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lunedì 13 ottobre 2014

Popo? Il popo!

Per leggere, cliccare sulle immagini.

Lo scorso anno, più o meno in questo periodo, stavamo partendo per New York, insieme a Simona Mulazzani, per ritirare la Silver Medal assegnata dall'Associazione Illustratori di New York alle illustrazioni di Vorrei avere. O meglio di I Wish I Had, perché questo è il titolo dell'edizione americana pubblicata alla fine del 2012 da Eerdmans.



















Quest'anno, stamattina, Simona e Maria Giaramidaro dell'Associazione Oliver che ha progettato questo evento, partono con me per San Francisco dove, mercoledì 15 ottobre, all'Istituto Italiano di Cultura, presenteremo la casa editrice Topipittori e dove ci sarà una mostra delle tavole dei tre libri che Simona e io abbiamo pubblicato negli Stati Uniti, oltre a Vorrei avere, Il grande libro dei pisolini (The Big Book of Slumber, 2013) e Al supermercato degli animali (Animal Supermarket, 2104), sempre editi da Eerdmans. Su questi tre libri, giovedì 16 e venerdì 17 ottobre, faremo letture e laboratori, come ospiti al Festival internazionale di letteratura Litquake, che si tiene nella città in quei giorni, e a La Scuola. Italian International School, bellissima realtà educativa di San Francisco.

 


















Vorrei avere, insieme a Che cos'è un bambino, è il libro di Topipittori che ha avuto più edizioni all'estero, cioè 9. Ma dei 24 albi che ho pubblicato in questi dieci anni, 18 hanno avuto almeno una edizione straniera, parecchi più di una, di solito nelle principali lingue europee, ma anche in thailandese, cinese, polacco, coreano. La cosa interessante è che libri ormai editi dieci anni fa, oggi, acquistati all'estero, riacquistano nuova vita, ne sono un esempio Zoo segreto e Filastrocca ventosa, recentemente editi in Brasile.


Gli Stati Uniti, come è noto, sono un mercato librario molto diverso dall'Italia; non è stato facile passare l'esame come editori: i parametri di letteratura illustrata per l'infanzia qui cambiano sia per i testi sia per le immagini. Perciò, l'idea che l'ingresso di Topipittori sia avvenuto, fra i tanti titoli che abbiamo in catalogo, proprio con tre miei mi ha, da un parte, molto sorpreso e poi, ovviamente, fatto anche piacere.
Ci sono tante cose che mi incuriosiscono di questo viaggio, quello che però mi incuriosisce di più è l'incontro con i bambini americani: come saranno, come leggeranno e ascolteranno? Come accoglieranno Simona, Maria, me e tutti gli animali che riempiono i nostri tre libri?

Giovanna Zoboli, Simona Mulazzani, Vorrei avere, Topipittori 2010.

Una pazzesca iniezione di fiducia per questa gita a San Francisco, me lo ha dato questo breve racconto che qualche giorno fa ho trovato su facebook, a proposito di un bambino e del suo rapporto con Il grande libro dei pisolini. Autrice è Giusy Gallina, mamma e insieme bibliotecaria (e sulla bella biblioteca di Montebelluna, dove Giusy lavora, sul nostro blog abbiamo parlato qui e qui).

Per cui ora cedo la parola a Giusy, ringraziandola ancora per avermi dato il permesso di pubblicare le sue parole sul nostro blog, ma soprattutto perché il suo racconto è pieno di spirito, fa davvero ridere e mette grande allegria.


G. Zoboli, S. Mulazzani, Il grande libro dei pisolini, Topipittori 2013.

Ė proprio amore.
Alberto, 21 mesi e 3 giorni: questo ė il suo libro, per lui il libro del "popo" ovvero "l'ippopotamo". Da circa 9 mesi leggiamo solo quello. Per un periodo l'abbiamo letto appena svegli, appena tornati, prima di dormire oppure 4-5 volte di seguito. Alberto lo indicava nel ripiano e ti invitava a prenderlo; adesso ci arriva da solo, si siede sul divano, te lo passa e con aria soddisfatta, mani in grembo, aspetta che tu lo apra e inizi a leggere. E gli occhietti si illuminano e inizia ad alternare lo sguardo, dal libro alla voce. E poi arriva il popo ed è felicità. Se provi con un altro libro, sì, ti guarda, prova ad ascoltarti, ma poi chiude la nuova proposta e ti dice "popo?".
Io continuo a meravigliarmi, ogni giorno, ma oggi di piú ed ė per questo che scrivo. Stasera sua sorella, quasi 5 anni, inizia per conto suo a recitare una parte del libro, lo sa a memoria, come tutti noi in famiglia: ė normale. In realtá, stava facendo altro, ma è partita con "dormon le pulci con il mandrillo..." e Alberto ha rizzato le antenne, l'ha guardata e, dopo 3 secondi, ha esclamato "il popo!! E lei: "Basta con questo popo, Alberto!!"
Ecco, questo dice tutto, non c'ė niente da fare, va da solo, ha una forza dentro che lo attira.
Stasera sono andata a leggermi l'analisi di Giulia Mirandola nel
Catalogone 7, e ho capito di piú, quel senso di "bene" che trasmette, quella musica di parole e immagini che entra da sola, quegli animali così tranquilli e quel soffice diffuso, una grande armonia, tutto funziona. Ed ė quello che i bambini capiscono davvero. Insomma, leggetelo, compratelo, andate a prenderlo in biblioteca e provate. Grazie Giovanna Zoboli e grazie Topipittori, ancora una volta; noi continuiamo.

G. Zoboli, S. Mulazzani, Il grande libro dei pisolini, Topipittori 2013.

Ovviamente sì, io ho preso questa esilarante descrizione come un meraviglioso Buon viaggio! fatto dal popo in persona e da Alberto, il suo strepitoso creatore, e anche dalla sua sorellina e da Giusy, naturalmente.

E per finire, per amor di completezza, quelle che trovate qui di seguito, sono le quattro pagine del Catalogone  7. Le parole e le immagini del 2014, che Giulia Mirandola ha dedicato a Il grande libro dei pisolini.  Se volete seguire il consiglio di Giusy e leggerle, allora cliccateci sopra!


Per leggere, cliccare sulle immagini.

venerdì 25 ottobre 2013

Il sorriso di un ippopotamo felice

E chi mai avrebbe sospettato che una ninna nanna, una innocua, semplice, innocente ninna nanna a base di pisolini, plaid, cuscini, lucine, pigiami, ciabatte e camicie da notte avrebbe messo in piedi un tale pandemonio? Da un piccolo errore, paragonabile al celeberrimo battito di ali della farfalla di René Thom, ecco quale uragano si è scatenato. 
Prima due nonni che ci scrivono, chiedendoci ragione della scomparsa degli otto ippopotami dalle illustrazioni di Simona Mulazzani, colpevoli di aver tolto il sonno all'adorato nipotino. 
Poi la confessione ufficiale sul nostro blog, in cui, scusandoci coi nostri lettori, spieghiamo, umiliati, la ragione della scomparsa dei pachidermi, volatilizzatisi a causa di una distrazione dell'editore. 
Infine, l'ultimo colpo di scena: quest'estate, un po' da tutto il mondo, alla spicciolata, sono iniziate ad arrivarci alcune strane cartoline. Chi ce le ha inviate e perché, lo scoprirete leggendo questa lettera che, ve lo giuriamo sulla testa dei Topi, non abbiamo scritto noi.

Carissima sig.ra Zoboli,

le scrivo questa lettera per salutarla, come credo abbiano già fatto tutti i miei cugini durante questa calda estate.
Come ben saprà a causa di quel delizioso disguido avvenuto tra le pagine del vostro libro, non appena compreso come l’unico divano illustrato fosse stato occupato, noi otto restanti ci adoperammo per trovare una nuova dimora.
Nessuno fu preso dal panico e quasi tutti, all’oggi, hanno scovato una piacevole sistemazione.



Il primo, Faust, si diresse verso Francoforte. Appassionato di metafisica (avrebbe dovuto sentirle, quando era in ammollo nella pozza di famiglia, le sue disquisizioni sul perché dell’universo e sull’anima degli ippopotami), là si è iscritto alla facoltà di filosofia e mi dicono abbia seguito con profitto tutti i corsi del primo anno.



Jiri, l’ippopotamo numero due, si trasferì di corsa a Praga. Condivide una soffitta con cinque gargoyle e il mercoledì, il giovedì e il sabato sera suona il sax all’Agharta Jazz club. Occasionalmente, quando uno dei suoi compagni di appartamento è indisposto, lo si può trovare come sostituto su una guglia della cattedrale di San Vito.


Giovanni, il terzo ippopotamo, ora vive beatamente a Cefalù; si fa chiamare Turiddu e si spancia tutto il giorno di arancini di riso e granite al caffè. Quando si sente appesantito va a fare quattro passi su qualche spiaggia assolata, mostrando a tutti con fierezza come un costume rosso a righe larghe stia bene anche a chi ha qualche chiletto in più.


Da Londra dovrebbero esserle arrivati i saluti del quarto, Carl. Ora è Gran Cerimoniere tra gli animali della Regina; purtroppo non so dirle altro perché è sempre stato un tipo molto riservato e, d’altronde, vista la sua nuova delicata carica, capirà come questo si sia rivelato un vantaggio.


Il quinto è Sean, che a New York ha realizzato il suo sogno: ha finalmente aperto un negozio di cappelli. In Africa con qualche piuma e un po’ di sterpaglie intrecciate riusciva a plasmare copricapi che avrebbero resa carina e presentabile anche la più malconcia delle iene. Proprio ieri mi ha scritto che un suo modello esclusivo è stato richiesto in gran segreto anche alla Casa Bianca; quindi, se la prossima volta la first lady apparirà finalmente con un cappellino, io e lei sapremo quali siano state le abili zampe che lo hanno creato.

Teresa, la sesta, non è mai stata a suo agio nella piatta savana e, credo, fu la prima a prendere un aereo quando quel giorno se ne presentò l’occasione. Che lei ci creda o no, ora fa la guida alpina sulle Dolomiti, ha aperto una nuova via sul Pelmo (una 7c, a essere precisi, e l’ha chiamata Il ruggito del re), trova funghi come un segugio e mangia a sere alterne polenta concia e ricotta affumicata.

Non ho idea del perché Achille, il settimo, abbia scelto proprio la Grecia e Atene. In realtà lui è un mattacchione con doti d’avanspettacolo e l’avrei visto bene su qualche palcoscenico d’oltreoceano. Però c’è da morir dal ridere quando racconta dei suoi scherzi ai piedi del Partenone: si dipinge di bianco e si finge una statua, obbligando professori di greco con scolaresca al seguito e guide poliglotte con ombrellino alzato a spiegare la sua presenza tra le rovine con fantasiosi racconti epici su una nuova ippopotama divinità dell’Olimpo (va matto anche per l’ouzo, ma questo rimanga tra noi).


E dunque siamo giunti a me, che sono Otto, l’ottavo ippopotamo. Vista la cosa che le sto per chiedere, e dunque non certo per vantarmi, posso portarle come referenza la mia attività di redattore capo per cinque anni alla Gazzetta del Baobab; ho scritto anche un piccolo libercolo intitolato Al mio procedere selvaggio: una sorta di Kerouac per artiodattili, arrivato ormai alla quinta edizione e che ancora oggi furoreggia tra i banchi dei nostri liceali. Mi chiedevo, dunque, visto che a differenza dei miei cugini io non ho ancora trovato un luogo dove stare, se le potesse interessare un correttore di bozze lì, in ufficio dai Topi. Potrei affiancare Paolo in sua assenza, controllare la sig. ra Mulazzani quando disegna insetti, ma soprattutto, nel caso dovesse capitare ancora qualche piccolo incidente come quello dei nostri mancati otto divani, sarei lì a consolarvi e a ricordarvi come non sia poi così grave: in fondo noi ora siamo otto storie nuove e, decisamente, otto ippopotami felici. E lei non ha idea di quanto sia largo il sorriso di un ippopotamo felice.


È felice anche Nana, la nona ippopotama, la dormigliona che si accaparrò l’unica chaise longue disponibile. Io credo che ogni bambino abbia diritto a un buon libro e a una buona notte; quando il buon libro scelto per una buona notte sarà quello dei Pisolini, stia sicura che Nana sarà felicissima di invitare tutti a un molle sonno: come sussurra lei “Buonanotte miei cari”, non c’è nessuno.

Un affettuoso saluto

Otto

PS: Nel caso io fossi a Milano il 2 o il 3 ottobre, troverei qualcuno in viale Isonzo per una visita di cortesia? 45 minuti, non di più (così mi diceva mia nonna che di queste cose ne sapeva. Non vorrei disturbarvi troppo). Se mi facesse sapere gliene sarei grato.
Ancora cordialmente
 o.

La foto che ritrae Otto Ippo, è stata scattata in occasione della su citata visita del 2 ottobre. Otto Ippo, oggi, ha cominciato una collaborazione con la nostra casa editrice. Per ora bagna le piante e serve il tè delle cinque (la punta alle matite continuiamo a farcela da soli, però, per non umiliarlo). Poi, chissà, se si dimostrerà affidabile, passerà a mansioni di maggiore responsabilità.

mercoledì 23 ottobre 2013

Il gioco della lettura

Il 26 ottobre, alle 18 e 30, inaugura a Sarmede, alla Casa della Fantasia, Le immagini della fantasia. La mostra non ha bisogno di presentazioni. Per presentarvi lo spirito di questa trentunesima edizione, crediamo non ci sia modo migliore di un brano tratto dal catalogo, firmato dalla curatrice della mostra, Monica Monachesi. Quest'anno partecipano alla mostra quattro nostre autrici: Simona Mulazzani, con le illustrazioni per Il grande libro dei pisolini; Katrin Stangl, con Forte come un orso; Camilla Engman con le immagini di C'era una volta una storia; Beatrice Alemagna, che presenta due tavole del nuovo libro che uscirà a primavera con un titolo ancora così provvisorio che non lo citeremo. A queste immagini sono accostate le presentazioni che alla mostra accompagnano le figure.


Il dono di vedere  
di Monica Monachesi

Fuori dagli scaffali, fuori dalle pagine dei libri, ma mai senza di loro, accomodate in grandi finestre sul pubblico, ecco le immagini della fantasia venute da ogni dove che ci invitano a guardare, ad ascoltare le loro storie, a esercitare il nostro pensiero e ad accogliere ammirati innumerevoli nuove, stupefacenti invenzioni.
Elasticità, curiosità, entusiasmo, questo ci chiedono le immagini della fantasia, le immagini dei libri per l’infanzia. Siamo chiamati a un gioco molto serio, al quale i bambini sanno giocare meglio di tutti: il gioco della lettura.
Sgombri da convenzioni e preconcetti, incessantemente desiderosi di conoscere, vedere, toccare, dire, fare, i bambini accolgono con molta intensità ogni invito alla lettura, possono e devono potersi confrontare con libri che non siano limiti, ma inaspettati nuovi spazi di pensiero e di vita emotiva.
Nell’epoca in cui, attraverso le immagini dirette, ai bambini si vende di tutto, la bellezza è anche un’arma preziosa. Spiacevole parlare di armi, certo, parliamo allora di capacità critica, di sapere istituire confronti, di vedere le cose in prospettive nuove, di attingere a immaginari diversi, non solo a quelli somministrati dalla pubblicità e da prodotti seriali ‘per bambini’.

Riflessioni che si risolvono, giorno dopo giorno, in gesti semplici e in momenti che si potrebbero sottovalutare, presi dalle faccende delle nostre vite. Porgere a un bambino un libro degno delle sue capacità, condividere con lui pensieri e fantasie, condurlo a visitare una mostra, ad ascoltare un autore, a disegnare in un laboratorio, insistere con convinzione nel privilegiare esperienze significative.
Un impegno non da poco che richiede costante informazione, ma promette grandi risultati, a volte così profondi da essere quasi invisibili.
Una mostra come Le immagini della fantasia è un serbatoio di idee e di possibilità che non si esaurisce nel numero delle opere, degli autori, degli editori partecipanti, ma sottende innumerevoli e misteriosi percorsi, che sono quelli che ciascuno di noi può scegliere e creare in modo individuale approfondendo, cercando, trovando.
Chi può sapere, infatti, fin dove si può arrivare sul filo di una storia, di un’idea, di un’ispirazione?

Katrin Stagl, illustrazione per Forte come un orso.
A volte i libri nascono così. Ho realizzato due serigrafie per la mia bambina appena nata: un orso che fa a braccio di ferro con una bambina e un bimbo seduto a giocare assieme a una volpe con formine di legno colorato.
“Forte come un orso” e “Astuto come una volpe”.
Le due immagini stavano nella sua cameretta.
Quando avevamo visite, spesso i nostri amici ricordavano altri paragoni proverbiali.
“Affamato come un lupo”, “Lento come una lumaca”.
Mi è sembrato bello raccoglierli tutti e illustrarli, così è nato il libro.
Lo dedico a Helene e a tutti gli altri bambini! 


Katrin Stangl, su Forte come un orso


 

Quando scrivo un testo pieno di animali, lo faccio pensando a un illustratore: Simona Mulazzani. È   andata così anche per Il grande libro dei pisolini, che idealmente chiude la trilogia preceduta da Al supermercato degli animali e Vorrei avere, libro che è stato pubblicato in sette paesi e ha appena vinto la Silver Medal della Society of Illustrators di New York. Le immagini di animali di Simona sono la perfetta trasposizione poetica del sentimento profondo e spontaneo che mi legava agli animali quando ero piccola. Sono silenziosi e carichi di mistero, e nello stesso tempo, fratelli di sangue. E sono bellissimi, e questo è determinante perché la sorprendente bellezza delle forme animali è uno degli elementi fondamentali della relazione uomo-animale. Non è una novità: è quello che si osserva in tutte le gallerie d'arte, i musei archeologici, i templi, le collezioni di artigianato del mondo. Al Louvre davanti alla maestria degli egizi nel rappresentare le forme animali, si rimane quasi costernati dal livello di perfezione. Quello che fa Simona, oltre che rappresentare, è raccontare gli animali, trasporli nella lingua emotiva e affettiva dei bambini, senza però snaturarne la verità. Tutti i bambini sognano di essere cavalli, tigri, leoni, uccelli, cani... Simona lo sa. In ognuna delle sue bestie sta acquattato un bambino invisibile, e questa è la sua carta vincente.   

Giovanna Zobolisu Il grande libro dei pisolini, illustrazioni di Simona Mulazzani

Simona Mulazzani, illustrazione per Il grande libro dei pisolini.

Vi piacciono le storie? Che storie vi piacciono? Chi vi racconta le storie? Chi inventa le storie? Cosa vuol dire raccontare una storia? Che cos’è una storia? E, dove abitano le storie?
Le storie ci sono grazie a chi le racconta. Se racconti una storia, e non solo se la scrivi e la inventi, la fai vivere, metti al mondo dei personaggi, dei mondi che prima non c’erano, oppure c’erano ma nessuno li aveva notati.
Quindi inventare storie e raccontarle sono modi di dare vita alle cose, è far sì che una cosa che ci ha colpito, che ci è sembrata bella e importante, sia anche di altri, li raggiunga: raccontare è un regalo che si fa a se stessi e agli altri. Per questo ai bambini e ai grandi piacciono le storie: perché sono regali bellissimi che ci si fa. A raccontarle e ad ascoltarle. Le storie le raccontiamo alle persone che ci sono vicine, perché pensiamo che se hanno fatto bene a noi, faranno bene anche a loro.
Le storie per questo vanno dappertutto e hanno molte case: non abitano in un luogo solo, ma continuano a spostarsi, a cambiare. Sono magiche perché rimangono ad abitare nei libri che abbiamo fra le mani, e in ognuno di noi, ma nello stesso tempo vanno a stare in altri luoghi, altri libri, altre persone, posti che possono essere lontani migliaia di chilometri, come il sole, la luna, il cielo.


Giovanna Zoboli, su C'era una volta una storia, illustrazioni di Camilla Engman 

Camilla Engman, illustrazione per C'era una volta una storia.

Mi piace molto seguire il lavoro dei nostri illustratori, sapere quello che stanno facendo. Osservare le novità, il loro stile che si evolve, muta, a volte anche radicalmente. Da circa un anno, seguivo sul sito the topsy-turvy book di Beatrice Alemagna i suoi nuovi disegni. Mi piacevano immensamente, e ho pensato subito che fare un libro con quello stile nuovo, così lieve, sorprendente, sbilenco e sorridente, mi sarebbe piaiuto molto. Poi, un giorno, Beatrice ci ha mandato un testo, chiedendoci cosa ne pensavamo. Il testo era magnifico, perché, come se non bastasse e come è noto, Beatrice è anche bravissima a raccontare con le parole. In più quella storia aveva il sapore e le atmosfere delle nuove immagini. Perciò, subito le dicemmo che ci sarebbe piaciuto pubblicarla. Così è cominciato  Brutti, storti e malfatti: un racconto surreale con dei personaggi irresistibili, un ritmo perfetto e una fine da manuale. Fra queste pagine si respira spirito infantile allo stato puro. Come faccia Beatrice a essere un'artista così perfettamente padrona dei suoi strumenti, cioè adulta e matura, e così perfettamente e incrollabilmente fedele all'infanzia, senza cadere in alcuno stereotipo, è un mistero. Spesso sento dire che i suoi personaggi, i suoi bambini sono “brutti”. Ecco, adesso finalmente con questo libro sarà chiaro a tutti di che tipo di bruttezza si tratta.

Giovanna Zoboli a proposito del nuovo libro Beatrice Alemagna, in uscita per Topipittori a primavera 2014.

Beatrice Alemagna, illustrazione per il prossimo albo Topipittori, in uscita nel 2014.

martedì 16 luglio 2013

I bambini leggono/4. L'incredibile caso degli 8 ippopotami

"Dove sono gli altri otto ippopotami?" (e le 6 poltrone e le 3 ottomane?)

Una mattina, qualche tempo fa, ho ricevuto questo messaggio. Oggetto: Nonno in crisi!

Cari topi pittori
Stiamo leggendo al nipote il vostro libro dei pisolini illustrato da Simona Mulazzani. Chiedo aiuto nell’interpretazione della pagina 11 (circa), quella con le giraffe nel sacco a pelo. Fino a qui i conti tornano tutti. In questa pagina invece il testo non ha un riscontro nelle figure (TRE FOCHE SU SEI POLTRONE ECC.).
La creatura, perfida e attenta al fatto che tutto torni, ha turbe serali proprio perché tutto non torna! Dove sono le sei poltrone? E gli altri quattro colombacci ? (per non parlare del resto della ghenga degli ippopotami).
Attendo lumi! Aiuto!!
Grazie

Maurizio & Elisabetta

P.S. Gran libro !!


E questa è stata la mia risposta:

Cari Maurizio ed Elisabetta,

grazie per il vostro messaggio: mi sto ancora asciugando gli occhi dal ridere.

Il vostro nipotino ha l'occhio lungo e diabolico, infatti ha azzeccato la magagna del libro.
Sì, si tratta di un errore. Vi spiego: originariamente la filastrocca da me scritta aveva i regolamentari:


nove ippopotami sopra al divano.
Tre foche monache su sei poltrone.
Sei colombacci su tre ottomane.

 "Posso portarmi anch'io una banana a letto, domani sera?"
"Quante pecore conta il coccodrillo?"

Un giorno, mentre il libro era in corso di realizzazione, mi chiama Simona Mulazzani e mi dice: "Senti, in una sola pagina tutta 'sta roba non ci sta: troppa mobilia e troppi animali. Non si può economizzare?"
Impietosita, mi misi al lavoro, e questa fu la soluzione (che non avrebbe turbato i sonni del vostro nipotino...):


un ippopotamo sopra al divano.
Tre foche monache su tre poltrone.
Due colombacci su un'ottomana.

"Ma le vendono queste ciabatte?"

Tutto sembrava risolto: Simona fece la sua bella illustrazione con la mobilia e lo zoo dimezzati. Il lieto fine sembrava garantito, quando ci si mise di mezzo un genietto dispettoso.
Di solito chi fa il controllo finale dei testi, prima della stampa, sono io. 

"Ma le vendono queste ciabatte?"
Ma quella volta non so dove fossi, e toccò a mio marito, Paolo, che non era al corrente del cambiamento e che quindi non si è accorto che nell'impaginato era finita la prima versione di testo, che a quel punto non funzionava più con l'immagine.
Che le due cose fossero incongruenti, ce ne siamo accorti solo quando il libro ormai era stampato.

Dramma. E adesso? "I bambini se ne accorgeranno sicuramente, pignoli come sono!" mi disperavo io, immaginando la delusione dei mancati nove ippopotami. Paolo cercò di rassicurarmi, ripetendomi: "Ma senti, mica un illustratore per forza deve mettere nell'illustrazione TUTTO quello che dice il testo, altrimenti staremmo freschi." Da un certo punto di vista, aveva ragione, dall'altra, pensando alla implacabile logica infantile, mi resi conto che si trattava di un cerottino su una bella magagna.

"Possiamo aggiungere anche noi un piano
con le dune al nostro letto a castello?"
Ecco, ora sapete tutta la verità. Cosa potete dire al vostro perfido tesoro? Che anche i Topi sbagliano! Oppure che un illustratore non deve mica illustrare proprio TUTTO quello che dice il testo. E quindi i nove ippopotami e le sei poltrone non è che non ci sono: l'illustratrice li ha lasciati oltre il margine della pagina, perché tutti in una sola non ci stavano. Magari potete proporgli di disegnarli lui: così tutti vedranno che non è che non ci sono, è solo che non si vedono. Oppure, se il pargoletto ancora non legge, potete leggergli la versione corretta di testo, e lasciare che scopra l'inganno una volta che sarà in grado di leggere da solo...

Un saluto e fatemi sapere come è andata a finire!

Giovanna



"Come mai i pulcini non dormono?"
Poi qualche giorno fa, la nostra impagabile Geena Forest (che se non ci fosse, la dovrebbero inventare), ci ha lasciato questo commento sulla nostra pagina facebook:

Le domande più frequenti a cui devo rispondere ogni sera alla lettura di questo libro:
"Ma le vendono queste ciabatte?"
"Come mai i pulcini non dormono?"
"Quante pecore conta il coccodrillo?"
"Possiamo aggiungere anche noi un piano con le dune al nostro letto a castello?"


"Dove sono gli altri otto ippopotami? (teoria più probabile dopo infinite discussioni: un po' più a destra e Simona Mulazzani non aveva più spazio nel foglio per disegnarli)"
 "Posso portarmi anch'io una banana a letto, domani sera?"

"Ma sotto l'elefante ci sarà un po' di soffice
polvere o è tutta dal lato della gazzella?"
"Ma sotto l'elefante ci sarà un po' di soffice polvere o è tutta dal lato della gazzella?"

Ci credete che alla fine mi addormento anch'io?
 Che libro. Che pisolini.

Comunque, nel caso vogliate veramente fare una ricerca approfondita, su dove siano finiti gli ippopotami, queste sono le teorie scartate a casa nostra:
1. sono sui rami superiori, più in alto di poltrone e ottomane (no, troppo pesanti, cadrebbero ancor prima di voltare pagina)
2. Sono die
tro l'ippopotamo raffigurato che, essendo il più grosso di tutti, ne copre la visuale (impossibile: ad almeno uno degli otto verrebbe in mente di fare cucù e farsi vedere dal lettore)
3. Sono spiaccicati sotto l'ippopotamo illustrato (no, troppo truculento, poveri ippopotami... E poi qualche budella si vedrebbe o_O)
4. L'ippopotamo sta sognando gli altri otto ippopotami (non mi ricordo perché è stata scartata questa).


Anche questa volta, dopo protratte risate, ho risposto:

Prima o poi scriverò un post, su questi otto ippopotami che stanno togliendo il sonno a intere famiglie!

Che poi è quello che avete appena finito di leggere. (gz)

martedì 26 febbraio 2013

Il pigiama dei vostri sogni

Fino a oggi siete stati convinti che dormire fosse la più semplice e naturale delle attività umane?
Beh, niente di più sbagliato. Pisolare è un'arte. Un'arte da raffinati intenditori, alla quale introdurre i bambini fin dalla culla per non far perdere loro un solo minuto di gioia pisolona.

Chi lo dice? Noi, naturalmente, forti della nostra autorità di Topi.

Per facilitare al nostro pubblico di piccoli e grandi lettori il severo apprendimento di questa ardua e sofisticatissima disciplina - l'arte della nanna -, è con fierezza, non disgiunta da un lieve senso di sonnolenza, che vi annunciamo l'uscita de Il grande libro dei pisolini: il vademecum in rima della nanna nelle sue mille sfumature, la bibbia del letargo, il baedeker della notte.


Una ninna nanna scritta da Giovanna Zoboli e illustrata superbamente da Simona Mulazzani, per imparare a:
sognare,
russare,
riposarsi,
rilassarsi,
pisolare,
parlare nel sonno,
addormentarsi,
farsi cullare,
andare in sonnambula.


Una irresistibile galleria di
piccoli pigroni del regno animale,
cultori di pigiami,
collezionisti di plaid,
amanti del cuscino,
devoti della ciabatta,
stilisti della pantofola,
esperti di materassi,
artisti del lenzuolo.



Un libro indispensabile per incamminarsi con fiducia nel paese dei sonni leggeri e di quelli pesanti. Ideale per dormiglioni, insonni, sognatori, esploratori del silenzio, timorosi del buio, viaggiatori delle stelle.


Questo imperdibile supporto alla felicità domestica vostra e dei vostri bambini, è stato pubblicato anche in francese da Albin Michel Jeunesse (nella bellissima traduzione di Bernard Friot), in greco da Ekdoseis Kokkino. E sarà di prossima pubblicazione in inglese per Eerdmans Books for Young Readers.


Per festeggiare insieme al nostro pubblico di appassionati lettori l'uscita de Il grande libro dei pisolini, siamo lieti di lanciare un grande concorso per costumisti della notte:

IL PIGIAMA DEI VOSTRI SOGNI
il primo gioco dei Topipittori per illustratori.


Cose che bisogna sapere sul gioco per illustratori:
1) Non si vince niente.
2) Non si cedono diritti di nessun tipo sull'immagine inviata al gioco, se non quello di pubblicazione nel blog e sulla pagina Facebook dei Topipittori. L'immagine e i relativi diritti restano di proprietà dell'autore.

Cosa dovete fare:
a) Realizzare un'illustrazione, con qualsiasi tecnica che raffiguri il pigiama che avete sempre sognato di indossare. Ricordatevi che deve essere il pigiama dei vostri sogni. E quindi potete farlo indossare a chiunque. O a nessuno. O a due o tre persone simultaneamente. 
b) Riprodurre l'illustrazione in formato jpg, facendo in modo che il file non superi i 200 kb.
c) Inviare il file all'indirizzo email pigiamitopi@gmail.com entro le ore 23.59 del 6 marzo 2013 (farà fede l'ora di ricezione indicata da gmail).
d) Aspettare pieni di speranza.

Che cosa accade dopo il 6 marzo:
i) Una giuria composta da Topi (Giovanna, Valentina, Marco e Paolo) selezionerà venti illustrazioni fra quelle pervenute. Il giudizio della giuria è insindacabile.
ii) Le illustrazioni selezionate saranno pubblicate in forma anonima nel blog dei Topipittori il giorno 13 marzo 2013 e sottoposte al giudizio dei lettori del blog, che potranno votare indicando il numero dell'immagine prescelta.
iii) I lettori del blog avranno tempo per votare fino alle ore 23.59 del 17 marzo 2013.
iii) Le tre immagini più votate saranno dichiarate vincitrici. Non vinceranno niente, ma saranno pubblicate in gran pompa, con accompagnamento di fanfare, in un post sul blog dei Topipittori il giorno 20 marzo 2013, con commosse dichiarazioni degli autori, motivazione della giuria e qualcos'altro che ci faremo venire in mente.

Diffondete e partecipate numerosi!

lunedì 23 gennaio 2012

I bambini leggono/3. C'è però un problemino...

Qualche giorno fa, nella nostra casella della posta, abbiamo trovato questa:


In mezzo alle altre buste, devo dire che si faceva notare. Aveva quel che si suol dire una certa personalità. Quando l'abbiamo aperta, e abbiamo letto l'inizio della lettera che conteneva, questa idea si è confermata.


E quando siamo passati alla seconda pagina, per continuare a leggere, beh, ne siamo stati completamente conquistati.


Qui sotto vedete la tavola incriminata, realizzata da Simona Mulazzani, che non più tardi di qualche  pomeriggio fa era da noi per mostrarci gli schizzi preparatori del nostro quinto libro insieme. Simona e io ci scusiamo con Giona, ammirate dall'attenzione con cui legge parole e figure, con tutta l'intensità dei suoi tre anni. Però siamo anche contente di quei coleotteri al posto dei lepidotteri di ordinanza. Se tutto fosse andato per il verso giusto, lui e la sua mamma non ci avrebbero scritto questa deliziosa lettera, dalla busta all'ultima pagina formicolante di vita.

Simona Mulazzani, illustrazione per Al supermercato degli animali.

Al supermercato degli animali suscita grandi passioni fra i piccolissimi. Tempo fa, quando il libro era in ristampa, ci scrisse una mamma: aveva preso in prestito il libro in biblioteca e, venuto il momento di restituirlo, suo figlio, anche lui treenne, si rifiutava di renderlo, preso da irresistibile amore. Solo che in libreria il titolo non si trovava più, dato che era esaurito. Così, per evitare una delusione cocente, le inviammo in fretta e in furia una delle poche copie rimaste in archivio, con dedica in rima personalizzata. Poco dopo ricevemmo una lettera: la mamma ci raccontò che il suo bambino, ricevuto il pacchetto, aveva osservato la copia spedita con grande attenzione, confrontando ogni pagina con quella del libro preso in biblioteca. E, alla fine, dopo essersi assicurato che tutto fosse al proprio posto e le due copie fossero davvero identiche, aveva annuito: «Va bene. Possiamo tenerlo.»
Certo, fa molto ridere a noi adulti l'idea che si possa essere tanto ingenui da non sapere che un libro è stampato in migliaia di esemplari, tutti identici. Ma al di là dell'aneddoto, questo episodio dovrebbe farci riflettere: è proprio vero che tutte le cose sono uguali? E, ammesso e non concesso che siano davvero uguali, non è comunque il nostro rapporto con loro a farle diverse? Le cose sono davvero intercambiabili? E in che misura, lo sono?
I bambini sono lettori esigentissimi, dotati di un'attenzione minuziosa e sopraffina, e di idee molto originali nell'approccio alla vita e nell'interpretazione dell'esperienza
I "topi pittori" ringraziano.

mercoledì 7 settembre 2011

Berlino, isola di libri e bambini

[di Giulia Mirandola]


 Il 23 giugno 2011 nel quartiere dei bambini più famoso d'Europa, Prenzlauerberg, eravamo molti a festeggiare la prima mostra berlinese di Simona Mulazzani. Protagoniste le tavole originali di Vorrei avere, edito in Germania da Peter Hammer Verlag.

A volte le correnti buone permettono che accadano cose buone. A primavera ho ricevuto una borsa di studio del Goethe Institut di Roma per trascorrere un periodo di studio a Berlino, nel mese di giugno.
Negli stessi giorni, Mariela Nagle, fondatrice e direttrice della libreria internazionale per ragazzi Mundo Azul di Berlino, ha invitato Hamelin Associazione Culturale di Bologna e Simona Mulazzani a partecipare con una mostra e due laboratori a Berliner Buecherinseln, un festival di letteratura per ragazzi nato qualche anno fa su iniziativa di Ulrike Nickel, direttrice dell'agenzia educativa Kulturkind. Un mese di incontri con autori, mostre, laboratori nelle scuole, visite presso case editrici, biblioteche cittadine, atelier e librerie.

Intento: avvicinare ragazzi di età compresa tra i sei e i tredici anni ai diversi mestieri del libro, oltre che alla lettura e alla letteratura tout court. Periodo del festival e durata della borsa di studio sembravano essere stati decisi a tavolino perché potessi occuparmi dell'uno e dell'altro in tutta tranquillità, come in effetti è avvenuto.

Per Hamelin, che lavora fitto nelle province e nelle città d'Italia e che, all'estero, ha sovente contatti con la Francia, "questa" Berlino è una novità. Con Ulrike Nickel, curatrice del festival, ci diamo appuntamento di buon mattino alla Litheratur Haus, lei ci racconta la genesi del progetto e ci illustra cosa ha in mente per il futuro e chiede notizie su cosa succede all'editoria per ragazzi in Italia. Certo, è questione di sfondo. Eppure, a certe condizioni, fare le cose di sempre in un paesaggio diverso da sempre, entusiasma come non mai. Christina Hasenau, che lavora presso il Goethe Institut di Roma, berlinese di nascita, pure ospite di Buecherinseln, ci accompagna a conoscere l'illustratore Atak e poi, nella Kollwitz Platz, a cena con Nora Krug. Il via vai di facce note e nuovissime ha contrassegnato queste giornate tedesche, dando a tutte noi presenti l'idea che a Berlino ("povera ma sexy", come ripetono tutti) chi è straniero non soffre di nostalgia. 


Mariela è di origine argentina, ma conosce a fondo la città in cui ha scelto di abitare. Vicino alla cassa o sulla panchina d'ingresso, se non c'è il mate (tipica bevanda argentina), c'è una bottiglia di Bionade (una sorta di cedrata Tassoni, rigorosamente bio, bevutissima in Germania).


Molto ci sarebbe da raccontare sul quartiere in cui Mundo Azul è situata, circondati come si è da genitori trentenni, da parchi giochi, da padri a spasso con i figli (mai meno di tre), da biciclette senza pedali e senza rotelline, da biscioni di bambini sotto il metro e venti, da carrozzine e carrozze (sì, a sei posti!) e ceste a quattro e due ruote su cui viaggiano pezzi interessanti d'infanzia.

Il meglio della letteratura per ragazzi, sulla Chorinerstrasse, ha di fronte a sé un negozio di giocattoli unico nel suo genere. Dopo avere attraversato una giungla in cui al posto delle piante tropicali, regnano le cose per giocare, agli occhi del visitatore curioso appare una singolare collezione: un museo di giocattoli della DDR.

All'inizio della sua storia, la libreria di Mariela è letteralmente una vetrina-mondo che attraverso i libri, parla spagnolo, portoghese, italiano, turco, francese, tedesco, inglese, arabo, cinese. Oggi Mundo Azul è un luogo luminoso e arioso, punto di riferimento per adulti e bambini in cerca di libri per l'infanzia nella propria lingua madre.

A due passi c'è la Kastanienallee, strada in cui negli ultimi dieci anni hanno aperto il loro studio moltissimi illustratori e fumettisti. Alcuni di loro sono abituali frequentatori della libreria ed erano presenti alla mostra di Simona: Barbara Yelin e Ulli Lust, del collettivo di fumettiste Spring, Aljosha Blau, Judith Drews, Violeta Lopiz, Cecile Belmont.


Il 23 giugno, alle sei di sera, la libreria è un susseguirsi di persone che entrano e si fermano ad ascoltare e guardare. A Berlino Hamelin e Topipittori non sono sconosciuti. Non tutti parliamo fluentemente il tedesco, ugualmente ci capiamo. Un nutrito gruppo di "nuovi berlinesi" proviene dal Trentino. Una ragazza pistoiese ha appena terminato un tirocinio come educatrice. Loredana Farina è atterrata poche ore prima ed è forse la persona che più si emoziona, per il numero delle presenze, per l'aria informale e festosa, perché, tra i tanti libri, trova quelli di Eloisa Cartonera.

Il giorno dopo la curiosità per il gay pride ci sposta in un'altra Berlino, a Kreuzberg, dove abbiamo appuntamento con due libraie speciali, alla libreria italiana Dante Connection's. Ma questo è un post in arrivo, in costruzione.