martedì 21 maggio 2013

Incontrare l'Altrove

Uno dei pochi titoli del nostro catalogo acquistato all'estero, da Editions MeMo, è Dans moi ovvero Dentro me: testo di Alex Cousseau, illustrazioni di Kitty Crowther (che quando ha realizzato questo libro non aveva ancora vinto l'Astrid Lindgren Memorial Award).
Kitty Crowther ha due registri narrativi, uno, per i più piccoli, giocoso, tenerissimo, lieve e umoristico; l'altro, pensoso, filosofico, intenso, a volte malinconico. I due libri che abbiamo pubblicato della Crowther appartengono a quest'ultimo filone (il secondo è L'omino e Dio). Perché questa scelta? Da una parte per una ragione pragmatica: i libri appartenenti al primo filone, editi da Pastel, di Ecole de loisir, sono appannaggio di Babalibri; dall'altra, perché abbiamo avvertito alcuni libri del secondo filone come irrinunciabili, benché certamente difficili per il mercato italiano, anche quello più evoluto. Infatti, nemmeno il premio ALMA attribuito a Kitty è servito a far conoscere questa autrice, nel nostro paese, come meriterebbe.
Che Dentro me fosse “un osso”, ce ne siamo accorti subito, al salone di Montreuil, quando lo abbiamo sfogliato per la prima volta. Perciò, una volta deciso di pubblicarlo, ci siamo armati  di pazienza, pensando che ci sarebbe voluto tempo perché fosse accolto e compreso.

Leggendo Incanto e racconto nel labirinto delle figure. Albi illustrati e relazione educativa, di Marnie Campagnaro e Marco Dallari, abbiamo pensato che la nostra fiducia è stata premiata e che il tempo e l'attesa hanno portato frutti. Perché, nel volume, il saggio di Marnie Campagnaro, La potenzialità delle immagini. Educazione visiva ed emozionale attraverso gli albi illustrati, dedica una lunga e accurata riflessione a Dentro me e alla ricezione e percezione da parte dei bambini a cui è stato sottoposto. Sapevo che Marnie aveva utilizzato questo libro all'interno di una sperimentazione avviata nelle scuole di Padova: lei stessa me ne aveva parlato, informandomi con sorpresa e commozione dei risultati ottenuti. E mi aveva fatto particolarmente piacere che Marnie mi avesse confessato di aver avuto molti dubbi, all'inizio su questo libro e sull'opportunità di proporlo. Naturalmente la ricerca e lo studio di Marnie, finalizzati a testare e proporre gli albi illustrati nelle scuole, suggerendo titoli e modi di utilizzo, non riguardano solo Dentro me: numerosi sono i libri analizzati e valutati come imprescindibili, perché ricchi di potenzialità nella relazione educativa con i bambini e i ragazzi. E ci sembra che questo saggio, fra quelli usciti negli ultimi anni sul tema del libro illustrato, abbia il merito di fissare l'attenzione sull'albo come strumento necessario e fecondo di risultati in ambito scolastico ed educativo, dotato di qualità uniche nell'attivare preziose risorse emotive, cognitive e immaginative.


Tornando alla parte del volume dedicata a Dentro me, vi riporto il brano di apertura e quello di chiusura, del saggio citato di Marnie Campagnaro, oltre a una trascrizione delle reazioni dei bambini dopo una delle letture realizzate in classe. Credo sia il modo migliore per suggerire la tonalità di questo saggio così interessante.

 

Percorsi di fruizione dell’albo illustrato.  Dentro me: un’esperienza di lettura a scuola

Leggere ad alta voce a scuola è un’esperienza arricchente per i bambini. E anche per l’insegnante. Il dialogo intorno a una trama e alle vicissitudini dei personaggi apre a nuovi spazi di reciproca conoscenza e di confronto, rilanciando per gli insegnanti la scommessa educativa di formatori a tutto tondo delle giovani generazioni.
Come evidenziato, vi è, tuttavia, una certa resistenza da parte dell’adulto a offrire ai bambini una determinata tipologia di albi illustrati. Il più delle volte, come abbiamo avuto modo di analizzare nei paragrafi precedenti, queste resistenze si riscontrano nei confronti di quegli albi che, proprio per l’invenzione narrativa proposta, il dipanarsi della trama, i temi significativi affrontati, l’articolazione semantica della narrazione iconica, dischiudono orizzonti di senso, spazi di cooperazione interpretativa con il testo, e riservano al lettore le maggiori gratificazioni letterarie, estetiche ed educative. 

Talvolta sono tacciati di essere albi inadatti, inadeguati, poco comprensibili, troppo complessi, non sufficientemente fruibili e apprezzabili da parte dei bambini e, quindi, velocemente allontanati con un giudizio sommario, negativo e iniquo.
Che tali valutazioni siano spesso frutto di pregiudizi, che nulla hanno a che vedere con le fruttuose modalità di interazione e con la feconda capacità di risposta che i bambini, invece, hanno dato prova di saper porre in essere durante la lettura dialogica, è l’esito di un’esperienza di ricerca sul campo condotta nel 2010 dal Gruppo di Ricerca sulla Letteratura per l’Infanzia GRILLI dell’Università di Padova, diretto da Donatella Lombello Soffiato.
La scelta dell’opera, che ha introdotto i bambini in un successivo e articolato percorso di lettura e analisi di fiabe illustrate, è caduta sull’intricata e intrigante proposta editoriale di Alex Cousseau e Kitty Crowther intitolata Dentro me, pubblicata da Topipittori nel 2007. L’albo è stato volutamente prescelto per la complessità della trama narrativa e per l’audacia semantica delle scelte iconografiche. Precisiamo, sin da subito, che, durante la presentazione della proposta di lettura e la discussione dell’opera con i bambini, testo e immagini hanno sollevato non poche resistenze fra un considerevole numero di insegnanti e genitori: trasparivano evidenti perplessità sulla validità e l’appropriatezza di una siffatta proposta per un pubblico di lettori così giovane (6, 8 e 10 anni).  [...]


Note etnografiche del 22 febbraio 2010
Le note sono state raccolte da Alessandra Carraro, ricercatrice ed etnografa del Dipartimento FISPPA dell’Università di Padova durante la ricerca osservativa e sono state confrontate con le videoregistrazioni realizzate da Marnie Campagnaro. I nomi degli allievi sono di fantasia.

Classe quinta – Scuola primaria
 [La ricercatrice legge il finale: «Dentro me, sono io che decido.» ndr] 


La storia finisce.
Bambini: «Bello!».
Ricercatrice: «Che storia è?».
Bambini: «Divertente. Strana, stranissima».
Ricercatrice: «Cosa ci vuole raccontare?».
Giordano: «Sei tu a comandare il tuo corpo. E non gli altri».
Clio: «Noi non possiamo sempre immaginare che dentro di noi c’è quello che vogliamo avere, potrebbe esserci anche qualcun altro».
Ricercatrice: «Quando ci potrebbe essere un altrove dentro me?».
Bambini: «Cioè?».
Ricercatrice: «Quando possiamo fare un viaggio di questo tipo… dentro me?».
Gastone: «Quando sei morto».
Bambini: «Nooooo».
Duccio: «Ma dai, Gastone!».
Beniamino: «Quando sogni».
Duccio: «Quando sei solo».
Beniamino: «Ah… nella fantasia».
L’insegnante ritorna dentro la biblioteca e si siede.
I bambini si girano a guardarlo.
Duccio: «Quando ti fanno male».


[...]  Alla luce delle esperienze emozionali, cognitive e relazionali che la lettura dell’albo ha sollecitato nei bambini, possiamo ritenere Dentro me un’opera adatta ai bambini della scuola primaria, e di quali classi?
Nella letteratura fantastica c’è una figura che riassume in sé tutte le paure infantili più ancestrali: l’orco, figura connessa all’esperienza della paura e della codificazione del mostruoso. Nel corso del Novecento, la letteratura per l’infanzia è stata testimone del progressivo «indebolimento della figura dell’orco», giunto sin quasi alla «sua scomparsa» (Cambi, 2002, p. 17).
Questa metamorfosi ha profondamente modificato l’assetto della fiaba moderna, tanto da indurre lo studioso fiorentino a parlare di passaggio epocale, dalla paura alla rassicurazione:
Dal punto di vista socio-culturale non è più la paura che regola i rapporti tra gli uomini, bensì l’accordo, la collaborazione, il mutuo riconoscimento; così anche le Figure di Paura tendono a uscire di scena o a cambiare di segno. (Cambi, 2002, p. 19)
Detto ciò, tuttavia, è evidente quanto i bambini abbiano ancora la necessità di confrontarsi con questo sentimento oscuro e ancestrale di ansia, intrecciato alla curiosità, riconducibile al «timore del babau» (Santucci, 1994, p. 34) e personificato dall’uomo nero, dal lupo o dall’orco:
Il male assoluto, nella coscienza del bambino, non è ancora la morte o la malattia o il peccato. È paura, e paura di un ratto: [da intendersi anche come paura dell’uomo nero, del lupo, dell’orco, nda] d’essere trasportato in un luogo dove non c’è la mamma o dove questa non può fare nulla a suo favore. Questa zona infera della psiche infantile è appunto l’orcale. (Santucci, 1994, p. 35)


[...]  L’albo di Cousseau e della Crowther ha due grandi meriti. Il primo è quello di avere riproposto, in chiave moderna e con una narrazione carica di drammaticità, la figura dell’orco inteso come intricato viatico per l’incontro del bambino con la sfera dell’immaginario, dell’inconscio, con i lati più ombrosi e complessi dell’interiorità umana. Nel ripristinare l’incontro del bambino con l’«altrove», con il mostruoso nelle sue molteplici sfaccettature — e qui sta il secondo merito —, la narrazione iconico-verbale si carica di potenza catartica (si veda la figura 21): la storia riafferma il ruolo attivo e imprescindibile del bambino nell’autodeterminare la propria vita, anche quella interiore: egli può imparare a convivere con le ombre del proprio immaginario, e quindi a dominarle.
Non è possibile offrire risposte univoche e interpretazioni esaurienti su un tema così affascinante e complesso. Ciò che qui preme testimoniare, tuttavia, è la capacità di questo albo illustrato, grazie all’unicità del suo testo e delle sue illustrazioni, di suscitare nei bambini echi evocativi che inducono a una successiva ricerca di senso. Ed è proprio in questo rimando a un’ulteriorità di senso che l’opera si caratterizza per l’altissimo valore letterario ed estetico.


Concludo questo post con alcuni passi tratti dall'intervento di Marco Dallari, che apre il volume: Raccontare come pratica di cura. Dal concetto di intenzionalità a quello di cura. Brani che, in relazione alla lettura e in particolare a quella dell'albo, mettono a fuoco concetti fondamentali con estrema chiarezza e attraverso un'analisi illuminante.

Una delle pratiche in cui, con maggior evidenza e intensità, la cura evidenzia il suo potenziale di intensità affettiva coniugato con gli aspetti portatori di emancipazione, autonomia e incremento delle risorse cognitive, è quella in cui un adulto racconta una storia a un bambino.  [...] Al tempo stesso, dunque, la pratica di cura e il vissuto gratificante e rassicurante legato a essa si mettono al servizio di un processo di emancipazione culturale e cognitiva, poiché trasferiscono progressivamente sul piano simbolico (le parole, le immagini, le posture corporee, le declinazioni fonetiche consolidate anche dalla cultura d’appartenenza) l’originaria relazione fondata sulla soddisfazione di esigenze primarie. Mentre il vissuto rassicurante di cura (protezione, esclusività, gratificazione affettiva) permane nella relazione narrativa, essa avvia dunque importanti e insostituibili processi di emancipazione.

[...] Dal punto di vista cognitivo, l’associazione di discorso e figura aiuta il narratario (ma anche il narratore) a disimparare a riconoscere, come dice Jean-François Lyotard (Lyotard, 2008), accogliendo la suggestione di tutta l’arte contemporanea, per cui non esiste un modo giusto (e unico) di rappresentare visivamente qualcosa, ma esistono, per ogni rappresentazione, infinite possibilità. La varietà di stili e strategie illustrative con cui fin da bambini sarebbe opportuno venire a contatto — a patto che gli adulti non orientino le loro scelte su testi visivi «semplici», che il più delle volte sembrano tali ma sono invece banali e stereotipati — dilata la consapevolezza interpretativa e metaforica con cui i bambini si accostano al mondo delle narrazioni. Ciò che a molti adulti appare una caratteristica di semplicità capace di rendere le immagini più adatte all’infanzia è invece, troppo spesso, conseguenza e cascame di quell’«estetica disneyana riduttiva, falsamente consolatoria, estremamente collegata al medium cinematografico e già capace, fin dall’origine, di anticipare il senso di quello televisivo» (Faeti, 1974, p. 9).

 [...] Fra le funzioni del congegno narrativo c’è quella che Rodari definì contratto di finzione (Rodari, 1997), che i bambini da uno a tre anni cominciano a elaborare in maniera più o meno soddisfacente (nei limiti consentiti dal loro livello evolutivo) soprattutto grazie alla ricezione di narrazioni fantastiche e fiabesche. Questa competenza corrisponde alla capacità di stabilire un accordo implicito fra narratore e narratario riguardo alla sospensione della dimensione spazio-temporale del «qui e ora». Questo congegno contrattuale è poi particolarmente utile, anche se apparentemente tale affermazione può sembrare un paradosso, per favorire la strutturazione del principio di realtà. Mentre contribuisce a creare la coscienza della distinzione fra la dimensione fantastica del pensiero e la capacità di riconoscere il reale come tale e interagire realisticamente con esso, aiuta a strutturare la capacità di portare nella realtà le suggestioni e le risorse dell’immaginario senza scivolare nelle trappole della superstizione.

(Ringraziamo gli autori per averci permesso di citare ampi brani dal volume).

12 commenti:

Anna ha detto...

Una ricerca NECESSARIA!
Chi lavora coi bambini sul serio, senza pregiudizi, sa già della loro immensa duttilità interpretativa, ma è fondamentale che questo sapere venga diffuso.
Duccio mi ha commossa col suo: quando ci fanno male.

Interessantissimo evidenziare che è in corso un cambio epocale del senso della fiaba, verso la "rassicurazione". Mi sembra che questo cambio sia uno dei sintomi di un fenomeno che ha avuto inizio con l'illuminismo e che è andato formando, via via, un’idea di realtà sempre più misurabile, concreta, oggettiva e quindi più facilmente condivisibile.
La complessità della realtà soggettiva cozza contro le esigenze della società di massa, che ha bisogno di concetti-palla facili e misurabili, capaci di rimbalzare velocemente e senza intoppi.
A proposito dello scollamento (frattura) che l’uomo moderno ha creato tra la complessità del soggetto (negata) e la (supposta) oggettività della realtà condivisa, Zimmer, in un bellissimo libro che vi consiglio di leggere (Il re e il cadavere) scrive: “Il vantaggio che il rifiuto di questo condizionamento magico ha arrecato nell’uomo moderno – il fatto che abbiamo esorcizzato il mondo da tutti i demoni e dèi, e che perciò abbiamo accresciuto il nostro potere indirizzato razionalmente verso le forze materiali della terra – viene pagato con la perdita di questo controllo speculare delle forze dell’anima. L’uomo di oggi è impotente di fronte alla magia della propria invisibile psiche”.

Per paradosso, è proprio una realtà controllabile, misurabile, oggettivabile, che impedisce il controllo dell’anima, perché l’anima non si riconosce più in questo specchio cristallino.
Fondamentale, in questo senso, la riflessione di Marco Dallari sul fatto che i libri illustrati servano a disimparare a riconoscere.
Bravi per aver tradotto con coraggio Dentro me, un libro altrettanto fondamentale.
Bellissimo post.

Laura ha detto...

Grazie per aver pubblicato Kitty Crowther e per questo articolo così interessante.

Mi fa ricordare il primo incubo della mia vita: avrò avuto tre anni e mezzo, a scuola non facevo che disegnare personaggi con volti a palla e un occhio a puntino e l'altro a cerchio che sormontavano una bocca dritta.
Una notte sognai che accompagnavo la mamma dal fruttivendolo, e appena fuori dal negozio uno dei miei personaggi sbucava da dietro l'angolo e cercava di rapirmi.

La sua faccia vuota, con i due occhi disuguali, si avvicinava alla mia, mi voleva divorare, le mani a stecchetto mi trattenevano, trascinandomi. Era enorme, forte da morire, altissimo, spaventoso anche in pieno giorno, con quell'asimmetria essenziale e disturbante.

E' stata l'unica volta, in tutta la mia vita, che ho urlato nel sonno!

Quindi capisco bene, per esperienza personale, quanto sia viscerale, la storia di "Dentro me", e quanto possa essere affascinante e importante per un bambino. Lo vedo anche coi miei figli, che non si stancano mai di farsela leggere e rileggere (soprattutto il più piccolo che ha due anni e mezzo).


la sara ha detto...

Grazie per questo post, interessante come sempre.
Posso chiedervi un aiuto/consiglio ? io sono semplicemente una mamma appssionata di libri illustrati che tutte le sere legge qualcosa alla propria bambina di 4 anni e mezzo, le nostra scelte spaziano. sicuramente cadiamo anche in scelte banali. posso chiedervi una bibilografia di albi illustrati che non possono mancare a questa età ? magari riesco ad ampliare il nostro orizzonte.
Grazie,
Sara

Topipittori ha detto...

Grazie Anna dell'indicazione del saggio di Zimmer. Penso che davvero valga la pena di leggere Dallari e Campagnaro in questo libro: tutti quanti pensiamo di non avere pregiudizi e poi sui nostri stessi gesti pesano timori, condizionamenti, resistenze, convenzioni. Questo saggio aiuta a riconoscerli lucidamente. Anche per questo è importante.

Grazie Laura,di aver condiviso la tua esperienza e di averci parlato dei tuoi bambini: caspita, due anni e mezzo! E' più vicino all'età per cui in Francia il libro è consigliato - 3-5. Noi non ce la siamo sentiti, qui in Italia: credo che saremmo stati presi per pazzi... Lo suggeriamo, sul sito per 8-10 anni.
Ma poi, come dimostra il tuo caso, l'esperienza permette, come sempre, di adattarlo ai singoli bambini, quando i bambini si conoscono.

Topipittori ha detto...

@Sara, è un po' difficile come richiesta: per noi, naturalmente. Noi conosciamo bene il nostro catalogo, ma non abbastanza quelli degli altri editori. Hai provato a guardare, in rete, se trovi delle bibliografie? Ce ne sono, redatte da biblioteche, associazioni eccetera. Insomma dovresti rivolgerti a specialisti, a chi fa promozione della lettura e si occupano proprio di queste cose. Però una cosa possiamo farla per te: se mi dai il tuo indirizzo, ti mandiamo "Il Catalogone" che è una pubblicazione che ogni anno editiamo, con altri editori, e che propone l'analisi di una serie di albi illustrati (rivolta genitori, insegnanti, eccetera).

Antonella Capetti ha detto...

ho comprato il saggio citato nel vostro post un mesetto fa, ed ora è lì che aspetta, in buona compagnia (gli ultimi tre Andersen, "Libro fammi grande" della Idest, "Albi illustrati" della Terrusi, Carocci, "Ad occhi aperti", Hamelin, Donzelli...), tempi più distesi per la lettura.
penso a quanto sia fondamentale praticare gli albi illustrati, e allo stesso modo la saggistica, che offre ampie e meditate occasioni di riflessione anche per chi, come me, non ha nessuna competenza pregressa, ma si nutre solo di passione.
ecco, la mia passione è "disciplinata" dalla lettura di questi saggi, così come di blog gestiti da persone di grande cultura, che mi arricchiscono e mi stimolano, permettendomi, a cascata, di arricchire e stimolare chi mi vive intorno (in particolare i miei alunni...e in un futuro credo ormai prossimo, i nipotini).
e allora, grazie davvero, in particolare a chi condivide il suo "sapere alto" in modo gratuito...

p.s.@sara, sicuramente "libro fammi grande" che ho citato prima, è adattissimo a consigliarti alcune letture irrinunciabili per te e la tua bambina...ma le altre sarete voi due a costruirvele, in un patrimonio di scelte e di amore che vi accompagnerà per la vita...
buone letture!
anto

Francesca Massai illustrazioni ha detto...

Cari Topipittori,
bellissimo post, molto interessante.
Ho una bambina di tre anni e mezzo che periodicamente legge "Dentro me" e ne è profondamente affascinata.
Francesca

Ila ha detto...

Sono così felice di questo post, di queste ricerche e di questi risultati.

Vorrei scrivere cose intelligenti ma, stasera, son particolarmente stanca.

Dico solo che incontrai questo libro nel 2009... un periodo buio, buissimo... E quando mi si parò davanti ne fui attratta come una calamita. Lo lessi d'un fiato e...
Non posso spiegarvelo davvero... ma esclamai: "sono io! Questo libro mi ha capita!"
Sentirsi compresa da un libro è una cosa affascinante e potente.

L'ho comprato e l'ho ovviamente tra i "preferiti".

Sono così contenta che lo stesso legame lo trovino persone differenti (per età, cultura ed esperienza).

Ecco... un commento un po' melanconico.

:)
Ila

Topipittori ha detto...

@Ila. Un po' melanconico, ma bello. Grazie.

la sara ha detto...

Grazie dei consigli !
@topi vi scrivo il mio indirizzo
@antonella, lo prendo sicuramente

s ha detto...

Che bel post, questo libro l'ho comprato anni fa e mi sono innamorata della Crowther
l'ho letto ai miei figli è piaciuto molto, ma non l'ho mai proposto nelle scuole anche se ci ho pensato, è un libro che necessita una buona conoscenza del gruppo dei bambini e un percorso molto condiviso con gli insegnanti, si deve trovare il giusto contesto. Un po' forse sento che non c'è ancora un terreno pronto, pensate che ho fatto una lettura del vostro "troppo tardi" nella ludoteca dove lavoro e una tipa del comune che faceva una supervisione mi ha detto ..."ma non sarà troppo filosofico?" io ho pensato ma che vuol dire.... troppo filosofico semmai è "troppo tardi"!.
Di K.Crowther trovo molto bello anche "Io e niente" Mi sono chiesta anch'io come mai quest' autrice sia poco conosciuta da noi ma cercherò di presentarla di più nelle mie letture nella ludoteca e nelle scuole, piano piano offriremo più storie più libri e più figure
Il vostro lavoro (quello de "le figure dei libri", e di altri bei blog) ha aperto sentieri che non si può più fare a meno di seguire

Topipittori ha detto...

@s. Grazie per quello che dici sul nostro lavoro r per aver riportato le tue riflessioni e la tua espereienza. Hai ragione quando dici che bisogna sentirsi pronti, per proporre un libro. La Crowther, però, come è detto nel post, ha anche una produzione più semplice, ma non meno importante, da cui eventualmente puoi cominciare per proporla. Qualcosa ha in catalogo Babalibri, per esempio una storia sulle paure notturne, protagoniste due ranocchie, veramente deliziosa.

Mi piace il commento "troppo filosofico" per "troppo tardi". E' veramente in tema!