venerdì 24 gennaio 2014

In punta di matita

Da quando mi ha preso la scimmia della grafite, sono diventato molto curioso di matite: non capisco come si usano e mi balocco con l'idea che la soluzione a questa mia incapacità stia nascosta da qualche parte, in una matita speciale, in una carta speciale, fatte apposta per me che, come per magia, cancelleranno completamente il senso di estraneità che provo quando tento di disegnare con la matita. Così, ficcando mani rapaci negli astucci e nelle scatole degli illustratori che frequento e bighellonando in rete, mi sono fatto una cultura. Che, proprio per essere cultura, ha alcuni risvolti sorprendenti. 
Per esempio, qualche giorno fa, il sito de la Repubblica ha pubblicato una galleria di immagini pomposamente battezzata "Le venti pubblicità più geniali di sempre". Fra queste, l'immagine che vedete qui sopra: vere punti di matita; mica roba manipolata con Photoshop.
Sono probabilmente milioni gli artisti che hanno creato opere, anche sublimi, con l'ausilio del più semplice, economico e diffuso strumento di disegno. Molti di meno quelli che hanno rovesciato la prospettiva e hanno creato opere d'arte in punta di matita. 


Diem Chau è un'artista statunitense di origini vietnamite, arrivata a Seattle nel 1986 come rifugiata. Ha una evidente passione per i lavori di dettaglio: minuscoli lettini fabbricati con stuzzicadenti su cui poggiano materassi e cuscini di porcellana o piatti in ceramica con decorazioni in filo di seta; ma soprattutto, matite e pastelli a cera scolpiti.




Poi, continuando a bighellonare, ho trovato con non poca sorpresa altri scultori in grafite. Come Dalton Ghetti, che dichiara di usare solo le matite che trova per la strada (e pensare che io al massimo trovo le monetine da un centesimo).

Dalton Ghetti, Alphabet.

Dalton Ghetti, The tiniest hammer.
O come l'ungherese Cercahegyzo.




Non sono sicuro che questa sia vera arte. E sotto certi aspetti mi irrita un po' il virtuosismo da ergastolano che ricostruisce il Duomo di Milano con i fiammiferi. Ma sotto altri aspetti mi affascina l'idea di cambiare completamente il punto di vista e fare dello strumento l'oggetto. Voi cosa ne pensate?

Dalton Ghetti al lavoro.

11 commenti:

Giovannella Monaco ha detto...

Certo...che pazienza! però è vero, ribalta l'idea che avevo da sempre delle matite!
Interessante, ma sicuramente non fa per me!

Astera ha detto...

Perche' ti viene il dubbio che questa non sia arte? A me sembra che lo sia: c'e' pensiero, espressione e lavoro e c'e' un prodotto che suscita emozioni, curiosita', discussioni e blog posts...cosa vuoi di piu'?;)

Topipittori ha detto...

Non so di preciso perché. E per questo ho posto una domanda: sperando che qualcuno mi illuminasse. In realtà c'è pensiero, espressione e lavoro (e un portato di emozioni non banali) anche nell'attività di un mangiatore di fuoco o in un incantatore di serpenti.
E mi sembra che ci sia molta differenza fra i tre scultori in grafite dei quali ho postato le immagini. Ma non riesco bene a coglierne il discrimine. Forse - semplicemente - non li ho guardati abbastanza.

Anna ha detto...

Secondo me potrebbero essere arte se fossero belle sculture. La differenza è tutta lì. L'unica che mi emoziona un po' è quella del camoscio di Diem Chau.

pepi persico ha detto...

secondo me non è arte, è virtuosismo.

Topipittori ha detto...

La matita è un oggetto bellissimo, che ha, oltretutto, la prerogativa, nobile quante altre mai, di tracciare segni. Questi lavori di miniaturisti sono omaggi alla magia matitesca. Far fiorire lettere e animali sulla punta delle matite è rendere visibile l'invisibile.

isabel archer ha detto...

interessante la tua domanda! ma come mi disse una volta Wainer Vaccari, l'erte è tutto ciò che viene definito come tale. se quei bellissimi lavori non sono stati catalogati come arte (con tutti gli annessi e connessi che la definizione comporta) beh allora mi sa che non lo sono...però a me sono piaciuti un sacco e mi hanno molto stupito.
ah grazie per l'accenno alle pubblicità che mi sono andata a vedere e in effetti i creativi quando vogliono sono stupefacenti!

Chiara Fedele illustrator ha detto...

Secondo me hanno trovato un uso differente ad un oggetto. Di solito questa io la considero una forma d'arte. Vedere cose dove gli altri non le vedono. Anche io non sono per il virtuosismo estremo senza anima. Ma qui c'è l'idea.

Topipittori ha detto...

Isabel Archer: (bentornata) Wainer Vaccari? Hai parlato con Wainer Vaccari?

isabel archer ha detto...

sì! abito a Modena (anche lui) e lo conosco.

isabel archer ha detto...

ho scritto l'erte invece chel' arte... sempre riguardare prima di inviare...sorry