'ingresso.
Varco il cancello con un po' di emozione, ed è abbastanza strano, perché i libri che si stamperanno oggi non sono miei. Ma mi sembra comunque una cosa importante. Sono un po' nervosa, così mi fermo qualche minuto in auto, nel parcheggio al di là del cancello, apro il taccuino, prendo la matita, e faccio un disegno.

La tipografia mi accoglie con l'offerta di un caffé, sorrisi, stanze, macchine misteriose, carta, pile di libri, ancora carta, un odore pungente e tanta, tanta polvere. Sembra che la polvere e la carta siano inseparabili, non solo sugli scaffali della mia libreria.

Sono venuta per assistere a un avviamento. Anzi due. Il primo è Libri! di Murray McCain e John Alcorn, originariamente pubblicato  nel 1962. Si stamperà sia l'edizione italiana (Topipittori) sia quella francese (Autrement Jeunesse). Sono le otto e mezza del mattino e il foglio di macchina è già su un tavolo inclinato, sotto un'enorme lampada a luce controllata, pronto per essere scrutato da occhi esperti. A me sembra che non ci sia niente da fare o da vedere. È un lavoro a tinte piatte, stampato in tre colori speciali. Cosa siamo venuti a fare?

Si controlla il foglio di macchina di Libri! con l'originale

Paolo mi invita a usare una copia della prima edizione del libro come riferimento per osservare attentamente la stampa. Mentre io, inesperta, passo lo sguardo dal libro al foglio e non mi accorgo di nulla, Paolo e Roberto (che alle Grafiche AZ si occupa di programmazione, controllo qualità e dirige la squadra di stampatori) notano che qualcosa non torna. Ci sono delle disomogeneità nei colori. Un grigio che dovrebbe essere sempre uguale qui tende al verde e lì al viola. E un giallo, che dovrebbe essere giallo, come gli altri tende all'arancio. Ferma la macchina! Il problema è evidente, ma non se ne capisce la ragione. Bisogna parlare con Renzo, il cromista, cioè la persona che ha la responsabilità dei colori.

Abbiamo un problema.

Renzo è quello che apre i pacchetti che gli illustratori spediscono all'editore. È lui che decide se le scansioni si fanno nello scanner piano o in quello a tamburo, che manipola i file digitali per adattarli al tipo di carta che si userà per la stampa e stampa la prima prova. Quella che verrà mostrata dall'editore per eventuali correzioni cromatiche e consegnata agli stampatori come riferimento per il risultato della stampa.

Si controlla tutto molto da vicino.

Con Renzo, si scopre che il problema è digitale: mi viene spiegato che i file nel computer di Renzo sono giusti, ma il programma che li legge e incide le lastre per la stampa li ha letti male e che, perciò, bisogna rifare due delle tre lastre di stampa. Detto, fatto. Non passa un'ora e si ricomincia a stampare. Qualche minimo aggiustamento ai livelli dell'inchiostrazione, mani che indicano dettagli, si ricontrolla da vicinissimo più e più volte. Ora è perfetto. Visto, si stampi!

Anche gli stampatori hanno un linguaggio dei segni.

Prima del secondo avviamento, nel pomeriggio, il labirinto si apre su un cortile che conduce a un altro edificio: la legatoria. Qui Paolo mi spiega pazientemente le varie fasi, mi mostra le macchine che accompagnano i fogli, vedo come li legano, come li incollano e mi circondano pile di libri in attesa di una copertina o pronti per essere spediti.

Si esamina una cucitura.

 La seconda parte della giornata è dedicato a Una stella nel buio di Lucia Tumiati, illustrato da Joanna Concejo. Anche qui si stamperà l'edizione italiana e quella francese, per le Editions Notari. È un libro completamente diverso: disegni a matita e a penna, carte diverse che si sovrappongono. E poi ci sono le tavole originali, conservate nell'imballaggio che Joanna aveva preparato, riavvolte dalla loro protezione in carta velina. (Quindi, cari colleghi, imballate le vostre tavole con cura: il vostro pacchetto sarà la loro casa per tutto il periodo della produzione.)


Originali e prove a confronto.
Vedere le tavole di Joanna su un brutto tavolo, accanto al tavolo inclinato e alla macchina da stampa, in mezzo agli inchiostri, ai prodotti chimici, a gente che si muove rapidamente, con un muletto che sfreccia accanto portando un bancale di carta e tutto quel rumore mi ha fatto venire i brividi. Mi ha fatto pensare dove sono nate. Non conosco lo studio di Joanna, ma nel mio il silenzio è rotto solo dalla musica che scelgo, tutto è pacato e sommesso, fuori c'è il bosco. Come è stato possibile che precipitassero in questo inferno? E se gli stampatori hanno le mani sporche?
Sono stati i gesti a rassicurarmi. Mani che si muovono in maniera disinvolta ma sicura, come solo chi fa questo lavoro da molto tempo sa fare. (E poi erano anche pulite). Quindi state tranquilli. Più o meno.

Le bellissime immagini di Joanna  si affiancano alla prova e al foglio di macchina per confronto e valutazione. E qui rimango senza fiato per la qualità della riproduzione. Mi sorprende anche come il risultato di stampa sia migliore della prova. Come se la prova fosse un livello minimo al di sotto della quale non si può scendere, e la professionalità dello stampatore si manifestasse proprio nel superamento di questo parametro. Qualche ultimo tocco ai calamai per rendere più uniformi i toni delicatissimi delle carte che usa Joanna, a correggere certe lievi dominanti di magenta o di ciano. «Un colpetto al nero» perché gli scuri abbiano la giusta profondità. Scrupolosamente si ricontrolla con la lente. Guardo anch’io e ciò che prima era una sfumatura, diventa una nuvola  di punti di colore sovrapposti e allineati (e mi domando come faccia Renzo a capirci qualcosa).

Tutto OK: ci si può concedere un sorriso

Mai un nervosismo o una superficialità. Ogni più piccolo dettaglio è pensato, osservato. I gesti si ripetono fino a quando tutta la fatica che c’è dietro un’immagine, un progetto, non trovi un riscontro nella dignità dell'oggetto libro. Quando sei davanti al foglio con la matita o sfumi i colori e cerchi esattamente l’intensità che ti serve, non pensi al dopo. Non così tanto almeno. Io penso che continuerò a non pensarci troppo. Anche adesso so che cosa succede, dopo. E tutta la mia fatica ha più senso.

Grazie, Roberto!

7 commenti:

milimbo ha detto...

Bellisimo this article!
I like the thoroughness with the process have been told.

ninamasina ha detto...

Grazie Marina! Sei riuscita a raccontare con semplicità ed emozione una giornata che avevo vissuto anche io, e per la qualce non avevo mai trovato le parole.

francescabartalucci ha detto...

Articolo stupendo, grazie Marina :) p.s: sono anche una grandissima fan delle tue illustrazioni, complimenti

Silvia ha detto...

Anche a me è piaciuto molto questo post.

Raffaella Ciacci ha detto...

Che bel post, esaustivo e interessante per tutti i curiosi e... rassicurante per chi si è chiesto che ne fosse delle proprie tavole una volta inviate all'editore! :-) Traspare una grande professionalità, davvero ammirevole.

marina ha detto...

Grazie, che gentili..Grazie mille ai Topipittori.

Simona Traina ha detto...

Marina, l'ho letto solo oggi (era tra i preferiti in attesa...) è bello ed evocativo!
Sei brava anche a scrivere, amica!