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mercoledì 26 giugno 2013

Contenti come Cornia in bicicletta

Ugo Cornia in bicicletta interpretato da Eleonora Antonioni (che non l'ha mai visto).

Leggere Ugo Cornia è come andare in un centro benessere. Ma un centro dove si può mangiare quello che si vuole, bere quello che si vuole e persino fumare. Non è necessario socializzare e non è prevista alcuna sauna. Si può non fare movimento, evitare le cure estetiche, i massaggi e le pratiche di rilassamento. Insomma, un centro benessere vero, dove si sta proprio bene e il sentirsi bene deriva dal fatto che, curiosamente, nel gran caos universale, si scopre di essere contenti.

Contenti almeno come Cornia quando va in bicicletta per Modena. L’andare in bicicletta per Modena è ciò che accomuna Scritti di impegno incivile e Autobiografia della mia infanzia che sono i due libri che Ugo Cornia leggerà venerdì, 28 giugno, alle ore 19, a Spazio B**K. Sentire Cornia che legge è quasi meglio che leggere Cornia. Perciò ci sembra che proprio non si possa non andare, il 28 sera da B**K. Magari si può anche andare in bici. E poi sulla copertina dell’ultimo libro di Cornia c’è un elefante bellissimo, di cui è proprio impossibile fare a meno.

Un piccolo esempio di come Cornia è contento in bicicletta, tratto da Autobiografia della mia infanzia.

E così ci dedicavamo sempre e con piacere a queste nostre attività parateppistiche, anche se trenta anni fa il traffico a Modena doveva essere meglio che adesso, oppure la gente era più abituata a certe cose, perché per esempio, anche in bicicletta, e anche la bici ha significato l’apertura di una grande epoca, soprattutto d’estate, e soprattutto dalle due alle quattro, quando era categorico il divieto di uso del cortile, e lì, la bici era soprattutto con Gianni Pecchini, che in bici abbiamo fatto grandi esplorazioni, ma tra l’altro mi viene in mente adesso, cioè a dire la verità mi è venuto in mente ieri sera mentre ero in ascensore e stavo salendo a casa e allora, scrivendo questa specie di Autobiografia della mia infanzia, che all’inizio dicevo no, non ce la posso fare a scrivere un’autobiografia della mia infanzia, e invece dopo iniziavano a tornarmi in mente un sacco di cose, e alcune mi commuovevano anche molto mentre ci pensavo, e forse se uno mi avesse guardato da fuori mi vedeva un po’ con gli occhi lucidi, anche se a ricordarle son belle addirittura anche le cose brutte, e allora comunque mi era venuto in mente un pomeriggio, e lì eravamo di sicuro a fine giugno, perché me lo ricordo e son sicuro che si trattava di fine giugno, e sono anche sicuro che dovevo compiere undici anni, e non so perché ma i miei mi avevano dato da tenere la Mari, mia sorella, e poi dovevano essere andati da qualche parte, mentre c’era Gianni che sua madre gli aveva dato da tenere William, suo fratello piccolo, che aveva un anno in meno di mia sorella, e soltanto che sia io che Gianni avevamo in programma di andare in un negozio in viale Storchi, che si chiamava Mary
Model ed era un negozio di modellismo perché dovevamo guardare o comprare dei modellini, e da viale Storchi a casa nostra ci saranno non più di tre chilometri, ma era una distanza che andarci a piedi con mia sorella e William non sapevamo come fare e anche caricarli in bicicletta non ci riuscivamo e quindi pensavamo a come fare, ma mentre pensavamo a come fare William e mia sorella avevano socializzato tra di loro, e allora poi ci è venuta questa bellissima idea di chiuderli nel mio garage per mezz’ora che andavamo di corsa alla Mary Model e poi tornavamo a riaprirli, e così li abbiamo messi nel mio garage, con la luce accesa, e tra l’altro c’erano delle brande, contro il muro del garage, quindi gli abbiamo anche aperto due brande così se volevano potevano far finta di dormire, e poi abbiamo chiuso a chiave la porta del garage e siamo partiti, soltanto che quando siamo stati alla fine di via Medaglie d’oro, dove c’è il Parco, secondo me era molto più breve andare a sinistra verso Vittorio Veneto, mentre per Gianni era più breve andare verso Largo Garibaldi, poi fare la via Emilia, e non ci siamo riusciti a mettere d’accordo, quindi poi ci avevamo scommesso non so cosa su chi arrivava primo e ognuno era andato per la sua strada. E poi sono arrivato alla Mary Model e lì guardavo la vetrina, e poi ho guardato anche dentro, e Gianni non c’era, e sono tornato a guardare la vetrina, e dopo venti minuti Gianni non era ancora arrivato, e allora ho aspettato ancora altri cinque minuti e poi ho detto adesso torno indietro per la via Emilia fino a Largo Garibaldi, cioè per la strada che voleva fare Gianni, e infatti poi sulla via Emilia, all’altezza di piazza Mazzini, vedo Gianni che scancherava nella bici, e la bici c’aveva tutta la ruota davanti scarlancata, e gli ho chiesto che cosa aveva fatto, e allora lui ha detto che stava andando fortissimo per la via via Emilia quando un autobus di merda aveva inchiodato per la fermata e lui se l’è visto fermo lì davanti e ha frenato, soltanto che era andato a sbattere sull’autobus e si era imberlato tutta la ruota, e dopo era sceso il guidatore a vedere che cosa era successo e Gianni gli aveva detto se era il modo fermarsi così, a inchiodata, e il guidatore invece voleva anche dargli una sberla e avevano un po’ litigato per due minuti, poi il guidatore era risalito sull’autobus e se n’era andato, anche perché sull’autobus c’erano tutti i passeggeri da portare, e però dopo un po’ che tornavamo indietro con le bici a mano, ci è anche venuto in mente di mia sorella e William chiusi in garage, e c’è venuto in mente che magari piangevano e piantavano qualche grana e Rebuttini si accorgeva che li avevamo chiusi in garage per farci gli affari nostri, e così ci eravamo messi a correre tirandoci dietro le nostre bici, e invece poi quando siamo arrivati William e mia sorella erano nella branda abbracciati che si dicevamo delle cose, e così via...

mercoledì 5 settembre 2012

I prof non corrono per una questione di decoro

La ragione per cui Ugo Cornia ha scritto Autobiografia della mia infanzia, per la nostra collana Anni in tasca, è che una delle cose belle di essere editore è che puoi chiedere a uno scrittore che ti piace da matti di scrivere qualcosa, per avere un suo libro da leggere. Purtroppo però quando quel libro sarà fresco di stampa in libreria, tu, editore, per forza di cose l'avrai già letto, così non sarà al cento per cento la sorpresa di quando per esempio Cornia pubblica con un altro editore, come Quodlibet, Sellerio o Feltrinelli.
Appena finito di scrivere Il professionale. Avventure scolastiche, Ugo Cornia ce lo ha mandato in file. Così ne ho letti dei pezzi. Poi ho smesso. Non perché non mi piacesse, ma perché non mi volevo rovinare, a tempo debito, la sorpresa di andare in libreria e scoprire che era appena uscito un nuovo libro di Cornia, comprarlo e leggerlo subito, come ho fatto finora con tutti i suoi libri.
Il professionale, uscito all'inizio dell'estate, racconta alcune avventure scolastiche capitate a Cornia che di lavoro fa il professore. Che Cornia faccia il professore ha sempre costituito per me ragione di grande meraviglia essendo Cornia, dal mio punto di vista, sprovvisto di tutte quelle caratteristiche di cui ci si immagina sia dotato chi insegna. Eppure, nonostante questo, tutte le volte che ho pensato che Cornia e scuola costituissero un binomio improbabile, al contempo ho pensato anche che con molte probabilità Cornia fosse un bravo insegnante, dove con bravo intendo uno di quegli insegnanti che ti piacerebbe trovarti davanti alle otto e trenta di mattina, tutte le mattine, per quasi 365 giorni. Non è che siano molti gli insegnanti che superano questo test, come tutti più o meno sappiamo, per averne fatta esperienza.
Questo libro, che mi è piaciuto molto, mi conferma entrambi i pensieri su Cornia insegnante: che Cornia sia una presenza scolastica aliena e nel contempo auspicabile. Le avventure scolastiche raccontate da Cornia nel Professionale sembrano nate dal binomio fantastico creato dalle parole Cornia e scuola cioè due vocaboli, come spiega Gianni Rodari in La grammatica della fantasia, molto distanti e senza alcun nesso apparente fra loro. Una storia, secondo Rodari, nasce appunto dalla grande meraviglia di trovarli, questi nessi che sembrano non esserci e poi invece ci sono. Dico questo anche perché, leggendo il libro, mi sono detta che una delle ragioni per cui secondo me Cornia è un bravo insegnante è che sembra divertirsi abbastanza a stare a scuola e a viverci delle avventure con gli altri che ci vivono dentro, come i ragazzi, i professori, persino col preside, i bidelli e le segretarie, la qual cosa mi sembra già di per sé abbastanza eccezionale, almeno a stare ai resoconti cupi e disperati, quasi apocalittici, di tanti altri racconti scolastici.

A questo punto penso però che se siete interessati a questo libro e lo leggerete, avrete voglia di riflettere anche voi su Cornia professore e sulla scuola che viene fuori da queste sue avventure. Così non vi dirò altro.
Solo un'ultima cosa: personalmente, ci sono solo due scrittori che tutte le volte che finisco di leggere un loro libro mi fanno l'impressione di essermi improvvisamente tolta dalle spalle uno zaino di cinquanta chili (che nemmeno mi accorgevo di avere sulle spalle, prima che mi fosse tolto). Uno è Arto Paasilinna, i cui libri compro sempre allo stand Iperborea al festival Più libri più liberi a Roma, come pre regali di Natale, dato che questo si svolge i primi giorni di dicembre, e l'altro è Ugo Cornia. Questi due scrittori non hanno niente in comune né per stile né per vicende che raccontano né per personaggi né per ambienti. Niente di niente, a parte il fatto, a mio avviso, che sono due anarchici radicali.

Ringraziamo Ugo Cornia per averci permesso di pubblicare questo brano dal suo nuovo libro.

Devo dire che fin dall’inizio, ogni tanto io e Eugenio, che indubbiamente come nostro carattere personale eravamo tutti e due degli individualisti, e stavamo benissimo a imboscarci nelle aule libere del secondo piano a studiare l’euro o a fare le nostre scenette tratte da I Promessi Sposi, e ogni tanto invece venivamo coinvolti nelle attività generali del sostegno, cioè di tutti quelli che adesso dovrebbero essere chiamati i diversamente abili, e tutti i diversamente abili, ognuno colle sue diverse abilità, facevano qualcosa insieme, quindi ci trovavamo tutti riuniti, ragazzini e prof di sostegno in quella auletta che si chiamava auletta sostegno, dove c’era anche una cucina, infatti buona parte delle attività comuni consisteva nella realizzazione di torte o frittate o frittelle, e però mentre mangiavamo io mi divertivo con Eugenio e con gli altri diversamente abili perché ci perdevamo in considerazioni abbastanza fiabesche sulle cose, e producevamo delle grandi fantasie, e una volta, io mi ero seduto per terra in un angolo dell’auletta, e però era un periodo in quei tre o quattro giorni in cui avevo avuto delle mie malinconie, e allora uno di questi ragazzini mi aveva chiesto sei triste?, e io per scherzo, visto che mi sembrava fuori luogo parlargli dei miei problemi personali, gli avevo detto la prima cosa che mi era venuta in mente, e cioè gli avevo detto ragazzi, ieri ho preso una botta in testa e ho perso la memoria, e allora loro mi avevano detto che cosa voleva dire che avevo perso la memoria, e io gli avevo detto che non sapevo più chi ero, e loro subito mi hanno detto ma tu sei Ugo, quello che viene da Modena, e poi Eugenio aveva detto tu sei Ugo, il mio insegnante, e anche gli altri avevano detto che era vero, che io ero Ugo l’insegnante di Eugenio, allora io gli avevo detto se erano sicuri che io fossi di Modena, perché con questa botta in testa che avevo preso mi ero scordato anche dove abitavo, e gli avevo detto che quella notte lì, non sapendo più dove abitavo ero andato a dormire sotto un ponte del Panaro, per stare al coperto se pioveva, allora loro mi avevano chiesto se a dormire sotto il ponte c’era freddo, che io avevo detto sì, c’è stato freddissimo stanotte, - e allora come hai fatto a dormire?, mi hanno detto loro, e io gli ho detto che avevo acceso un gran fuoco sotto il ponte, con dei rami secchi, come facevano i cowboy, e poi gli avevo detto se erano sicuri che io abitassi a Modena, e come facevano a saperlo, visto che nessuno di loro stava a Modena, poi gli avevo chiesto ma se sto a Modena, come faccio tutti i giorni a venire fino a qui a piedi, che Modena è lontanissima?, e due o tre avevano detto che io avevo la macchina, quella macchina bianca, e io gli avevo detto veramente? io ho la macchina?, perché gli avevo detto che mi ero scordato anche di avere la macchina, mi ero proprio scordato tutto, infatti ero andato a dormire a Camposanto, sotto il ponte del Panaro, a piedi, perché io non mi ricordavo più che avevo la macchina, che avevo visto tante macchine nel parcheggio ma non sapevo che una di quelle macchine era mia, e loro mi avevano detto che se volevo me la facevano vedere dalla finestra, e io gli ho detto che quando suonava la campana dovevano accompagnarmi, e allora era saltato fuori sto gioco bellissimo, perché sapevano tutte queste cose su di me, e io non me lo sarei mai immaginato che sapessero tutti quale era la mia macchina, e allora io gli avevo anche chiesto se ero sposato o no, perché io non mi ricordavo più neanche se ero sposato, e gli dicevo che mia moglie, se ero sposato, di sicuro si era preoccupata che stanotte non ero tornato a casa, e lì in due o tre dicevano che ero sposato, e io gli avevo detto veramente?, e loro avevano detto sì sì, veramente mentre gli altri due o tre dicevano di no, che io non ero sposato, però Eugenio diceva che io avevo una sorella che si chiama Marinella che aveva un cane che si chiamava Tobia, che glielo avevo detto tante volte mentre disegnavamo i tipi diversi di cani, e allora comunque, visto che con sta storia era passato più di un’ora, e ormai fra un quarto d’ora suonava la campanella (e qua vorrei dirlo, ma la campanella è sempre uno strano miracolo che ogni giorno si rinnova perché anche se per tutta la mattinata ti sei anche divertito, però quando inizia ad avvicinarsi l’ora che suona la campana ti arriva addosso una specie di strana furia di uscire, tutti i giorni uguale, come se sapessi che si aprirà la porta di una gabbia che sta aperta soltanto per dieci secondi, tu hai soltanto dieci secondi per uscire perché poi la porta si richiude per sempre, allora suona e tutti hanno una tale smania di uscire che alcuni corrono e gli altri che non corrono, i prof non corrono per una questione di decoro e di esempio, ma anche chi non corre quasi corre e zang, dopo un attimo è già fuori, e dopo un attimo tutta la scuola è vuota), e allora, mentre ci mettevamo i giubbotti aspettando la campana, io gli avevo detto ma adesso, che usciamo da scuola, io per sapere dove devo andare, che se no mi tocca di tornare sotto al ponte fino a domani, dove devo andare?, e allora uno che si chiamava Piero mi aveva detto vai alla polizia, che sanno tutto i poliziotti, gli chiedi dove abiti e loro te lo dicono. E poi era finita lì, era suonata la campana, io per continuare un po’ lo scherzo mi ero fatto accompagnare alla mia macchina da Eugenio, e tra tante altre macchine parcheggiate gli avevo chiesto qual era la mia, lui me l’aveva indicata, poi io come al solito ero saltato subito in macchina, partendo verso Modena.

mercoledì 27 ottobre 2010

Mangialibri

Sabato 30 ottobre alla Libreria Castello di Carta di via Belloi 1/b, ore 16.00 è di scena la collana Gli anni in tasca (info: 059 769.731).
Giusi Quarenghi leggerà brani dal libro Io sono il cielo che nevica azzurro, 
alternandosi a Ugo Cornia impegnato con Autobiografia della mia infanzia, di cui abbiamo già parlato...
Ricordiamo che Io sono il cielo che nevica azzurro è alla sua seconda edizione: il libro ha incontrato un grande favore presso i lettori e ha ricevuto numerose recensioni molto positive.
L'ultima in ordine di tempo dal sito di recensioni librarie Mangialibri, firmata da Lucia Franciosi. Siamo contenti di poter parlare di questo sito, che è molto attento nel selezionare i volumi da recensire e dimostra sempre  grande libertà nello scegliere di cosa parlare e di come parlarne, dando ampio spazio alla piccola e media editoria. Mangialibri si occupa di letteratura, saggistica, ma anche di poesia, fumetti, Bambini & Ragazzi. Qui trovate tutte le recensioni che il sito, nel tempo ci ha dedicato.

martedì 26 ottobre 2010

Cornia fra gli asini...

Il numero di ottobre  della rivista bimestrale Gli asini. Educazione e intervento sociale ospita un brano di Autobiografia della mia infanzia di Ugo Cornia, da qualche giorno in libreria.
Presentiamo questa iniziativa editoriale, al suo secondo numero, attraverso le parole di Graziano Graziani, che nel luglio scorso ha intervistato, in proposito, Goffredo Fofi.
«A luglio è uscito il primo numero de “Gli asini”, rivista bimestrale di educazione e intervento sociale. Non si tratta di una rivista di settore, ma del tentativo di leggere la crisi che stiamo vivendo in questi anni a partire da uno dei grandi rimossi della nostra società: la pedagogia. Nella terra di Don Milani e di Aldo Capitini il rapporto con le generazioni più giovani è diventato un materiale difficile da maneggiare fuori dalle logiche commerciali, l’educazione una terra di nessuno. Per questo quella de “Gli asini” si delinea come una scommessa allo stesso tempo sensata e azzardata.
 Dietro il progetto c’è Goffredo Fofi con le sue Edizioni dell’Asino. Ma il direttore de “Lo straniero”, che nel corso degli anni ha dato vita ad alcune delle riviste di critica culturale e sociale più interessanti del nostro paese, assicura che il suo ruolo sarà esclusivamente di cinghia di trasmissione per dare il là a una redazione prevalentemente sotto i trent’anni (la direzione della rivista è affidata a Luigi Monti).»


Di cosa parlano “Gli asini”? Di educazione,  scuola, infanzia e adolescenza, culture “altre”, immigrazione e lotta al razzismo, media,  diritto all’istruzione,  pace e  cooperazione allo sviluppo, movimenti sociali,  terzo settore, politiche pubbliche e sociali.
Come parlano “Gli asini”? Il taglio con cui la rivista si occuperà di questi temi riguarderà le analisi, i pamphlet, le inchieste, i documenti, le esperienze, i metodi, la critica, le buone pratiche che vengono dalle minoranze sociali e culturali più responsabili.

In bocca al lupo, asini!
Firmato
Topi

martedì 12 ottobre 2010

Al telefono con Ugo


Fin dall'uscita di Sulla felicità a oltranza, pubblicato da Sellerio nel 1999, abbiamo seguito Ugo Cornia, e atteso ogni suo libro con grande impazienza.
Qualche anno fa lo abbiamo incontrato, a Serramazzoni, in provincia di Modena, durante una lettura collettiva di Learco Pignagnoli, con Daniele Benati e Paolo Nori, (c'era con noi anche Antonella Toffolo e, come sempre con lei, è stata una serata di pura gioia e divertimento). Alla fine della lettura l'abbiamo avvicinato, ci siamo presentati e gli abbiamo chiesto se aveva voglia di scrivere una storia per bambini. È stato gentilissimo e ci ha proposto una storia sulla cacca. Siccome Ugo quando scrive trasforma tutto in oro, non avevamo dubbi che sarebbe successo anche con la cacca: perciò a noi, cacca o non cacca, andava benissimo. Ma poi è passato del tempo, si è perso il contatto, si è fatto altro.
Finché quest'anno, è successo che ci siamo rivisti, in giugno, alla libreria Castello di Carta, in occasione della presentazione del suo libro Modena è piccolissima con illustrazioni di Giuliano Della Casa, edito da EDT.
Ovviamente, siamo ripartiti all'attacco: gli abbiamo richiesto se aveva voglia di scrivere qualcosa per noi: per esempio un libro autobiografico sulla sua infanzia, per la nostra collana Anni in tasca. Ugo non ha risposto né sì né no, sembrava dubbioso, ma possibilista, ci ha detto semplicemente che non sapeva se ci sarebbe riuscito. 
 

Due settimane dopo è suonato il telefono, abbiamo risposto ed era Ugo che stava leggendo il primo capitolo di Autobiografia della mia infanzia. Il libro, poi, nelle settimane successive, ce l'ha letto tutto al telefono, man mano che veniva fuori. È veramente una cosa bella e strana essere gli editori di uno di cui sei sempre stato impaziente che uscisse il nuovo libro.
Per capire come legge Ugo, ascoltate qui.
 


Nei prossimi giorni, vi daremo un assaggio del primo capitolo. 
Autobiografia della mia infanzia sarà in libreria a partire dal 20 ottobre 

Ugo Cornia leggerà:

venerdì 15 ottobre, ore 21.00
alla Libreria la Fenice di Carpi
in via Giuseppe Mazzini, 15
Telefono: 059 641.900

sabato 23 ottobre, ore 18.00
alla Libreria Lo Spazio di via dell'Ospizio di Pistoia
in via dell'Ospizio 26-28
Telefono: 0573 321.744

sabato 30 ottobre, ore 16.00
alla Libreria Castello di Carta di Vignola
(insieme a Giusi Quarenghi che presenta Io sono il cielo che nevica azzurro)
in via Belloi 1/b
Telefono: 059 769.731

martedì 21 settembre 2010

Novità de Gli anni in tasca in arrivo

Venerdì scorso abbiamo vistato le cianografiche dei prossimi tre titoli de Gli anni in tasca: Ugo Cornia, Autobiografia della mia infanzia, Bernard Friot con Un altro me (pubblicato in Francia da Editions La Martinière con il titolo Un autre que moi), e Guillaume Guéraud con Senza tv (i cui diritti francesi sono stati acquistati da Les éditions du Rouergue).

E per tutti i fan di Giusi Quarenghi, confermiamo la ristampa del suo Io sono il cielo che nevica azzurro. A chi ancora non lo conoscesse, suggeriamo la lettura di un paio di articoli, tra i tanti che sono stati dedicati a questo racconto di infanzia montanara, da Mondoeditoriale e Leggere Leggerci.