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lunedì 9 novembre 2015

Di qui non si passa!

Di qui non si passa! è il nuovo albo di Isabel Minhos Martins e Bernardo Carvalho, autrice e illustratore ai quali siamo particolarmente affezionati. Il libro, che alla fiera di Bologna ha catturato tutti, è sorprendente per la sua capacità di divertire e far riflettere allo stesso tempo grandi e piccoli. Volevamo raccontarvelo nei migliore dei modi, per questo abbiamo intervistato Isabel Minhos Martins, autrice, ma anche editrice di Planeta Tangerina. E non perdetevi il trailer del libro in fondo al post.

Tra le numerose, brillanti recensioni che il libro ha ricevuto in Portogallo e altrove si dice che Di qui non si passa! è uno “dei più grandi libri di quest’anno”, “un libro obbligatorio”. Anche a noi sembra che siate riusciti a trattare un tema tanto delicato e attuale, una linea di confine dove un divieto si trasforma in una gioiosa rivoluzione, con una stupefacente dose d’ironia. Com’è nata l’idea di questo libro?

Ho cercato di trovare un modo per usare attivamente ciò che si chiama la metà pagina, la linea che separa la pagina sinistra dalla destra. E, a pensarci bene, che cosa rappresenta se non una frontiera? Anche quando si utilizza la doppia pagina per un’illustrazione, bisogna fare i conti con quella linea geografica che può persino rivelarsi utile e interessante per raccontare una storia. Ma quale storia? Mi trovavo alle prese con questi pensieri, quando andai a vedere un film su Hannah Arendt, la filosofa tedesco-americana che scrisse delle questioni di potere, autorità e totalitarismo.



C’è una frase del film che mi rimase impressa quella sera, una frase che il funzionario delle SS interrogato dal tribunale di guerra ripete più volte, e che sentivo poteva diventare l’idea centrale della storia: “Non è colpa mia, stavo solo obbedendo agli ordini dei superiori”. Decisi di trasferire questa idea al libro: che cosa accade quando ci accorgiamo che obbedire agli ordini dei superiori senza pensare con la nostra testa non ha più senso? Poi mi venne in mente la piccola signora guardia, che se ne sta lì sulla frontiera del libro, obbedendo agli stupidi ordini di un generale stupido che vuole avere la pagina destra tutta per sé... Volevo veramente che il lettore si sentisse in rivolta contro questa situazione (ha funzionato?).


La grafica ha un ruolo fondamentale come motore della storia, puoi dirci qualcosa sull’uso quasi munariano dello spazio e della divisone della pagina?

In Planeta Tangerina abbiamo una collana intitolata Cantos Redondos (“angoli arrotondati”) nella quale pubblichiamo albi che sono una sorta di omaggio al libro inteso come oggetto straordinario. Questa collana è nata quando tutti intorno a noi ci chiedevano insistentemente: “Ma quando vi mettete a fare libri interattivi?” Così abbiamo valutato i pro e i contro e abbiamo concluso che fare libri interattivi che possono fare del lettore un lettore attivo poteva essere interessante (anche se, per essere tale, un lettore non ha necessariamente bisogno di questo tipo di giochi). Tuttavia non volevamo che l’interazione si basasse sulla tecnologia. Per noi il libro ha in sé tecnologia a sufficienza e possibilità tali da poter diventare interattivo.



Per questa collana abbiamo creato, per esempio, il Livro Clap nel quale ogni volta che si apre e si chiude una pagina, dentro succede qualcosa; in Este livro está a chamar-te, não ouves? (“Questo libro ti sta chiamando, non senti?”) il lettore segue l’avventura pagina dopo pagina usando le dita, il naso, le orecchie (sempre sulla carta); e con Di qui non si passa! siamo arrivati alla frontiera più alta del libro: la metà pagina!


Ora tutti cercano la realtà su iPad e iPhone (suono, tatto, cose del genere...), dimenticandosi che le vere esperienze avvengono al di fuori di questi dispositivi (sono mobili ma ci rendono così immobili, non è vero?!). Io credo che un libro possa essere anche uno spazio reale, con interno ed esterno, sinistra e destra, vicino e lontano, inizio e fine. E noi raccontastorie possiamo usare questo spazio in molti modi diversi.

Dettagli e schizzi preparatori: Anna e Enrico.
Dettagli e schizzi preparatori: la band. 
Dettagli e schizzi preparatori: Isabella. 
Dettagli e schizzi preparatori: il generale. 
Noi ci siamo innamorati di questo libro alla fiera di Bologna e ci siamo divertiti molto nel tradurlo. Molti personaggi sono davvero comici, tanto che ognuno di noi ha trovato il suo preferito. C’è qualche aneddoto speciale su di loro che vorreste raccontarci?

Ogni personaggio ha la sua storia. Ti faccio solo qualche esempio. Innanzitutto c’è tutta la squadra Tangerina: io (Isabella), Bernardo (l’illustratore), Maddalena, Yara, Cris, Giovanni... e Vivi, il cagnolino di Bernardo. Poi ci sono altre persone che lavorano con noi (per esempio, Babo è il nostro revisore; Anna, la ballerina, è una scrittrice portoghese ed Enrico è suo marito). Poi ci sono Steve (come Stevie Wonder); David (come David Copperfield); Nello, l’astronauta (come Neil Armstrong); i ladri Isidoro e Salgado, che alludono ad alcuni politici e ad altre personalità di potere che sono state arrestate nel nostro paese. Il signor Santino è un tributo al gelato più buono del Portogallo creato negli anni Cinquanta da un migrante italiano. Insomma, come potete vedere, c’è tutto il mondo!

Lo stand di Planeta Tangerina alla fiera di Bologna, invaso dai personaggi di Di qui non si passa!

Nel 2014 Planeta Tangerina è stata premiata dalla fiera di Francoforte come "miglior casa editrice". Inizialmente, nel 1999, era nata come studio di design, ma oggi voi siete editori, oltre che autori, illustratori e grafici dell’intero, o quasi, vostro catalogo. Vi occupate di ogni fase di progettazione del libro, dal concetto alla struttura, al testo, alle illustrazioni, alla grafica, alla stampa, alla commercializzazione e ai diritti. È affascinante! Come riuscite a gestire tutto ciò?

Potrei usare due immagini per spiegarlo: una tratta dal circo, l’altra dal nuoto. Dal circo, ovviamente il giocoliere. A volte abbiamo così tante palline in aria che per tenerle su tutte senza farle cadere e diventare pazzi dobbiamo diventare agili come veri giocolieri. Il paragone con il nuoto è la sensazione che si prova in piscina quando si arriva alla fine di una corsia, a volte riesci a prendere un po’ d’aria, altre no, ma l’importante è nuotare, giusto? Per cui bisogna solo continuare a nuotare! Vai Planeta, vai! Io dico sempre che l’aspetto più difficile dell’avere una casa editrice non è iniziare, ma andare avanti, mantenendo sempre alto il livello di entusiasmo...

lunedì 18 marzo 2013

Per amare mio padre

Quest'estate ho letto, uno dietro l'altro, La lingua salvata di Elias Canetti e Il bambino incantato di Rachid O. A causa di questa prossimità mi sono accorta di una analogia fra i due libri, peraltro diversissimi in tutto. Come è noto La lingua salvata è il primo volume della autobiografia di Canetti, in cui si racconta di una straordinaria e difficile infanzia, contrassegnata da continui spostamenti e da vicissitudini di ogni genere, la prima delle quali, tragica, la morte dell'amatissimo padre, quando Elias aveva 7 anni, a Londra.  Il bambino incantato, anch'esso autobiografico, racconta l'educazione sentimentale dell'autore, Rachid O., prima bambino, poi adolescente, in Marocco, fra gli anni Settanta e Ottanta. In comune i due libri hanno le figure paterne, del tutto anomale, caratterizzate da una profonda tenerezza verso i figli, da una disponibilità all'ascolto e al gioco, dalla capacità emotiva di darsi con generosità e di comprendere profondamente i bisogni e la sensibilità di un essere in crescita.

In questa bella intervista, di cui vi consiglio la lettura, Rachid O. dice: «In Cioccolata calda (terzo romanzo dell'autore ndr) dico che si nasce con dei talenti. C’è chi nasce con le mani fatte per dipingere, chi per costruire ecc. Io da bambino desideravo avere un cuore grandissimo per amare mio padre, per ricambiarlo del suo affetto. Il fatto è che entrambi, sin dalla morte di mia madre, abbiamo fatto un enorme investimento reciproco. Lui per me è una miniera, una continua fonte di ispirazione, di affetto, d’amore».
A Canetti accade l'opposto, l'investimento reciproco, dopo la morte del padre, è fra lui e la madre: figura dominante, inquieta, ambigua, esigente, di grande severità e durezza, all'origine, certamente, della genialità del figlio, ma anche di angosce e tormenti indescrivibili.


Colpisce come in due ambienti sociali e culturali dominati dalla religione, ebraica in un caso, musulmana, nell'altro, le figure che infrangono, con la loro umanità, le censure e il rigore di regole incomprensibili e crudeli, siano i padri, capaci di una libertà mentale assoluta e proprio, significativamente, nella relazione educativa e affettiva coi figli. Sono loro infatti, a proteggerli dalla violenza dei diktat sociali, culturali e religiosi, con mano ferma e amore intelligente che si manifesta come profondi rispetto e comprensione dell'altro, anche nelle scelte più lontane e incomprensibili, come l'omosessualità e le relazioni con uomini più grandi per età nel caso di Rachid O.. Ed è il padre di Canetti a decidere di abbandonare la rigidissima famiglia paterna, in Bulgaria, connotata da una cultura soffocante e autoreferenziale, per vivere in una Londra cosmopolita: gesto che gli vale una biblica maledizione paterna (che verrà poi segretamente vissuta dalla famiglia come vera causa della sua precoce e improvvisa morte). Ed è sempre il padre a nutrire Elias di libri, praticati come momenti insostituibili di relazione affettiva e intellettuale, a regalargli il primo libro di fiabe, a contagiarlo con il suo grande amore per la letteratura, vissuta come fonte inesauribile di piacere e libertà.



Di che portata sia il problema dell'ortodossia religiosa e della sua invadenza nella vita civile, privata e familiare, lo segnala l’iniziale del cognome dietro cui ancora oggi Rachid O. si scherma: «Quando è uscito Il bambino incantato, nel 1995, ero semplicemente preoccupato per la mia famiglia. All’epoca, in Marocco, il fondamentalismo stava crescendo. Non avevo paura per me, o per la censura. Ma per mio padre, i miei fratelli. È stato il mio modo di proteggerli. E poi quella O. mi piaceva anche esteticamente: e si ricorda facilmente.»

Oggi festeggiamo la prossima festa del papà con questi due padri magnifici. Sono in tanti, però, crediamo, come loro: forse mai abbastanza ricordati e presi a esempio. Sarebbe bello lo fossero, per anteporre figure maschili, positive e in controtendenza rispetto a quelle di cui i media non fanno che parlare.
Ho scritto questo post perché a Roma, a Più libri più liberi, allo stand Playground parlavo con due amici di questi due padri incontrati durante l'estate e della mia intenzione di scrivere qualcosa. Sono stati loro a spronarmi a riprendere l'idea e a farlo. Anche perché noi per i papà abbiamo un debole, come mostrano i due libri a loro dedicati, nella collana I grandi e i piccoli: Non si incontravano mai. Il libro del papà e della bambina di Mauro Mongarli e Chiara Carieri e P di papà di Bernardo Carvalho e Isabel Minhós Martins. Due libri che ci continuano a piacere per il modo che hanno di raccontare la paternità e la sua importanza nella vita dei figli.



venerdì 20 luglio 2012

92% AR LIVRE

[di Giulia Mirandola]

I libri con le figure imboccano strade diverse, prima di nascere. Quella degli occhi: ciò che entra nel campo visivo di un illustratore, ha buona probabilità di diventare disegno. Quella delle mani: sull'onda di pensieri velocissimi, da penne, matite, colori, ritagli, scritte, principiano storie fatte di immagini e parole. Quella delle illustrazioni e di chi le ha immaginate e realizzate, sapendo che un giorno sarebbero finite nella pancia di una macchina da stampa, per diventare libri, libri con le figure.

Sono qui, Urban center, Rovereto.
Questo post è il racconto di un'esperienza espositiva e musicale realizzata a Rovereto nel giugno scorso (documetazione fotografica, qui). L'evento, per comunicare alla città la presenza di due ospiti stranieri, sconosciuti ai più in questo fazzoletto di Trentino, diceva Sono qui. Chi? Due illustratori portoghesi, Bernardo Carvalho e Madalena Matoso di Planeta Tangerina, giunti nella Valle dell'Adige perché protagonisti di un progetto di promozione della lettura che avrà come esito finale la realizzazione per settembre di un leporello di cartoline su Rovereto.

Bernardo Carvalho a Rovereto.
Madalena Matoso e Bernardo Carvalho a Rovereto.
Sono qui ha rappresentato una dichiarazione di presenza, sia per gli autori, sia per altre figure intervenute a dare concretezza e compiutezza a quanto avvenuto nel giorno dell'inaugurazione e nelle successive settimane. Come succede per fare un libro, d'altra parte, non basta un singolo, nemmeno una coppia, per portare a risultati soddisfacenti.

Sono qui, Urban center, Rovereto.
 Per fare Sono qui ci sono volute una persona che ideasse e producesse, due autori, una architetta, un grafico, due musicisti, un tecnico del suono, un dipendente comunale addetto all'apertura di uno spazio comunale bellissimo, due assessore determinate a concedere l'utilizzo dello stesso, una giornalista intraprendente, molti alberi che hanno garantito un buffet a base di 40 kg di ciliegie appena raccolte, curiosi in numero elevato, dai 5 mesi e i 70 anni. Considerato il bacino e il carattere di assoluta novità della proposta nel contesto nominato, fattori che mettevano a nudo l'ipotesi che questo esperimento fallisse, Sono qui è successo e ha avuto successo.





















In mostra erano presenti le tavole originali di Praia-mar, Ir e vir, Nunca vi uma bicicleta e os patos não me largam, libri al momento inediti in Italia, valorizzati nell'intensità di forme e colori dal tipo di allestimento costruito: grandi piani di cartone ondulato su cui poggiavano grandi pagine aperte a loro volta in cartone e adattate a una lettura in orizzontale della mostra, invece che in verticale, come si capisce dalle immagini che stanno scorrendo. Oltre a ciò, su una parete scorrevano tre video di Cortar o verde, casa di produzione indipendente dietro la quale si celano gli occhi di Carvalho e il suo amore eterno per le onde e le tavole da surf.

Bernardo Carvalho accompagna i Comaneci con i suoi disegni in movimento.

In occasione della serata inaugurale, della mostra facevano parte anche i suoni di un gruppo indipendente romagnolo, i Comaneci, alias Francesca Amati e Glauco Salvi, che si sono esibiti mentre Carvalho disegnava e proiettava alle loro spalle immagini colorate e in movimento, realizzate sulla scia delle suggestioni e dai racconti che procedevano dall'ambiente acustico.



Confessa, uno dei due autori portoghesi, che a 17 anni fu sottoposto a test psicologici dai quali risultò “92% ar livre”, 92% aria aperta. Lo spirito che ha animato chi ha preso parte a Sono qui è analogo ai bisogni primari di quell'adolescente attratto dall'aria, dalla luce, dalle spiagge di sabbia, dalle biciclette, dagli animali, dal piacere di camminare scalzi, dal tempo perso, dal sogno di volare sull'acqua, dall'istinto di evitare una vita al chiuso.

Per chi fosse interessato, il progetto viaggia. La mostra al momento è smontata ed è pronta in qualsiasi momento a nuovi approdi.



martedì 22 febbraio 2011

Lo usi, lo riusi e non si rompe mai!

Se esistesse uno slogan per vendere i papà, questo sarebbe perfetto.

Perché un papà è un impareggiabile attrezzo multiuso, all’occorrenza sveglia, letto, giostra, ombrello...

Perché un papà è utilissimo per fare un milione di cose: volare, scalare, giocare, cavalcare, ascoltare...

Perché un papà è un abilissimo trasformista capace di passare, da un minuto all’altro, da angelo custode a nascondiglio perfetto, da dottore a tunnel...

Finalmente anche in Italia, a brevissimo in tutte le migliori librerie, arriva P di papà, il libro che, nell'edizione originale portoghese di Planeta Tangerina nel 2006 ha vinto una menzione al prestigioso Best Bookdesign from All Over the World Competition (Book Art Foundation, Lipsia), al Prémio Nacional de Ilustracão e il Titan Prize (Illustration in Design International Competition).
L'irresistibile ritratto-catalogo, affettuoso e gentile, di tutti i papà che possono abitare in un uomo, raccontato dal testo scanzonato e musicale di Isabel Minhòs Martins, e dal segno essenziale ed elegantissimo di Bernardo Carvalho.
Volete sapere come comincia? Ecco qui.






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