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martedì 9 giugno 2015

I Martedì della Emme / 23: Leoni & Martini

[di Roberta Favia]

Non c'è bambino di passaggio o residente a Venezia che non abbia immaginato i leoni della piazzetta attigua a Piazza San Marco a Venezia animati. Tutti i bambini veneziani che abitualmente e da sempre vi salgono in groppa, hanno immaginato i più esotici e improbabili viaggi, proprio come ha fatto un bambino tanto cresciuto e famoso: Ernst Hemingway che nel 1951 per il nipote di un'amica, scrisse Il leone buono, racconto in seguito edito da Emme con le bellissime illustrazioni di Enrica Agostinelli, nel 1978.
Non è detto che un grande autore sappia scrivere per i bambini, anzi, ma il caso di Hemingway mi pare fortunato in questo senso: Il leone buono è una storia divertente e, grazie anche alla costruzione sapiente delle illustrazioni, accattivante. A differenza di tutti noi bambini che abbiamo immaginato le nostre avventure in prima persona in groppa al leone, Hemingway immagina che a raccontare l'avventura in prima persona sia il leone, per la precisione un leone alato, figlio di colui che abita sulla Torre dell'Orologio, che un giorno, stanco della solita vita mondana, abbandona la città per atterrare in Africa in mezzo a un gruppo di leoni tanto selvaggi da mangiare gnu, zebre e persino mercanti indù.
Leoni con i baffi ancora sporchi di sangue intollerabilmente grezzi e dal canto loro profondamente intolleranti nei confronti del nuovo venuto da lontano e dai natali tanto nobili.
La struttura del racconto, tuttavia, sorretta dalle illustrazioni dell'Agostinelli, maestra nel celare e svelare con effetto spiazzante, è tale per cui all'inizio della storia il lettore non sospetti niente della natura e provenienza straordinarie del leone protagonista:

C'era una volta un leone che viveva in Africa con tutti gli altri leoni.


Niente di strano sin qui, nessuna idea su chi possa essere questo leone che tuttavia si distingue dagli altri perché... è buono: non divora, non sbrana e non si macchia di sangue, osserva dal margine destro della pagina.
Si gira la pagina e si scopre che sul dorso questo leone ha le ali: ali vere che, lungi dal destare invidia nei compagni leoni, provocano al contrario la loro derisione.
Il susseguirsi di parole e immagini, a ogni giro di pagina, via via scoprendo lo sviluppo della storia, è bellissimo, in ogni dettaglio.
Il leone buono, con le sue ali ben piegate sul dorso, si ostina a mangiare solo pasta e scampi, e a chiedere Negroni o un Americano (chissà poi a chi), voltando lo sguardo allo spettacolo di pessimo gusto di un altro mercante indù dilaniato.


Insomma, non c'è leone (cattivo) che si rispetti che non si sarebbe arrabbiato moltissimo di fronte a questo atteggiamento un po' radical chic. E, in effetti, a un certo punto, una leonessa prende in mano la situazione e chiede conto al leone alato di tanta superiorità, ostentata di fronte ai fratelli della savana. Ed è a questo punto che inizia, nel racconto come nelle immagini, la narrazione delle origini, una specie di 'intermittenza del cuore' versione albo illustrato, grazie alla quale il leone buono racconta che il suo papà vive sulla torre di un orologio di una città da cui domina i piccioni e ben quattro cavalli che di lui hanno tanta paura da vivere costantemente con uno zoccolo sollevato in aria, pronti a scappare.

Nella città di mio padre la gente va in giro a piedi o in barca e nessun cavallo vero entrerebbe mai in città per paura di mio padre.

In questo modo, il ricordo si fa racconto eziologico a proposito sia dei cavallli della basilica di San Marco sia dell'assenza di cavalli in città.


Gli altri leoni, malvagi, nell'udire il racconto, si arrabbiano ancora di più, e sospettando che il leone buono sia un grifone (l'equivalente delle streghe per gli umani?) cercano anche di ucciderlo. Per fortuna le ali funzionano ancora bene: il leone buono spicca un salto e, volando, torna a casa, ma non prima di aver sorvolato i leoni, salutandoli nelle molte lingue che parla perfettamente.
Si volta la pagina e lo scenario cambia, a sorprenderci ancora una volta: ecco apparire Venezia, con i cavalli con lo zoccolo sollevato, il campanile, i piccioni e... Cipriani, il celeberrimo bar (amatissimo dal 'leone' Hemingway) dove il leone buono, affaticato dal viaggio, si affretta a recarsi. Insomma, tutto è come prima tranne lui: il leone buono.

Da Cipriani nulla era cambiato. C'erano tutti i suoi amici. Ma lui stesso era un po' cambiato essendo stato in Africa.
«Un Negroni, signor Barone?», chiese il signor Cipriani.
Ma il leone buono aveva fatto tutto il viggio dall'Africa a volo e l'Africa lo aveva cambiato.
«Non avete qualche sandwich di mercante Indù?» chiese a Cipriani.
«No, ma possiamo procurarglielo».
«Finché lo vanno a prendere, fammi un Martini molto secco – aggiunse – con del gin Gordon».
«Benissimo – disse Cipriani – benissimo davvero».
Il leone allora si guardò attorno, osservando le facce di tutte quelle simpatiche persone e si rese conto che era davvero a casa e che aveva anche viaggiato. Ed era molto contento. 


Nel 2013, Il leone buono è stato riedito da Mondadori nella collana Oscar Junior, con le illustrazioni di Fabio Visintin. La nuova edizione ha il merito di far trovare ancora disponibile questo bel racconto di un Hemingway a dir poco sconosciuto, ma la raffinatezza e bellezza dell'edizione originale Emme indubbiamente manca. Per questo, vale senz'altro la pena di recuperarla in qualche biblioteca ben fornita.

Mi chiamo Roberta Favia. La mia passione è studiare e, inseguendola, mi sono conquistata un dottorato e un assegno di ricerca in letteratura contemporanea presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Fare ricerca e leggere sono tra le cose che più mi divertono e hanno trovato forma di vero e proprio lavoro in quel poco tempo, ahimè, durante il quale avuto la straordinaria fortuna di lavorare in una libreria per bambini. Adesso, tra le altre cose, lavoro nella libreria Alef specializzata in ebraistica all'interno del Museo Ebraico di Venezia in cui faccio anche la guida. Da qualche tempo curo un blog di letteratura per l'infanzia e un'associazione di promozione e didattica della lettura: entrambi si chiamano Teste fiorite.

Dal nostro catalogo, Roberta Favia ha scelto in regalo Mondocane di Giovanna Zoboli e Francesca Bazzurro.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.


Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria
I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia
I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire... 
I Martedì della Emme / 22: Il galateo dell'avventura
I Martedì della Emme / 23: Leoni & Martini

martedì 26 maggio 2015

I martedì della Emme / 22: Il galateo dell'avventura

[di Sara Stangherlin, Biblioteca di Montebelluna]

La biblioteca dove lavoro ha la fortuna di custodire un fondo Emme nel ventre del magazzino, e ogni occasione (specialmente questa) è buona per far prendere una boccata d’ossigeno a questi libri.  Sono dei classici perché parlano ai bambini e agli adulti di oggi come lo facevano quando sono stati pubblicati, senza perdere nulla di ciò li rende speciali, anzi guadagnando di volta in volta significati nuovi. Così ho deciso di affrontare l’oscuro piano interrato.
Sono nel magazzino: è poco illuminato e mi fa sempre un certo effetto. Mi infilo tra gli scaffali mobili e anche quelli mi fanno un po’ impressione. A un certo punto un libro mi cade sui piedi provocandomi un leggero dolore.  “E allora tu che cosa dici?” mi interroga il titolo del libro per terra. Ehm, che cosa dico?! Prima dico “Ahi!
e poi dico grazie al libro per la sua incontenibile voglia di uscire dal magazzino, lo raccolgo e lo porto a fare un giro ai piani alti.



Il libro Emme che si è fatto avanti è proprio E allora tu che cosa dici? di Sesyle Joslin, con le bellissime illustrazioni di Murice Sendak. L'albo  uscì negli Stati Uniti nel 1958 e valse ai suoi autori la Caldecott Medal l’anno successivo. Accanto a questo albo, c’è suo fratello, E allora tu che cosa fai?, della stessa squadra vincente autore-illustratore. Furono pubblicati in Italia dalla Emme nel 1980, quando all’estero godevano già di fama indiscussa: due manuali di buone maniere per tutte le occasioni.



Le incantevoli illustrazioni di Sendak, dal tratto e dai toni subito riconoscibili, non hanno bisogno di molti colori, perché parlano da sé: la loro peculiarità sta nell’immediatezza con cui comunicano e in una eleganza discreta e senza tempo.
Questi due piccoli albi sono popolati di bambini in situazioni bizzarre e fiabesche, in uno schema fisso a doppie pagine: a sinistra un breve testo descrive la situazione illustrata nella pagina di destra e pone al lettore sempre la stessa insistente domanda (quella del titolo, appunto). Segue la risposta, sempre spiazzante, data da un’illustrazione a doppia pagina accompagnata da una breve frase degna del più alto galateo britannico.
La sorpresa si rinnova ogni volta, a ogni giro di pagina, grazie al succedersi di scenette inverosimili e al contrasto fra queste e le risposte così educate dei bambini protagonisti.



Non è facile sapersi comportare come si deve, specie se si è piccoli. Ci sono situazioni che mettono in difficoltà: non si sa cosa dire, non si sa cosa fare. E si rimane a bocca aperta e con le mani in mano.
Presentarsi a uno sconosciuto, prendere congedo educatamente, rifiutare un’offerta con cortesia.
La sgradevole sensazione di sentirsi fuori posto o inadeguati che genera insicurezza qui è ovviata dal proporre di continuo situazioni altamente improbabili ed eccezionali, in cui chiunque - anche una Principessa o un Pirata - si sentirebbe stranito e impreparato. 


Ad esempio, mettiamo il caso che tu sia andato in centro a fare spese e che camminando all’indietro – ti diverte sempre un sacco farlo! - inciampi in un coccodrillo. E allora che cosa dici?


Oh, scusami!


Supponiamo che un signore ti regali un elefantino; oppure che mentre stai cogliendo margherite nel prato appaia un drago feroce e un cavaliere gli tagli la testa; o che il cowboy Bill Nasolungo ti chieda se vuoi un buco in testa; o infine che la Regina ti inviti per una interminabile e monotona spaghettata a Londra (situazione che ricorda il recente fumetto A cena dalla regina di Rutu Modan, La Giuntina edizioni – in cui si ragiona anche lì di buone maniere, spaghetti e inviti regali)… allora tu che cosa dici?


Ti presenti educatamente agli elefantini; ringrazi con garbo il cavaliere in armatura; rifiuti l’offerta esplosiva del bandito; ti congedi dal banchetto supplicando la sovrana. Così come mandi giù il boccone prima di rispondere alla proposta di matrimonio di un principe; ringrazi la padrona di casa, prima di scappare dal drago che ha fatto irruzione alla sua festa; cedi il posto a una signora sul palanchino affollato di un elefante da trasporto.


Dalle situazioni più incredibili i bambini protagonisti escono sempre con grande disinvoltura  e massima cortesia, scongiurando la figuraccia e ritrovando sempre il sorriso.
Da notare che in queste pagine i piccoli agiscono in completa autonomia, senza nessun adulto che dica loro come comportarsi o cosa rispondere. I grandi raffigurati sono semplici comparse occasionali, a volte anche un po’ burbere e maleducate, a cui dare il buon esempio.
Mi piace come in queste pagine i piccoli lettori siano catturati subito dentro la dimensione straordinaria, ma allo stesso tempo molto quotidiana dell’avventura che è sempre dietro l’angolo. E i bambini accettano questo patto di inverosimiglianza come la cosa più naturale del mondo, perché ai loro occhi l’incredibile è sempre possibile nella vita di tutti i giorni.


L’alchimia che si instaura fra testi e illustrazioni ha il pregio di rendere meno distante il sogno a occhi aperti e meno barbosa la quotidianità delle buone maniere. Il segreto del successo senza tempo di questi albi è presto svelato: riescono a far convivere la fantasia e la libertà proprie dei piccoli con la realtà e la buona educazione che dovrebbero essere proprie del mondo dei grandi.
Attraverso queste pagine, si scopre così che si è sempre al proprio posto, nell’avventura e non, se si sa rispondere come si deve anche a un rozzo pistolero.


Ah, state ben attenti al bandito Bill Nasolungo! È un tipaccio che frequenta le biblioteche ed è invidioso dei lettori appassionati: ama prenderli al lazo per portarli nel suo ranch selvaggio. Mi raccomando, nel caso sciagurato in cui vi acchiappasse, ubbidite e uscite tranquillamente senza dare troppo nell’occhio! Lasciategli pure il libro, prima o poi, mollerà la presa.


Mi chiamo Sara e lavoro nella zona meno silenziosa della Biblioteca di Montebelluna: lo spazio 0-6 anni e la sezione ragazzi. Tra albi con belle illustrazioni e belle parole ho trovato il mio habitat. Oltre ai libri, ho una passione smodata per gli scoiattoli, le vecchie lettere, i peperoni e le finestre sull’oceano. Spesso mi capita di avere la testa tra le nuvole e di essere un po’ maldestra, perciò ho trovato molto interessanti questi simpatici galatei dell’avventura. Penso ne farò buon uso, nelle mie avventure quotidiane tra gli scaffali, e non!

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.



Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria
I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia
I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire... 

martedì 10 marzo 2015

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire...

Con oggi I Martedì della Emme non avrà più cadenza regolare. Usciranno post occasionalmente, quando riceveremo nuove proposte di lettura. Oggi prende la parola Martina Pozzebon, bibliotecaria nella magnifica biblioteca di Montebelluna di cui tempo fa abbiamo parlato qui e qui. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno speso il loro tempo per riflettere insieme a noi sui libri della Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Senza di loro, bibliotecari, insegnanti, promotori della lettura, librai, genitori, appassionati di libri illustrati, questi Martedì non ci sarebbero stati.

[di Martina Pozzebon]

Ma com'è seria questa copertina. Com'è elegante quel blu. E che dire di quel distinto papavero che si è fatto ritrarre nella sua posa migliore (ma si sa che i fiori sono tutti un po' vanitosi).
Il libro si fa prendere in mano, con garbo, prego, ed è in quel momento che, frrrrrrullo d'ali, e il maggiolino parte: ali frementi, antenne all'erta, elitre in posizione. Ma non era un libro raffinato questo? Qualcuno fermi quel maggiolino!

Libro elegante, libro fremente, libro scientificamente rigoroso, libro poetico. Libro illustrato. Libro da sfogliare prima che da leggere. Un libro che, siccome parla della natura, ha dentro tante cose. Ecco che già sbaglio: questo libro non parla della natura, ma la racconta: Colette Portal, La natura raccontata, Emme edizioni, 1979.


Un libro sulla natura non potrà mai essere esaustivo, e questo l'autrice lo sa bene. Ecco quindi che seleziona quei pezzettini di natura che le serve raccontare: parte dal fiore che ha scelto di mettere in copertina e fa un percorso a balzi, più corti-più lunghi, fino ad arrivare alla luna, in una struttura studiata dal piccolo al grande, dagli esseri viventi agli astri, dalla familiarità della formica sino alla distanza mitica del vulcano, in un catalogo calibrato di elementi dei quali è interessante trovare legami, assonanze, differenze, all'interno di ogni singola scheda che lo compone.
“Esattezza vuol dire [...]:
    1) un disegno dell'opera ben definito e ben calcolato;”


Ogni elemento naturale è narrato allo stesso modo: una serie di tavole ad acquerello e una porzione di testo, i due elementi ben distinti. È interessante sapere che le tavole nascono prima del testo, tanto che potrebbero essere lette anche indipendentemente da esso. Provando a leggere il libro solo attraverso le immagini è evidente come riescano a esprimersi da sole.


Ogni serie di tavole illustra il ciclo di vita di un essere vivente o il possibile stato di un fenomeno naturale. È completa la classificazione delle nuvole, così come è immediatamente chiaro il ciclo vitale del fungo, grazie ad una struttura sequenziale che richiama direttamente il fumetto e le sue strategie temporali.


Tanto è dettagliato il disegno quanto lo è il testo che lo accompagna e che ne segue e spiega l'evoluzione. Testo e immagine si compenetrano, ma non a livello grafico: le due letture possono legittimamente correre parallele, ma l'incrocio delle due porta inevitabilmente a un aumento di significato e a una maggiore definizione del concetto, figurativo ma anche temporale: la composizione delle immagini riesce a imporre un ritmo rallentato alla lettura che si adatta ai cicli della natura.
“Esattezza vuol dire [...]:
    2) evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, «icastico», dal greco είκαστικός;”


Il linguaggio, incluso quello iconografico, è preciso, utilizza termini e modi scientifici: rizoma per il grano, ape bottinatrice e, quando si parla della ninfa del maggiolino, le immagini sono esplicative. Però il lessico scientifico viene supportato da un linguaggio che invece appartiene alla sfera dell'esperienza e della poesia, ma che lo completa nell'espressione precisa del fenomeno descritto: così l'ardente frenesia amorosa delle formiche, l'impero del sonno delle api, la luna che diventa un falcetto cornuto. Un andamento che mi ha ricordato vagamente le poesie di Ponge, almeno nello sforzo di arrivare a una definizione esaustiva.
“Esattezza vuol dire [...]:
    3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell'immaginazione.”


È a Calvino che ho chiesto la conferma alla sensazione che ho avuto guardando e leggendo questo libro, perché è esattezza il termine che volevo usare per definire questo libro e che ora, grazie alle Lezioni americane, credo di poter usare.
Il libro blu ed esatto ora si può chiudere: in quarta di copertina una rana con un avanzo di coda che, io ora lo so, ha appena lasciato le profondità lacustri.


Ho appena letto un fumetto colorato ad acquerello, ho guardato l'opera di una pittrice che si chiama Colette, ho imparato che un maggiolino si sviluppa in tre anni e che le api abitano un tempio silenzioso. Cortina di miele, torta di cera. Ho letto un poeta che si chiama Francois Ponge, ho valutato la necessità dei cicli vitali in natura. E mi è venuta voglia di primavera. E questo sarebbe un libro solo per bambini?

 

Sono Martina e faccio la bibliotecaria per ragazzi in una bella biblioteca con la piscina, i pesci e un ponte di legno. Sto cercando di far cambiare colore al mio pollice nero leggendo libri sulla natura e le piante, così come per imparare a disegnare leggo albi illustrati e fumetti. Per il momento le mie piante sono ancora in cattiva salute e le matite le uso solo per sottolineare. Però, di libri belli, non sapete quanti ne vedo.

Dal nostro catalogo, Martina Pozzebon ha scelto in regalo La volpe e il polledrino di Antoniao Gramsci e Viola Niccolai (aggiungendo quetso pensiero: Viola Niccolai, ti voglio bene anche se non ti conosco).

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.



Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia

I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi
I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire... 

venerdì 27 febbraio 2015

Racconta la storia di un coniglio

L'editoria italiana scopre la letteratura per ragazzi. Ovvero molti editori italiani non per ragazzi si cimentano in essa, inaugurando collane, proponendo pubblicazioni eccetera. Perché? Una delle spiegazioni, come hanno scritto alcuni fra coloro che hanno osservato il fenomeno, è che l'unico settore dell'editoria che oggi funziona, si fa per dire, meglio degli altri, è quello dei libri per ragazzi, in particolare gli illustrati. La motivazione lascia un po' perplessi. Pensate alla credibilità che sarebbe attribuita a Topipittori il giorno in cui si mettesse a editare saggistica universitaria per la sola ragione che questa è il solo settore trainante dell'editoria.
Di solito, alla base di una buona produzione libraria ci sono competenze, vocazioni, esperienze. Altrimenti il sospetto che ci si improvvisi, è legittimo.


Eppure, curiosamente, l'ingresso di case editrici non per ragazzi nella letteratura per ragazzi viene salutato dalla stampa con entusiasmo degno di migliore causa. La stampa e i media in generale, che sempre si sono disinteressati di libri per ragazzi, ecco che parlano di libri per ragazzi: a spingerli è la fiducia nei confronti di editori di cui fino all'altro ieri hanno recensito i libri non per ragazzi, cioè di editori che conoscono bene e con cui hanno relazioni. Magari questi editori non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ma i recensori si fidano di loro: spesso sono editori di qualità quindi qualsiasi cosa facciano, anche se mai prima si sono occupati di libri per ragazzi, sicuramente è buona. E magari sì, lo è. Ma magari no. In ogni caso, il fatto di conoscersi e frequentarsi da tempo non dovrebbe essere sufficiente a stabilire un buon operato: stiamo parlando di libri, stiamo parlando di bambini, di ragazzi. Tutti argomenti seri.


Ci si chiede perché accada questo. La ragione è antica. E risiede in quel pregiudizio a proposito dei libri per i bambini e i ragazzi, che è come l'Idra di Lerna: per quanto tu gli tagli una testa gliene ricrescerà sempre un'altra, anzi peggio, altre sei o sette. E cioè: gli adulti si fidano degli editori seri e degli autori seri. E gli autori e gli editori seri sono quelli che fanno le cose serie, che poi sono i libri per loro, gli adulti. Chi sono, invece, gli editori per ragazzi? O gli autori per ragazzi? Chi li ha mai sentiti? Da dove escono? Come nascono? Non è puerile fare libri per ragazzi? Scriverli? Illustrarli? È chiaro che questa è un'attività di ripiego, pensano gli adulti che nulla sanno di libri e di letteratura per ragazzi: chi non riesce a fare libri “per grandi”, sceglie i libri per ragazzi: cioè la serie B. Un po' come succede nella storia della volpe e l'uva.
Spesso mi viene chiesto: Ma perché non scrivi?
Veramente io scrivo, rispondo.
No, ma io dico proprio scrivere scrivere, replicano.


Con questo intendono “scrivere per grandi”. Costoro non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ignorano l'evidenza che fra i più grandi capolavori della storia della letteratura ci sono libri per ragazzi, informazione che potrebbe venare di una sfumatura di dubbio la loro sicumera. Ma no, non gli interessa. Pervicacemente, alimentano la loro idea di letterature di serie A e B: anche se sono lettori forti, anche se sono intellettuali.


Ho anche incontrati scrittori sarcastici e beffardi alla solo idea di avere a che fare con qualcuno che si occupa di libri per ragazzi. Persone che poi, magari, qualche anno dopo averle incontrate, dopo la nascita di un bebè o alla comparsa della prima ruga, hanno scritto un libro per ragazzi (chiunque ne può scrivere, questo è noto: persino Elisabetta Gregoraci e Madonna), e inalberato l'aria di quelli che con la loro opera stanno segnando la svolta ante quem e post quem nella letteratura per ragazzi.


D'altra parte, se questo capita, se questo pregiudizio esiste, una fetta di responsabilità è anche del comparto dell'editoria per ragazzi. O meglio, di quell'editoria per ragazzi che ha pubblicato libri approssimativi e malfatti, dozzinali, mal progettati e pensati, in stretta economia di risorse materiali e intellettuali: prodotti che fanno pensare che per realizzare libri per ragazzi non siano necessarie competenze, esperienze, vocazioni, e questi siano alla portata davvero di chiunque.
Perché - oggi tendiamo a non ricordarlo -, ma anche prodotti popolarissimi potrebbero essere di ottimo livello.


La qualità non è, come tendiamo a pensare,  prerogativa di una élite.  Se questa, oggi, è la nostra convinzione, forse è perché chi avrebbe dovuto occuparsi della qualità di prodotti popolari, ha smesso di pensarci, buttandosi su produzioni a bassissimo costo (il che significa anche, nel corso del tempo, abbassando tutto il livello della filiera professionale del libro: gli incompetenti costano, in genere, meno dei competenti. Questo potrebbe anche spiegare l'impressione che oggi, nelle case editrici, non siano molti quelli che sanno riconoscere un buon prodotto da un altro. Per cui nel momento in cui nasce l'esigenza di alzare il livello di qualità pochi si rivelano in possesso degli strumenti e della competenze per realizzarla. La confusione fra incompetenza e cinismo impedisce di capire qual è il problema di tanta produzione attuale). Basti dire che in Italia ci siamo talmente disabituati a riscontrare la qualità di testi, immagini e design nei libri per bambini e ragazzi che da oltre un decennio i libri “di qualità” sono stati sospettati di essere libri per adulti camuffati da libri per ragazzi. Paradossale.


Ma se questo è stato possibile nel mondo dell'editoria per ragazzi, se si è potuto agire indisturbati in questa direzione, ciò è avvenuto anche in virtù di un ambiente intellettuale, di addetti alla cultura che non hanno sorvegliato, monitorato, mostrato interesse e attenzione, cioè svolto la funzione critica che gli sarebbe dovuta competere, su un intero comparto editoriale. Semplicemente si è partiti dal presupposto che in un comparto di serie B sia un'ovvietà, che la qualità sia, costituzionalmente, sempre bassa. La prova del nove di questa situazione è che i media, le terze pagine dei quotidiani e non solo, si occupano di bambini e ragazzi e di prodotti culturali per bambini e ragazzi, esclusivamente quando questi diventano “casi”, assurgendo a fenomeni globali, come è stato, per esempio, nel caso di Harry Potter, Peppa Pig, Geronimo Stilton, Twilight, Tre metri sopra il cielo e via discorrendo. Fenomeni che i media affrontano sistematicamente eludendo un discorso critico, puntuale e competente, e al suo posto sostituendo la descrizione del fenomeno di costume.


Non sono fatti nuovi, Ursula Nordstrom, editore americano della Harper Children's Books, negli anni Cinquanta si scontrò con lo stesso pregiudizio, quando le fu offerta la direzione della divisione narrativa per adulti della casa editrice: The implication, of course, was that since I had learned to publish books for children with considerable success perhaps I was now ready to move along (or up) to the adult field. I almost pushed the luncheon table into the lap of the pompous gentleman opposite me and then explained kindly that publishing children’s books was what I did, that I couldn’t possibly be interested in books for dead dull finished adults, and thank you very much but I had to get back to my desk to publish some more good books for bad children. (L. S. Marcus, Dear Genius, HarperCollins).
È famosissima una sua battuta amara, sull'idea che gli intellettuali a capo dei comparti reputati “seri” delle case editrici, cioè quelli dedicati alla produzione libraria per adulti, avevano dei libri per i piccoli: «Racconta la storia di un coniglio e falla illustrare a tuo cugino.»


Per rimediare a questo pregiudizio dannoso e pervasivo, è stato fondamentale in questo ultimo decennio, in Italia, il lavoro, svolto da tutti gli editori per ragazzi che hanno lavorato a costruire negli adulti una idea diversa di letteratura e di libri per ragazzi, a formare un pubblico nuovo, informato e aperto. Un lavoro capillare di documentazione, informazione e critica presso librai, bibliotecari, genitori, insegnanti, educatori; un lavoro grande condotto primariamente sui libri, sui prodotti editoriali, riportati a livello di una editoria europea consapevole e competente, proponendo nuove iconografie, autori, grafici, illustratori, temi, storie, immagini, generi, scritture, punti di vista.


Bene, oggi gli editori “seri”, quelli per adulti, con il loro arrivo nel settore rivelano al mondo della cultura italiana che, incredibile, esistono buoni libri per ragazzi, e spiegano a tutti che sì, è possibile fare buoni libri per ragazzi. La ricetta è semplice: basta avere un marchio autorevole, affidabile, conosciuto e mettere al lavoro autori seri, autorevoli e conosciuti: meglio se autori per adulti. Siamo grati di questa lezione, noi che ci occupiamo da tempo di libri per bambini e ragazzi, con serietà, competenza, esperienza e vocazione. Noi editori per ragazzi, che ce ne occupiamo con successo, in tutto il mondo, ma nell'inscalfibile, granitico disinteresse del nostro Paese e dei nostri intellettuali. Noi che ce ne occupiamo non perché questo sia l'unico settore trainante dell'editoria, ma perché questi sono libri fondamentali e meritano tutto l'interesse e l'attenzione possibili. Perché forse va ricordato: da sempre e non da oggi, tempi di crisi, i lettori piccoli sono quelli che domani diventeranno grandi.


[Abbiamo pensato fosse giusto corredare questa riflessione con le immagini delle copertine di alcuni fra i più significativi saggi dedicati alla letteratura per ragazzi, illustrata e non. Ci sembra infatti doveroso sottolineare come sia possibile (e senza troppa difficoltà) per un editore, un autore, un critico, un giornalista, un insegnante, un genitore costruirsi una competenza in tema di libri per bambini, imparare a distinguere il grano dal loglio, manifestare un rispetto profondo per chi più di ogni altro, da secoli, contribuisce alla produzione di lettori: autori, illustratori ed editori di libri per ragazzi.]



[Alcuni parziali approfondimenti sulla letteratura critica e storiografica dedicata al libro per l'infanzia, e all'illustrazione in particolare, sono stati pubblicati in questo blog, sotto la rubrica "Leggere l'illustrazione".]