giovedì 14 aprile 2011

Ad alta voce

Abbiamo conosciuto Alessandro Riccioni nel maggio del 2008, in occasione della mostra, da lui e da Silvana Sola organizzata alla Biblioteca comunale di Porretta, delle tavole di Antonella Toffolo per il libro Il pifferaio magico di Hamelin. Ricordo con grande e inalterata gioia il tempo trascorso insieme il giorno dell'inaugurazione. E la lettura che Alessandro fece del poemetto di Robert Browning (nella traduzione di Umberto Fiori), con perizia da attore consumato: intensità da brividi lungo la schiena.


A tutt'oggi non ho sentito leggere quel testo in modo più convincente. Del resto una delle pratiche più frequentate da Alessandro è proprio quella della lettura ad alta voce, con bambini, adolescenti, adulti, anziani. In italiano, ma anche in inglese. Perché, in effetti, nel suo lavoro di bibliotecario Alessandro segue vie molto personali che nel tempo hanno sortito risultati abbastanza impressionanti. Non per niente l'ultimo numero della rivista Hamelin. Storie figure pedagogia gli dedica, a firma di Giulia Mirandola, una lunga, interessante intervista sul suo lavoro e sulla biblioteca che ormai da anni conduce nell'appennino bolognese, insieme a Marco Tamarri: Intervista ad Alessandro Riccioni, “libertecario” di Porretta.
Ve ne offriamo due estratti significativi.

Su cosa si basa la relazione tra te e i bambini dei nidi e delle scuole d’infanzia che frequentano la biblioteca? Potresti specificare a che tipologia umana ti riferisci quando parli di “bambino coccola” e di “il bambino che è dentro di me”? Perché pensi nuocciano entrambi gravemente alla lettura?

Lavorare con i più piccoli è sempre stata una sorpresa, proprio perché non esistono, a parer mio, regole precise, almeno non per un bibliotecario-narratore. Non sono un pedagogista e mi affido alla preparazione e alla sensibilità delle insegnanti dei nidi e delle scuole d’infanzia (non esito a definirle le migliori tra gli ordini di scuole che vedo ogni settimana). Il loro lavoro apporta un contributo fondamentale, perché prepara la strada ai miei interventi.

Sono loro che “apparecchiano” la tavola sulla quale posso poi servire antipasti e primi piatti. Il rapporto con i bambini più piccoli, inoltre, mi ha insegnato a evitare come la peste il ruolo di “bambino coccola”, cioè dell’adulto che scimmiotta il comportamento del bambino, più preoccupato di rendersi simpatico che non di giocare realmente con lui.

Compagno quasi inseparabile del “bambino coccola”, è “il bambino che è in me”: quante volte si sente dire che per stare con i bambini, per comprenderli, bisogna ascoltare il bambino che è dentro di sé! Mi sono accorto, a un certo punto della mia vita di relazione con i bambini, che più ascoltavo il bambino che era dentro di me, più non ascoltavo il bambino che era di fronte a me, con risultati sconfortanti e insuccessi a volte clamorosi. I bambini sono i primi a sentire puzza di bruciato. L’unica cosa che mi pare possa essere salvata del bambino che è in noi è la capacità di incantarsi, di coltivare lo stupore, la volontà di esercitare la meraviglia, la caparbietà nel desiderio di giocare e di mettersi in gioco.

La lettura, soprattutto la lettura ad alta voce, è un esercizio indispensabile per accompagnare e allenare la relazione, per rendere il rapporto autentico, per fare in modo che un dialogo tra grandi e piccoli possa davvero definirsi tale.



Quali sono stati fino a questo momento gli scogli e le difficoltà maggiori [nella gestione della biblioteca]?
Domanda molto semplice e, allo stesso tempo, complessa. Il nostro lavoro si è andato sviluppando in un territorio di montagna, con le difficoltà tipiche di questo ambiente. A ciò si è aggiunta la crisi (non parlerei di fallimento) di una certa stagione politica caratterizzata dal “decentramento”: un’epoca piuttosto straordinaria, di “vacche grasse”, che permise l’apertura di biblioteche in ogni Comune. Oggi, e non è solo il caso della montagna, c’è bisogno di energia aggiunta, di fantasia aggiunta, per fare funzionare i servizi culturali e per ricollocarli in modo adeguato tra gli interessi primari delle persone. Il problema più serio, al di là dell’effettiva scarsità di risorse, è la mancanza di coraggio, qualità determinante per investire in progetti che guardino al futuro.


Sono in molti, anche tra gli amministratori locali, ad avere preso coscienza del fatto che una biblioteca non è, o non è più, un luogo di conservazione, lontano e silenzioso. Essa è una delle rarissime situazioni free che ci sono rimaste (uso il termine inglese free perché significa sia “libero” sia “gratuito”). Il lavoro compiuto fino a oggi è servito a ridare vita a luoghi che venivano percepiti come morti. La stessa lettura ad alta voce, non è soltanto un momento di lettura, è la testimonianza attiva di persone “prestavoce” che non si rassegnano a tacere. E non c’è nulla di romantico in questo né di eroico. È un modo di essere “libertecari” di montagna.


Nell'ultimo numero di Hamelin, fra le tante cose interessanti, segnaliamo l'articolo di Giusi Quarenghi Che cos'è la poesia; l'articolo (sempre su iblioteche e letture) di Nicoletta Gramantieri A.A.A. lettori cercasi_bolle, volpi, cani, stupore e perdizione; e l'articolo di Sophie Van der Linden, Come possono decidere i genitori. Riflessioni sulla promozione del libro.
I disegni qui proposti, di Alicia Baladan, sono gli schizzi realizzati per il libro di prossima uscita presso di noi, Cielo bambino, con poesie di Alessandro Riccioni.

4 commenti:

giulia ha detto...

stupendo, mille grazie.

Silvia ha detto...

Che bella persona! Non vedo l'ora che mi arrivi Hamelin

lea ha detto...

grazie mille, come sempre.

cdeltu ha detto...

Alessandro è un poeta bravissimo. Aspetto con ansia l'uscita del suo libro per potermelo comprare!