venerdì 10 maggio 2013

Sulla linea di partenza

Anna Castagnoli: Primo premio originalità
al concorso natalizio Bambin di Praga, 1982
[di Anna Castagnoli]

Premessa
A 8 anni vinsi il Primo Premio Originalità al concorso natalizio Bambin di Praga: un concorso mondiale organizzato dal celebre santuario di Arenzano. Avevo disegnato degli angeli che tiravano fuori il bambino Gesù da un uovo.

Sàrmede andata e ritorno
Avevo circa 20 anni e uscivo da un'adolescenza comme il faut. Avevo da poco iniziato la facoltà di Lettere e Filosofia. Leggevo e scrivevo diari esaltati sulla natura, il tempo e le stelle, di ispirazione Nietzschiana. Per i pochi quadri a olio con fanciulle malinconiche, invece, mi ispiravo a Edward Munch. Ma dipingevo, scrivevo, vivevo, più per combattere la coltre lanosa della noia che per passione.

Anna Castagnoli: Nella neve, 1991.
(L'illustrazione mostrata a Langella.)
Un giorno, senza un motivo apparente, disegnai una bambina in un bosco innevato. Era un disegno che sapeva di fiabesco e mia madre, pronta, mi disse: «Perché non lo porti a vedere a qualcuno della biblioteca De Amicis

Lo feci. Parlai, credo, con Francesco Langella, che fu molto gentile. Mi disse che non capiva bene perché gli mostrassi il disegno, ma che se mi piaceva illustrare potevo andare a Sarmède, dove esisteva una scuola estiva di illustrazione per bambini. Era, allora, l’unica in Italia. 
Partii per Sàrmede.

Anna Castagnoli: Folletti. Acquerello su carta, 1993.
C’era un solo corso, con Stepan Zavrel come maestro, e una sola classe. Le serate si passavano a casa Zavrel, a gettare vino sul fuoco per onorare gli dèi, rosolare maialini sulla brace e ascoltare ricordi di fughe dalla fame attraverso i boschi. Ohhh. Ma che mondo era quello?

Il primo giorno di corso, Zavrel mi fece lavorare sul colore blu. Cioè, non dovevo far altro che esplorare il blu. Poi disegnai un castello sul blu e mi presi una bella strigliata. «Tuo blu molto bello,» mi disse col suo accento ceco. « Perché hai rovinato?»


Il secondo giorno sulla porta della classe comparve un bambino con maschera e pinne. Va bene che il mare non era lontano, ma lì eravamo in mezzo ai castagni. Uscimmo per capire chi fosse. Sparito.

Il terzo giorno mi innamorai del ragazzo più carino della classe e, invece di una settimana, a Sàrmede ci rimasi per quattro. E qui mi fermo, perché la faccenda diventa un po' troppo personale. Come molto personale è la ragione per la quale di lì a poco, e per ben 6 anni, mi dimenticai completamente che avevo, un tempo, amato disegnare. Vi basti sapere che se una fatina buona o una strega malvagia mi offrissero di nuovo i miei vent'anni, risponderei: «No, grazie.» Sarebbe al di là delle mie forze e capacità di sopportazione  ricominciare a sentirmi informe come una medusa e insicura come un coniglio in mezzo a un'autostrada, e ritrovarmi ancora con due mani delle quali non sapevo mai che fare, se non nasconderle in tasca.

Anna Castagnoli: da Il libro delle cose perdute.
Genova: Hablò, 2004
A 30 anni esatti, per una serie di coincidenze che ora non mi sembrano più tali, ripresi a disegnare. Ritornai a Sarmède per un corso con Linda Wolfsgruber. Linda non mi fece lavorare solo sul blu. Mi disse che ero brava, che avrei pubblicato entro un anno. Aveva ragione. Pubblicai l’anno dopo Il Libro delle cose perdute, con una casa editrice che fallì dopo pochi mesi (forse anche a causa del mio libro). Ma io, intanto, ero stata morsa dalla tarantola: sarei diventata, a tutti i costi, una vera illustratrice.

Tornai a Sarmède l’estate successiva, per un corso con Jindra Capek. Il benvenuto me lo diede Octavia Monaco, che all’epoca teneva già corsi lì come insegnante. Ci eravamo incontrate anni prima, all’epoca della mia prima esperienza sàrmediana. «Ancora qui?» mi domandò. Sì. Ero ancora lì. Sulla linea di partenza, di nuovo.

In classe a Sàrmede, 2002
L’anno dopo feci un corso a Macerata, con Carll Cneut. I miei compagni di un tempo erano già tutti docenti. Ero grande di età rispetto alla media dei corsisti. Me ne vergognavo? Macché. Ero strafelice. Non mi sono mai vergognata di imparare. Poi è nato il blog LeFiguredelibri. Il mio lavoro di critica. Altri libri. Una storia che molti di voi conoscono.

Quando l’anno scorso Monica Monachesi (alla quale dedico questo post) mi ha chiesto se avrei voluto tenere un corso a Sàrmede come insegnante, ho chiuso gli occhi per l’emozione. E dietro le palpebre chiuse ho rivisto il bambino con maschera e pinne sulla porta della classe di Zavrel.

Non credo agli angeli, ma questo non significa che non esistano. Forse ognuno di noi ha il suo angelo personale. Se quello era il mio, lo ringrazio con tutto il cuore per essersi presentato con l'abito sbagliato al nostro primo appuntamento. Lo aspetto a Rugolo, fuori dall'oratorio. Io sarò lì. Ancora sulla linea di partenza.

Anna Castagnoli terrà il suo primo corso da docente a Sàrmede in due sessioni, dal 17 al 22 giugno e dal 24 al 29 giugno. C'è ancora qualche posto disponibile. Io, se fossi illustratore, non me lo perderei. Ma non è escluso che prima o poi lo faccia. Per ora prendo lezioni private.

Tutte le informazioni le trovate qui
Se invece volete sapere tutto sull'infanzia di Anna Castagnoli, leggete questo.

14 commenti:

Morena Forza ha detto...

Che post bellissimo!
Mi colpisce che Anna tu sia rimasta ferma per sei anni, è una quantità di tempo davvero notevole.
Posso chiederti se non è personale, cosa facevi in quei sei anni?
Mi spiego: era quel tipo di periodo in cui non disegnavi tout court, quindi non pasticciavi e non sperimentavi nulla, oppure in cui disegnavi e mettevi via le tue fatiche pensandole immeritevoli di vedere la luce ed altri occhi che le osservassero?

Vorrei saperlo perchè io di anni così ne ho passati quattro. Anche a me sembra impossibile siano stati quattro, è davvero un periodo lungo. Io non prendevo nemmeno in mano una matita.

Nemmeno io credo agli angeli, per lo meno non a quelli con le ali e l'aureoletta dorata. Ma penso che alcune persone appaiano, anche se per pochissimo tempo, per darci una direzione. Può essere chiunque. Il mio per esempio era un uomo sloveno di mezza età conosciuto con la sua bambina durante un viaggio.
Come vedi possono avere qualunque forma :)

Felice corso Anna!

Anna ha detto...

Morena ti rispondo.
No, completamente rimosso il disegno.
Mi sono laureata, poi ho lavorato 5 anni nel sociale: ero responsabile di un dormitorio per donne senza casa. Per arrotondare, nel tempo libero lavoricchiavo per il Teatro della Tosse (Genova) come trampoliera.
Non sono stati anni facilissimi.
Per disegnare (e per scrivere) bisogna non aver paura di incontrarsi un po'.

alessandro riccioni ha detto...

Per me, sono stati i trampoli, oltre al bambino vianelliano, a indicare la strada: dall'alto la visione delle cose spesso aiuta molto a comprendere parti del mondo. Bel post, ma ricordo la promessa di un corso anche per non illustratori (impossibile?). bel post, grazie, ale

Anna ha detto...

Alessandro, ma dai!
Ma sai che anche per me i trampoli erano qualcosa di incredibile?
Non solo per il divertimento, proprio per la ragione che indichi, del cambiare prospettiva. Ogni tanto mi facevo un giro al porto antico di Genova, vestita di tutto punto con cilindro e giacca da cocchiere, solo per farmi passare le paturnie.
Li ho ancora a Genova nel garage dei miei, un giorno o l'altro...
Tu ci vai ancora?

Per il corso per non-illustratori, lo sto preparando! Di sciuro ne partirà uno in autunno.

Beatrice Alemagna ha detto...

Che bello leggere la tua storia, Anna. Mi sono emozionata. Il bimbo con le pinne era certamente il piccolo pesce fuor d'acqua che credevi di essere tu all'epoca. Sono sicura che adesso quel bambino le pinne non le ha più ma cammina con piedini saldi, sulla terra ferma.

marta farina ha detto...

Anche io mi sono emozionata leggendoti Anna! Sei sempre così naturale e coinvolgente...grazie! Nella foto che hai voluto mettere nel post ci sono anche io...grazie anche di questo! Che bei ricordi quel corso a Sarmede! Anche grazie a te è stato un perioso indimenticabile. Un abbraccio...da terre lontanissime(Nepal!).
Marta

Arianna Favaro ha detto...

Grazie delle emozioni!

Buon lavoro a tutti noi!

pia ha detto...

grazie Anna. Sempre bello leggerti, e questo che scrivi è emozionante davvero

Gioia Marchegiani ha detto...

Ho chiuso gli occhi e ho sorriso!

Silvia Baroncelli ha detto...

Da questo post trapela quanto la vita privata si intrecci a quella professionale di illustratore, sono entrambe dipendenti l'una dall'altra.

Grazie per la condivisione , ci hai fatto sorridere e commuovere...

(al corso con Linda c'ero anch'io eanch'io credo di aver contribuito al fallimento di Hablò...;)

Alberta Torres ha detto...

ooh grazie Anna, allora non sono così sbagliata a sentirmi a 26 anni "informe come una medusa e insicura come un coniglio in mezzo a un'autostrada" anch'io... È da neanche un anno che cerco di tenere i pennelli in mano e incontrarmi, e fa una paura matta davvero! La scorsa estate Sarmede, questa Cneut... Magari la prossima da te! un saluto, alberta

Anna ha detto...

Grazie a tutti per i deliziosi commenti.
per Alberta: vedrai che bello il corso di Cneut, è un vero maestro.

TizianaS ha detto...

Le tue parole sono così vere che ognuno riesce a ritrovarsi in un pezzettino della tua storia. A 33 anni frequenterò il mio primo corso di illustrazione, a Martina Franca (tra l'altro scovato sul tuo blog) e sono più vecchia dell'insegnante! Supererò l'imbarazzo perché l'urgenza di esprimermi e' più forte e la necessità di apprendere e' grande... Grazie, mi hai emozionato!

Francesca ha detto...

non sapevo che il libro delle cose perdute fosse tuo, Anna! lo regalai ormai.. cinque anni fa, credo, alla bambina a cui facevo da baby sitter per il suo compleanno.. l'avremo letto 10000 volte!! La spaventava e attraeva da pazzi la vecchia che rapiva i gatti! X)