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mercoledì 16 ottobre 2013

La più buona colazione del mondo

A volte viene un po' da vergognarsi a pensare come è venuta l'idea di un libro. La più buona colazione del mondo si è materializzata un pomeriggio in cui chiacchieravo con Massimo Caccia su skype, per risolvere una faccenda legata a un libro che penso ormai rimarrà nel mito, nel senso che sono anni che ne parliamo e anni che non lo facciamo. Nel frattempo ne facciamo altri, come questo, appunto. Massimo stava parlando, e io, distratta, mi sono accorta che alle sue spalle c'era un quadro che mi sembra proprio fosse identico all'immagine che oggi è in copertina. Una tazza da cui spunta una lucertola. Sarà perché mi è sempre rimasta in mente una lucertola che quando ero piccola, al mare, tutte le mattine faceva colazione con noi che ci immobilizzavamo come statue, perché lei potesse serenamente consumare il suo pasto fra i nostri piedi. Fatto sta che, vista quell'immagine, praticamente il libro mi sembrò fatto.

Massimo che, come Scarabottolo, più lavora in economia più è contento, sia perché è pigro sia perché preferisce stare sull'essenziale, quando iniziai a strepitare “Animali domestici! Animali domestici!”, dichiarando che quello sarebbe stato il titolo del libro, abbozzò. E fu d'accordo che una galleria di animali associati agli oggetti di casa sembrava una idea promettente, visto che sono anni che praticamente non dipinge altro. Naturalmente bisognava trovare un filo conduttore, un'idea che tenesse insieme il libro. Così, si mise (quasi subito) all'opera.


Qualche tempo dopo ci mostrò il progetto: una sfilata di animali e oggetti legati ai riti cucinieri del mattino, con finale a sorpresa. Il libro ci sembrò perfetto. Fummo tutti d'accordo che non avrebbe avuto testo: seguendo la logica e l'atmosfera silenziosa di C'è posto per tutti, pensavamo che le immagini, anche in questo caso, sarebbero state sufficienti a raccontare quello che accadeva fra le pagine.
Poi è arrivata la fiera di Bologna, le tavole erano ultimate, facemmo una maquette e la proponemmo in visione a diversi editori stranieri. Successo, complimenti all'artista, “wonderful illustrations”: però, alla fine, nessuno si fece avanti per acquistarne i diritti. Valentina, la nostra agente all'Avana per il foreign rights department, ci informò che, non capiva bene il perché, ma qualcosa non funzionava. Finita la Fiera, sedimentata la polvere altissima e complicata delle emozioni bolognesi, un pomeriggio, a Milano, ci trovammo a fare il punto su Animali domestici.


Va bene i silent book, va bene il lettore attivo, ma questo libro era un po' troppo silenzioso, praticamente un silenzio di tomba, e i lettori più che attivi sembravano molto perplessi... Tutto appariva troppo sibilino.
Concordammo che c'era bisogno di qualcosa che lo togliesse dalla capsula di eccessivo mistero in cui era precipitato. Forse ci voleva un testo, forse un altro titolo... Ed era chiaro che il libro non poteva funzionare come C'è posto per tutti, sorretto da una storia notissima da tempo immemorabile: quella dell'arca e del diluvio universale.


Riflettendoci su da sola, poi, un giorno mi fu evidente che sì, a quel libro mancavano proprio le parole. Tutti i wordless books, durante la lettura, chiamano parole nelle mente di chi osserva le figure. Ma questo non si limitava a evocarle, le gridava, le pretendeva! Mi misi a pensare a quali potessero essere. O meglio, a quali fossero. Perché, come spiega Lionni, se la creatività è un gioco combinatorio, l'opzione giusta poi è una, e una sola, fra mille. Esattamente come una sola combinazione apre la cassaforte. O, almeno, così è per l'autore, per il quale la cassaforte è l'attenzione del lettore.


Più che un pensiero compiuto su quelle parole, il mio fu uno stato di all'erta. Non mi è mai capitato prima, ma per questo libro mi sono messa a scrivere senza guardare né le immagini né la loro esatta sequenza. E quando sono arrivata alla fine, le frasi e le pagine corrispondevano come se le avessi avute davanti. Mi è sembrato un buon segno. Le frasi erano già formulate mentre le scrivevo, senza doverci pensare. E, dato il testo, fu evidente che il titolo sarebbe cambiato: non più Animali domestici, ma La più buona colazione del mondo.


Riflettendoci, poi, ho capito che dal momento in cui avevo visto l'immagine della lucertola nella tazza, quel testo, rimasto tanto a lungo fantasma, aveva iniziato a incubare, e aveva avuto bisogno di un bel po' di tempo per arrivare alla sua forma. A volte è così: se un'immagine si impone con tanta forza alla nostra attenzione, dietro c'è sempre un motivo. Solo non è facile arrivare a capire quale.
Le tavole di La più buona colazione del mondo saranno esposte sabato, 19 ottobre, a Bologna da Zoo, nell'ambito di Pets, una mostra dedicata a Massimo Caccia, nella quale beneficeranno di una sezione tutta per loro: e io credo che non potessero trovare accoglienza e lancio migliore. Se non sapete cosa e dove sia Zoo, guardate questa animazione e leggete qui.

Infographic ZOO CONCEPT STORE (2013 - 1'57'') from seiperdue.org on Vimeo.

Siamo grati alle ragazze di Zoo di aver deciso di festeggiare la riapertura del loro spazio, dopo l'impegnativa ristrutturazione estiva, scegliendo anche un nostro autore e un nostro libro. Penso sia una cosa molto bella avere la possibilità di questa mostra in occasione della loro nuova stagione e dell'uscita del libro: lo dico come autrice e come editore.

Queste le iniziative e i laboratori legati alla mostra:

sabato 19 ottobre, dalle 18:
PETS. Una paersonale di Massimo Caccia
Inaugurazione e dediche con l'autore.

domenica 20 ottobre:
dalle 11 - ZOO!brunch.
alle 16.30 - ANIMALI DOMESTICI
Laboratorio Metodo Munari® e merenda con Massimo Caccia, per bambini dai 4 ai 7 anni.
Per info, qui.

Perciò, se siete dalle parti di Bologna, ricordatevi di Massimo, di Zoo, dei Topi. Ma soprattutto di fare una degna colazione. Anzi, la più buona colazione del mondo.


mercoledì 27 giugno 2012

Ninna nanna per seguire una stella

Qualche mese fa la rivista LG Argomenti ha pubblicato un articolo di Maria Lunelli, bibliotecaria di Pergine Valsugana (che ben conosciamo per aver lavorato insieme in alcune occasioni), dal titolo Portatori di virus. Formare insegnanti per crescere lettori. Un tema interessantissimo che mette in primo piano la necessità ineludibile di formare gli adulti per far sì che nelle mani dei ragazzi arrivino i libri  migliori: quelli che spesso non si conoscono, che non si sanno valutare con la dovuta attenzione e libertà di sguardo e, un po', anche si temono, per la tendenza a essere fuori dagli schemi, a non rassicurare nella scelta delle storie e delle immagini. Maria in questo articolo ha scritto anche di un nostro libro Ninna nanna per una pecorella. Ci sono piaciute molto le riflessioni che gli ha dedicato, così le abbiamo chiesto di riprenderle per il nostro blog, di ampliarle, offrendoci la sua preziosa e approfondita esperienza di lettura condivisa, nel corso della sua esperienza di formatrice. Si può pensare che un editore conosca nel dettaglio i libri che pubblica. Sbagliato. Grazie a Maria anche noi abbiamo imparato a leggere meglio questa Ninna nanna. E di questo le siamo grati.

[di Maria Lunelli]

Ecco un albo illustrato che amo moltissimo e che propongo nei corsi di formazione per adulti interessati a conoscere o approfondire la letteratura per bambini. È un libro che si presta molto bene alla pratica della discussione di gruppo. Il metodo è semplice, ma efficace: si osserva, si evidenzia ciò che si vede e solo in seguito si prova a capire.
Si comincia, naturalmente, dalla copertina. Ci sono un titolo e un’immagine. Osservandoli chiedo che cosa ci si possa aspettare dal libro. Che tipo di storia sarà? Di che cosa parlerà? Che cosa sta facendo la pecorella? Salta? Arriverà dall’altra parte? Cadrà?


Destata la curiosità, senza attendere le risposte che devono rimanere private, passo alla lettura ad alta voce integrale del libro, mentre scorrono le immagini, ottenendo così una prima conoscenza della storia. Poi daccapo, pagina dopo pagina, ci si sofferma  a ogni tavola e la domanda che rivolgo agli astanti è: “Cosa vedete?”
È importante che vengano evidenziati gli elementi oggettivi, così come si presentano, senza cercare di dare un’interpretazione. Cercare di rimanere neutri di fronte a questa prima lettura delle immagini permette di cogliere particolari che rimarrebbero nascosti a un’occhiata superficiale e sbrigativa. Si procede in questo modo a ogni pagina, seguendo le parole di Eleonora Bellini che ci cullano in una ninna nanna che ha il ritmo della filastrocca e la profondità della poesia, mentre il tratto semplice e robusto di Massimo Caccia offre immagini lineari, essenziali, ma ugualmente evocative.


Dopo di che si è pronti per abbozzare dei significati. Ognuno può esprimere ciò che ha sentito risuonare dentro di sé. E ogni volta è una sorpresa. Poiché ogni lettore è diverso, di fronte al libro emergono contenuti assolutamente personali, come è bene che accada nella lettura. Come già disse Voltaire: “I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe …”.


Ecco che, nel tentativo di dare un significato, la pecorella può risultare sbadata, ribelle o indipendente in quanto, pur appartenendo a un gregge, sceglie di seguire una stella. La stella a sua volta può rappresentare un desiderio, un sogno o un’illusione. Quando la pecorella procede nella naturale direzione della lettura, verso destra viene percepita come coraggiosa, capace di affrontare l’ignoto; mentre nei momenti di maggiore sconforto o dubbio, quando vorrebbe tornare indietro, è rivolta verso sinistra.


Queste riflessioni possono sorgere solo se si rivolge uno sguardo attento e curioso a ogni pagina e il contributo di più persone impreziosisce per ricchezza e varietà. Ad esempio nella pagina in cui la pecorella si rifugia sull’albero c’è chi dice che l’albero è spoglio e quello che si nota dietro di esso sono le colline al buio, e chi invece afferma che quelle sono le fronde accoglienti della pianta che offrono un riparo sicuro.


L’incontro con il lupo è cruciale. La pecorella è dibattuta fra il proseguire e il cercare il gregge perduto. È impaurita, non sa che fare, solo la testa fa capolino all’interno della pagina, mentre la mamma lupo si offre come mamma adottiva. In questo punto si percepisce una forte emozione, estesa a tutto il gruppo. Questo è il momento culminante del racconto.


Il testo non dice cosa decide la pecorella: si fiderà del lupo? Alla prima lettura della storia mi fermo a questa pagina e chiedo che cosa pensano potrebbe essere successo. La pecora è diventata la cena del lupo e del lupacchiotto, oppure no? Ma voltando pagina si ha la certezza, che tutto si concluderà bene. Il cielo illuminato di stelle ce lo racconta senza spiegare, non ce n’è bisogno. “Occhi di lupo le quattro fiammelle / fan pagina undici chiara di stelle”.


Al termine dell’analisi dell’albo tentiamo di evidenziarne le possibili tematiche. Nel corso delle numerose volte in cui l’ho proposto è emerso che oltre a essere una ninna nanna, una filastrocca, un libro per contare, questo è un libro che ci dice che dobbiamo seguire i nostri sogni, i nostri desideri, anche se la strada è difficile e non sappiamo chi possiamo incontrare; ci dice che chi si incontra non è per forza un nemico, anche se ci fa paura; inoltre ci racconta l’accoglienza e l’affido; che una mamma, anche se lupo, è sempre una mamma; infine ci rivela che i nostri desideri sono già lì, ci stanno aspettando, ci guardano e ci guidano.
Non male per un libro per bambini, no?

mercoledì 7 marzo 2012

Un pesce che si muove controcorrente

[Alcuni giorni fa, ci è arrivato un lussuosissimo invito (in cartoncino, con intarsi), da parte di Massimo Caccia per informarci di un evento, Metri d'arte, di cui è stato protagonista insieme ad altri due artisti, nientemeno che a Parigi. Per la precisione, a place des Vosges alla galerie Nikki Diana Marquardt. Sul cartoncino, nascosto dietro la sagoma di un busto femminile, spunta un branco di pesci. Uno di loro è rosso e va in senso opposto agli altri. Drin drin, squilla il telefono di Massimo Caccia. Siamo noi. "Il sogno," ci spiega, paziente, "è un pesce che si muove controcorrente. Non si conosce il suo destino ma ci si concentra sulla sua scelta." Ecco, va bene. Allora visto che sei così bravo a spiegare, ci scrivi una cosa per il nostro blog, su questi pesci parigini?]
 
Presentazione collezione Metri d'arte by Miroglio, Parigi, 2012. Foto Tino Gerbalbo.

[di Massimo Caccia]

Seguire una linea.
Quando guido faccio sempre le stesse strade.
La sensazione è particolare, un po' come essere a casa, una casa con le ruote.
Dentro mi sento al sicuro.
Certo ci sono altre macchine, semafori, pedoni e vigili, ma sono protetto, se piove non mi bagno, se sbando mi fermo contro il guard rail e parte l'airbag.
Oggi provo una strada nuova.
Drin... Al telefono una voce che non conosco mi dice di appartenere a Stefano di Trivioquadrivio.
Mi propone di far parte di un ristretto numero di artisti che saranno sottoposti a una selezione, i prescelti dovranno fare un workshop e partorire delle idee per dei tessuti.
Il mio pensiero piú o meno recita: “Mmmmh... cos'è sta roba?”
Naturalmente prendo tempo.

Presentazione collezione Metri d'arte by Miroglio, Parigi, 2012. Foto Tino Gerbalbo.

La notte sogno di far colazione su una tovaglia con i miei disegni e quando la tazza del caffè si rovescia, mi sveglio tutto sudato.
Quella successiva, nel sogno vago nudo alla ricerca impossibile di un paio di boxer con su i miei disegni... per fortuna non li trovo.
Mi sveglio, chiamo Stefano e dico che va bene... farò la selezione.
Qualche giorno dopo, suona il telefono e mentre il mio cervello pensa: “Fai che non mi abbiano scelt....”, “Ti hanno scelto!”.
Avendo deciso d'intraprendere l'attività dello stereotipo dell'artista che vive in mansarda con la sua barba e non esce mai di casa, soltanto l'idea di un workshop mi preoccupa.
Ma ormai è troppo tardi.
Scopro che il tutto si svolgerà ad Alba e allora mi dico che, male che vada, mangerò e berrò molto bene.
L'azienda che mi ha scelto è Miroglio.
Guardo su wikipedia e mi sento un po' meno ignorante... solo un pò.
Stefano Arienti e Maggie Cardelus, gli altri artisti.
Guardo su wikipedia.



Presentazione collezione Metri d'arte by Miroglio, Parigi, 2012. Foto Tino Gerbalbo.

1: i designer visitano gli studi degli artisti

Suona il citofono. Sono arrivati... apro la porta... entrano 13 persone: un uomo e 12 donne.
Di solito è un miracolo se riesco a farne entrare una.
Li faccio accomodare. Sul pavimento, perché non ho abbastanza sedie.
Sono tutti molto simpatici e si siedono.
Dico qualche sciocchezza sui miei lavori, faccio un po' il buffone e il tempo vola.
Forse qualcuno s'addormenta.
Saluti.

Presentazione collezione Metri d'arte by Miroglio, Parigi, 2012. Foto Tino Gerbalbo.
2: workshop

Il tema sarà Il Sogno.
Penso al sogno dei boxer.
Lavorerò con Eloisa e Ilaria.
Si comincia, ma prima un giro in stamperia a seguire tutti i processi della filiera.
Bello. Un tuffo in un mondo sconosciuto.
L'organizzazione è perfetta.
Carlo e Gianluca filmano e documentano tutto... mi sento osservato.
Per fortuna hanno super poteri e diventano invisibili.
Mi siedo, non so bene come procedere. Mi viene in mente Man on Wire quando Philippe Petit da ragazzo vede su una rivista il progetto delle Twin Towers e decide che un giorno passerà da una torre all'altra camminando su una fune tesa.
Lì nasce il suo sogno.

Collezione Metri d'arte, by Miroglio, design Massimo Caccia. Foto Giordana Piccinini.

Tiriamo una linea che idealmente va da quando un sogno nasce a quando si realizza.
Decidiamo di lavorare su una fase intermedia, quando il sogno non è ancora giunto a compimento.
Ragioniamo sul contenuto e sul modo migliore per trasmetterlo.
Buttiamo giù qualche idea.
Pierluigi ci porta a cena ogni sera in posti particolari dove si mangia molto bene.
Poi tutti a letto.
Il tempo.
Che cosa preziosa.
Uno va a letto tranquillo, il giorno dopo si alza e basta un'occhiata per capire cosa funziona e cosa no... che è tutto da buttare o quasi.
Del primo giorno salviamo un'idea e mentre gli altri gruppi usano colori, tagliano, incollano e sperimentano varie tecniche, penso che le mie designer forse si stanno annoiando.
Comunque procediamo e alla fine dei tre giorni chiudiamo con 2 idee + varianti.


Collezione Metri d'arte, by Miroglio, design Massimo Caccia. Foto Tino Gerbalbo.

3: presentazione

Il momento della verità.
Sono molto soddisfatto di come abbiamo lavorato in questi giorni. Ma ora ci tocca presentare il tutto a Elena e ai grandi capi Miroglio.
Inizio. La voce trema un po'... faccio due battute.
Ridono.
Se va male posso sempre fare il clown.
Mi sembra vada bene.
Rimetto il naso rosso in tasca.
Guardo le presentazioni di Stefano e Maggie e penso che sono davvero bravi.
Ringraziamo, salutiamo e partiamo.

Presentazione collezione Metri d'arte by Miroglio, Parigi, 2012. Foto Tino Gerbalbo.
4: tessuti

Seconda visita in studio.
Questa volta, l'area commerciale che si occuperà di vendere i tessuti.
Una donna e 12 uomini.
Insieme a loro arrivano le prime prove di stampa dei tessuti.
Bene. Sono contento.

Collezione Metri d'arte, by Miroglio, design Massimo Caccia. Foto Giordana Piccinini.
5: Parigi

Non ci posso fare niente, è più forte di me, ogni volta che mi avvicino a un aereo immagino i peggiori disastri, così imparo a guardare “indagini ad alta quota”.
Dopo qualche visione catastrofica degna del miglior John Woo, decido di distrarmi e faccio un disegno sul tablet. Purtroppo ho dimenticato nello zaino la penna grafica, che non ho ancora imparato a usare....per non disturbare la robusta signora al mio fianco decido che userò il dito.
Faccio uno sgorbio e poi entriamo in una zona turbolenta.
Svengo.
Sogno d'inseguire John Woo che scappa con i miei boxer.
Atterriamo.

Collezione Metri d'arte, by Miroglio, design Massimo Caccia. Foto Giordana Piccinini.

6: allestimento

In galleria fervono i preparativi.
I lavori sono a buon punto e le cose che devo fare sono poche.
Con l'aiuto di Alessandra, Paolo, Stefano, Valeria, Stefania e Fulvio tutto è pronto in men che non si dica.

Presentazione collezione Metri d'arte by Miroglio, Parigi, 2012. Foto Tino Gerbalbo
7: dream inside me

Place des Vosges è proprio bella.
È in una galleria della piazza che si terrà l'evento.
Metri d'arte, il titolo del progetto.
Dream Inside Me, quello della serata dove verranno presentati i tessuti.
In uno spazio scuro una luna gigante illumina tre donne.
Ogni donna è alta quattro metri e indossa un enorme vestito creato con uno dei tessuti dell'artista.
Sotto di esso ogni artista crea il suo piccolo mondo.
Arrivano tutti, si parla, si beve e finisce una bella serata.
Esco, ormai ho imparato la strada per tornare in albergo, ogni sera faccio la stessa.
M'incammino senza pensarci... mi fermo. Quasi quasi provo a cambiare strada.



venerdì 23 settembre 2011

Come finisce un libro?

Uno, a volte, si chiede: ma come nascono i libri? Oltre a chiederlo a se stesso, questo uno generico lo chiedeva sempre anche a Leo Lionni e lui una volta, per torglierselo di torno, ha risposto con una paginetta memorabile che forse ricorderete.

Cè posto per tutti possiamo raccontarvi, invece, perché finisce come finisce. Cosa altrettanto interessante, anche perché, come forse saprete, tutti gli scrittori del mondo, e tutti gli insegnanti di scrittura creativa del mondo, e tutti i manuali sullo scrivere del mondo sono concordi nell'affermare la seguente verità: che niente c’è al mondo di più difficile per chi si cimenta nella scrittura che dare una buona e degna fine al proprio romanzo o racconto o testo. È il banco di prova ultimo. L’inaggirabile cartina di tornasole. Vera e propria dannazione. L’incubo che tormenta le notti e le veglie creative, dato che spesso quel che ci si ritrova fra le mani o, meglio, sulla pagina, è qualcosa di improprio o troppo fiacco o troppo incoerente o frettoloso o noioso o prolisso, insulso, banale, deludente, eccessivamente ermetico, eccessivamente didascalico e via discorrendo.
Se ci pensate, è comprensibile che sia così: se l’inizio è la matrice in cui è contenuta in nuce tutta la storia, e un buon avvio rappresenta il 50% del lavoro, la fine è il momento in cui si tirano le fila, si chiude il cerchio, è il redde rationem che fa venire tutti nodi al pettine. Contingenza non facilissima da affrontare.
Attenzione: come finisce Cè posto per tutti non ve lo riveleremo. Saremmo pazzi, a farlo. Per scoprirlo, dovrete catapultarvi in libreria, dove si trova da qualche giorno. Vi spiegheremo solo il perché.



Ecco come è andata: il libro era bell’e finito. Massimo (che di cognome fa Caccia) ci aveva portato le tavole complete. L’avevamo debitamente sepolto sotto una montagna di complimenti e feste. Nei giorni successivi, guardavamo e riguardavamo le sue immagini, e, come d'uso, le mostravamo, fieri e gonfi d'orgoglio, agli intimi di passaggio. Fra questi, la nostra amica libraia Diletta Colombo.
Diletta in silenzio le guardò sfilare una a una sotto il suo occhio implacabile e sincero. E, alla fine, disse: «Bello. Ma io se fossi un bambino e non sapessi dove diavolo sono finiti tutti quegli animali alla fine della storia, ci rimarrei troppo male...»
Ci guardammo, basiti. Come avevamo fatto a non pensarci? Diletta aveva capito in un secondo quel che noi non avevamo capito per mesi. In fretta e in furia, ci precipitammo a telefonare a Massimo per comunicargli che una nostra amica si era accorta che al libro in realtà mancava l’ultima tavola. Che, a questo punto, chiedeva a gran voce di essere fatta. Gli spiegammo cosa Diletta ci avesse detto e lui, con il suo fare sornione, rispose che avrebbe visto quel che riusciva a fare...
Che poi gli è riuscito benissimo. Un vero colpo di genio di cui naturalmente non vi diremo nulla. Ma senza Diletta, a cui infatti questo libro è dedicato, il libro no, proprio non sarebbe com’è.




giovedì 15 settembre 2011

Ma cosa fanno gli illustratori quando non disegnano? (II)

Massimo Caccia è un uomo pieno di misteri e di sorprese.
Sarà che è poco loquace. Sarà che è così arguto e sornione che non si capisce mai se stia scherzando o facendo sul serio. Beh, sembra proprio che in cucina faccia sul serio.



Ci sono altri illustratori con la passione dei fornelli? Dopo un Masterchef e un ristoratore specializzato in porchetta, ci manca un pasticciere per aprire un ristorante e puntare al firmamento Michelin. La sfoglina la faccio io: su tagliatelle e tortelloni ho avuto persino il placet di un’amica molto esigente in fatto di cucina, perciò non ho più nulla da temere.

Prossimamente, il nuovo libro di Massimo sulle pagine di questo blog e, naturalmente, in libreria.

giovedì 21 luglio 2011

Visto, si stampi!


Oggi abbiamo licenziato le cianografiche di due delle otto novità per l’autunno. Arriveranno in libreria verso il 15 settembre.

Un grazie di cuore ad Alicia, Alessandro, Massimo, Diletta, Marina, Toti, Renzo, Daniele, Roberto (in ordine di apparizione).

giovedì 23 settembre 2010

Un panda in salotto

A meno di un anno dalla sua uscita, Ninna nanna per una pecorella sta esaurendo le sue ultime copie. Presto andremo in ristampa, mentre Océano México sta avviando la produzione dell'edizione in spagnolo.




Massimo Caccia non dorme sugli allori e qualche giorno fa ha completato le tavole per un nuovo progetto. Ci vorrà però del tempo per metterlo a punto. Intanto, il panda aspetta di conoscere il suo destino. Seguiranno aggiornamenti.

Il brainstorming Zoboli-Caccia e le tavole di Massimo in salotto