venerdì 27 febbraio 2015

Racconta la storia di un coniglio

L'editoria italiana scopre la letteratura per ragazzi. Ovvero molti editori italiani non per ragazzi si cimentano in essa, inaugurando collane, proponendo pubblicazioni eccetera. Perché? Una delle spiegazioni, come hanno scritto alcuni fra coloro che hanno osservato il fenomeno, è che l'unico settore dell'editoria che oggi funziona, si fa per dire, meglio degli altri, è quello dei libri per ragazzi, in particolare gli illustrati. La motivazione lascia un po' perplessi. Pensate alla credibilità che sarebbe attribuita a Topipittori il giorno in cui si mettesse a editare saggistica universitaria per la sola ragione che questa è il solo settore trainante dell'editoria.
Di solito, alla base di una buona produzione libraria ci sono competenze, vocazioni, esperienze. Altrimenti il sospetto che ci si improvvisi, è legittimo.


Eppure, curiosamente, l'ingresso di case editrici non per ragazzi nella letteratura per ragazzi viene salutato dalla stampa con entusiasmo degno di migliore causa. La stampa e i media in generale, che sempre si sono disinteressati di libri per ragazzi, ecco che parlano di libri per ragazzi: a spingerli è la fiducia nei confronti di editori di cui fino all'altro ieri hanno recensito i libri non per ragazzi, cioè di editori che conoscono bene e con cui hanno relazioni. Magari questi editori non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ma i recensori si fidano di loro: spesso sono editori di qualità quindi qualsiasi cosa facciano, anche se mai prima si sono occupati di libri per ragazzi, sicuramente è buona. E magari sì, lo è. Ma magari no. In ogni caso, il fatto di conoscersi e frequentarsi da tempo non dovrebbe essere sufficiente a stabilire un buon operato: stiamo parlando di libri, stiamo parlando di bambini, di ragazzi. Tutti argomenti seri.


Ci si chiede perché accada questo. La ragione è antica. E risiede in quel pregiudizio a proposito dei libri per i bambini e i ragazzi, che è come l'Idra di Lerna: per quanto tu gli tagli una testa gliene ricrescerà sempre un'altra, anzi peggio, altre sei o sette. E cioè: gli adulti si fidano degli editori seri e degli autori seri. E gli autori e gli editori seri sono quelli che fanno le cose serie, che poi sono i libri per loro, gli adulti. Chi sono, invece, gli editori per ragazzi? O gli autori per ragazzi? Chi li ha mai sentiti? Da dove escono? Come nascono? Non è puerile fare libri per ragazzi? Scriverli? Illustrarli? È chiaro che questa è un'attività di ripiego, pensano gli adulti che nulla sanno di libri e di letteratura per ragazzi: chi non riesce a fare libri “per grandi”, sceglie i libri per ragazzi: cioè la serie B. Un po' come succede nella storia della volpe e l'uva.
Spesso mi viene chiesto: Ma perché non scrivi?
Veramente io scrivo, rispondo.
No, ma io dico proprio scrivere scrivere, replicano.


Con questo intendono “scrivere per grandi”. Costoro non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ignorano l'evidenza che fra i più grandi capolavori della storia della letteratura ci sono libri per ragazzi, informazione che potrebbe venare di una sfumatura di dubbio la loro sicumera. Ma no, non gli interessa. Pervicacemente, alimentano la loro idea di letterature di serie A e B: anche se sono lettori forti, anche se sono intellettuali.


Ho anche incontrati scrittori sarcastici e beffardi alla solo idea di avere a che fare con qualcuno che si occupa di libri per ragazzi. Persone che poi, magari, qualche anno dopo averle incontrate, dopo la nascita di un bebè o alla comparsa della prima ruga, hanno scritto un libro per ragazzi (chiunque ne può scrivere, questo è noto: persino Elisabetta Gregoraci e Madonna), e inalberato l'aria di quelli che con la loro opera stanno segnando la svolta ante quem e post quem nella letteratura per ragazzi.


D'altra parte, se questo capita, se questo pregiudizio esiste, una fetta di responsabilità è anche del comparto dell'editoria per ragazzi. O meglio, di quell'editoria per ragazzi che ha pubblicato libri approssimativi e malfatti, dozzinali, mal progettati e pensati, in stretta economia di risorse materiali e intellettuali: prodotti che fanno pensare che per realizzare libri per ragazzi non siano necessarie competenze, esperienze, vocazioni, e questi siano alla portata davvero di chiunque.
Perché - oggi tendiamo a non ricordarlo -, ma anche prodotti popolarissimi potrebbero essere di ottimo livello.


La qualità non è, come tendiamo a pensare,  prerogativa di una élite.  Se questa, oggi, è la nostra convinzione, forse è perché chi avrebbe dovuto occuparsi della qualità di prodotti popolari, ha smesso di pensarci, buttandosi su produzioni a bassissimo costo (il che significa anche, nel corso del tempo, abbassando tutto il livello della filiera professionale del libro: gli incompetenti costano, in genere, meno dei competenti. Questo potrebbe anche spiegare l'impressione che oggi, nelle case editrici, non siano molti quelli che sanno riconoscere un buon prodotto da un altro. Per cui nel momento in cui nasce l'esigenza di alzare il livello di qualità pochi si rivelano in possesso degli strumenti e della competenze per realizzarla. La confusione fra incompetenza e cinismo impedisce di capire qual è il problema di tanta produzione attuale). Basti dire che in Italia ci siamo talmente disabituati a riscontrare la qualità di testi, immagini e design nei libri per bambini e ragazzi che da oltre un decennio i libri “di qualità” sono stati sospettati di essere libri per adulti camuffati da libri per ragazzi. Paradossale.


Ma se questo è stato possibile nel mondo dell'editoria per ragazzi, se si è potuto agire indisturbati in questa direzione, ciò è avvenuto anche in virtù di un ambiente intellettuale, di addetti alla cultura che non hanno sorvegliato, monitorato, mostrato interesse e attenzione, cioè svolto la funzione critica che gli sarebbe dovuta competere, su un intero comparto editoriale. Semplicemente si è partiti dal presupposto che in un comparto di serie B sia un'ovvietà, che la qualità sia, costituzionalmente, sempre bassa. La prova del nove di questa situazione è che i media, le terze pagine dei quotidiani e non solo, si occupano di bambini e ragazzi e di prodotti culturali per bambini e ragazzi, esclusivamente quando questi diventano “casi”, assurgendo a fenomeni globali, come è stato, per esempio, nel caso di Harry Potter, Peppa Pig, Geronimo Stilton, Twilight, Tre metri sopra il cielo e via discorrendo. Fenomeni che i media affrontano sistematicamente eludendo un discorso critico, puntuale e competente, e al suo posto sostituendo la descrizione del fenomeno di costume.


Non sono fatti nuovi, Ursula Nordstrom, editore americano della Harper Children's Books, negli anni Cinquanta si scontrò con lo stesso pregiudizio, quando le fu offerta la direzione della divisione narrativa per adulti della casa editrice: The implication, of course, was that since I had learned to publish books for children with considerable success perhaps I was now ready to move along (or up) to the adult field. I almost pushed the luncheon table into the lap of the pompous gentleman opposite me and then explained kindly that publishing children’s books was what I did, that I couldn’t possibly be interested in books for dead dull finished adults, and thank you very much but I had to get back to my desk to publish some more good books for bad children. (L. S. Marcus, Dear Genius, HarperCollins).
È famosissima una sua battuta amara, sull'idea che gli intellettuali a capo dei comparti reputati “seri” delle case editrici, cioè quelli dedicati alla produzione libraria per adulti, avevano dei libri per i piccoli: «Racconta la storia di un coniglio e falla illustrare a tuo cugino.»


Per rimediare a questo pregiudizio dannoso e pervasivo, è stato fondamentale in questo ultimo decennio, in Italia, il lavoro, svolto da tutti gli editori per ragazzi che hanno lavorato a costruire negli adulti una idea diversa di letteratura e di libri per ragazzi, a formare un pubblico nuovo, informato e aperto. Un lavoro capillare di documentazione, informazione e critica presso librai, bibliotecari, genitori, insegnanti, educatori; un lavoro grande condotto primariamente sui libri, sui prodotti editoriali, riportati a livello di una editoria europea consapevole e competente, proponendo nuove iconografie, autori, grafici, illustratori, temi, storie, immagini, generi, scritture, punti di vista.


Bene, oggi gli editori “seri”, quelli per adulti, con il loro arrivo nel settore rivelano al mondo della cultura italiana che, incredibile, esistono buoni libri per ragazzi, e spiegano a tutti che sì, è possibile fare buoni libri per ragazzi. La ricetta è semplice: basta avere un marchio autorevole, affidabile, conosciuto e mettere al lavoro autori seri, autorevoli e conosciuti: meglio se autori per adulti. Siamo grati di questa lezione, noi che ci occupiamo da tempo di libri per bambini e ragazzi, con serietà, competenza, esperienza e vocazione. Noi editori per ragazzi, che ce ne occupiamo con successo, in tutto il mondo, ma nell'inscalfibile, granitico disinteresse del nostro Paese e dei nostri intellettuali. Noi che ce ne occupiamo non perché questo sia l'unico settore trainante dell'editoria, ma perché questi sono libri fondamentali e meritano tutto l'interesse e l'attenzione possibili. Perché forse va ricordato: da sempre e non da oggi, tempi di crisi, i lettori piccoli sono quelli che domani diventeranno grandi.


[Abbiamo pensato fosse giusto corredare questa riflessione con le immagini delle copertine di alcuni fra i più significativi saggi dedicati alla letteratura per ragazzi, illustrata e non. Ci sembra infatti doveroso sottolineare come sia possibile (e senza troppa difficoltà) per un editore, un autore, un critico, un giornalista, un insegnante, un genitore costruirsi una competenza in tema di libri per bambini, imparare a distinguere il grano dal loglio, manifestare un rispetto profondo per chi più di ogni altro, da secoli, contribuisce alla produzione di lettori: autori, illustratori ed editori di libri per ragazzi.]



[Alcuni parziali approfondimenti sulla letteratura critica e storiografica dedicata al libro per l'infanzia, e all'illustrazione in particolare, sono stati pubblicati in questo blog, sotto la rubrica "Leggere l'illustrazione".]

8 commenti:

atlantidekids ha detto...

A bellissimo e condivisibile articolo polemico rispondo con commento polemico. Per il quale è doverosa una premessa: studio da anni la letteratura per l'infanzia, da anni mi interrogo sul rapporto tra testo e immagini e cerco di approfondire significanti e significati. Questo non da autrice, non da editore, ma da critica. Probabilmente un tempo (ah! come si stava meglio!) non era così, non sarebbe stato così, sebbene l'orrida parola "librini" la sento in libreria molto più spesso proferita da bocche sessantenni piuttosto che trentenni. Dunque, quel che leggo in rete in merito alla letteratura per l'infanzia è all'80% spazzatura; spazzatura colorata, candita, luccicante; un po' come i cartonati dei cartoni che tanto ama la grande distribuzione e il vasto pubblico. Decine di mamme che aprono per la prima volta un libro illustrato quando diventano tali e si meravigliano e da quella meraviglia traggono la forza e la faccia tosta per mettersi sul piedistallo della competenza. Accade da questa parte della barricata esattamente ciò che accade dalla vostra, e anche la risposta del pubblico paradossalmente è la stessa: da una parte si acquista la spazzatura blasonata dei grandi editori, da quest'altra si leggono, e condividono, e pubblicizzano, i pareri frivoli e semplici semplici (è tanto bello! A mio figlio è piaciuto da morire!) a scapito di analisi approfondite, serie. La radice comune di questo problema altrettanto comune sono i riscontri: amaro da dire e ancor più da digerire (perlomeno per me) le competenze non pagano. Felice della vostra schietta caparbietà vi ammiro e sostengo, e leggo e promuovo, alla mia maniera e quindi nel mio "piccolo".

Topipittori ha detto...

Atlantide, grazie. Ad articolo polemico, commento polemico. Ci pare giusto. Delle cose poi è sempre bene discutere, evitando l'effetto sepolcri imbiancati. Perciò grazie, anche di esporti.

Francesca Romana Grasso ha detto...

Mi permetto di allargare lo sguardo ulteriormente, anche se le riflessioni che entrambe portate sono già di ampio respiro. Il mio sguardo è pedagogico e da quando ho iniziato a studiare, dapprima da sola, poi attraverso percorsi ufficiali, letteratura per l'infanzia, ho incontrato, sempre, anche tra gli intellettuali, ma ancor di più tra addetti ai lavori che intellettuali non sono, pregiudizi e ignoranza rispetto al rapporto letteratura-pedagogia-critica.
Molti fattori concorrono secondo me, non per ultimo una consuetudine a non lavorare in forma corale; non agevola certo il fatto che i corsi esistenti a livello universitario sovente non siano nelle facoltà letterarie, fatto che alimenta una già scalpitante irritazione.
Penso però che sia necessario andare oltre lo stereotipo "pedagogista bacchettone direttivo e noioso", così come sia necessario andare oltre l'idea del "creativo libero" (tanto diffuso quanto errato), così come penso che tante pagine scritte sui libri per bambini sia sostanzialmente inutili, talvolta addirittura sconvenienti - e naturalmente trovo moltissimi libri un'offesa all'intelligenza, al buon gusto quando non anche uno scherzo ergonomico.
In molti siamo impegnati a lavorare perché alimentare un confronto guidato dalla curiosità intellettuale e dalle esperienze, a favore di una letteratura che spesso è al contempo alta e bassa, d'élite e popolare, ma -se letteratura è!- capace di accendere sguardi, domande e suggerire modi per nominare mondi interiori ed esteriori. Proprio sul rapporto pedagogia e letteratura ho scritto molto recentemente 3 riflessioni sul blog in cui condivido pensieri ed esperienze in tema di “pedagogia, partecipazione, cultura”.
Sinceramente, fatico a relazionarmi con le tante figure che si improvvisano tuttologi, esperti di arte, editoria, psicoanalisi, di libero sviluppo ed educazione.
Alla fine non tutti i giorni nasce un Leonardo!
Leggo questo scambio come un ulteriore passo nella direzione giusta. O no?

Topipittori ha detto...

Grazie Francesca Romana, speriamo che questo scambio lo sia un passo nella direzione giusta. Certo è interessante osservare quanti temi esistono e quante probelmatiche su cui sarebbe bene confrontarsi. Le polemiche servono a smuovere, crediamo, e a fare venire a galla disagi che magari tutti sentono ma non si sa mai bene come far emergere. Certo sapere lavorare collettivamente è importante, e bisognerebbe, tutti, fare uno sforzo in questo senso.

Unknown ha detto...

Il mio , sarà forse un commento sciocco, ma credo nella pluralità delle voci, quindi alla notizia di un nuovo editore per libri per l'infanzia esulto!
Non mi piaccciono gli appetiti commerciali e non mi piace che la figura dei bambini venga interpretata come consumatore e non come lettore, però esistono varietà di famiglie, di genitori, di bambini, di insegnanti e se anche si avvicinassero alla lettura comprando o prendendo in prestito dalle bibliotechine di classe, dalle biblioteche comunali, da un amico, un libro con una storia che lo ha attratto seppur banale, con illustrazioni mediocri ma che lo hanno incuiosito, sarebbe davvero un orrore?

Topipittori ha detto...

No, Unknown, non è un orrore, infatti nessuno lo sostiene né questo era il punto del post. Come in tutte le cose, se si riesce a dare cose migliori, e soprattutto se già esistono cose migliori, perché chi lo dovrebbe fare non le promuove, non gli dà lo spazio che meritano?

Romina Tamerici ha detto...

Io ho scritto tanti generi diversi e, secondo me, la letteratura per l'infanzia è uno dei più difficili in cui mi sono cimentata. Cadere nel banale, nell'ovvio, nel semplificato è molto più che un rischio, quasi una certezza, appena si abbassa la guardia.

Bellissima riflessione quella di questo post!

Topipittori ha detto...

Grazie per il commento, Romina Tamerici.