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mercoledì 21 dicembre 2011

Van le slitte per le chine...

Ancora I Quindici? Esatto, ancora loro.
Con il loro ottimismo incrollabile e la loro certezza granitica che il 21 dicembre, giorno ufficiale di inizio della stagione invernale, significhi NEVE, NEVE, NEVE, alla faccia dei cambiamenti climatici.
E perciò: giù con pagine di nevicate epocali e manti immacolati sorvolati dal volo maestoso delle aquile e percorsi da cervi reali e bambini con guance di mela.


Da piccola, quando sfogliavo questi libri, mi chiedevo sempre dove diavolo esistessero posti come quelli che vedevo nelle immagini: dove crescessero boschi simili, dove si costruissero fattorie così perfette, dove vivessero animali così perfettamente animali e in cui i divertimenti fossero così divertenti. In America ovvio. All'epoca non ci pensavo al fatto che questi libri fossero made in USA. Non lo sapevo né mi ponevo il problema, anche se mio padre quando mia madre acquistò I Quindici, da un venditore porta a porta, le fece una partaccia: non vedeva di buon occhio queste forme di imperialismo culturale. Ed erano tempi in cui su queste faccende non si passava sopra...
Le fattorie dell'appennino modenese, luogo che frequentavo, avevano pollai costruiti con porte e finestre vecchie, e cagnetti storti e sovrappeso che abbaiavano astiosamente a ogni malcapitato. Ci si divertiva, ma ci si annoiava anche da quelle parti, e, quanto alle bestie selvatiche, non se ne vedevano nemmeno le impronte. Lo crediate o no, oggi questi luoghi sono straordinariamente simili a quelli dei Quindici. Ci stiamo americanizzando? O si stanno inselvatichendo le zone agricole?
Insomma, non è molto che un vero cervo reale con un magnifico palco di corna in testa come quello che vedete qui sopra, ci ha attraversato la strada. Però i pollai continuano a essere fatti con le finestre vecchie. E in fondo mi sono abbastanza simpatici così.
(Mi raccomando, leggete le poesie: sono imperdibili.)


lunedì 31 ottobre 2011

Quella faccia strana e paurosa

 Immagine tratta da I Quindici, volume 5, Feste e costumi.

Si sa, è nei giorni delle feste comandate che si torna tutti un po' bambini. Forse per questa ragione, a noi, nelle ricorrenze vengono in mente quei pilastri della cultura infantile che furono, durante gli anni Sessanta, I (magnifici) Quindici. Forse ricorderete che ve li abbiamo proposti a Natale e a Pasqua. Beh, la notizia è che ve li beccherete anche per Ognissanti.
Ai nostri tempi, Halloween era una festa anglosassone, che nessuno si filava, qui da noi. Da noi la festa di questi giorni, si chiamava, solennemente e crudamente, “I morti”. Si andava al camposanto con la nebbiolina, in un pittoresco planare di foglie. Si rimaneva a fissare qualche nome originale sul marmo delle lapidi mentre gli adulti sistemavano i fiori, spazzavano la cappella e armeggiavano con gli innaffiatoi. Si mangiavano le 'fave' dette per l'occasione 'dei morti', tipico dolce del periodo. E poi, si tornava a casa. Morta lì, appunto, per rimanere in tema.
Quindi, le grosse teste luminose delle zucche erano, a quei tempi, un esotismo da leccarsi i baffi. E, unica simil strega del calendario, restava, incontrastata, la Befana.
Oggi tutte le cartolerie, i grandi magazzini, i negozi di travestimenti e di giocattoli, i cinema pullulano di mostri, zucche, cappelli da strega, scheletri e tutte la chincaglieria orrorofica prescritta dai consumi della festa più dark dell'anno. Niente di strano: i tempi cambiano rapidamente e la globalizzazione fa affari d'oro con la propensione festaiola della razza umana, specie se subodora l'ennesimo modo di accedere ai portafogli di genitori fragilissimi di fronte alla fame senza fondo di figliolini vispissimi, iperconnessi e iperconsumisti.
Per fortuna, in quegli anni, c'erano loro, I Quindici, a spiegarci come si festeggiava nel resto del mondo, il quale, sembravano suggerirci a ogni pagina, non coincideva - sopresa!-, col nostro, pur mirabile, ombelico.
Lo facevano con quel loro impareggiabile ottimismo yankee. Con quella loro allure cosmopolita da Reader's Digest. Con quelle loro immagini rassicuranti e seducenti. Con quei testi (leggeteli!) che dicevano tutto e niente, e, come la siepe dell'Infinito, per questa vaghezza riuscivano nell'intento di scatenare le fantasie più splendenti, sconfinate. Eterna gratitudine, editori dei Quindici...

 Immagine tratta da I Quindici, volume 5, Feste e costumi.

lunedì 25 aprile 2011

Uova, vecchine e torte pasqualine

I pranzi pasquali vi aspettano al varco?
Preparatevi con questa deliziosa immagine tratta dai Quindici, fieri e assertivi propugnatori di usi, costumi, feste, tradizioni.
E, mi raccomando, non esagerate con l'abbacchio.

 Immagine tratta da I Quindici, volume 5, Feste e costumi.

Per chiudere questa rassegna di immagini pasquali, poteva mancare il fai da te delle uova dipinte? No che non poteva. 
Dubito seriamente che chiunque, seguendo le indicazioni proposte, riesca a decorare alcunché. Figuriamoci un uovo.
Ma la bimba-pittrice (russa? polacca?) in costume tradizionale vale l'intero volume.



giovedì 21 aprile 2011

I coniglietti saltellano sempre...

Dei Quindici, ci eravamo già occupati in alcuni post dedicati al Natale.
Così, abbiamo deciso di trascorrere anche la Pasqua in loro compagnia, giusto per mostrarvi qualche altra pagina, con quel taglio irresistibile e ottimista, perfetto per i bambini nati negli anni Sessanta. E quella cura grafica e quelle illustrazioni giocate fra tradizione e innovazione, di chi aveva capito tutto di cosa piace ai bambini.
Ovviamente qui, uova e conigli la fanno da padrone. Ma è Pasqua, appunto. Ci si possono aspettare coccodrilli e rane toro, in questi giorni?
Per leggere i testi, cliccate sull'immagine: io ancora non riesco a capire se mi piacciono più gli uni o le altre, in questi libri. Già quell'incipit, lo trovo impareggiabile: “I coniglietti saltellano sempre”. Ecco cosa significa avere delle certezze.

 Immagine tratta da I Quindici, volume 5, Feste e costumi.

Non poteva poi mancare una pagina dedicata alle piante simbolo della Pasqua. Che poi sono la palma e l'ulivo, obviously: alberi di bellezza sublime e antichissimo lignaggio.
L'illustrazione che proponiamo mescola disegni al tratto su tinte piatte con una immagine fotografica di fiori di carta: un modo a dir poco spavaldo, per non dire spericolato, di mettere insieme stili e tecniche diverse. Erano anni in cui si pensava, baldanzosamente di poter sperimentare tutto. Un approccio interessante. Rimane comunque il dubbio che alcune cose facciano a pugni, per quanto si cerchi di farle vibrare insieme...

Immagine tratta da I Quindici, volume 5, Feste e costumi.

venerdì 31 dicembre 2010

Grandi cose per l'anno nuovo

Cliccate sull'immagine per leggere il testo

Ecco un'altra pagina dai mirabolanti Quindici, tratta dal volume Feste e costumi. Negli anni Sessanta  decisamente sapevano impaginare e illustrare, anche prodotti editoriali di larghissima diffusione e molto popolari. Leggete il testo: è meravigliosamente naïf!

venerdì 24 dicembre 2010

«Buon Natale!» dice il cavallo

Cliccate sull'immagine per leggere il testo

Childcraft. The How and Why Library nacque negli anni Trenta. Era un progetto rivoluzionario di enciclopedia per ragazzi creata con l'obiettivo di insegnare e istruire, divertendo.
Partita con sette volumi, nel 1950 arrivò a quindici. E, infatti, quando approdò in Italia, negli anni Sessanta, si intitolò proprio I Quindici libri. Fu un clamoroso successo. Ogni volume era dedicato a un tema: Racconti e fiabe, Poesie e rime, Il mondo e lo spazio, La vita intorno a noi, Come funzionano le cose, Fare e costruire, Scienziati e inventori ecc.  
Il quindicesimo volume, intitolato Voi e il vostro bambino, che nessun bambino sano di mente ha mai preso in considerazione, si rivolgeva ai genitori, dispensando loro consigli su come conoscere, allevare, educare e curare i loro figli. La qualità dei testi e delle immagini dei Quindici era notevole. Basti dire che fra gli illustratori che lavorarono ai Childcraft ci furono Maurice Sendak, Charlie Harper, William Steig ed Eloise Wilkin. E che l'edizione originale americana del volume dedicato alla poesia annoverava, oltre alle celebri nursery rhymes di Mamma Oca, testi di Robert Louis Stevenson, Kate Greenaway, Robert Frost, Longfellow, Shakespeare, Kipling e altri importanti scrittori.
La pagina che qui vi proponiamo, deliziosa nella sua elvetica ingenuità, è tratta dal volume Feste e costumi. In tutta Italia, vi sono leggende che raccontano di animali parlanti, la notte di Natale. 

Da oggi il nostro blog va in vacanza. Tornerà il 31 dicembre con un post estemporaneo e augurale sul capodanno, anche lui tratto dall'ottimistica e inesauribile vena dei Quindici.
Riprenderemo poi la consueta attività il 10 gennaio.
Grazie per averci seguito e tanti auguri a tutti!