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martedì 7 ottobre 2014

I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino

Inauguriamo I Martedì della Emme, che vi abbiamo presentato qui la scorsa settimana, con un topo famoso di un autore famoso: Federico, di Leo Lionni, che ci è stato proposto da Eleonora Bellini, e che fu pubblicato da Emme Edizioni nel 1967 (e oggi è in catalogo per Babalibri).

Siamo particolarmente contenti di ospitare questi tre nomi, per tre ragioni: perché Federico è uno di quei topi che tiene alto, altissimo il nome della categoria; perché Lionni è uno dei massimi autori della letteratura per ragazzi e ci dà l'occasione di ricordare che in Italia fu portato da Rosellina Archinto (con Piccolo blu e piccolo giallo, nel 1966), e perché Eleonora Bellini, che ce li propone, è una figura particolarmente interessante di bibliotecaria, organizzatrice culturale, scrittrice e poetessa. Vi proponiamo il suo bellissimo contributo per cui la ringraziamo.

[di Eleonora Bellini*]

Federico non è topo di biblioteca, è topo di campagna e vive con altri quattro allegri topi come lui fra le pietre di un vecchio muro. Federico ci guarda dalla copertina del libro, dove sta accucciato su una pietra, con un papavero in mano. Il papavero rosso e il suo gambo di un bel verde spiccano sulla pagina allegramente. Federico, ne sono certa, è un topo bambino e, come ogni bambino è capace di scoprire, riconoscere, conservare le cose preziose, effimere, mutevoli e impalpabili del mondo, come i raggi di sole, i colori, le parole. Gli altri quattro topi, ne sono certa, sono adulti. E, come molti adulti si affannano freneticamente ad accumulare provviste per l’inverno, senza quasi alzare il capo. Lavorano.

Quella di Federico, alla prima lettura, somiglia all'antica storia della cicala e della formica. Ma è solo apparenza, perché è ben diversa. Là c'era chi cantava e chi lavorava: insanabile contrasto; qui, invece, quando arriva l’inverno, scopriamo che anche Federico ha lavorato: ha raccolto i raggi di sole per riscaldare gli amici nel gelo, ha raccolto i colori per farli rallegrare, ha raccolto le parole per dire versi e farli sognare.  Federico è amico della cicala di Gianni Rodari, “che il più bel canto non vende, regala”. Federico è poeta, ma non merita “alloro./ Ognuno, in fondo, fa il proprio lavoro”.

Quando Federico uscì per le edizioni Emme (1967), non ero più una bambina. Incontrai questo libro più tardi, quando cominciai a lavorare in biblioteca e a tenere laboratori di poesia con i bambini, verso la metà degli anni Ottanta. Scoprii allora che, come spesso succedeva e succede nei laboratori di poesia, poesie, poeti e topi poeti possono avere un effetto liberatorio sui bimbi, particolarmente su quelli meno gratificati dal successo scolastico. E la storia di Federico, pur essendo scritta in prosa -  salvo la filastrocca finale -,  è altamente poetica.
La sua lettura ad alta voce genera attenzione e stupore nei bambini, e non solo nei piccolissimi, come si potrebbe pensare, ma fino ai dieci anni ed oltre. Questo accade, penso, perché, oltre a essere una storia poetica, è una storia teoretica, filosofica. Ci ricorda che “l’essenziale è invisibile agli occhi” e capiamo che Federico, oltre che della cicala rodariana, è amico anche del Piccolo Principe.

Se poi, dopo la lettura della sua storia, quando viene il momento in cui i bambini scrivono liberamente i propri versi, una bimba, dipinta dall’insegnante come portatrice di deficit di lettura e scrittura (“un poco strana e un poco pelandrona, insomma”) può scrivere: “Per me/ leggere è/ volare in un libro”, il teorema è ampiamente dimostrato. Del Federico di Leo Lionni i bambini e i bibliotecari non si stancano mai.
Dimenticavo: anche l'illustrazione in Federico è poetica e teoretica, perché un libro illustrato è un corpo unico, parola e immagine. Fatto importante e bella scoperta per quegli anni, in cui spesso arzigogolo e bamboleggiamento erano ancora assai diffusi nell'illustrazione per l'infanzia.

Che aspettate? Correte in biblioteca e aprite questo libro!

*Dopo gli studi classici e la laurea in filosofia, mi sono dedicata per pochi anni all'insegnamento. Dal 1980 dirigo la biblioteca pubblica e casa della cultura di Borgomanero, in provincia di Novara. Ho organizzato attività di promozione del libro e della lettura, conferenze convegni laboratori, e curato mostre. Ho scritto libri per adulti e bambini e collaboro a blog letterari. Per Topipittori, insieme a Massimo Caccia, ho pubblicato Ninna nanna per una pecorella.

Dal nostro catalogo, Eleonora Bellini ha scelto in regalo Gli altri di Susanna Mattiangeli e Cristina Sitja Rubio.

Se siete bibliotecari e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, lo trovate qui.

A Emme Edizioni, il Festival Infanzia e città, a Pistoia, il 18 ottobre, alle 16.30, all'Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, dedica il convegno Dalla Emme Edizioni ai giorni nostri: infanzie nei libri a confronto. 


giovedì 23 maggio 2013

Il paesaggio del cuore

[di Eleonora Bellini]

 Ai bibliotecari piace, quando possono, organizzare incontri con gli scrittori per i bambini e i ragazzi che frequentano la biblioteca. Incontri non di facciata, ma di contenuto: bisogna aver letto il libro. Perché, leggendo, il pensiero cresce, l’immaginazione pure e, qualche fortunata volta, nel libro si trovano esperienze analoghe alle proprie, ci si identifica, si fa un passo sicuro sulla via del diventare adulti. Così, quando ci è stato proposto dai Topipittori di presentare a Borgomanero il libro Una cosa che ti scoppia nel cuore di Anna Pavignano, “nata a Borgomanero”, abbiamo invitato le scuole a un percorso dall’inverno alla primavera, con le seguenti tappe: dono del libro, lettura individuale e/o di classe, incontro con l’autrice. Sei classi, due della scuola elementare e quattro della scuola media, più di 130 ragazzine e ragazzini lettori, hanno accolto l’invito.

Così, mercoledì 15 maggio, alla Biblioteca della Fondazione “Achille Marazza” Anna Pavignano è stata sottoposta non solo a un tour de force di incontri (prima il gruppo dei ragazzi delle medie, poi quello delle elementari, infine, nel primo pomeriggio, gli adulti), ma anche a un incalzare vivace e pressante di domande. Incontrare l’autore di un libro che hanno letto entusiasma sempre i ragazzini, perché significa per loro dare corpo e concretezza e normalità all’eccezionale: “immagino lo scrittore o la scrittrice con un mantello scuro, sempre chiusi nel loro studio dove entra poca luce, sempre intenti a scrivere e tristi, senza tempo né voglia di uscire e di incontrare gente” affermò qualche tempo fa un bambino durante un laboratorio in biblioteca. Un pregiudizio da smentire.

Che qualcuno capace di organizzare così bene storie e parole si riveli nell’incontro pesona gentile, affabile, curiosa delle impressioni e delle idee dei suoi lettori, tanto quanto loro lo sono delle sue, credo sia davvero un’esperienza fondamentale per l’adolescente e il preadolesente, che hanno bisogno di adulti “buoni”, adulti che si raccontano con semplicità e verità, adulti che non sono perfetti e non fanno prediche. Adulti.
Anche per questo motivo, oltre che per altri di stile, garbo, ironia, il racconto autobiografico dell’infanzia di Anna, infanzia di tempi nei quali ai bambini era concesso gran tempo per solitudini, ozî, immaginazioni e fantasie, è stato un momento privilegiato di incontro tra generazioni lontane.
Anna Pavignano ha esordito affermando che, scendendo dal treno nella piccola stazione di Borgomanero, aveva provato “la sensazione intensa di sentirsi a casa”. Non certo una captatio benevolentiae del suo giovanissimo pubblico, ma una rivelazione.


C’è, nell’io mutevole che siamo nei diversi momenti della vita, un io fondante, che rimane per lo più nascosto, ma che può, di tanto in tanto, riaffiorare ben vivo e concreto: è l’io bambino. L’infanzia vive nel profondo, sempre. Però ci sono cose dell’infanzia che si superano, come le paure. Ci sono tante paure di bimba narrate in questo libro “senza pelle”, paure principalmente indotte dall’educazione e poi superate in età adulta.
E proprio a proposito delle paure di Anna bambina sono fioccate le domande: perché avevi paura del diavolo e degli zingari e dell’uomo del sacco? e perché non volevi avere figli e ne hai poi avuti da grande? e ti è dispiaciuto quando è morto Merdùn? e ti è passata ora la paura di morire? e anche tua sorella aveva paura? e adesso che paure hai? o non ne hai più?


La paura è esperienza comune, il racconto della paura, ha suggerito Anna, costituisce il primo passo per il suo superamento. Questo, dunque, è stato il tema posto in assoluta evidenza dalla scrittrice, ma anche dai suoi lettori. Un tema interiore che si è imposto con molta più forza di quella delle ambientazioni borgomaneresi di gran parte della storia, sulle quali noi bibliotecarie avevamo un po’ insistito nel presentare la proposta alle insegnanti.
Il ponte del Torrione e la sua edicola con la madonnina, la chiesa di san Gottardo con la gelateria sull’angolo della piazza non fanno più parte degli itinerari di passeggiata dei bambini e dei ragazzini, perché i bambini e i ragazzini non vanno più a piedi, né soli né accompagnati. Le rive del torrente Agogna non sono più fiorite di narcisi da cogliere in primavera. Il grande frutteto con il cielo paradiso non esiste più e al suo posto sorge un quartiere di tanti palazzi e poco di verde. I frammenti di paesaggio urbano dei bambini borgomaneresi di oggi sono molto diversi da quelli di Anna. Ma il paesaggio del cuore resiste. Accomuna infanzie presenti e lontane. Si può sempre percorrere in lungo e in largo, abbraccia, consola.

mercoledì 27 giugno 2012

Ninna nanna per seguire una stella

Qualche mese fa la rivista LG Argomenti ha pubblicato un articolo di Maria Lunelli, bibliotecaria di Pergine Valsugana (che ben conosciamo per aver lavorato insieme in alcune occasioni), dal titolo Portatori di virus. Formare insegnanti per crescere lettori. Un tema interessantissimo che mette in primo piano la necessità ineludibile di formare gli adulti per far sì che nelle mani dei ragazzi arrivino i libri  migliori: quelli che spesso non si conoscono, che non si sanno valutare con la dovuta attenzione e libertà di sguardo e, un po', anche si temono, per la tendenza a essere fuori dagli schemi, a non rassicurare nella scelta delle storie e delle immagini. Maria in questo articolo ha scritto anche di un nostro libro Ninna nanna per una pecorella. Ci sono piaciute molto le riflessioni che gli ha dedicato, così le abbiamo chiesto di riprenderle per il nostro blog, di ampliarle, offrendoci la sua preziosa e approfondita esperienza di lettura condivisa, nel corso della sua esperienza di formatrice. Si può pensare che un editore conosca nel dettaglio i libri che pubblica. Sbagliato. Grazie a Maria anche noi abbiamo imparato a leggere meglio questa Ninna nanna. E di questo le siamo grati.

[di Maria Lunelli]

Ecco un albo illustrato che amo moltissimo e che propongo nei corsi di formazione per adulti interessati a conoscere o approfondire la letteratura per bambini. È un libro che si presta molto bene alla pratica della discussione di gruppo. Il metodo è semplice, ma efficace: si osserva, si evidenzia ciò che si vede e solo in seguito si prova a capire.
Si comincia, naturalmente, dalla copertina. Ci sono un titolo e un’immagine. Osservandoli chiedo che cosa ci si possa aspettare dal libro. Che tipo di storia sarà? Di che cosa parlerà? Che cosa sta facendo la pecorella? Salta? Arriverà dall’altra parte? Cadrà?


Destata la curiosità, senza attendere le risposte che devono rimanere private, passo alla lettura ad alta voce integrale del libro, mentre scorrono le immagini, ottenendo così una prima conoscenza della storia. Poi daccapo, pagina dopo pagina, ci si sofferma  a ogni tavola e la domanda che rivolgo agli astanti è: “Cosa vedete?”
È importante che vengano evidenziati gli elementi oggettivi, così come si presentano, senza cercare di dare un’interpretazione. Cercare di rimanere neutri di fronte a questa prima lettura delle immagini permette di cogliere particolari che rimarrebbero nascosti a un’occhiata superficiale e sbrigativa. Si procede in questo modo a ogni pagina, seguendo le parole di Eleonora Bellini che ci cullano in una ninna nanna che ha il ritmo della filastrocca e la profondità della poesia, mentre il tratto semplice e robusto di Massimo Caccia offre immagini lineari, essenziali, ma ugualmente evocative.


Dopo di che si è pronti per abbozzare dei significati. Ognuno può esprimere ciò che ha sentito risuonare dentro di sé. E ogni volta è una sorpresa. Poiché ogni lettore è diverso, di fronte al libro emergono contenuti assolutamente personali, come è bene che accada nella lettura. Come già disse Voltaire: “I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe …”.


Ecco che, nel tentativo di dare un significato, la pecorella può risultare sbadata, ribelle o indipendente in quanto, pur appartenendo a un gregge, sceglie di seguire una stella. La stella a sua volta può rappresentare un desiderio, un sogno o un’illusione. Quando la pecorella procede nella naturale direzione della lettura, verso destra viene percepita come coraggiosa, capace di affrontare l’ignoto; mentre nei momenti di maggiore sconforto o dubbio, quando vorrebbe tornare indietro, è rivolta verso sinistra.


Queste riflessioni possono sorgere solo se si rivolge uno sguardo attento e curioso a ogni pagina e il contributo di più persone impreziosisce per ricchezza e varietà. Ad esempio nella pagina in cui la pecorella si rifugia sull’albero c’è chi dice che l’albero è spoglio e quello che si nota dietro di esso sono le colline al buio, e chi invece afferma che quelle sono le fronde accoglienti della pianta che offrono un riparo sicuro.


L’incontro con il lupo è cruciale. La pecorella è dibattuta fra il proseguire e il cercare il gregge perduto. È impaurita, non sa che fare, solo la testa fa capolino all’interno della pagina, mentre la mamma lupo si offre come mamma adottiva. In questo punto si percepisce una forte emozione, estesa a tutto il gruppo. Questo è il momento culminante del racconto.


Il testo non dice cosa decide la pecorella: si fiderà del lupo? Alla prima lettura della storia mi fermo a questa pagina e chiedo che cosa pensano potrebbe essere successo. La pecora è diventata la cena del lupo e del lupacchiotto, oppure no? Ma voltando pagina si ha la certezza, che tutto si concluderà bene. Il cielo illuminato di stelle ce lo racconta senza spiegare, non ce n’è bisogno. “Occhi di lupo le quattro fiammelle / fan pagina undici chiara di stelle”.


Al termine dell’analisi dell’albo tentiamo di evidenziarne le possibili tematiche. Nel corso delle numerose volte in cui l’ho proposto è emerso che oltre a essere una ninna nanna, una filastrocca, un libro per contare, questo è un libro che ci dice che dobbiamo seguire i nostri sogni, i nostri desideri, anche se la strada è difficile e non sappiamo chi possiamo incontrare; ci dice che chi si incontra non è per forza un nemico, anche se ci fa paura; inoltre ci racconta l’accoglienza e l’affido; che una mamma, anche se lupo, è sempre una mamma; infine ci rivela che i nostri desideri sono già lì, ci stanno aspettando, ci guardano e ci guidano.
Non male per un libro per bambini, no?

martedì 7 giugno 2011

Un'onda di ritmo nella mente

[di Eleonora Bellini]

Foto di Gloria Marchini
Il ritmo
è una canzone del corpo
Una camminata diversa
la voce
del mio respiro.

Così definisce il ritmo, Veronica, nella sua poesia, uno dei testi pubblicati in Furto, rivista in grande formato, bianconera di ritmi, grafica, immagini, che resterà a testimoniare l’esperienza interdisciplinare Ritmi - leggere e scrivere, condotta in modo esemplare da tre scuole, con la collaborazione di due editori, e messa in scena sabato, 14 maggio, alla Fondazione Marazza di Borgomanero. Si è trattato del momento pubblico e conclusivo di un progetto di collaborazione tra il Liceo Artistico “F. Casorati” di Novara e Romagnano Sesia, il Liceo Musicale-Coreutico di Novara e il Liceo delle Scienze Umane e Linguistico di Gozzano; progetto che ha avuto come obiettivo l’approfondimento ad ampio raggio di un tema che ben si presta a una visione interdisciplinare.

Il via è stato dato al mattino con la staffetta di lettura ad alta voce delle alunne del Liceo Artistico per i bambini del progetto Nati Per Leggere. Vorrei avere di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani insieme a  Mai contare sui topi di Silvana D’Angelo e Luigi Raffaelli, sono stati i libri scelti e, guardando la fotografia, potete intuire almeno un poco l’ottima accoglienza loro tributata dai bambini. Sempre per i più piccoli è stato proiettato un cartone animato realizzato dalle allieve del Liceo delle Scienze Umane. Titolo? L’agnello rimbalzello. Ritmo con salti, rimbalzi e saltelli, duetti di disegni e di chitarre: che altro domandare?

Il pomeriggio, momento adulto e ufficiale, si è aperto con la recitazione a memoria del primo canto della Divina Commedia: diciassette voci di studenti per un canto. Ripetizione del testo ogni dieci minuti, man mano che il pubblico entrava e prendeva posto. Scoperta del ritmo antico e “naturale” dell’endecasillabo. Omaggio al Poeta.
E poi note e voci canore: le Poesie per aria di Chiara Carminati nell’interpretazione vocale e strumentale degli allievi del Liceo Musicale Coreutico, mentre il pubblico seguiva i testi sullo schermo, i più coraggiosi tentando anche di unirsi al coro.
Quindi limeriks in schietto inglese e i libri Pulcinoelefante, candide e perfette creature degli allievi e delle allieve del Liceo Artistico di Romagnano Sesia, tacitamente e discretamente guidati dal professor Antonio Marinoni.

Infine, una breve perfomance teatrale che ha sapientemente coinvolto anche alunni disabili.
La relazione della bibliotecaria spettatrice termina qui. Ma il desiderio di approfondire e di capire meglio non si esaurisce così in fretta e per questo la bibliotecaria chiede alla professoressa Claudia Bianchi di chiarirle quale sia la premessa profonda di questo lavoro.
“Il progetto” risponde la professoressa “prende spunto dalla dichiarazione di Virginia Woolf, contenuta in una lettera indirizzata a Vita Sackville West, lettera nella quale la scrittrice testualmente scrive:

 
Lo stile è una questione molto semplice: è interamente ritmo. Quando c’è il ritmo, le parole non possono essere sbagliate. Ma d’altra parte sono seduta qui, a metà mattina, ricolma di idee e visioni, e non riesco a smuoverle, perché mi manca il ritmo giusto. Il ritmo è costituito da qualcosa di profondo, che va ben al di là delle parole. Una veduta, un’emozione, creano un’onda di ritmo nella mente, ben prima di creare parole che le si adattino: e nella scrittura (così credo al momento) bisogna riuscire a catturare questo ritmo, e farlo funzionare (il che mi pare non abbia nulla a che fare con le parole), e allora, mentre si spezza e fa acrobazie nella mente, il ritmo fa sì che le parole gli si adattino. 

Foto di Gloria Marchini
Foto di Gloria Marchini
“Il ritmo”  aggiunge la collega Roberta Travaglini sempre citando la Woolf  “va ben al di là delle parole e tuttavia è assolutamente indispensabile all’arte della scrittura, è un’onda scatenata da una emozione visiva. Virginia Woolf pone il problema dello stile nell’arte della scrittura sollevando una serie formidabile di questioni, che riguardano anche le arti visive e il meccanismo stesso del pensiero per immagini, individuando nell’onda di ritmo scatenata dall’emozione visiva un punto di partenza, uno start per l’espressione artistica. A questo ritmo della parola detta e scritta si aggiunge il ritmo nel movimento della mano che disegna o quello della mano che accompagna nel solfeggio il susseguirsi degli accenti che animano il suono”. Ed ecco spiegati il disegno e la creazione dei libri, la recitazione, il canto, la scena teatrale.
L’ambizione del progetto è quella di non fermarsi/affermarsi solo nelle aule scolastiche e nelle sale delle biblioteche, ma è più ampia.

Foto di Gloria Marchini
Foto di Gloria Marchini
Così la sintetizza il professor Aurelio Andrighetto: “ I nostri  obiettivi sono essenzialmente quattro. Il primo consiste nel mettere in rete alcuni istituti d’istruzione secondaria superiore per favorire uno scambio di esperienze tra i docenti, superando l’ostacolo della competizione tra istituzioni scolastiche diverse e favorendo la nascita di un gruppo di docenti disposti a interrogarsi in modo critico sulla produzione e la trasmissione della cultura in una società in mutazione.
Il secondo obiettivo è quello di collegare “la cultura liceale al mondo contemporaneo”, come indica il progetto di riforma, anche attraverso una rete di scambio tra istituzioni non scolastiche che operano nel territorio.


In terzo luogo, vogliamo consentire agli studenti un approccio critico a queste realtà offrendo loro la possibilità di potersi esprimere collaborando direttamente con artisti, critici, intellettuali, editori. Infine ci proponiamo di favorire l’introduzione nella didattica di nuove tecnologie di produzione e disseminazione delle conoscenze, nonché di produzione audiovisiva, decisive per la costruzione della cultura del contemporaneo”.
Alla bibliotecaria pare di avere capito. E a voi?

mercoledì 16 febbraio 2011

Una biblioteca per Renzo e Lucia

Abbiamo conosciuto la  Biblioteca Marazza di Borgomanero, qualche anno fa, quando, invitati da Eleonora Bellini, sua attiva e impegnata direttrice, abbiamo presentato, nel corso di alcune giornate Nati per Leggere, la nostra casa editrice davanti a un pubblico numeroso e attento. Il luogo ci ha colpiti: una villa settecentesca al centro di un bellissimo parco. Interni che hanno conservato intatte le atmosfere di ambienti, stili e forme del passato. In un luogo del genere, silenzioso, poco convenzionale, misterioso, in cui si avverte la presenza del tempo, i libri trovano una casa ideale. E, crediamo, anche, una cura ideale, per come le persone si occupano e pensano a loro.
Eleonora, scrittrice e poetessa, oltre che bibliotecaria, dedica attenzione ed energie al settore dedicato ai bambini e ai ragazzi. Le abbiamo chiesto di rispondere a qualche domanda.

La Biblioteca Marazza è anche una Fondazione culturale. Cosa significa questo nella pratica? Ci racconti, in breve, di questo luogo? Quando e come nasce, per volontà di chi e a quali scopi?

Il nome completo della biblioteca è  “Fondazione Achille Marazza Biblioteca Pubblica e Casa di Cultura” (con la qualifica ONLUS aggiunta da ultimo). La biblioteca fu voluta e pensata da Achille Marazza, avvocato e uomo politico, nato a Borgomanero e successivamente vissuto tra Roma e Milano. Marazza era profondamente convinto del fatto che il velocissimo sviluppo economico ed industriale del dopoguerra, per essere completo e non effimero dovesse trovare basi ed equilibrio nella crescita culturale.
La Fondazione Biblioteca Pubblica e Casa di Cultura, con le caratteristiche che l'hanno contraddistinta sinora, si trova già delineata nel suo testamento: villa di famiglia da adibirsi a biblioteca, il grande parco che la circonda da destinare a uso pubblico, la biblioteca dotata di sala per conferenze e audizioni, il salone d'onore per gli incontri istituzionali, l'indispensabile e fondamentale sezione ragazzi. Era la metà degli anni Sessanta. Ma già prima, nel 1958, nel corso di un convegno tenutosi a Milano in occasione della settimana delle biblioteche, Marazza aveva espresso la sua convinzione che il sistema bibliotecario italiano, per tanti aspetti illustre, avesse dimenticato Renzo e Lucia (era ammiratore di Manzoni e collezionista dei suoi scritti). Le biblioteche italiane, da allora in poi, affermò, avrebbero dovuto essere tali da consentire anche a Renzo e Lucia di partecipare pienamente al patrimonio di cultura e di civiltà che appartiene a tutti. Marazza morì nel 1967. La biblioteca aprì nel febbraio 1971. Proprio in questi giorni dunque festeggia il suo quarantesimo compleanno. Il 26 febbraio, lo ricorderemo in un convegno dal titolo Una biblioteca per Renzo e Lucia. La Biblioteca di Borgomanero nel progetto di Achille Marazza.

In che modo, oggi, lo spirito originario di questa istituzione è cambiato e in cosa si è mantenuto, considerati i cambiamenti, economici, sociali e politici, rispetto al momento della sua nascita?

Questa è un'istituzione che, nel pensiero del fondatore, è nata giovane e aperta – nonostante le sue non eccezionali risorse economiche -. Anzi, se la considero in rapporto alla media delle biblioteche italiane “grandi” (abbiamo ormai più di centomila libri e altri documenti, audiovisivi compresi), noto che il suo dinamismo, soprattutto nei confronti dei lettori reali e potenziali, è di buona qualità. Nella visione di Marazza  erano presenti addirittura alcune potenzialità che sono ancora da esplorare a fondo (la cooperazione con altre istituzioni culturali sia locali che nazionali, ad esempio). Anche la continuità del personale e la sua motivata preparazione hanno giovato sinora alla biblioteca. Naturalmente sono cambiati alcuni linguaggi e alcuni strumenti di comunicazione con gli utenti, principalmente dopo l'informatizzazione, l'avvento di internet e dei telefoni cellulari. Anche in questo campo ci sono potenzialità ancora da praticare.

 In che modo il vostro lavoro entra in relazione con la vita della comunità. E in che modo l'amministrazione favorisce o potrebbe favorire questo rapporto?

Il nostro lavoro coinvolge principalmente le istituzioni scolastiche, per quanto riguarda bambini e ragazzi. Quanto alla comunità degli adulti, i contatti non sporadici si dirigono principalmente a scuole, librerie, altre biblioteche, stampa locale. Le amministrazioni pubbliche svolgono nei confronti della Fondazione più un ruolo di controllo e di garanzia che un ruolo di coinvolgimento e/o di programmazione comune. Questo, che potrebbe sembrare un limite, mi pare invece essersi rivelato nel tempo una garanzia di autonomia, di continuità e di scientificità nel lavoro dei bibliotecari, che, come è noto, è spesso sottovalutato, sottostimato, condizionato o addirittura in balia di mutazioni amministrative, specie nei piccoli centri.

Che peso attribuite, nel complesso della vostra attività, alle fasce più giovani dei frequentatori della biblioteca?

Una percentuale abbastanza alta del nostro tempo viene dedicata alla biblioteca dei ragazzi: la responsabile Daniela Buonavita, che ha un'elevata preparazione nel campo, durante l'anno scolastico o in altri momenti (Nati Per Leggere, Festa dei lettori, laboratori, gara di lettura) viene affiancata da altre bibliotecarie, soprattutto da quelle del sistema che conta una trentina di biblioteche aderenti. Se dovessi indicare una percentuale direi che oltre il 30% del nostro lavoro è diretto ai più giovani, dalla prima infanzia all'adolescenza.

Che tipo di attività privilegiate con loro?

L'attività è innanzitutto quella quotidiana, quella che non si vede e non fa notizia, ma che costituisce la base essenziale di qualsiasi altra: scelta e conoscenza dei libri, catalogazione e messa a disposizione dei lettori, strategie per dare visibilità ad alcuni libri (le novità, ad esempio, o quelli su particolari temi), acquisto di un numero sufficiente di opere per garantire diverse possibilità di scelta e una sufficiente circolazione delle opere. Altre attività sono: le visite alla biblioteca, i giochi con i libri, i laboratori (poesia, narrativa, libro), le letture ad alta voce, gli incontri con l'autore. Le attività sono organizzate o tenute direttamente dalle bibliotecarie.

Quanto un bibliotecario può incidere nell'avviare un ragazzo alla lettura?

Il bibliotecario incontra il piccolo lettore quando questi arriva in biblioteca e non è detto che, per quanto bambino, egli non nutra già qualche pregiudizio sui libri e il loro contenuto. Ma il bibliotecario di certo ha due grandi vantaggi rispetto a un insegnante e a un genitore: può garantire al bambino varietà e libertà nella scelta dei libri, inoltre non esercita né forme di controllo né di valutazione sulle sue scelte. In una realtà di provincia o di paese, inoltre, il bibliotecario svolge anche la funzione preziosa di tramite: può far conoscere una più ampia scelta di libri, diversi da quelli – pochi – che solitamente appaiono sugli scaffali praticati dai più, che sono quelli dei supermercati. Spesso questa scelta più ampia significa anche scelta e proposta di opere di più alta qualità, più “belle”.  

Quanto la relazione con i bambini e i ragazzi modifica la vostra relazione con i libri e il modo in cui li pensate?
Lo sguardo del bambino e del ragazzo è spesso più nuovo, più libero da stereotipi del nostro. Però talvolta può succedere che i bambini siano condizionati da precedenti abitudini e modelli di lettura. Tenuto conto dei due elementi, è importante per noi guardare ai libri sempre con sguardo libero, andando oltre le preferenze personali, i condizionamenti (“mi chiedono solo questo, questo va di più”), gli approcci troppo facili e abitudinari, l'abbandono della ricerca. Insomma, noi bibliotecari dobbiamo sempre mantenere un'alta vigilanza affinché la nostra curiosità, il nostro spirito critico, il nostro amore per il libro, la qualità delle scelte non scendano troppo di tono. Poi, se proprio è necessario, si media anche un po'. 

Che rapporto hanno i ragazzi con i libri e con i luoghi dei libri, a tuo avviso?

Mi pare che, una volta conquistata la loro fiducia, il rapporto sia buono. Da parte dei ragazzi alternativamente esigente e fiducioso.

Tu hai una grande esperienza di letture e di attività con ragazzi e bambini. Sulla base di questa, cosa credi che amino trovare i bambini nei libri? E i ragazzi?

Dipende dalle età, mi pare. I piccolissimi amano trovare un nido di parole, e di figure; poi arriva l'età delle scoperte e piacciono anche libri diversi dalla narrativa, di scienze, di storia e soprattutto preistoria. Gli adolescenti credo preferiscano narrazioni in cui identificarsi, che non nascondano le paure di quell'età, ma che siano capaci di rassicurare, di prospettare un'evoluzione positiva. Mi pare che tutto ciò si manifesti più a livello inconscio o non detto, che esplicito e dichiarato.

Quanto i genitori e gli insegnanti incidono nel rapporto fra i libri e i ragazzi? E in che modo?

Penso che sia difficile dire qualcosa che valga per tutti: ci sono genitori, ad esempio, per i quali la lettura è essenzialmente un'attività scolastica, strumentale, tesa a raggiungere risultati, mezzo per “avere” il figlio più colto, più intelligente, più. Ma non tutti sono così, è ovvio. Lo stesso vale per gli insegnanti: se tra questi ultimi c'è chi consiglia agli alunni solo letture di integrazione della didattica, altri – ne ho incontrata una proprio pochi giorni fa – affermano: io applico il decalogo di Pennac. Un catalogo che ora, grazie alla fama dello scrittore francese, si è diffuso ampiamente, ma che era già presente da generazioni nella mente dei buoni educatori.

Secondo i vostri dati, leggono di più i ragazzi o i genitori? Chi di loro frequenta di più la vostra biblioteca?

Credo non ci sia dubbio: leggono di più i bambini; leggono anche i bambini che in casa non hanno neppure un libro, eccetto quelli di scuola. Per i ragazzi, specialmente i maschi, cambia un po' il discorso: i simboli di status giovanile si misurano e si modellano su altri oggetti, diversi dal libro. Però credo che, se il libro giusto arriva, anche i ragazzi generalmente leggano più dei rispettivi padri.

Come giudicate l'offerta editoriale attuale di libri per ragazzi, sia la narrativa sia gli illustrati? 

La scelta è fin sovrabbondante, tanto che non è sempre facile informarsi e orientarsi. Poi ci sono molti libri seriali, che muovono interessi quasi collezionistici, affetti un po' troppo chiusi, fantasie un po' unidirezionali. Questo è anche il parere della nostra bibliotecaria Daniela, che una volta i libri li leggeva tutti, ma ora il tempo non le basta e se ne rammarica.

mercoledì 26 gennaio 2011

Cesare e i Grandi lettori

Da cinque anni, la Sezione Ragazzi della Biblioteca Marazza di Borgomanero, nell’ambito delle attività di promozione della lettura, organizza un torneo dedicato ai ragazzi della scuola media. 
Si intitola “Libri in vetta. La scalata dei grandi lettori”, dura da ottobre a maggio, e consiste in un confronto fra squadre con domande e giochi imperniati sulla lettura di alcuni libri. “Dei grandi lettori”, a significare quell'età in cui non si è più bambini, ma non ancora adulti; e tuttavia, come lettori, si può già essere “grandi”.
Forse perché quest'idea di lettore è precisamente alla base della nostra collana Anni in tasca, abbiamo avuto la bella sorpresa di vedere selezionato per questo agone, edizione 2010-2011, il libro di Cesare Finzi, Il giorno che cambiò la mia vita.

Fra i premi che spettano ai ragazzi per essersi impegnati nella lettura, c'è l'incontro con gli autori selezionati. Così, il 2 marzo, i 140 studenti coinvolti incontreranno Cesare Finzi nel salone d'onore della Biblioteca Marazza. La cosa molto positiva è che arriveranno a questo incontro dopo aver letto il libro e quindi preparati e in grado di avviare un dialogo significativo e approfondito con l'autore. Onore agli organizzatori per la serietà con cui hanno pensato l'evento. È mortificante arrivare a incontri dove gli insegnanti a volte si guardano in faccia, chiedendosi chi siano i perfetti sconosciuti che si ritrovano in classe. O in cui i ragazzi non sanno nulla dei libri di cui si parla e guardano irrequieti l'ora sul telefonino. A noi è capitato persino, a un  festival, di sentirci dire: “Avevamo richiesto degli altri autori, ma non erano più disponibili e ci hanno mandato voi...” Come dire, son soddisfazioni.
Il professor Cesare Finzi, cardiologo, classe 1930, è bravissimo a conversare con i bambini e i ragazzi, e da qualche anno, instancabilmente, si dedica a incontrarli in scuole e biblioteche di tutta Italia, per parlare loro della sua incredibile storia: quella di un bambino che scoprì di non poter più andare a scuola, leggendo della promulgazione delle leggi razziali sulla prima pagina del “Corriere della Sera”. Lo sentimmo raccontare questa vicenda, per la prima volta, su Radio 3, nel 2008, intervistato da Marino Sinibaldi in occasione del Giorno della Memoria, e ci dicemmo che sarebbe stato bello un libro che raccontasse in quel modo ai ragazzi quella vicenda. In quel periodo stavamo progettando, appunto, la nostra collana di autobiografie di infanzia e adolescenza. E il professor Finzi ci fece l'onore di accettare il nostro invito a parteciparvi.
Oggi, sono molte le scuole che hanno scelto questo libro, che racconta la Storia attraverso gli occhi di un bambino, per parlare ai ragazzi di cose che spesso ancora non sanno e che è inconcepibile non sapere. E per parlare anche di diritti e di doveri: temi su cui oggi, come è sotto gli occhi di tutti, c'è una confusione a dir poco allarmante.
Una bella e approfondita recensione di Il giorno che cambiò la mia vita, nel sito Mangialibri, a firma Eleonora Bellini.

mercoledì 20 ottobre 2010

Tuttestorie

Una corrispondenza dal Festival Tuttestorie di Cagliari, che ci ha inviato Eleonora Bellini, autrice di Ninna nanna per una pecorella:

Ciao, Giovanna. Come state?
Vi auguro una buona nuova settimana.
Sono tornata dal Festival Tuttestorie di Cagliari, bellissimo e molto ben organizzato.
Unico difetto? Forse, visto che è così gremito di bimbi, genitori, maestri, professori troppo... breve!
Eppure è durato dal mercoledì sera alla domenica...
Ti mando qualche foto.
Cari saluti
Eleonora

PS
non si vede bene, ma il libro che tiene in mano la libraia Cristina all'inaugurazione è proprio quello della nostra pecorella.

Nelle foto, Eleonora durante la sua lettura-laboratorio; Cristina Fiori legge all'inaugurazione del Festival. Gatti grigi e topi bianchi, immortalati da Eleonora durante una passeggiata in via Roma.