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mercoledì 12 marzo 2014

Casa di stelle, conchiglia di luce

[di Giulia Mirandola]

Un giorno di gennaio 2014, Morena Bagattini e Massimo Giuliani di Cooperativa Arcobaleno (Riva del Garda – TN), mi hanno contattato. Conoscevano dal 2012 alcuni laboratori da me curati in Trentino e desideravano coinvolgermi in un programma di attività per l'infanzia previste in collaborazione con il Comune di Arco per M'illumino di meno. Giornata internazionale del risparmio energetico promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di Rai Radio Due, con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio del Parlamento Europeo (14 febbraio 2014).

Avremmo lavorato di sera, a lampadine spente, alla luce di una grande candela. Mi piaceva molto l'idea di misurarmi con questi limiti e ho subito accettato.
Dal primo momento ho avuto in mente due libri: Casa di fiaba, scritto da Giovanna Zoboli e illustrato da Anna Emilia Laitinen (Topipittori, 2013), su cui ho da poco scritto un testo per il Catalogone 7 (in uscita per la Fiera di Bologna) e dai cui versi è nato il titolo del laboratorio; Il libro dei Babau scritto da Francesca Lazzarato e illustrato da Nicoletta Costa (Mondadori, 1997), trovato a Milano a Natale, in quel giardino dei libri irresistibili chiamato Spazio B**K).

Ho scelto di concentrarmi sulla poesia. Riconosco alla poesia una capacità illuminante che altri linguaggi presentano con meno intensità e immediatezza.

Una condizione perfetta per calare l'infanzia nella dimensione della luminosità, mentre tutto intorno è ombra. Casa di stelle, conchiglia di luce è stato presentato con queste parole: “laboratorio per avvicinare i bambini alle proprietà della poesia, sviluppare la facoltà poetica, leggere e scrivere in questo linguaggio”.
Lo spazio in cui ha avuto luogo questa esperienza è il centro giovanile Cantiere 26 (Località Prabi – Arco), nuovissimo e dotato di una stanza ideale per condurre Casa di stelle, conchiglia di luce.


In attesa di cominciare, ho preparato i materiali necessari e disposto a terra alcuni oggetti che avrebbero accompagnato il momento della scrittura: un gomitolo di lana; un sasso grande, piatto; un cubetto di marmo; due bastoncini di vaniglia; una bustina di tè al profumo di zenzero e liquerizia; un ciuffo di lichene; un corallo; due meringhe; un foglio di carta decorata; un mattoncino; una casina di porcellana; un ramo di abete rosso; delle palline colorate; un ramo di faggio; un uovo di legno; un fazzoletto di stoffa. Sul lato opposto della stanza, invece, erano preparati fogli di carta, matite, penne e una stampante, da usare nella parte centrale e finale del laboratorio.


Dopo avere presentato ad alta voce il Gattomammone, la Cattivora, la Capra Ferrata, la Mammadraga e il Patrodragu, la Graonstana, la Pizzalonga, la Janara, la Splorcia, la Trud e altri Babau di analogo spessore, ho chiesto ai bambini di leggere con me Casa di fiaba. Pensiero e occhi, sulle pagine di questo libro, vagabondano per trentadue pagine, tra il corpo di case visibili e quello di una casa ulteriore, invisibile, la cui identità è segreta fino al verso finale, dove viene chiamata “me”. Perché i modi di abitare sono innumerevoli, potenzialmente infiniti i modi di essere abitati ed essere sé.
(se volete inserire una immagine o due di Casa di fiaba).


Durante la lettura ho notato che i bambini difficilmente resistevano al piacere di leggere a voce alta, insieme a me, anche non sapendo leggere (chi aveva 4 e 5 anni, invece di 6), semplicemente imitando, seguendo il timbro, l'intonazione e il ritmo da me dato ai versi di Zoboli. Piccoli eventi come questi permettono di capire quanto la viva voce sia potente e adatta a dialogare con le figure dei libri. Ciò a favore di un amore possibile e praticabile tra bambini e poesia, implicato con il linguaggio delle immagini.
Il gioco di scrivere aveva come nucleo il refrain del testo di Casa di fiaba, “casa di”. Nel frattempo il buio era buio e accanto alla candela è stato opportuno armarsi di torcia.


La ricerca di parole avveniva in contemporanea allo studio di un oggetto, individuato dai bambini tra quelli a terra. Qui ho fotografato l'insieme delle cose scelte su cui sono successivamente stati composti i testi. La ricerca di parole ha richiesto tempo, domande, silenzio, attesa. Chi non sapeva scrivere è stato aiutato da chi sapeva scrivere. Era evidente che fosse per tutti il momento più impegnativo. 


I testi avrebbero mantenuta la matrice “casa di”, ma sarebbero state formule nuove rispetto al testo d'autore, riferite all'oggetto intimo eletto tra quelli nominati. L'elaborazione ha condotto a questo tipo di composizioni scritte:





















Giocando parole, con il supporto finale del montaggio e della xerografia, i bambini sono stati autori di un ulteriore testo inedito, nato dall'insieme delle formule soggettive e modellato sulla forma del testo di Casa di fiaba. Lo abbiamo stampato in un susseguirsi di fasci di luce, suoni robotici, “bellissimo!”, “uno anche per mia sorella che non sa leggere”, “lo rifaccio a casa”, scongiurando che non finisse l'inchiostro e con quello, il gioco di fare poesia.





















venerdì 4 ottobre 2013

Le case di Anna Emilia


In due anni di lavoro su Casa di fiaba, libro nato da un testo di Giovanna Zoboli, non abbiamo mai incontrato di persona Anna Emilia Laitinen. In compenso, ci siamo scritti vagoni di mail. E probabilmente abbiamo visitato con curiosità, l'un l'altro, i rispettivi blog. Quello di Anna Emilia, rappresenta per noi la quintessenza del Nord e di chi vi abita. Paesaggi, sguardi, atmosfere, ambienti, davvero ogni cosa nelle immagini di Anna Emilia, che siano foto, disegni, acquerelli, è densa di una singolare bellezza, di significati, suggestioni.

Non è la prima volta che facciamo un libro a distanza con qualcuno che geograficamente sta lontano e appartiene a una cultura diversa. È una esperienza complessa, rischiosa, interessante. Casa di fiaba, a nostro avviso, porta in sé i segni di questa distanza, e del misterioso mondo da cui provengono le sue immagini. Toni, sfumature, percezioni, visioni. Il fantasma di Anna Emilia trascorre di pagina in pagina, come tutti i fantasmi leggero, sfuggente, a volte serio, spesso giocondo. Casa di fiaba è un libro non del tutto definibile, fascinoso, strano. Come risulta anche dalle parole della sua autrice, in questa intervista.

Fai l'illustratrice da tempo, ma Casa di fiaba è il tuo primo albo illustrato per bambini. Cosa ha significato lavorare a un libro anziché a singole immagini?

Una differenza non grande, ma pur sempre una differenza: quando si illustra un libro, la storia va avanti a lungo, percorre tutte le pagine, dalla copertina alla quarta. Se invece si lavora su un'immagine unica - come una cartolina o il motivo per un tessuto - , la storia deve essere tutta contenuta in pochi segni. Per il resto, si tratta sempre e comunque di trovare la sensazione giusta.

Anna Emilia in una foto di Laura Happo.
Generalmente non lavori per i più piccoli. Cosa ha significato lavorare per i bambini? Cosa hai pensato fosse importante raccontare loro sul tema della casa?

Un altro mio albo sarà pubblicato in Francia, entro l'anno. Illustrare per i bambini è qualcosa che avverto come molto importante e, proprio per questo, molto difficile. I più bei ricordi della mia infanzia sono legati ai libri che leggevo da sola o mi venivano letti da altri e allo stare all'aria aperta: due cose che mi hanno fatto crescere, mi hanno messo in contatto con la vastità del mondo e mi hanno dato conforto. Vorrei che le mie illustrazioni trasmettessero lo stesso senso di compiutezza e di serenità ai bambini che le osservano. Con le case che ho disegnato per questo libro ho cercato di evocare la possibilità che i nostri spazi domestici possano diventare uno spazio per il sogno, di quanto siano importanti in sé, ma anche in rapporto a ciò che li circonda. Vorrei suggerire e stimolare il bisogno di prendersi cura dell'ambiente (non solo in senso naturale) e degli altri e ho cercato di farlo, particolarmente, nelle tavole che descrivono il villaggio di baracche o il riparo del senza-casa, come pure nella foresta che accoglie le case per gli uccelli. La casa può essere ovunque, anche in un luogo temporaneo, come una tenda, nell'oscurità di una nevosa sera d'inverno.


Lavorando per bambini, è cambiato qualcosa nel tuo stile o nell'immaginario che elabori nelle tue illustrazioni?


Non penso di aver pensato a un pubblico particolare, nel realizzare queste tavole. Ho pensato a illustrazioni che potessero andare bene per tutti. Oggi i bambini sono molto abituati alle immagini e sono in grado di leggerle e interpretarle meglio di molti adulti. Per questo non ho pensato fosse necessario modificare o temperare il mio stile. Il fatto che la storia raccontata nel libro non avesse veri e propri personaggi mi ha messo un po' in difficoltà, ma spero che  dettagli, particolari, strutture, motivi e colori riescano a incuriosire bambini e adulti e li invitino a immaginare i personaggi che io stessa ho dovuto immaginare per mettere qualche segno dell'uomo queste illustrazioni.


Per un nordico e un mediterraneo “casa” è un concetto molto diverso. Cosa significa casa per te?

La differenza principale, fra qui e lì da voi è l'inverno. Le case finlandesi sono molto calde. Di solito hanno una stufa a legna e una sauna: due elementi che aiutano a renderle confortevoli quando fuori ci sono venti gradi sotto zero. Spesso, per me la sensazione di essere a casa è legata alla presenza del fuoco. Me per me casa è anche dove c'è la natura: un luogo circondato da foreste, laghi, campi; le stagioni con i cambiamenti che portano. Quando vivevo in Islanda, dapprincipio il mare, con il suo rumore continuo, mi sembrava una presenza strana, come quel paesaggio aperto, senza alberi, ma circondato di montagne. Ma anche quel luogo per me è diventato "casa": una casa che a volte mi manca intensamente. Per me, "casa" può essere luoghi diversi nello stesso tempo.


Chi visita il tuo blog, nota immediatamente come il paesaggio, e soprattutto la natura selvaggia, sia per te importante. In che modo questi incidono sul tuo immaginario e in che modo entrano in questo libro?
La Finlandia è un paese vasto, ma siamo in pochi ad abitarlo. Quindi non è difficile che dalla finestra di casa non si veda il vicino che abita al di là del bosco, del lago, del campo. Questo è il paesaggio che mi è più familiare, quello che accoglie i miei vagabondaggi e stimola la mia ispirazione. Osservo le piante e ne cerco il ritmo geometrico; ascolto i suoni. È qualcosa che mi permette di liberarmi di tutti i pensieri e, allo stesso tempo, di accoglierne di nuovi. Ecco, in questo libro ho cercato di far entrare la natura in ogni luogo: non solo disegnando paludi e boschi, ma anche andando a scovare quel poco di natura che, a guardar bene, si trova anche del cuore della città.



Chi è Anna Emilia Laitinen?


Una che va in bicicletta, lavora a maglia, impasta il pane, osserva il mondo, va a cercare i funghi, viaggia e sogna. Adesso sto sognando di tornare alle isole Svalbard, su al nord, vicino al Polo, dove sono stata quest'estate.

Le fotografie di questo post sono di Anna Emilia Laitinen.