venerdì 17 ottobre 2014

Illustratori appostati nell'ombra

Noi ce li immaginiamo, quelli di La Trama Autoproduzioni, appostati dietro gli alberi virtuali del web, nascosti negli angoli bui della rete 2.0, in agguato fra i cespugli dell'Internet delle cose a scrutare, sondare,  valutare. Osservano gli illustratori che passano, li soppesano, registrano i loro movimenti, le oscillazioni del loro stile, i cambiamenti d'umore. Poi decidono chi gli interessa e cominciano a lavorare in profondità. Come editori, come stalker benefici e bonari. Da tutto questo lavorìo nasce questo post, grazie al quale possiamo scoprire quali sono gli illustratori che reputano più promettenti e perché. 


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Alessandro Palmacci = Mathilde Van Gheluwe

Mathilde Vangheluwe per noi ha un nome impronunciabile, ma vive e lavora a Gent dove questo problema non ce l'ha. A guardarla sembra uscita da un dipinto fiammingo del quindicesimo secolo ma nasconde un’anima punk dietro le sembianze di bad girl dal cuore tenero. Si è diplomata in illustrazione nel 2013 presso la St. Luc di Bruxelles ed è cofondatrice insieme a Valentine Gallardo e Jana Vasiljevi del collettivo Tieten met Haar (confidenzialmente risoprannominate le “tette pelose”) con il quale pubblicano fanzine indipendenti e organizzano mostre, karaoke e live performances.




Nonostante il  segno  nervoso e inquieto, sintomo di una continua sperimentazione grafica, Mathilde è riuscita a creare un immaginario immediatamente riconoscibile all’interno del quale spazia tra fumetto e illustrazione. Il suo universo privato riesce a mescolare ricordi d’infanzia e mondi di fantascienza che si fondono senza soluzione di continuità. Le sue tavole colpiscono per  un’esplosione di geometrie, colori, riferimenti pop e incastri tra elementi naturali, personaggi e balloon che possono disorientare ad un primo sguardo.





Anche quando inventa mondi immaginari, il dato personale e introspettivo è sempre molto forte. La prepotenza del segno, che rende l’immediatezza delle emozioni dei suoi personaggi, come della natura in cui si muovono, trova un perfetto bilanciamento tra la spigolosità del linguaggio e la morbidezza delle forme. Il tratto è capace di passare dal drammatico all’esilarante, dal serioso allo scanzonato e le sue caratterizzazioni sfiorano la caricatura senza diventare banali macchiette.





Sul suo blog potete rimanere al corrente delle sue spericolate avventure!

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Alice Milani = Mikaël Ross

Mikaël Ross  è un disegnatore tedesco. Nato a Monaco nell'84, vive e lavora a Berlino. Grazie ad una borsa Erasmus a Bruxelles ha allacciato rapporti con il mondo francofono, è così che nel 2013 ha pubblicato per le edizioni Sarbacane “Les pieds dans le béton” scritto da Nicolas Wouters.




Ciò che salta agli occhi nelle sue tavole è il tratto libero e guizzante. Le sue figure sono flessuose ed espressive, i corpi si incurvano come schiene di gatti, mai rigidi, mai pesanti. I suoi colori sono blu luminosi, rossi trasparenti e neri che sa bilanciare con grande maestria.




Con la delicatezza dell'acquerello Mikaël riesce a restituire atmosfere notturne, concerti e metropolitane in cui si muovono personaggi che fanno parte del mondo anarcopunk. Sui marciapiedi di grandi città li vediamo bere birre e intavolare grandi discussioni sul senso della vita, la giustizia e la libertà, oppure farsi pestare dalla polizia.




Ma anche quando i soggetti si fanno gravi, il segno rimane energico e divertito, sempre pieno di vita, così da poter raccontare con leggerezza storie che non si possono definire spensierate.

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Francesca Lanzarini = Ines Santos Machado

Inês Santos Machado è una giovane illustratrice portoghese, che frequenta il corso di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Lisbona. Da subito risulta palese l'abilità con cui Inês si destreggia tra le tecniche, incisorie e non.




Per realizzare le sue opere usa grafite, tempera ma anche litografia e maniera nera, le scene sono contrastate con poco utilizzo di mezzi toni, i soggetti congelati e proprio come in fotografie sovraesposte l’eccessiva luminosità dei visi rende irriconoscibile i dettagli.
Attimi privati o feste popolari che la Machado carica di tensione emotiva.




La mia scelta è ricaduta su di lei per la sua mano decisa e sciolta, per i pochi segni ma essenziali che costituiscono le figure, il giusto bilanciamento di luce e ombra e per aver portato in questi disegni la freschezza, la semplicità e lo stupore tipici dei bambini.



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Silvia Rocchi = Marion Sellenet

Marion Sellenet è un'artista francese ma vive e lavora a Bruxelles. Un'abile disegnatrice ma anche una grande amante della sperimentazione tecnica e formale per questo quando si guardano i suoi lavori si ha subito l'impressione che sia la sua sensibilità estetica a prevalere su tutto.




L'incanto che traspare dalle sue immagini è grande, e sembra apparentemente ottenuto con pochi elementi. In realtà in questo tipo di lavoro si percepisce che lo studio preliminare è tutto, e che i vuoti nelle sue illustrazioni sono importanti tanto quanto gli spazi riempiti. Assumono la stessa valenza dei silenzi che si creano tra le persone che si conoscono bene.




Marion fa uso di tante tecniche diverse, anche se predilige il collage, si muove fra i vari mercatini delle pulci in cerca di ispirazione, primo tra tutti il “suo” Jeux de balle a Bruxelles dove compie una vera e propria ricerca di vecchi spartiti, giornali, album di famiglie sconosciute, cartoline e documenti antichi.
Quello che colpisce è che grazie a questa libertà formale si riconosca subito il suo universo, dal modo di bilanciare l'immagine, ai colori che spesso si rincorrono, turchese, ocra, rosso, o verde bosco, che siano propri di stoffe, ritagli di giornali o ancora ottenuti con pennellate di guaches poco diluite.




Guardando i suoi lavori tutti d'un fiato si è come trasportati in un limbo confidenziale e silenzioso dove lo sguardo si ferma a riflettere e ammirare la sua sensibilità e maestria. Qui potete visitare il suo blog.
Tra gli artisti che influenzano il suo lavoro cita come illustratrici dalla grande libertà espressiva Chloé Poizat, Michelle Thompson e Marion Brosse, e ancora Rauschenberg e Cy Twombly.

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Viola Niccolai = Jake Hollings

Jake Hollings è di York e ha studiato illustrazione alla Huddersfield University, in Inghilterra.
Colpiscono, nei suoi lavori, due aspetti principali: la freschezza stilistica e le scelte della rappresentazione, che affronta tramite tutta una serie di tecniche diverse.
Hollings passa dalla pittura alla colorazione a pennarelli con grande libertà, toccando argomenti diversi, da scene affollate di personaggi surreali a oggetti colti in un’estrema sintesi di colore e tratto. Nelle sue illustrazioni i soggetti sono inseriti in una precisa linea del tempo, dagli anni Novanta a oggi. Ne è un esempio la schermata di Youtube che incornicia le copertine dei dischi in ascolto introducendo una nuova chiave di lettura, che non sia la mera raffigurazione dell’oggetto, ma piuttosto un mezzo che dà inizio ad una doppia narrazione, un racconto nel racconto.



Reinterpretando sinteticamente copertine di dischi che sono ormai grandi classici (Sonic Youth, Pixies…), la leggibilità di questi oggetti non è tanto legata alla verosimiglianza della rappresentazione, ma attinge piuttosto all’idea, al concetto, che quelle copertine sono ormai diventate, alla fama di immagini presenti in ogni negozio e rivista di musica, e per questo riconoscibili.
Stesso meccanismo con cui Jake induce l’osservatore a ritrovare, pur nella costante velocità dal gesto pittorico, gli sfondi dei videogames con la loro tipica stilizzazione di partite di calcio, incontri di box e gare di macchine da corsa. Icone precise, le sue “Cool cars”, le musicassette o i mac, tipiche di un mondo propriamente nerd che il segno di Hollings  modula con profonda ironia.




Nel portfolio, su cargocollective e behance, compaiono inoltre lavori in monotipia, collage, efficaci schizzi a china e divertissements in didò.
Il suo immaginario prende in prestito elementi della grafica di computers e videogames, serialità che strizzano l’occhio alla Pop Art (non a caso disegna l’Heinz Tomato Ketchup in bustine) e colori brillanti e acidi di un mondo parallelo e finto dove il paradosso sta proprio nel segno, mai scontato o estetizzante.




1 commento:

A.H.V. ha detto...

Questi illustratori hanno dei rispettivi stili figurativi assolutamente impressionanti, molto diversi da quello che si vede in giro più comunemente!

Grazie per averli segnalati!