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mercoledì 23 ottobre 2013

Il gioco della lettura

Il 26 ottobre, alle 18 e 30, inaugura a Sarmede, alla Casa della Fantasia, Le immagini della fantasia. La mostra non ha bisogno di presentazioni. Per presentarvi lo spirito di questa trentunesima edizione, crediamo non ci sia modo migliore di un brano tratto dal catalogo, firmato dalla curatrice della mostra, Monica Monachesi. Quest'anno partecipano alla mostra quattro nostre autrici: Simona Mulazzani, con le illustrazioni per Il grande libro dei pisolini; Katrin Stangl, con Forte come un orso; Camilla Engman con le immagini di C'era una volta una storia; Beatrice Alemagna, che presenta due tavole del nuovo libro che uscirà a primavera con un titolo ancora così provvisorio che non lo citeremo. A queste immagini sono accostate le presentazioni che alla mostra accompagnano le figure.


Il dono di vedere  
di Monica Monachesi

Fuori dagli scaffali, fuori dalle pagine dei libri, ma mai senza di loro, accomodate in grandi finestre sul pubblico, ecco le immagini della fantasia venute da ogni dove che ci invitano a guardare, ad ascoltare le loro storie, a esercitare il nostro pensiero e ad accogliere ammirati innumerevoli nuove, stupefacenti invenzioni.
Elasticità, curiosità, entusiasmo, questo ci chiedono le immagini della fantasia, le immagini dei libri per l’infanzia. Siamo chiamati a un gioco molto serio, al quale i bambini sanno giocare meglio di tutti: il gioco della lettura.
Sgombri da convenzioni e preconcetti, incessantemente desiderosi di conoscere, vedere, toccare, dire, fare, i bambini accolgono con molta intensità ogni invito alla lettura, possono e devono potersi confrontare con libri che non siano limiti, ma inaspettati nuovi spazi di pensiero e di vita emotiva.
Nell’epoca in cui, attraverso le immagini dirette, ai bambini si vende di tutto, la bellezza è anche un’arma preziosa. Spiacevole parlare di armi, certo, parliamo allora di capacità critica, di sapere istituire confronti, di vedere le cose in prospettive nuove, di attingere a immaginari diversi, non solo a quelli somministrati dalla pubblicità e da prodotti seriali ‘per bambini’.

Riflessioni che si risolvono, giorno dopo giorno, in gesti semplici e in momenti che si potrebbero sottovalutare, presi dalle faccende delle nostre vite. Porgere a un bambino un libro degno delle sue capacità, condividere con lui pensieri e fantasie, condurlo a visitare una mostra, ad ascoltare un autore, a disegnare in un laboratorio, insistere con convinzione nel privilegiare esperienze significative.
Un impegno non da poco che richiede costante informazione, ma promette grandi risultati, a volte così profondi da essere quasi invisibili.
Una mostra come Le immagini della fantasia è un serbatoio di idee e di possibilità che non si esaurisce nel numero delle opere, degli autori, degli editori partecipanti, ma sottende innumerevoli e misteriosi percorsi, che sono quelli che ciascuno di noi può scegliere e creare in modo individuale approfondendo, cercando, trovando.
Chi può sapere, infatti, fin dove si può arrivare sul filo di una storia, di un’idea, di un’ispirazione?

Katrin Stagl, illustrazione per Forte come un orso.
A volte i libri nascono così. Ho realizzato due serigrafie per la mia bambina appena nata: un orso che fa a braccio di ferro con una bambina e un bimbo seduto a giocare assieme a una volpe con formine di legno colorato.
“Forte come un orso” e “Astuto come una volpe”.
Le due immagini stavano nella sua cameretta.
Quando avevamo visite, spesso i nostri amici ricordavano altri paragoni proverbiali.
“Affamato come un lupo”, “Lento come una lumaca”.
Mi è sembrato bello raccoglierli tutti e illustrarli, così è nato il libro.
Lo dedico a Helene e a tutti gli altri bambini! 


Katrin Stangl, su Forte come un orso


 

Quando scrivo un testo pieno di animali, lo faccio pensando a un illustratore: Simona Mulazzani. È   andata così anche per Il grande libro dei pisolini, che idealmente chiude la trilogia preceduta da Al supermercato degli animali e Vorrei avere, libro che è stato pubblicato in sette paesi e ha appena vinto la Silver Medal della Society of Illustrators di New York. Le immagini di animali di Simona sono la perfetta trasposizione poetica del sentimento profondo e spontaneo che mi legava agli animali quando ero piccola. Sono silenziosi e carichi di mistero, e nello stesso tempo, fratelli di sangue. E sono bellissimi, e questo è determinante perché la sorprendente bellezza delle forme animali è uno degli elementi fondamentali della relazione uomo-animale. Non è una novità: è quello che si osserva in tutte le gallerie d'arte, i musei archeologici, i templi, le collezioni di artigianato del mondo. Al Louvre davanti alla maestria degli egizi nel rappresentare le forme animali, si rimane quasi costernati dal livello di perfezione. Quello che fa Simona, oltre che rappresentare, è raccontare gli animali, trasporli nella lingua emotiva e affettiva dei bambini, senza però snaturarne la verità. Tutti i bambini sognano di essere cavalli, tigri, leoni, uccelli, cani... Simona lo sa. In ognuna delle sue bestie sta acquattato un bambino invisibile, e questa è la sua carta vincente.   

Giovanna Zobolisu Il grande libro dei pisolini, illustrazioni di Simona Mulazzani

Simona Mulazzani, illustrazione per Il grande libro dei pisolini.

Vi piacciono le storie? Che storie vi piacciono? Chi vi racconta le storie? Chi inventa le storie? Cosa vuol dire raccontare una storia? Che cos’è una storia? E, dove abitano le storie?
Le storie ci sono grazie a chi le racconta. Se racconti una storia, e non solo se la scrivi e la inventi, la fai vivere, metti al mondo dei personaggi, dei mondi che prima non c’erano, oppure c’erano ma nessuno li aveva notati.
Quindi inventare storie e raccontarle sono modi di dare vita alle cose, è far sì che una cosa che ci ha colpito, che ci è sembrata bella e importante, sia anche di altri, li raggiunga: raccontare è un regalo che si fa a se stessi e agli altri. Per questo ai bambini e ai grandi piacciono le storie: perché sono regali bellissimi che ci si fa. A raccontarle e ad ascoltarle. Le storie le raccontiamo alle persone che ci sono vicine, perché pensiamo che se hanno fatto bene a noi, faranno bene anche a loro.
Le storie per questo vanno dappertutto e hanno molte case: non abitano in un luogo solo, ma continuano a spostarsi, a cambiare. Sono magiche perché rimangono ad abitare nei libri che abbiamo fra le mani, e in ognuno di noi, ma nello stesso tempo vanno a stare in altri luoghi, altri libri, altre persone, posti che possono essere lontani migliaia di chilometri, come il sole, la luna, il cielo.


Giovanna Zoboli, su C'era una volta una storia, illustrazioni di Camilla Engman 

Camilla Engman, illustrazione per C'era una volta una storia.

Mi piace molto seguire il lavoro dei nostri illustratori, sapere quello che stanno facendo. Osservare le novità, il loro stile che si evolve, muta, a volte anche radicalmente. Da circa un anno, seguivo sul sito the topsy-turvy book di Beatrice Alemagna i suoi nuovi disegni. Mi piacevano immensamente, e ho pensato subito che fare un libro con quello stile nuovo, così lieve, sorprendente, sbilenco e sorridente, mi sarebbe piaiuto molto. Poi, un giorno, Beatrice ci ha mandato un testo, chiedendoci cosa ne pensavamo. Il testo era magnifico, perché, come se non bastasse e come è noto, Beatrice è anche bravissima a raccontare con le parole. In più quella storia aveva il sapore e le atmosfere delle nuove immagini. Perciò, subito le dicemmo che ci sarebbe piaciuto pubblicarla. Così è cominciato  Brutti, storti e malfatti: un racconto surreale con dei personaggi irresistibili, un ritmo perfetto e una fine da manuale. Fra queste pagine si respira spirito infantile allo stato puro. Come faccia Beatrice a essere un'artista così perfettamente padrona dei suoi strumenti, cioè adulta e matura, e così perfettamente e incrollabilmente fedele all'infanzia, senza cadere in alcuno stereotipo, è un mistero. Spesso sento dire che i suoi personaggi, i suoi bambini sono “brutti”. Ecco, adesso finalmente con questo libro sarà chiaro a tutti di che tipo di bruttezza si tratta.

Giovanna Zoboli a proposito del nuovo libro Beatrice Alemagna, in uscita per Topipittori a primavera 2014.

Beatrice Alemagna, illustrazione per il prossimo albo Topipittori, in uscita nel 2014.

lunedì 11 marzo 2013

Nel mondo di Camilla: diario di viaggio

Un acrilico su tavola di Camilla Engman
[di Chiara Torelli]

Sono trascorsi quasi due anni, da quando, grazie a un post dei Topipittori sulla loro pagina Facebook e a un meraviglioso regalo di compleanno, ho avuto la possibilità di partecipare al workshop che Camilla Engman, tramite Ace Camps, organizza ogni anno nel suo studio di Göteborg, in Svezia.
Ricordo che, a proposito di Camilla, i Topipittori avevano scritto, che, una volta scoperta, non ne avremmo più potuto fare a meno.
Ed effettivamente è stato proprio così: ho iniziato a guardare i suoi lavori, che pubblica regolarmente nel suo blog, a conoscere le sue illustrazioni e il fascino del suo mondo è stato immediato e sempre più coinvolgente.

Il poster disegnato da Camilla
per il Film Festival di Goteborg del 2009.

Mi piaceva molto l’idea di unire l’idea di unire un viaggio all’estero a un corso di illustrazione, perché avrei avuto la possibilità di visitare una città come Göteborg e i suoi dintorni, con occhi diversi rispetto a quelli di un semplice turista.
Il corso inoltre è internazionale: ogni anno gli iscritti, massimo dieci, provengono da tutto il mondo. La lingua franca è l’inglese, come del resto avviene quasi ovunque, nel mondo.
Così il 27 Maggio 2011 sono partita per Göteborg, con il desiderio di raggiungere e di scoprire un mondo molto lontano dal mio, sia materialmente sia metaforicamente.

Un'illustrazione di Camilla per l'albo Reisen (Magikon Forlag, 2012).

Göteborg mi ha letteralmente accolta: è una città ospitale. Ma l'ospitalità ha trovato la sua massima espressione in Camilla, che sin dall’inizio del corso ha saputo trasmettermi la sua particolare sensibilità.

Primo Giorno
Fin dall'inizio, Camilla ha tenuto a precisare il significato del nostro stare insieme: lo scopo del corso non era tanto creare un certo numero di illustrazioni di qualità  da riportare a casa per arricchire un portfolio; ma, al contrario, trovare qualcosa di nuovo nel proprio percorso creativo.
E per ottenere questo risultato sarebbe stato necessario rinunciare a ogni preoccupazione estetica: solo sospendendo il giudizio sul risultato del proprio lavoro, il processo creativo poteva diventare più importante dell’illustrazione finita.
Camilla ha deciso di iniziare questo percorso con il disegno dal vero, accompagnandoci a visitare il Giardino Botanico di Göteborg.


Due immagini della nostra visita all'orto botanico.

Secondo Giorno
Raggiunto lo studio di Camilla, abbiamo iniziato la giornata guardando alcuni suoi quadri, numerose illustrazioni, in particolare quelle di Troppo tardi, il picture book, che aveva appena terminato di illustrare per i Topipittori con il testo di Giovanna Zoboli [del quale abbiamo parlato qui, NdE].

Troppo tardi, in edizione italiana e francese.

La lezione pratica è stata dedicata all’utilizzo dei colori acrilici, in particolare alla creazione di sfondi e diverse textures. Per questo Camilla ha messo a disposizione delle tavole di masonite, per farci sperimentare superfici diverse.

Stacchetto pubblicitario: Topipittori ha appena pubblicato il nuovo albo di Giovanna Zoboli e Camilla Engman, C'era una volta una storia, del quale abbiamo parlato qui
Camilla sarà alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, e incontrerà amici e illustratori (oltre a dedicare copie dei suoi libri)  dalle ore 17:00 alle ore 18:00 di lunedì 25 marzo allo stand dei Topipittori, 29D36.

Terzo Giorno
È stato il giorno più impegnativo e, allo stesso tempo, il più interessante, perché in questa giornata Camilla ci ha rivelato più approfonditamente il suo processo creativo.
L'obiettivo pratico era ottenere una nuova immagine partendo da una qualsiasi immagine fotografica (Camilla aveva messo a disposizione degli esempi). L’immagine fotografica doveva essere manipolata, trasformata, semplicemente attraverso il disegno oppure con interventi più invasivi come il ritaglio, la selezione o la distorsione.
Detto così sembra semplice, ma l'ulteriore richiesta era mettere questa immagine in relazione creativa con gli sfondi creati il giorno precedente e gli schizzi fatti al Giardino Botanico.

E questo è il risultato.

Quarto Giorno
Dopo tre giorni di lavoro, mi sembrava ormai chiaro come anche il mio processo creativo, come quello di Camilla, si potesse nutrire di esplorazione (uno sguardo curioso e un'interpretazione personale dell'ambiente), raccolta (oggetti, segni e forme significativi collezionati nel modo più vario: fotografando, tracciando schizzi, raccogliendoli materialmente) e disegno. L'esperimento della coniugazione di questi tre aspetti, complementari e fondativi, non poteva trovare terreno più fertile di una gita fuori porta nella quale mettere in pratica quanto imparato fino a quel momento.
Siamo partiti quindi per Mastrand, una pittoresca cittadina dell’Arcipelago della Svezia occidentale, a poco più di un’ora da Goteborg.

Un panorama di Mastrand.
Quinto Giorno
Dopo una rapida visita al museo Röhsska, il museo del Design e delle Arti Applicate di Göteborg, abbiamo proseguito il nostro lavoro con Camilla nel suo studio, arricchite dall'esperienza del giorno precedente e forti dei nuovi materiali raccolti. Questa è stata la giornata più silenziosa del corso.


Sesto Giorno
Il corso con Camilla si è ormai concluso e l’ultimo giorno è stato dedicato da alcune a una visita alla città (e a un po' di shopping) e da altre a una nuova gita nei dintorni.
La sera abbiamo festeggiato tutti insieme sulla terrazza dello studio di Camilla con un panorama davvero unico: il porto di Göteborg.


Le prelibatezze svedesi preparate da Camilla, che ha dimostrato di essere fantastica anche come cuoca, hanno addolcito il saluto finale.

Poi è arrivata anche qualche lacrimuccia. 

L'appello dei Topipittori a scrivere questo post, provocato da un mio commento a un post di Anna Castagnoli su LFDL, è stato per me particolarmente utile. Mi sono accorta, a due anni di distanza, di quanto quei pochi giorni a Göteborg, in compagnia di Camilla siano stati preziosi, e si siano sedimentati fino a integrarsi completamente nei miei processi creativi, al di là dei suggerimenti tecnici o pratici dei quali ho comunque fatto tesoro. Forse per questo Camilla è una straordinaria docente: quello che ti insegna penetra così in profondità da farti pensare di averlo sempre saputo.

lunedì 4 marzo 2013

Storie su storie su storie su...

Non sempre ci si ricorda da che parte è venuta una storia. Forse perché quando poi questa prende la sua forma definitiva, chi l'ha scritta sostituisce al ricordo degli inizi l'impressione di qualcosa che c'è sempre stato e in quel modo lì. Il che è falso. Non mi ricordo da dove sia arrivata C'era una volta una storia. Rileggendola, oggi, però, mi vengono subito in mente due cose: una è un passo de I cigni selvatici di Hans Christian Andersen (racconto che ci piace molto e che infatti abbiamo pubblicato):

Tutta la notte sognò i fratelli che, di nuovo bambini, giocavano e scrivevano con lo stilo di diamante sulla lavagna d’oro, mentre lei sfogliava il meraviglioso libro illustrato che era costato metà del reame. Sulla lavagna d’oro però i fratelli non tracciavano aste e zeri, come quando erano bambini, ma scrivevano le avventure eroiche che avevano vissuto e ciò che in quegli anni avevano fatto e visto. E anche le figure del libro erano vive: gli uccelli cantavano e le persone uscivano dal libro e parlavano con Elisa e i fratelli. Ma se voltava pagina tutti s’affrettavano a tornare al loro posto per non fare confusione.



L'altra è un passo di Walter Benjamin, dal saggio Sbirciando nel libro per bambini (in Orbis pictus, Emme edizioni, 1981, e oggi contenuto in Figure dell'infanzia a cura di Martino Negri e Francesco Cappa) che parla del libro illustrato di cui scrive Andersen nel brano sopra citato:

In una fiaba di Andersen compare un libro illustrato di valore pari «alla metà del regno». In esso tutto aveva vita. «Gli uccelli cantavano, gli uomini uscivano dalle pagine» per parlare con la principessina, «salvo a tornar dentro in gran fretta non appena lei voltava il foglio, perché non nascesse confusione fra le figure.» Con la stessa dolcezza e indeterminatezza che animano tante pagine anderseniane, anche questa piccola trovata non fa che rovesciare completamente il meccanismo di cui trattiamo.
Infatti non sono tanto le cose a farsi incontro – fuoriuscendo dalle pagine – al bambino fantasticamente alle prese con le immagini, ma è piuttosto il bambino stesso che – guardando – penetra in esse come nube che si appaga dello splendore cromatico dell'universo figurativo. Di fronte al suo libro illustrato egli realizza la tecnica del perfetto taoista: domina la cortina illusoria della superficie, e tra tessuti colorati e quinte variopinte, calca la scena dove vive la fiaba.




Ho finito di scrivere C'era una volta una storia, nel 2009, ma il primo testo risale al 2007. Allora  pensavo che fosse finito in quella forma, ma in realtà ne avevo visto solo una parte. Un po' come  un corpo di cui si vede solo una metà, e che mancasse di tutta l'altra, simmetrica. In quel momento però non avevo una visione così chiara: percepivo che il testo non mi convinceva, senza capirne il perché. Così, è rimasto fermo due anni. Un giorno, non so come, è risaltato fuori. E dopo averne letto qualche riga, improvvisamente ho capito due cose: uno, che quel che mancava era la metà speculare della storia. Due, che quel testo era fatto di due parti: il racconto di un bambino che leggeva un libro (quello che avevo già scritto), e il racconto che stava dentro al libro letto dal bambino (quello che mancava). L'ho capito come un'evidenza. E con grande facilità, nel momento in cui l'ho capito, ho scritto la storia che era nel libro del bambino, come se effettivamente la stessi leggendo anch'io e fosse lì, bella e pronta, già scritta. A volte, chi scrive ha queste impressioni, di metter giù una cosa già lì, nero su bianco. E in C'era una volta una storia infatti c'è anche questo: lo faccio dire a uno dei personaggi che legge il libro: “«Questa storia è troppo bella per essermela inventata io», rispose il trenino. «Stai a sentire.» E cominciò a leggere.”



Penso che le visioni di Andersen e Benjamin qui riportate, che mi hanno molto impressionato quando le ho lette, ben prima di scrivere questo testo, siano dentro questa storia come una specie di dna, anche se poi io non ci ho affatto pensato, mentre la scrivevo, né prima né poi. Infatti, in C'era un volta una storia ci sono gli uccelli che cantano, gli omini che escono dalle pagine e (non un cigno, ma) un'oca selvatica. E forse la ragazza di cui parlo, che «si sposò con un principe che aveva la criniera bionda e le zampe di velluto, proprio come quelle di un leone» è proprio Elisa, la protagonista dei Cigni selvatici, passata da un libro all'altro, sotto nuova forma. Certi personaggi sono in grado di fare qualsiasi cosa.
Se è vero infatti che «i libri prestati bisogna sempre restituirli», come dice uno dei personaggi di C'era una volta una storia, le storie, invece, dai libri escono e diventano di tutti. E questo dovrebbe farci capire che fanno parte delle cose che hanno un valore incalcolabile, come l'acqua e l'aria.



Questa storia ho fatto un po' fatica a capire chi dovesse illustrarla. Cosa che non è così facile che capiti. Il fatto che si tratti di una storia con due parti parallele, speculari e complementari, la rende difficile da organizzare, visivamente. Dopo qualche prova non andata a buon fine, alla fine ci siamo rivolti a Camilla Engman, che è stata molto contenta della proposta. Camilla, come sapete, non è danese, come Andersen, ma è svedese. Da Frederikshavn a Goteborg, dove lei abita, però, sono tre ore e un quarto di traghetto. Per questo, forse, la malinconia e il sottile umorismo, la luminosità e l'ombra, la limpidezza e la densità, sono le stesse: quelle del lindo, misterioso Nord.

Camilla Engman, Giovanna Zoboli, Troppo tardi, 2011.

martedì 19 aprile 2011

I maschi e le femmine...

Marta Sironi,  un’amica che insieme a noi partecipa a Ci vediamo alle nove da Babar, un gruppo di lettura milanese (ma con presenze da tutta Italia), nei giorni scorsi ci ha inviato una brevissima, fulminante riflessione. Pochissime righe per individuare un filo conduttore di due mostre bolognesi che, apparentemente, distano anni luce... Ecco qui:



Cosa fanno i bambini e Cosa fanno le bambine, titoli delle edizioni italiane di Heidelbach (Donzelli), si addicono a una possibile definizione delle due mostre organizzate dall’associazione Hamelin a Bologna, in occasione della Children’s Book Fair: quelle per l'appunto dedicate a Nikolaus Heidelbach (Palazzo d'Accursio) e ad Ana Ventura e Camilla Engman (sede dell'Associazione Hamelin, Chiostro Santa Cecilia). Niente di più diverso e lontano.
In un punto – lo svelamento di un errore di fondo – l’opera di questi artisti sembra incontrarsi: in quel punto di ‘squilibrio’ essenziale al fare artistico; mediato dal  ‘maschio’ attraverso il crudo divertimento –  una bimba porta con tutta leggerezza un’ascia come fosse un palloncino –, vissuto dalla ‘femmina’, con toni di intimo struggimento e poesia, attraverso un processo di distruzione e ricreazione, ‘scambiando’ pezzi di sé.



Marta Sironi è collaboratrice alla ricerca presso il Centro APICE.  Centro Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale dell’Università degli Studi di Milano. Fra le altre cose, ha curato la ricerca documentaria e iconografica per l’esposizione La città borghese (Milano, 2002), la mostra e il catalogo Mario Sironi. L’arte della satira (Milano, 2005, con Antonello Negri) e la ricerca iconografica per il catalogo Rizzoli sui sessant'anni della BUR. Recentemente, l'inserto culturale La domenica del Sole, si è occupato di lei, a proposito dell’arrivo dell’archivio del celeberrimo illustratore John Alcorn in Italia, di cui Marta è stata infaticabile promotrice, fautrice, organizzatrice.


Per leggere l'articolo completo, cliccate sulle due immagini.

venerdì 1 aprile 2011

Grazie






















Com'è andata questa fiera?
Bene, grazie.
O meglio: splendidamente, grazie.
Grazie a chi?
Grazie a voi. Che ci seguite e che ci siete venuti a trovare.
Librai. Insegnanti. Bibliotecari. Illustratori. Scrittori. Appassionati di libri per ragazzi. Amici. Ed editori. Grazie, anche e soprattutto, a questi: gli editori stranieri che da tempo ci seguono e premiano il nostro lavoro, pubblicando i nostri libri all'estero. Sono sempre di più.
Grazie a tutti i nostri autori che ci hanno dedicato il loro tempo e le loro energie, e in particolare: Ana Ventura, Camilla Engman, Giulia Sagramola, Simone Rea, Antonio Marinoni.
Grazie a Diletta. Grazie a Valentina. Hanno energie prodigiose, che spendono senza risparmiarsi, con una generosità non prevista dagli accordi contrattuali. E, insieme, fanno, letteralmente, miracoli.
Grazie ai nostri compagni di stand: i meravigliosi abitanti di Planeta Tangerina, e gli adorabili Paola e Luca Notari, from Ginevra. Sono la prova che fra editori si può andare davvero molto d'accordo, e condividere valori importanti, oltre che spazi.
Grazie anche ai giornalisti: a tutti quelli che sono passati. E un grazie particolare alle due giornaliste che ci hanno dedicato due interviste uscite ad apertura di fiera.
Simonetta Fiori, su “la Repubblica” firma l'articolo centrale della pagina della cultura: Il made in Italy delle favole. Da Stilton a Piumini il mondo compra le nostre storie. Per la prima volta i titoli venduti all'estero sono più di quelli acquistati: ecco i segreti dell'industria della fantasia. Ad apertura di articolo, sul tema la giornalista intervista Paolo Canton, e scrive: “Fra i nostri marchi di maggior prestigio internazionale figura Topipittori, officina all'avanguardia nella progettazione di picture book per ragazzi.”
Grazie.
“Settantasei artisti di tutto il mondo nella grande Mostra degli Illustratori, scelti da una giuria di esperti. Ce ne parla Paolo Canton.” Così apre, su “l'Unità”, l'articolo Le figure. Quando la storia si scrive col colore, di Silvia Santirosi che dedica al tema un'ampia intervista a proposito del lavoro della giuria di cui Paolo è stato membro, e che ha selezionato i lavori per la Mostra degli Illustratori della Fiera del libro per ragazzi.
Grazie.
Un editore fa e può fare il suo lavoro solo all'interno di una rete funzionante e vitale di relazioni.
Grazie di costruire questa rete con noi. Del calore che ci restituiscono la vostra attenzione, il vostro interesse, la vostra fiducia, la vostra passione e il vostro entusiasmo.

Paolo Canton e Giovanna Zoboli

p.s.
E un grazie anche a Mauro Mongarli che ci ha scattato, in incognito, le due foto che ci immortalano.

giovedì 31 marzo 2011

Piccolo album di Bologna parte 4

Oggi giornata di firme allo stand. Grazie a tutti quelli che sono venuti a incontrare Simone e Giulia, e a quelli che hanno presenziato all'inaugurazione della mostra di Camilla Engman e Ana Ventura da Hamelin. E naturalmente, grazie Hamelin!

Clicca sull'immagine per accedere all'album

domenica 27 marzo 2011

Fiera del libro di Bologna: Piccola Agenda dei Topi

Anche quest'anno parteciperemo alla Fiera del Libro di Bologna. Saremo nel padiglione 29, stand D36, insieme ai nostri amici di Planeta Tangerina e Editions Notari.

Mentre oggi siamo impegnati ad allestire lo stand, vi ricordiamo gli appuntamenti di questa settimana.

Infine, il blog riapre dopo la fiera, nel frattempo potete seguire la cronaca delle giornate fieristiche sulla nostra pagina facebook. A presto e buon lavoro a tutti!


EVENTI IN FIERA:

Martedì, 29 marzo
Caffè autori, ore 15.30
Fumetti per bambini
Intervengono: Giovanna Zoboli (Topipittori), Fausta Orecchio (Orecchio acerbo), Omar Martini (Giunti-Black Velvet), Frédéric Lavabre (Sarbacane)
 
Mercoledì, 30 marzo
Caffè autori, ore 11.
365 giorni di poesia
Hervé Tullet e Bernard Friot parlano di poesia a partire da Agenda du (presque) poète. Conduce, Giovanna Zoboli.

Mercoledì, 30 marzo
Caffè degli illustratori, ore 11.
Le ragioni di una scelta: Incontro con i membri della Commissione di Selezione della Mostra Illustratori 2011
Paolo Canton (Topipittori), Carll Cneut (illustratore), L’uboslav P’alo (AFAD Bratislava), Ellen Seip (Cappelen Damm), Sophie Van Der Linden (critica).
Modera: Marcella Terrusi, Università di Bologna.


Mercoledì, 30 marzo
Stand Topipittori, 29 D36, ore 13.30.
Giulia Sagramola firma il suo imperdibile Bacio a cinque.

Mercoledì, 30 marzo
Caffè illustratori, ore 16.30.
Incontro tra Camilla Engman, Ana Ventura e Giovanna Zoboli.
Presenta, Ilaria Tontardini.




Mercoledì, 30 marzo
Stand Topipittori, 29 D36, ore 17.30
Simone Rea firma le sue bellissime Favole di Esopo










EVENTI FUORI FIERA

Distant friends
Mostra di Ana Ventura e Camilla Engman,
presso Hamelin Associazione Culturale.
Inaugurazione: mercoledì, 30 marzo, ore 19.
Maggiori informazioni qui.







Nove storie sull'amore. Libri in stoffa, libri in carta e serigrafie di Ana Ventura
La mostra si tiene presso neirami.
Inaugurazione: martedì, 29 marzo, ore 19.
Maggiori informazioni qui.

Inoltre vi segnaliamo anche, per il dopo-fiera:

Workshop con Ana Ventura
13-15 maggio 2011
Durata: 20 ore.
Scadenza iscrizioni: 24 aprile 2011.
Si tratta di workshop per illustratori e la selezione avviene attraverso curriculum, max 20 partecipanti.
Il costo è di 180 euro. 
Per informazioni e iscrizioni:
HAMELIN | mostre@hamelin.net |
www.hamelin.net | 051 233401

giovedì 24 marzo 2011

Amiche lontane, molto vicine

Abbiamo incontrato Ana Ventura una sola volta, per poche ore, nell’ufficio gentilmente prestatoci da Planeta tangerina, che ancora orbitava a Oeiras.
Camilla Engman non l’abbiamo incontrata proprio mai. Eppure abbiamo lavorato insieme e realizzato con ciascuna di loro un libro: Nove storie sull’amore e Troppo tardi.


Sembra che le nuove tecnologie abbiano fatto del mondo il cortile di casa. Non è affatto vero, lo sappiamo bene. Ma indubbiamente facilitano molto il lavoro a distanza.
Infatti, quando abbiamo scoperto che Ana e Camilla si erano incontrate solo una volta (e, guarda caso, proprio a Bologna), ma sognavano di lavorare insieme, abbiamo proposto a Ilaria e Giordana di Hamelin una mostra che accogliesse un lavoro collettivo delle due artiste. L'idea è stata raccolta con entusiasmo e la proposta è stata lanciata. Ana e Camilla hanno accettato e si sono messe di gran lena a lavorare sul progetto. È stato un gran viavai di file e di pacchetti fra Barcarena e Göteborg.



Non ci saremmo aspettati che il progetto assumesse la dimensione che pare aver assunto e che toccasse ambiti e tecniche diversissimi fra loro, dalla serigrafia al ricamo.



Di definitivo, non abbiamo ancora visto niente. E niente vedremo fino all’inaugurazione. Ma ci aspettiamo grandi cose, da quel poco che ci è stato dato di vedere in anticipo.


Segnate in agenda:

Amiche lontane / Distant friends 
hamelin associazione culturale - via zamboni 15 - bologna
30 marzo - 29 aprile 2011
inaugurazione: mercoledì 30 marzo, ore 19.30

Ana, Camilla, topi e pifferai vi aspettano.


giovedì 11 novembre 2010

Lo sguardo di Camilla

Come del resto mezzo mondo, Camilla Engman l’abbiamo incontrata qui cioè sul suo famosissimo e amatissimo blog.
Guardavamo ammirati i suoi quadri, le sue foto, la sua casa, i suoi disegni, il suo cane Morran, le cose che si vedono dalla sua finestra, gli oggetti che fabbrica o trasforma o anima (dipingendo, decorando, disegnando, cucendo, modellando, assemblando), i piatti che cucina, le piante che osserva come una scienziata, i sentieri e le strade che percorre, i libri che legge, le immagini che guarda, i legni, i semi, le foglie e le carte che colleziona, i paesaggi, i luoghi e la natura che fotografa.
Il mondo di Camilla ci ha conquistati. O meglio, ci ha conquistati la sua capacità di guardare, come attenzione e capacità di pensiero sul mondo, di visione e di racconto visivo. Mai scontata, mai fine a se stessa, tesa a esplorare da vicino ogni cosa,  a entrare in relazione con la sua forma, la sua bellezza e la sua vita.

Per qualche anno ci siamo chiesti: e se le chiedessimo di fare un libro per noi? Poi, un giorno ci è sembrato di avere una storia adatta a lei e al suo segno, ci siamo armati di coraggio e le abbiamo mandato un messaggio.
E Camilla, semplicemente, ha detto di sì.
È così che è nato Troppo tardi.
Fra le tante recensioni al libro, segnaliamo le ultime: quella di Julia Rothman, sul suo conosciutissimo (e imperdibile)  sito books by it's cover. E quella di Francesca Mossa per la rivista  “Il salvagente” che coglie alla perfezione lo spirito del libro, scrivendo della “felicità di affrontare il troppo buio, la strada troppo lunga, il troppo freddo, il troppo tempo che ci vuole, il troppo pericolo..."



Qualche tempo fa, su Camilla e sul suo lavoro l’editore Uppercase ha pubblicato un libro molto interessante da guardare e da leggere. Chi ama questa artista non lo può perdere.

E per chi ama i calendari, troverà in vendita sul suo sito il bellissimo calendario 2011.

giovedì 21 ottobre 2010

Nel paese di Troppo tardi

Il 23 ottobre, a Milano, presso la Feltrinelli Librerie piazza Duomo, angolo Galleria Vittorio Emanuele, alle ore 11.00, si inaugura il ciclo di incontri  Leggiamo insieme (potete scaricare il programma completo qui).
Per l'occasione Ludovico Jacopo Cipriani leggerà ai bambini Troppo Tardi di Giovanna Zoboli e Camilla Engman.

Perché è sempre troppo tardi per fare le cose che ci piacciono di più? E come si fa ad arrivare al paese di Troppo tardi?
Età consigliata per partecipare all'incontro: dai 3 anni.



Cogliamo l'occasione, per segnalare alcune recensioni su Troppo Tardi.
Due sono apparse su  blog dedicati al design, dato che Camilla Engman è un'artista molto seguita e amata in questo ambito: Bloesem Kids e Designerblog.

La terza è uscita sul sito LeggereLeggerci
    
Le iniziative di Leggere Leggerci nascono dalla consapevolezza dell'importanza che la lettura ha nella vita dell'individuo, in particolare nell'individuo giovane, personalità profonda, articolata, che sa pensare ed essere creativa, dotata di capacità critica, capace di confrontarsi e comprendere se stessa e gli altri.

Il team di Leggere Leggerci è composto da Elisabetta Mincato, Francesca Solero, Gabriella Chiofalo e Tiziana Petrini: provenienti da esperienze diverse (insegnamento, biblioteche, attività di didattica museale), con una comune passione per i libri per bambini e ragazzi e la profonda convinzione della necessità di lavorare con i giovani per promuovere il libro e la lettura.